UniCredit

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UniCredit S.p.A.
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La nuova Milano.JPG
Sede principale al centro direzionale di Milano.
Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Borse valori
Fondazione 1998
Sede principale Roma (sede legale)

Milano (direzione generale)

Filiali
Persone chiave
Settore Bancario
Prodotti servizi finanziari
Fatturato Green Arrow Up.svg 52,3 miliardi di $ (2013)
Utile netto Green Arrow Up.svg 1,1 miliardi $[1] (3º trimestre 2013) (2013)
Dipendenti 162.009 (2010)
Slogan La vita è fatta di alti e bassi. Noi ci siamo in entrambi i casi.
Sito web www.unicreditgroup.eu

UniCredit S.p.A. (fino al maggio 2008 Unicredito Italiano S.p.A.[2]) è tra i primi gruppi di credito italiani ed europei, ha sede sociale a Roma e direzione generale a Milano.

La banca conta oltre 40 milioni di clienti e opera in 22 paesi. I mercati principali nei quali opera sono Italia, Austria, Germania meridionale, Svizzera e Centro ed Est Europa.

La società è quotata presso la Borsa valori di Milano e fa parte del paniere dell'indice FTSE MIB.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nascita del gruppo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1998, dalla fusione dei gruppi: Credito Italiano (formato da Credito Italiano e Rolo Banca 1473 (nata nel 1996 dalla fusione tra il Credito Romagnolo, la Cassa di Risparmio di Modena e la Banca del Monte di Bologna e Ravenna; e che in quell'anno incorporò la Banca Popolare del Molise, allora la principale banca della regione) e Unicredito (formato da Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona (Cariverona), Cassa di Risparmio di Torino e Cassamarca) nasce Unicredito Italiano.

Nel 1999 entrano nel gruppo Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto (Caritro) e Cassa di Risparmio di Trieste, la quale giusto vent'anni prima, nel 1979, aveva incorporato la Cassa di Risparmio dell'Istria di Pola, con sede provvisoria in esilio a Trieste.

Tra il luglio e il settembre 2002 le sette banche di prima vengono fuse, secondo la prima fase del "progetto S3", in Unicredito Italiano, e le attività bancarie vengono scorporate in Credito Italiano.

Il 1º gennaio 2003 Unicredito Italiano al termine del "progetto S3" (da Credito Italiano vengono create tre nuove banche divise per la categoria a cui si rivolgono: una banca per la clientela retail, privati, famiglie e piccole imprese (Unicredit Banca), una banca per la clientela redditualmente elevata (Unicredit Private Banking), una banca per le imprese (Unicredit Banca d'Impresa)) adotta il marchio Unicredit, e l'1 del marchio viene arrotondato agli angoli piegato verso destra.

Sempre nel 2003 vengono fuse in Unicredit le già appartenenti al gruppo: Banca dell'Umbria (ex Cassa di Risparmio di Perugia) e Cassa di Risparmio di Carpi.[3]

Fusione con HVB[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005 UniCredit annunciò l'OPA sulla banca tedesca HypoVereinsbank AG (HVB-Group), che portò alle OPA a cascata su Bank Austria Creditanstalt e Bank BPH (controllate da HVB). Il 17 novembre 2005 UniCredit annunciò di aver raggiunto il 93,93% di adesioni all'Offerta Pubblica HVB.[4]

L'OPA ebbe conseguenze importanti in Polonia. In quel paese Unicredit (Gruppo Unicredito) controllava già la Bank Polska Kasa Opieki Spólka Akcyjna (Bank Pekao S.A.), acquistata il 23 giugno 1999, mentre Austria Creditanstalt AG controllava Bank BPH con il 71,03% delle azioni. Pekao e BPH erano due tra i maggiori istituti bancari polacchi e la loro fusione avrebbe dato vita al primo operatore del credito nel paese, superando la banca Pko controllata dallo Stato. All'epoca dell'acquisto di Banca Pekao il Gruppo Unicredito aveva assunto un impegno con lo stato polacco di non acquistare altre banche e il governo di Kazimierz Marcinkiewicz ha preteso il rispetto di quest'accordo. La Commissione europea è intervenuta e attraverso i commissari alla Concorrenza, Neelie Kroes, e al Mercato interno, Charlie McCreevy ha attivato l'8 marzo 2006 una doppia procedura d'infrazione contro il governo di Varsavia ritenendo l'accordo tra Unicredit e la Polonia contrario alle direttive europee e all'avvenuta approvazione della fusione nella sua interezza da parte dell'Unione Europea.[5]

