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Ignazio Gardella

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Disambiguazione – Se stai cercando l'architetto genovese del XIX secolo, vedi Ignazio Gardella senior.
Ignazio Gardella

Ignazio Gardella (Mario all'anagrafe) (Milano, 30 marzo 1905Milano, 16 marzo 1999) è stato un architetto, ingegnere e designer italiano.

Lampada Alzabile - Lt3, 1948

Figlio di Arnaldo, nasce in una famiglia di ingegneri e architetti di origine genovese[1], il cui capostipite è l'omonimo bisnonno Ignazio Gardella senior. Benché registrato all'anagrafe come Mario, a 18 anni sceglie di firmarsi Ignazio in onore del bisnonno[2].

Dal 1915 al 1923 frequenta il Regio Liceo Ginnasio Giovanni Berchet di Milano e stringe amicizia con il compagno di scuola Luchino Visconti, futuro regista teatrale e cinematografico[3]. Si laurea in ingegneria al Regio Istituto Tecnico Superiore (futuro Politecnico di Milano) nel 1928[4] e conseguirà la laurea in architettura nel 1949[5] allo IUAV, Istituto Universitario d'Architettura di Venezia.

Nel periodo universitario entrò in contatto con gli altri giovani protagonisti della scena milanese assieme ai quali prende parte attiva alla creazione del Movimento Moderno italiano[6].

La lunga attività professionale, che iniziò prima della laurea alla fine degli anni venti con il padre Arnaldo Gardella, produsse una gran quantità di progetti e realizzazioni, in particolare alcuni lavori di edilizia ospedaliera e assistenziale commissionati da Teresio Borsalino, figlio del fondatore dell'omonima azienda e prozio di Aura Usuelli, moglie di Ignazio Gardella dal 1933[2]. Tra i primi edifici il Dispensario antitubercolare di Alessandria (1933-1938), considerato uno dei capolavori dell'architettura razionalista italiana[7]. Prima della guerra si collocano anche alcune importanti partecipazioni a concorsi d'architettura, come quello per la costruzione della Casa del Fascio di Oleggio insieme all'architetto Luigi Vietti[8].

Nel dopoguerra Gardella riprese l'attività con pieno vigore producendo molte opere importanti e alcuni capolavori, come le case Borsalino per impiegati ad Alessandria (1952)[1]. Negli stessi anni fu protagonista dei maggiori momenti culturali, quali i CIAM (nel 1952 fondò con altri la sessione estiva di Venezia; nel 1959 partecipò al XI CIAM a Otterlo nei Paesi Bassi)[5] e i primi congressi INU (il primo nel 1949).

La figura di Gardella rimase ai vertici dell'architettura italiana per tutti gli anni sessanta e settanta, con intensa attività professionale la cui importanza è testimoniata dalla presenza sulle maggiori riviste internazionali. Suo è il progetto del nuovo Palazzo di Giustizia della Spezia[9]. Nell'ultimo periodo della sua vita Gardella, ormai tra i decani dell'architettura nazionale, produce ancora significativi progetti, come la Facoltà di Architettura di Genova (1975-1989), che lo pongono ancora in prima linea nel dibattito sull'architettura[10].

Facoltà di Architettura, Genova

L'attività di Gardella ha avuto un ruolo determinante anche nel campo del design già dal 1947 quando, insieme a Luigi Caccia Dominioni e Corrado Corradi Dell'Acqua, fondò Azucena[11], la prima azienda italiana produttrice di oggetti d’arredo moderni. Gardella ha progettato vari elementi d'arredo.

Gardella svolse anche un'importante attività didattica, da quando nel 1949 venne invitato da Giuseppe Samonà a far parte dello staff dell'Istituto d'Architettura di Venezia. La carriera universitaria lo portò a essere nominato professore ordinario nel 1962 e si protrasse fino al 1975[6].

Il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) di Parma conserva un fondo[1] dedicato a Ignazio Gardella, consistente in 32759 materiali progettuali (schizzi, disegni, disegni esecutivi, copie eliografiche, radex e materiali documentari) relativi a 974 progetti. La prima parte del fondo, pubblico e liberamente consultabile, consistente in 15 579 disegni esecutivi su lucido, proviene dallo studio di Ignazio Gardella ed è stato legalmente donato allo CSAC nel 1982. La seconda parte del fondo, depositata allo CSAC dal figlio architetto Jacopo Gardella e dagli altri eredi nel 2005, è in corso di donazione legale. Le lastre in vetro e triacetato sono consultabili sulle riproduzioni in b.n. stampate nel 2005. Un fondo Ignazio Gardella è anche conservato presso l’Archivio Storico Gardella a Oleggio (NO), di proprietà della famiglia. Il nucleo documentario più cospicuo è costituito dalla raccolta fotografica, che conta oltre 8.000 unità tra fotografie, negativi, provini, lastre e diapositive, testimonianza privilegiata della sua attività architettonica. Accanto alla documentazione progettuale, l’archivio comprende scritti autografi, materiale didattico e amministrativo, corrispondenza e una raccolta completa della rassegna stampa.

Antonio Monestiroli ha condotto una lunga intervista con Gardella nel 1995, pochi anni prima della morte dell'architetto. L'intervista è stata poi interamente pubblicata da Monestiroli nel volume "L'architettura secondo Gardella"[12].

