Pieve di San Pancrazio Martire (Parma)

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Pieve di San Pancrazio Martire
Pieve di San Pancrazio Martire (San Pancrazio Parmense) - angolo nord-ovest 2017-0612.jpg
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
LocalitàSan Pancrazio Parmense-Stemma.png San Pancrazio Parmense, frazione di Parma
Religionecristiana cattolica di rito romano
Titolaresan Pancrazio
Diocesi Parma
Stile architettonicoromanico e neoclassico
Inizio costruzioneXI secolo
Completamento1955

Coordinate: 44°48′46.37″N 10°16′12.49″E / 44.812881°N 10.270136°E44.812881; 10.270136

La pieve di San Pancrazio Martire è un luogo di culto cattolico dalle forme romaniche e neoclassiche situato in via Don Tito Pioli 7 a San Pancrazio Parmense, frazione alle porte di Parma lungo la via Emilia; appartiene al gruppo delle pievi parmensi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'originario luogo di culto fu edificato in epoca altomedievale sui resti di una preesistente basilica romana.[1]

Collocata sull'antico tracciato della via Francigena, la pieve, appartenente al Capitolo della Cattedrale di Parma, fu menzionata per la prima volta nel 1002 in un atto relativo a un'adunanza voluta dal vescovo di Parma Sigefredo II.[2]

La chiesa fu completamente riedificata alla fine dell'XI secolo, su un impianto a tre navate terminanti in altrettante absidi.[3]

Nel 1117 un violento terremoto danneggiò l'edificio, che fu successivamente abbassato interamente.[2]

Nel 1141 la pieve fu citata in una bolla del papa Innocenzo II tra i beni appartenenti al Capitolo della Cattedrale di Parma.[4]

Nei secoli successivi la struttura cadde in stato di degrado, per poi essere sottoposta verso la fine del XVI secolo a una completa ristrutturazione, che ne mascherò i caratteri romanici; nell'occasione furono realizzate le volte a vela in sostituzione delle capriate lignee; inoltre, furono ricostruiti i fianchi, fu modificata la navata centrale[3] e furono trasformate le absidiole laterali nelle sagrestie.[2]

Nel XVII secolo l'abside della navata centrale fu sopraelevata e le due finestre laterali furono tamponate;[2] inoltre, alla fine del secolo furono demolite la facciata e la prima campata e fu costruito il nuovo prospetto neoclassico.[1]

Negli ultimi anni del XVIII secolo fu edificato il campanile sull'antica abside sinistra.[3]

Tra il 1935 e il 1955 fu avviata un'importante opera di restauro degli interni, volta a riportare parzialmente in luce l'aspetto romanico della chiesa; per questo furono riscoperti gli archi e le antiche colonne medievali.[3]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Facciata

La pieve si sviluppa su una pianta a tre navate, con ingresso a ovest e presbiterio absidato a est;[2] il campanile si innalza in corrispondenza dell'absidiola della navata sinistra.[3]

La simmetrica facciata a salienti, interamente intonacata, è caratterizzata dalla presenza di due lesene doriche alle estremità; al centro è collocato l'ampio portale d'ingresso principale, delimitato da una cornice e sormontato da un frontone triangolare; ai lati si aprono i due portali d'accesso secondari, incorniciati; in sommità si trova nel mezzo un finestrone ad arco ribassato, delimitato da una larga cornice; a coronamento si staglia al centro un ampio frontone triangolare con cornice modanata in aggetto sormontato nel mezzo da una croce, mentre ai lati si trovano due piccoli attici.[3][2]

I fianchi sono illuminati da finestre rettangolari in sommità. Al termine del lato sinistro si erge su quattro ordini il campanile settecentesco in laterizio, decorato con specchiature; la cella campanaria si affaccia sulle quattro fronti attraverso ampie aperture ad arco a tutto sesto; in sommità, sopra al cornicione perimetrale in aggetto si eleva una lanterna a pianta ottagonale, illuminata su ogni lato da monofore ad arco a tutto sesto; a coronamento si eleva una piccola cupola poligonale in rame.[3]

Sul retro l'abside in mattoni della navata centrale, risalente al XII secolo, è scandita da una serie di lesene; a coronamento in origine si trovava una fascia ad archetti intrecciati, eliminata in occasione della sua sopraelevazione seicentesca.[1]

All'interno la navata centrale, coperta da una volta a vela intonacata, è suddivisa dalle laterali attraverso una serie arcate a tutto sesto del XII secolo, rette da colonne in laterizio con capitelli a cubo scantonato, innalzate con mattoni dell'epoca, alternate a colonne in pietra con capitelli corinzi, realizzate recuperando materiali di epoca romana.[1]

Il presbiterio, lievemente sopraelevato, accoglie l'altare maggiore in pietra del 1970, collocato su un basamento scolpito con la raffigurazione dell'Agnello vittorioso;[2] al centro dell'abside intonacata si staglia una monofora strombata ad arco a tutto sesto, decorata con affreschi raffiguranti Abele, San Pancrazio, la Madonna col Bambino e il Monogramma di Cristo, databili al XIV o al XV secolo; l'ambiente accoglie inoltre due quadri a olio donati nel 1839 dalla duchessa di Parma Maria Luigia, rappresentanti l'Ecce Homo di Giovanni Riccò e la Sacra Famiglia con san Giovanni Battista di Gaetano Signorini.[1]

La cappella al termine della navata destra, dedicata ai santi Cristoforo e Carlo, accoglie l'altare maggiore pre-conciliare col tabernacolo, sormontato dalla pala settecentesca raffigurante San Cristoforo e san Carlo.[1]

L'opposta cappella di sinistra, intitolata alla Madonna del Rosario, ospita l'antico altare maggiore settecentesco in legno intagliato e dorato.[1]

La chiesa accoglie altre opere di pregio, tra cui i dipinti raffiguranti la Sacra Famiglia e la Madonna con san Pancrazio, entrambi del XVII secolo, e il Riposo durante la fuga in Egitto, del XIX secolo; il fonte battesimale scolpito in arenaria di Cassio, collocato nella navata sinistra, risale al 1940.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Arte nella Chiesa di San Pancrazio Parma, su www.parrocchiasanpancrazio.it. URL consultato il 29 marzo 2018.
  2. ^ a b c d e f g Chiesa di San Pancrazio "San Pancrazio, Parma", su www.chieseitaliane.chiesacattolica.it. URL consultato il 29 marzo 2018.
  3. ^ a b c d e f g San Pancrazio, Pieve di San Pancrazio, su www.cattedrale.parma.it. URL consultato il 29 marzo 2018.
  4. ^ Affò, p. 350.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ireneo Affò, Storia della città di Parma, Tomo secondo, Parma, Stamperia Carmignani, 1793.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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