Mario Cresci

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Penso al mio lavoro, come a un percorso circolare dove il cambiamento sia di volta in volta non un passato superato, ma la possibilità di una reinterpretazione futura. E la discontinuità non sia un’interruzione, ma una sospensione perché nella circolarità il presente può coniugarsi a elementi di ogni tempo. ‘Un tempo dilatato’ dove il mio lavoro si muove attraverso la fotografia dentro la storia dell’arte »
(Mario Cresci[1])

Mario Cresci (Chiavari, 26 febbraio 1942) è un fotografo italiano. Uno dei pochi innovatori e sperimentatori italiani[2] che «ha indagato le potenzialità del linguaggio fotografico verificandole con le più aggiornate metodologie della ricerca artistica temporanea»[3] teorizzando ed applicando alle sue fotografie «la contaminazione tra le diverse discipline espressive: fotografia, disegno, pittura, performance, video, installazione»[4].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1960 si diploma al liceo artistico di Genova, terminando gli studi nel 1966 al Corso Superiore di Industrial Design di Venezia. In questo anno realizza il suo primo reportage in Basilicata e qui si trasferisce nel 1967. Nel 1968 è occupato come fotografo di scena a Roma. Nel 1974 si trasferisce a Matera, dove apre uno studio di grafica. Nel 1975 inizia ad esporre le sue fotografie presso alcune gallerie italiane ed europee. Per circa 10 anni (1991 - 2000) è direttore dell'Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo. Dal 1991 è stato docente «di teoria e metodo della fotografia» alla Nuova accademia di belle arti (NABA) e alla Scuola politecnica di design (SPD) di Milano, all'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale", alla Università degli Studi di Parma e Istituto superiore per le industrie artistiche di Urbino (ISIA)[5][6].Dal 2004 è docente di fotografia all'Accademia di Brera[7]. Sue immagini sono state pubblicate sulle riviste più importanti del settore in Italia e all'estero.

La ricerca e la sperimentazione fotografica[modifica | modifica wikitesto]

« La singolarità della figura di Mario Cresci nel panorama della cultura visuale internazionale è stata più volte evidenziata dalla critica, che l'ha motivata con la sua concezione "operativa" e globale del linguaggio fotografico, inteso come strumento per indagare la realtà più che produrre immagini fini a se stesse. Le sue richieste , i reportages, i corsi, le pubblicazioni, i workshops realizzati nel corso di ripetuti soggiorni in Basilicata tra la fine degli anni Sessanta e i primi Ottanta, ma anche la variegata produzione successiva, testimoniano un'idea della fotografia come "lingua" prensile e versatile, capace di scandagliare le infinite costellazioni di segni disseminati nel mondo »
(Enrico De Pascale[8])

La fotografia deve esclusivamente essere intesa come mezzo che descriva la realtà? Mario Cresci «ha usato il mezzo fotografico come pretesto opposto al concetto di veridicità del reale»[9] tanto che i suoi lavori sono stati indirizzati ad un costante ricerca e ad un nuovo linguaggio da includere l'apporto di altre arti visive come grafica, disegno, video e pittura oltre che performance ed installazione, dimostrando cosi che la realtà può essere "contaminata"[10]. Il critico d'arte Enrico De Pascale nella introduzione al libro fotografico Mario Cresci fa notare come Cresci sia un fotografo poliedrico ed allo stesso tempo eccentrico e di quanto inapplicabile sia per lui l'etichetta di "fotografo puro". Cresci, se dovessimo fare un paragone con un "purista" come Henri Cartier-Bresson non coglie l'attimo ma pensa e "si prepara" per i suoi servizi fotografici, studiando schemi ed impostazioni diverse volta per volta, proprio perché è un "ricercatore" per cui «Cresci prende le distanze anche dalla presunta infallibilità del "momento decisivo» bressoniano[11]. Anche durante il suo lungo soggiorno in Basilicata (soggiornerà per circa quindici anni) la sua ricerca più che puntare sulla descrizione dei fatti riguardanti il folklore e l'antropologia del popolo lucano, cosa che fecero i fotografi a seguito dell'etnologo Ernesto De Martino anni prima del suo arrivo; più che puntare su temi sociali di «derivazione neoralista» (e quindi dell'uso indispensabile della fotografia "pura" che cogliesse lo stato reale delle cose) ha coniugato afferma De Pascale «la sistematicità e la razionalità del metodo investigativo con la fantasia immaginativa e la sensibilità visiva proprie dell'artista»[12].

La prima installazione fotografica in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei primati del fotografo ligure riguarda la prima installazione fotografica mai realizzata fino ad allora in Europa, lo fa nel 1969 al Diaframma di Lanfranco Colombo a Milano. Negli anni della contestazione Cresci sviluppa un tema che vuole mettere in risalto «il rapporto fra produzione e consumo» realizza quindi in un ambiente cilindrico «un migliaio di cilindri trasparenti contenenti altrettanti fotografie anch'esse trasparenti intese come frammenti del consumismo di allora nel dualismo tra immagini della ricchezza e della povertà»[13][14][15]

Le partecipazioni alla Biennale di Venezia[modifica | modifica wikitesto]

Cresci ha partecipato più volte alla Biennale di Venezia. Singolare nel 1993, l'edizione diretta da Achille Bonito Oliva, in cui espone i Muri di carta, fotografia e paesaggio dopo le avanguardie a cura di Arturo Carlo Quintavalle[16].

