San Pancrazio Parmense

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San Pancrazio Parmense
Stemma ufficiale
Pieve di San Pancrazio Martire (San Pancrazio Parmense) - angolo nord-ovest 2017-0612.jpg
Pieve di San Pancrazio Martire
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Provincia Parma Parma
Città Parma-Stemma.png Parma
Circoscrizione 6
Codice postale 43126
Abitanti 9 486 [1] ab. (2011)
Nome abitanti Sampancraziesi
Patrono Sant'Ilario, precedentemente San Pancrazio
Giorno festivo 13 gennaio
Mappa dei quartieri di Parma

Mappa dei quartieri di Parma

Coordinate: 44°48′47.1″N 10°16′15.8″E / 44.813083°N 10.271056°E44.813083; 10.271056

San Pancrazio Parmense è un ex comune, soppresso nel 1943, ora frazione di Parma in provincia di Parma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le terre circostanti l'attuale paese di San Pancrazio sono abitate fin da tempi antichissimi: i reperti archeologici risalenti al Neolitico, all'età del bronzo e a quella del ferro testimoniano il succedersi nei secoli delle varie popolazioni che si stabilirono nella zona.

Si può affermare che la vera e propria storia del borgo ebbe inizio allorché il console romano Marco Emilio Lepido decise di civilizzare definitivamente la regione compresa tra il fiume Po e l'Appennino settentrionale, costruendo la via Emilia tra Rimini e Piacenza e fondando nel 183 a.C. le colonie di Parma e Modena.

L'agro parmense fu assegnato alla gens Pollia, otto iugeri per ciascun colono, e la centuriazione realizzata dagli agrimensori romani è visibile ancora oggi nei dintorni di San Pancrazio.

La necessità di raccogliere le merci in arrivo da tutto il territorio romano ed in partenza dalle prospere terre locali portò alla nascita lungo la via Emilia di stazioni di posta con piccole basiliche e luoghi di culto, attorno cui si concentrava la vita civile degli agricoltori, dei pastori o dei ricchi cittadini che amavano trascorrere il loro tempo in villeggiatura nell'amena campagna circostante la città.

Tracce presenti nella Pieve indicano che la sua costruzione avvenne su uno degli antichi edifici romani, attorno al quale si era creato il piccolo agglomerato di case, il cui toponimo originario è andato perduto e che oggi conosciamo come San Pancrazio Parmense. Infatti, con l'assunzione del Cristianesimo a religione di Stato dell'Impero Romano, i templi pagani si trasformarono lentamente in chiese cristiane.

Nel IX secolo gli abitanti del luogo decisero di riedificare il luogo di culto andato distrutto, probabilmente in seguito ai terribili avvenimenti che portarono alla dissoluzione del potere romano e alla calata in Italia dei popoli barbari, utilizzando proprio il materiale delle antiche rovine: capitelli romani adornano ancora i pilastri centrali della chiesa.

Successivamente, una reliquia di San Pancrazio Martire, proveniente da Roma, diede il nome alla chiesa e al borgo, documentato per la prima volta in una pergamena dell'anno 941 conservata nell'Archivio Capitolare del Duomo di Parma.

In altro documento dell'Archivio la pieve è addirittura compresa tra le parrocchie cittadine, grazie alla vicinanza, all'importanza che rivestiva nel territorio e soprattutto in considerazione della sua grande antichità.

Proprio la vicinanza alla città fece sì che nei secoli a venire la storia civile del borgo si confondesse con quella di Parma, così come la storia del paese si confuse con quella della sua chiesa: i documenti dell'archivio parrocchiale attestano le concessioni di benefici e le controversie territoriali e di potere condotte dagli arcipreti, mentre la vita degli abitanti scorreva scandita dai ritmi della vita agricola e dalle ricorrenze religiose officiate nel tempio.

Si deve giungere al governo napoleonico del Ducato di Parma e Piacenza per ritrovare traccia dell'autonomia del borgo dalla città: in seguito alla riorganizzazione del territorio parmense su modello francese, venne istituito nel 1806 il Mairie di San Pancrazio Parmense, a conferma dell'importanza del paese e della fama che i suoi abitanti si erano guadagnati con l'operosità e l'ingegnosità.

A quel periodo risale l'attività dei Fratelli Amoretti (in particolare don Andrea Amoretti), tipografi e incisori di caratteri da stampa, amici, collaboratori e successivamente avversari di Giambattista Bodoni, e Giacomo Amoretti fu nominato primo podestà del Comune.

Il fervore patriottico che animò tutta l'Italia nel 1848 colpì anche San Pancrazio, dove l'arciprete Cristoforo Gallinari si schierò apertamente contro la dinastia borbonica, benedicendo il 5 aprile la bandiera italiana e issandola sul campanile.

Altro arciprete della pieve che si distinse per le ricerche storiche, per il restauro della chiesa e per la fermezza con cui resse la parrocchia durante la Seconda Guerra Mondiale è don Tito Pioli.

L'indipendenza amministrativa fu conservata fino a che nel 1943, dopo alterne vicende che duravano da una trentina d'anni, il Comune di San Pancrazio fu definitivamente assorbito dal Comune di Parma. Il territorio fu aggregato alla III Circoscrizione e diventò nel 2000 quartiere autonomo.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Stemma senza capo del Littorio

Lo stemma usato dal comune venne concesse con regio decreto del 19 febbraio 1934 e regie lettere patenti dell'11 marzo 1935; come d'obbligo all'epoca venne inserito nello scudo il capo del Littorio.[2]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Pieve di San Pancrazio Martire
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Pieve di San Pancrazio Martire (Parma).

Edificata originariamente su una preesistente basilica romana nell'XI secolo, subì nei secoli successivi varie modifiche, soprattutto nel XVI e nel XVIII secolo; considerata in epoca medievale tra le parrocchie cittadine, al suo interno conserva le originarie colonne con capitelli d'epoca romana e romanica.[3]

Persone legate a San Pancrazio Parmense[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina di statistica del Comune di Parma, Tab.1 (PDF), statistica.comune.parma.it.
  2. ^ Pagina di araldicacivica.it su San Pancrazio Parmense, araldicacivica.it. URL consultato il 26-05-2012.
  3. ^ San Pancrazio, Pieve di San Pancrazio, su www.cattedrale.parma.it. URL consultato il 12 giugno 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Don Umberto Cocconi, Preti Patrioti Parmensi durante l'Unità d'Italia, 2012.
  • A. De Pasquale, Allievi e antagonisti di Giambattista Bodoni: gli Amoretti di San Pancrazio, Parma: Artegrafica Silva, 2009.
  • Comitato per la Promozione di Iniziative sociali e Culturali San Pancrazio, I respiri del tempo nell'anima di...San Pancrazio, Parma: Monte Università Parma, 2008.
  • Don Tito Pioli, Pagine di storia della parrocchia di S. Pancrazio, Parma: Battei, 1990.
  • Don Tito Pioli, La pieve di San Pancrazio e la sua chiesa, Parma: Tip. Fresching, 1958.

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