Franco Albini

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Compasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 1964

Franco Albini (Robbiate, 17 ottobre 1905Milano, 1º novembre 1977) è stato un architetto e designer italiano.

Franco Albini fu uno dei più importanti e rigorosi architetti italiani del XX secolo aderente al Razionalismo italiano e come tale è riconosciuto internazionalmente attraverso un’ampia pubblicistica delle sue opere.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di un ingegnere, si laureò in architettura nel 1929 al Politecnico di Milano, compiendo viaggi in Europa che gli permisero di conoscere personalmente personalità quali Le Corbusier e Ludwig Mies van der Rohe. Nel 1931 iniziò un propria attività professionale con studio assieme agli architetti Giancarlo Palanti e Renato Camus, realizzando nei primi anni principalmente progetti di mobili d’arredamento. Entrò presto in contatto con l'ambiente di Casabella (nel 1932 l'incontro con Edoardo Persico), che in quegli anni ebbe il ruolo di vero crogiuolo dell'architettura del Razionalismo italiano. Nel 1936 ebbe il primo incarico di rilievo progettando il quartiere Fabio Filzi a Milano. Alla fine degli anni ’30 prese parte ad alcuni importanti gruppi progettuali quali il piano urbanistico Milano Verde (assieme ad Ignazio Gardella, Giuseppe Pagano, Giovanni Romano,e altri), e ad alcuni importanti concorsi per l'EUR. Nel 1945 fu tra i fondatori di Movimento Studi Architettura, un importante momento di rinascita culturale e per poco tempo (1946) fu direttore della rivista Costruzioni Casabella (assieme a Palanti). In questi anni firmò il Piano Regolatore di Milano e Reggio Emilia (oltre ad alcuni piani particolareggiati a Genova). Nel 1952 entrò a far parte dello studio Franca Helg, architetto con cui Albini condivise i successivi progetti.

Il palazzo della Rinascente in Piazza Fiume, Roma

Nei primi anni ’50 ebbe i primi incarichi che ottennero ampio riscontro di critica. La sistemazione delle Gallerie comunali di Palazzo Bianco a Genova fu uno dei primi musei realizzati all'interno di una struttura storica e impostato secondo i principi del Movimento Moderno, realizzato con interventi in netto contrasto con l'edificio preesistente, ma che rappresentano comunque un "felice inserimento". Questo progetto inaugura una serie di progetti, di cui quattro a Genova, che renderanno Albini un maestro della museografia. Ma Albini si distinse anche in altri progetti importanti come l'edificio per uffici Ina a Parma (1950-54), e gli Uffici Comunali, sempre a Genova (1950-63), che si confrontano con la città storica in modo inedito. Nei primi anni ’60 entrano nello studio le altre due presenze importanti di Antonio Piva (nel 1962) e Marco Albini (nel 1965), che assieme a Franca Helg costituiranno un gruppo che porterà a termine numerosi progetti di Albini anche dopo la sua morte. Successivamente l'architetto ebbe numerosi prestigiosi incarichi, tra questi spiccano la sede della Rinascente a Roma (1957-61) e la stazioni della linea 1 della Metropolitana Milanese (1962-63). Vanno anche ricordati i numerosi e magistrali allestimenti di mostre. Albini affiancò all'attività di architetto quella di designer, soprattutto di elementi d’arredo, per tutta la carriera. Alcuni mobili, quali la sperimentale libreria in tensistruttura del 1938, lo pongono come grande innovatore in questo campo. Alcuni degli oggetti progettati da Albini, mobili e altri oggetti, tra cui alcune famose maniglie, sono ancora in produzione e sono venduti in tutto il mondo fra cui la poltrona Fiorenza disegnata nel 1952 per Arflex utilizzando materiali allora innovativi per il settore del mobile.

Albini ebbe anche un'importante attività didattica, da quando, nel 1949, venne chiamato da Giuseppe Samonà, insieme ad altri architetti importanti, allo IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia), in cui insegnò negli anni 1949-54 e 1955-64. Ha inoltre insegnato al Politecnico di Torino, nell'anno accademico 1954-55, per la prima volta come professore di ruolo, e dal 1964 al Politecnico di Milano.