Il 5 aprile 2006, presenti Kazimierz Marcinkiewicz e l'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, è stato firmato un accordo tra Unicredit e il Ministero del Tesoro polacco che prevede la vendita di 200 dei 480 sportelli di Bph, l'integrazione dei rimanenti nella rete di Pekao e l'impegno a non ridurre il personale delle due banche fino al 31 marzo 2008. Per convalidare l'accordo manca ancora il nulla osta della Commissione di Supervisione bancaria (Knb). L'indagine della Commissione Europea è ancora in corso. La fusione con HVB ebbe effetti anche in Croazia: in tal modo, Unicredit si trovava in possesso di Zagrebačka banka (acquisita nel 2002 insieme ad Allianz) e in maniera indiretta di Splitska banka (già acquistata da Unicredit a fine anni '90 e poi rivenduta proprio a Bank Austria Creditanstalt, poi rilevata da HVB, per evitare problemi antitrust dovuti al possesso della maggiore banca croata), primo e terzo tra gli istituti bancari del paese. La controllata austriaca vendette nel 2006 la banca dalmata a Société Générale. L'incorporazione in Zagrebačka Banka della CRTrieste Banka d.d. di Zagabria (già controllata della Cassa di Risparmio di Trieste) completa lo scenario croato.

Fusione con Capitalia[modifica | modifica sorgente]

Il 20 maggio 2007 i Consigli di Amministrazione di UniCredit e Capitalia, riunitisi rispettivamente a Milano e Roma, Profumo e i suoi inferiori amministratori delegati Fiorentino e Milanta e il direttore generale Schiattarella e il suo vice Donisi, hanno approvato il progetto di fusione per incorporazione di Capitalia S.p.A. in Unicredito Italiano S.p.A. sulla base di un rapporto di concambio di 1,12 nuove azioni ordinarie di Unicredit per ogni azione ordinaria di Capitalia. Inoltre, i Consigli di Amministrazione di Unicredit e Capitalia hanno convocato le rispettive assemblee degli azionisti, in seduta straordinaria, per l’approvazione della fusione e delle relative modifiche statutarie. L'antitrust ha approvato con riserva l'accordo e ha posto dei paletti.

La fusione è diventata operativa dal 1º ottobre 2007, trasferendo la sede legale da Genova a Roma e mantenendo i marchi di Capitalia (tranne Bipop Carire). Dal 1º novembre 2008 fino al 1º novembre 2010 è stata attuata una strategia volta a consolidare tre banche territoriali:

  • Nel centro e sud Italia è presente con il marchio Unicredit Banca di Roma (nel quale sono confluiti tutti gli sportelli Unicredit Banca, Bipop Carire e Banco di Sicilia del centro e sud Italia);
  • Nel nord Italia Unicredit è presente con il marchio Unicredit Banca (nel quale sono confluiti tutti gli sportelli Banca di Roma e Banco di Sicilia e Bipop Carire del nord Italia);
  • In Sicilia è presente con il marchio Banco di Sicilia (nel quale sono confluiti tutti gli sportelli Unicredit Banca, Banca di Roma e Bipop Carire dell'isola).

La fusione ha portato nelle casse di Unicredit un ulteriore 9% del capitale di Mediobanca in aggiunta al 9% che già possedeva. Per evitare di alterare gli equilibri all'interno del patto di sindacato di Mediobanca, Unicredit si è impegnata a cedere ai componenti del patto la quota portata in dote da Capitalia.

Crisi 2008 e aumento di capitale[modifica | modifica sorgente]

La crisi finanziaria 2007-2008 colpisce anche Unicredit, con il valore delle sue azioni che crolla in poco tempo (nel mese di settembre 2008 Unicredit perde il 29%). L'amministratore delegato, Alessandro Profumo, convoca un cda straordinario per domenica 5 ottobre 2008 e propone un aumento di capitale da 3 miliardi di euro, che permette all'Istituto di rafforzare la propria liquidità.

2009 e nuovo aumento di capitale[modifica | modifica sorgente]

Nel cda del 29 settembre 2009 viene deciso un aumento di capitale di 4 miliardi di euro, che allinea definitivamente i coefficienti patrimoniali di UniCredit ai migliori standard mondiali e permette alla banca di non ricorrere agli aiuti statali, i cosiddetti "Tremonti bond".