Ma.Co.f. - Centro della Fotografia Italiana a Brescia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 14 maggio 2016, il piano nobile del palazzo Palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga di Brescia ospita il museo Ma.Co.f. - Centro della Fotografia Italiana. Creato per volontà dei fotografi Gianni Berengo Gardin e Uliano Lucas, in collaborazione con l'architetto Renato Corsini, il museo espone una collezione permanente di circa 240 fotografie originali di 42 tra i più importanti e rappresentativi fotografi italiani del XX secolo, tra i quali Mario Cresci[17]

Premi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1967: Premio Niepce Italiano per la fotografia
  • 1977: Premio Bolaffi per la fotografia
  • 1982: Premio Scanno per il libro Martina Franca immaginaria[18]
  • 1982: Premio Basilicata per il libro La terra inquieta

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • 1975: Matera, immagini e documenti
  • 1977: Misurazioni
  • 1979: Marche
  • 1981: Martina Franca immaginaria
  • 1981: La terra inquieta
  • 1981: Basilicata: il fascino discreto di una terra antica
  • 1983: Basilicata. Immagini di un paesaggio imprevisto
  • 1983: Lezioni di fotografia (con Lello Mazzacane)
  • 1984: Mario Cresci
  • 1984: Basilicata
  • 1988: Sicilia: Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Trapani
  • 1989: Racconti di grafica: percorsi di ricerca tra fotografia e disegno
  • 1992: Matera: luoghi d'affezione
  • 2006: L' officina dei segni: sussidiario di immagini e manufatti (con Enzo Biffi Gentili)
  • 2010: B & C X R

Mostre[modifica | modifica wikitesto]

  • 1967: Mario Cresci, Prix Niepce Italie, Parigi
  • 1975: Campo dieci, Milano
  • 1976: Fotomedia, Helsinki
  • 1977: Arte in Italia, Torino
  • 1978: Fotografia italiana, Arles
  • 1978: La spirale dei nuovi strumenti, Firenze
  • 1979: Iconicittà, Ferrara
  • 1979: Venezia '79 - La fotografia, Venezia
  • 1980: L'archivio della memoria, Torino
  • 1980: Nuova Immagine, Triennale, Milano
  • 1981: Linee della ricerca artistica in Italia, Roma
  • 1982: Cartier-Bresson/Mario Cresci, Scanno
  • 1982: Foire Internarionale d'Art Contemporaine, Parigi
  • 1982: Spazio magico, Stoccolma
  • 2004: Le case della fotografia 1966-2003, Torino

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Cresci artista, galleriadelcembalo.it. URL consultato il 22 gennaio 2017.
  2. ^ Fondazione Fotografia Italiana: Mario Cresci, fondazionefotografia.org. URL consultato il 15 gennaio 2017.
  3. ^ Enrico De Pascale, Mario Cresci, Milano, Federico Motta, 2007, ISBN 978-88-7179-552-2.
  4. ^ Enrico De Pascale, Mario Cresci, quarta di copertina, Milano, Federico Motta, 2007, ISBN 978-88-7179-552-2.
  5. ^ Enrico De Pascale, Mario Cresci, p.371, Milano, Federico Motta, 2007, ISBN 978-88-7179-552-2.
  6. ^ Mario Cresci biografia, biennaleimmagine.ch. URL consultato il 22 gennaio 2017.
  7. ^ Mario Cresci biografia, biennaleimmagine.ch. URL consultato il 22 gennaio 2017.
  8. ^ Enrico De Pascale, Mario Cresci, p.5, Milano, Federico Motta, 2007, ISBN 978-88-7179-552-2.
  9. ^ grafica.beniculturali.it, http://grafica.beniculturali.it/cresci/biografia.htm . URL consultato il 17 gennaio 2017.
  10. ^ Enrico De Pascale, Mario Cresci, quarta di copertina, Milano, Federico Motta, 2007, ISBN 978-88-7179-552-2.
  11. ^ Enrico De Pascale, Mario Cresci, pp. 5-7, Milano, Federico Motta, 2007, ISBN 978-88-7179-552-2.
  12. ^ Enrico De Pascale, Mario Cresci, pag. 8, Milano, Federico Motta, 2007, ISBN 978-88-7179-552-2.
  13. ^ Enrico De Pascale, Mario Cresci, p.371, Milano, Federico Motta, 2007, ISBN 978-88-7179-552-2.
  14. ^ Mario Cresci, galleriadelcembalo.it. URL consultato il 22 gennaio 2017.
  15. ^ Mario Cresci biografia, grafica.beniculturali.it. URL consultato il 22 gennaio 2017.
  16. ^ Mario Cresci biografia, grafica.beniculturali.it. URL consultato il 22 gennaio 2017.
  17. ^ Apre il MACOF - Centro della fotografia italiana, ulianolucas.it. URL consultato il 15 gennaio 2017.
  18. ^ Premio Scanno.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enrico De Pascale, Mario Cresci, Milano, Federico Motta, 2007, ISBN 978-88-7179-552-2.
  • I grandi fotografi. Mario Cresci, Milano, Gruppo Editoriale Fabbri, 1982.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN33344293 · LCCN: (ENn82088769 · SBN: IT\ICCU\CFIV\019468 · ISNI: (EN0000 0001 1757 2273 · GND: (DE119326175 · BNF: (FRcb135311833 (data) · ULAN: (EN500100033