Albini fu membro dei CIAM, dell'INU, dell'Accademia di San Luca, dell'American Institute of Architects (AIA), dell'Istituto scientifico del CNR per la sezione di museografia (1970). Numerosi furono i premi ed i riconoscimenti, tra essi si citano:

Albini: dal cucchiaio alla città[modifica | modifica sorgente]

La scalinata di Albini-Helg a Palazzo Rosso

Albini incarna l'ideale di un architetto completamente immerso nella contemporaneità ma allo stesso tempo non specializzato, capace di occuparsi di diverse scale di intervento, dal cucchiaio alla città. Parlare della disciplinarità del design, dell'architettura o dell'urbanistica per Albini non avrebbe avuto senso, egli fuse in sé le tre dimensioni secondo un indirizzo umanistico che lo accomunò ai principali maestri del Movimento Moderno. La sua ricerca si mosse su questi campi con rigore e con notevole coerenza durante la carriera durata quasi cinquant’anni. La sua architettura mirò sempre alla coerenza, piuttosto che alla moda del momento; per questo tra la produzione di prima e dopo la guerra non si legge una vera soluzione di continuità e l'architetto rimase fedele a quelle scelte compiute in gioventù[senza fonte].

Il suo contributo si può sintetizzare nei seguenti punti:
- la ricerca di un costante rapporto creativo con le nuove tecnologie; ciò sia nelle opere di design che in quelle di architettura; secondo questo aspetto Albini rimane uno dei precursori dell'architettura high-tech;
- una estrema accuratezza nel disegno delle soluzioni di dettaglio, improntate ad una estetica essenziale; rimangono memorabili alcune sue soluzioni nell'utilizzo dei profilati metallici, come quelle della scala a chiocciole di Palazzo Rosso a Genova;
- infine, la ricerca di un rapporto con il contesto storico che pur evitando qualsiasi approccio mimetico, qualsiasi soluzione finto-antica, cerca di stabilire un dialogo con la preesistenza; ciò si riscontra sia a livello architettonico, nei molteplici restauri, che in quello urbanistico, negli edifici nuovi[senza fonte].

Principali progetti[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia essenziale[modifica | modifica sorgente]

Albini non fu prolifico scrittore, sebbene pubblicò articoli in diverse riviste specializzate. Tra le diverse monografie sull'opera dell'architetto si possono ricordare le seguenti:

  • Fabrizio Rossi Prodi, Franco Albini, Officina, Roma 1996
  • Antonio Piva e Vittorio Prina, Franco Albini 1905-1977, Electa, Milano 1998
  • Federico Bucci e Augusto Rossari (a cura di), I musei e gli allestimenti di Franco Albini, Electa, Milano 2005
  • Francesco Gastaldi, Silvia Soppa, Triennale di Milano-Università degli Studi di Genova, Genova. Piani 1866-1980, Libreria CLUP Milano, 2004, (con annesso CD-ROM), ISBN 88-7090-680-9.
  • Federico Bucci, Fulvio Irace (a cura di), Zero Gravity. Franco Albini. Costruire le modernità (catalogo della mostra), Electa, Milano 2006
  • Daniel Sherer, "Rationalism and Paradox in Franco Albini's and Franca Helg's Architecture and Design, 1934-1977," in D. Sherer, Aldo Colonetti, eds. Franco Albini and Franca Helg Design (Milan, 2009), 9-38
  • L. Spinelli, I luoghi di Franco Albini. Itinerari di architettura, Electa, Milano 2006
  • Giampiero Bosoni e Federico Bucci, Il design e gli interni di Franco Albini, Electa, Milano 2009
  • Francesco Tentori, Fabio Cutroni, Maria Argenti (a cura di), "Rassegna di Architettura e Urbanistica 123/124/125-Ricordo di Franco Albini", Edizioni Kappa, Roma, 2008

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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