2010 e l'uscita di Profumo[modifica | modifica sorgente]

Nel 2010 ha superato lo "stress test" effettuato dal Committee of European Banking Supervisors (CEBS). Il test analizzava la solidità patrimoniale degli istituti bancari per verificare le capacità di resistenza alle crisi.[6]

Il 21 settembre 2010 l'amministratore delegato Alessandro Profumo si dimise a seguito della sfiducia espressagli dalla maggioranza del CdA a causa della mancata comunicazione dell'avvenuto acquisto delle nuove azioni societarie da parte dei fondi libici Lia (detentrice del 7,58% del capitale sociale del gruppo), divenuti in tal modo azionisti di maggioranza relativa[7]. La fiducia verso Profumo era già venuta parzialmente meno dopo il drastico crollo del titolo nei due anni precedenti, le forti richieste economiche ai soci per l'adesione ai due aumenti di capitale, il deciso taglio ai dividendi a partire dal 2009 e il progetto della Banca Unica che comportava circa 4.700 esuberi[8]. Profumo quindi esce di scena, ricevendo comunque una buonuscita davvero rilevante, che ammonta a 40 milioni di euro[9]. di cui 2 verranno dati dall'ex Amministratore in beneficenza.

Dal 30 settembre successivo Federico Ghizzoni, già presente in UniCredit come responsabile per l'area dell'Europa centro-orientale, è il nuovo amministratore delegato del gruppo.

Nel frattempo prende corpo e sostanza quello che viene definito il nuovo modello organizzativo ONE4C ("Insieme per i clienti"). Il progetto "Insieme per i clienti" è stato attuato per aumentare ulteriormente la soddisfazione dei clienti, attraverso la specializzazione delle competenze e tempi di risposta sempre più rapidi. In pratica con una semplificazione della struttura societaria del Gruppo, si è cercato di accrescere la vicinanza ai territori e alle comunità in cui Unicredit opera. al tempo stesso si è cercato di salvaguardare i marchi delle principali banche (UniCredit Banca, UniCredit Banca di Roma, Banco di Sicilia). Il 1º novembre 2010 le società UniCredit Banca, UniCredit Banca di Roma, Banco di Sicilia, UniCredit Corporate Banking, UniCredit Private Banking, UniCredit Family Financing Bank, UniCredit Bancassurance Management & Administration fanno parte integrante del gruppo UniCredit Spa a seguito di delibera del CdA del 13 aprile precedente, approvata dalla Banca d'Italia il 25 giugno successivo, con trasferimento di tutti i rapporti in capo a UniCredit Spa; ove continuino a essere presenti, i marchi citati hanno solo scopo commerciale. Sono rimaste a se: la Unicredit Credit Management Bank, società del Gruppo con sede in Verona e specializzata nella gestione dei crediti insoluti (NPL); la FINECO bank con sede in Milano, banca specializzata nel trading on line; la Unicredit Factoring, specializzata in operazioni di factoring.

Strategie nella particolare contingenza del 2011[modifica | modifica sorgente]

Il 2011 doveva essere un anno di transizione per Unicredit, ma la crisi estiva dei debiti sovrani europei, porta al crollo delle azioni Unicredit: dal 16 febbraio 2011 al 16 settembre 2011 le azioni Unicredit hanno perso il 63% del loro valore. Entro fine anno è atteso un nuovo piano industriale, mentre un nuovo aumento di capitale diventa praticamente indispensabile. Unicredit in Italia: A partire dal 7 novembre, nel mondo F&SME (Famiglie, Privati e Piccole Imprese) sarà attuata una politica di razionalizzazione dei distretti operativi, in modo da rafforzare la vicinanza con il cliente. Attualmente la strategia operativa in Italia vede 9 Direzioni Network da cui dipendono le Aree Commerciali in cui operano appunto i Distretti. La riorganizzazione vede una riduzione di tali strutture con accorpamenti e razionalizzazioni nelle strutture delle singole Agenzie. Figura centrale e di rilevanza con la clientela e gli altri stakeholders locali sarà il DDD, Direttore di Distretto, che coadiuvato da un Vice e da un responsabile piccole Imprese, attuerà gli indirizzi commerciali nei territori presidiati.

Terzo aumento di capitale[modifica | modifica sorgente]

Il 14 novembre viene presentato il piano industriale 2012-2015: si decide un nuovo aumento di capitale (terzo in 3 anni) di 7,5 miliardi di euro e niente dividendi per il 2012. Contestualmente è stato dichiarato un esubero di 5200 dipendenti per l'Italia[10]. La ricapitalizzazione di UniCredit fa seguito al peggior trimestre della sua storia, con svalutazioni per 9,6 miliardi e un 'rosso' di 10,6. Nel 2011 non ci sarebbe stato alcun dividendo[11].

Dicembre 2011: accorpamento azioni 10 a 1[modifica | modifica sorgente]

Il 27 dicembre Unicredit apre con un accorpamento delle azioni 10 a 1 (chi possedeva 10 azioni si ritrova con una nuova azione); il capitale sociale passa da 19.298.490.693 a 1.929.849.069 azioni.