Ignazio Gardella muore a Oleggio nel 1999.

Opere e progetti

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Chiesa del Sanatorio Vittorio Emanuele III, Alessandria
Teatro Carlo Felice a Genova
Prospetto sud di Casa Cicogna, detta casa alle Zattere, Venezia

Riconoscimenti

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  1. 1 2 3 Copia archiviata, su samha207.unipr.it. URL consultato il 13 gennaio 2017 (archiviato il 18 gennaio 2017).
  2. 1 2 Copia archiviata, su treccani.it. URL consultato il 13 gennaio 2017 (archiviato il 18 gennaio 2017).
  3. http://www.liceoberchet.gov.it/storia/gardella/al_berchet.htm Archiviato il 25 aprile 2016 in Internet Archive. Ignazio Gardella al Berchet
  4. Copia archiviata, su acmaweb.com. URL consultato il 13 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2017).
  5. 1 2 Copia archiviata, su iuav.it. URL consultato il 13 gennaio 2017 (archiviato il 4 marzo 2016).
  6. 1 2 Copia archiviata, su misiaarte.it. URL consultato il 13 gennaio 2017 (archiviato il 16 gennaio 2017).
  7. Copia archiviata, su federica.unina.it. URL consultato il 13 gennaio 2017 (archiviato il 16 gennaio 2017).
  8. Copia archiviata (PDF), su studio-urban.it. URL consultato il 13 gennaio 2017 (archiviato il 16 gennaio 2017).
  9. 1 2 Relazione sul progetto e fotografie nel sito del Tribunale della Spezia, che ospita anche un estratto della Rivista di architettura Archiviato il 16 marzo 2008 in Internet Archive.
  10. http://www.archi-via.it/ignazio-gardella/
  11. Copia archiviata, su doppiozero.com. URL consultato il 13 gennaio 2017 (archiviato il 16 gennaio 2017).
  12. L’architettura secondo Ignazio Gardella, la lunga intervista di Antonio Monestiroli, su architetti.com. URL consultato il 29 marzo 2019 (archiviato il 29 marzo 2019).
  13. Foto e disegni, su housingprototypes.org. URL consultato il 25 maggio 2006 (archiviato dall'url originale il 27 giugno 2006).
  14. Sito web del Quirinale: dettaglio decorato., su quirinale.it. URL consultato il 16 gennaio 2015 (archiviato il 2 aprile 2015).
  • Ignazio Gardella, Concorso a Brescia per il monumento ai caduti della lotta partigiana e alle vittime di Piazza della Loggia [Relazione di progetto], in "Controspazio", nn. 1-6, gennaio-dicembre 1980.
  • Alberto Samonà, Ignazio Gardella e il professionismo italiano, Officina, Roma 1981.
  • AA. VV. a cura di Marco Porta, L'architettura di Ignazio Gardella, presentazione di Giulio Carlo Argan; saggio introduttivo di Roberto Gabetti; testimonianze di Franco Purini, ... (e altri), Milano, Etas libri, 1985.
  • Paolo Zermani, Ignazio Gardella, Laterza, Roma-Bari 1991.
  • AA. VV. a cura di Franco Buzzi Ceriani, Ignazio Gardella progetti e architetture 1933-1990, Venezia, Marsilio 1992.
  • Maria Cristina Loi, Angelo Lorenzi, Carlo Alberto Maggiore, Fabio Nonis, Simona Riva (a cura di), Ignazio Gardella. Architetture, Electa, Milano 1998. ISBN 88-435-6819-1
  • Rafael Bescòs, Carlo Alberto Maggiore (a cura di), "Ignazio Gardella (1905-1999). Arquitectura a través de un siglo", Electa España, Madrid 1999. ISBN 84-8156-245-9
  • Stefano Guidarini, Ignazio Gardella nell'architettura italiana. Opere 1929-1999, Skira, Milano 2002.
  • Alberto Ballerino (a cura di), 80 anni di storia alessandrina - 1925-2005, Il Piccolo, Alessandria 2005.
  • Andrea Di Franco, Massimiliano Roca, Ignazio Gardella, Dispensario antitubercolare ad Alessandria, Alinea, Firenze 2005.
  • Antonio Monestiroli, Ignazio Gardella, Electa, Milano 2009.
  • Alessio Palandri, BBPR, Franco Albini e Franca Helg, Ignazio Gardella. Tre architetture in Toscana, Edizioni Diabasis, Parma 2016. ISBN 978-88-8103-852-7
  • Silvano Brandi, Ignazio Gardella a Ivrea. La Mensa e il Centro Ricreativo Olivetti, Edizioni di Comunità, Roma-Ivrea 2020.
  • Carlo Alberto Maggiore, Chiesa di Sant’Enrico (1961-65) di Ignazio Gardella, in Marco Biraghi, Adriana Granato (a cura di), L’architettura di Milano dal secondo dopoguerra a oggi. La città scritta dagli architetti, Hoepli Editore, Milano 2021, pp. 468–46. ISBN 978-88-360-0611-3
  • Giuseppe Cosentino, Paesaggi interni. BBPR, Albini e Helg, Gardella. I negozi Olivetti a New York, Parigi e Düsseldorf, Edizioni Diabasis, Parma 2022, pp. 110-141. ISBN 9791255160144

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