2012[modifica | modifica sorgente]

Il 4 gennaio 2012 Unicredit rende noti i dettagli dell'aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro; il forte sconto (43%) offerto alle nuove azioni (2 nuove azioni ogni vecchia azione esistente) provoca un crollo delle azioni - 37% in 3 giorni.

Ad Agosto 2012 il Financial Times ha rivelato che la banca è sotto inchiesta del District Attorney's Office della contea di New York, del ministero del Tesoro e del Dipartimento della Giustizia di Washington e di essere finita nella black-list di istituti di credito che hanno aggirato le sanzioni statunitensi contro Teheran. La stessa banca ha poi confermato, rendendo pubblici diversi documenti.[12]

2013[modifica | modifica sorgente]

UBIS, società del gruppo UniCredit, e IBM hanno creato una joint venture Value Transformation Services (V-TServices), che gestirà l'infrastruttura tecnologica di UniCredit con l'obiettivo di offrire servizi IT alle aziende del settore finanziario così come ad altri comparti, come ad esempio la Pubblica Amministrazione.[13]

Attività[modifica | modifica sorgente]

È presente:

Nell'ambito dell'asset under management opera attraverso la controllata Pioneer Investments, operante in 19 paesi. Il Pioneer Group è stato fondato nel 1928 negli Stati Uniti, è diventato leader del risparmio gestito negli Stati Uniti nel corso del 900 ed è stato acquisito da Unicredit nel 2000, mantenendo identità societaria uguale.

Posizioni critiche[modifica | modifica sorgente]

Organizzazioni non governative come Greenpeace e la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale hanno criticato Unicredit per la sua intenzione di partecipare a ben due consorzi (uno direttamente e uno tramite HypoVereinsbank AG) che partecipano alla gara d'appalto per la realizzazione del progetto di centrale nucleare di Belene, sito soggetto a forte rischio sismico, nel nord della Bulgaria. Unicredit ha successivamente ritirato la partecipazione alla gara per finanziare il progetto.[14]

Unicredit fu coinvolta in un'inchiesta della trasmissione Report nella quale si denunciò che la banca aveva fatto sottoscrivere ad aziende private ed enti pubblici dei contratti, detti derivati, contenenti costi impliciti che i clienti inesperti non sono in grado di calcolare[15][16]; l'ex ministro delle finanze Domenico Siniscalco affermò di avere egli stesso avuto difficoltà a leggere e a capire i prospetti informativi di tali derivati[15]. Secondo la trasmissione, la Consob ha multato Unicredit Banca d'Impresa per mezzo milione (provvedimento impugnato).

Consiglio d'amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Consiglio d'amministrazione in carica dall'11 maggio 2012 per gli esercizi 2012-2014 (dati Unicredit group)[17].

Capitale sociale[modifica | modifica sorgente]

Il capitale sociale sottoscritto e versato della Società al 4 gennaio 2012 è pari a Euro 19.654.856.199,43 composto da 5.791.633.617 azioni complessive, suddivise in 5.789.209.719 azioni ordinarie e 2.423.898 azioni di risparmio.

Principali azionisti[modifica | modifica sorgente]

  • BlackRock - 5,246%
  • Aabar Luxembourg S.A.R.L. (Fondo Lussemburghese controllato dalla Aabar Investments di Abu Dhabi) – 5,089%
  • PGFF Luxembourg S.A.R.L. (Fondo Lussemburghese controllato dall'operatore di private equity britannico Pamplona Global Financial Istitutions) – 5,009%
  • Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona (Fondazione Cariverona) – 3,533%
  • Delfin S.A.R.L. – 3,000%
  • Gruppo Central Bank of Libya – 2,911%
  • Capital Research and Management Company – 2,731%
    • di cui per conto di EuropeanPacific Growth Fund – 1,602%
  • Fondazione Cassa di Risparmio di Torino – 2,506%
    • di cui è prestatore per: – 0,365%
  • Carimonte Holding S.p.A. – 2,267%
  • Gruppo Allianz – 2,185%

Dati di UniCredit Marzo 2014[18]

Altri azionisti[modifica | modifica sorgente]

Dati assemblea straordinaria azionisti Unicredit.

Partecipazioni azionarie[modifica | modifica sorgente]

Valore delle azioni[modifica | modifica sorgente]

  • Valore massimo: 65,05 euro per azione; 26 aprile 2007 6,55 del valore preaccorpamento
  • Valore minimo: 2,20 euro per azione; 9 gennaio 2012, equivalenti a 0,22 € del valore pre-accorpamento.

Dati legali e iscrizioni[modifica | modifica sorgente]

  • UniCredit S.p.A.
  • Sede Sociale: Via Alessandro Specchi 16 - 00186 Roma
  • Direzione Generale: Piazza Gae Aulenti 3 - Tower A - 20154 Milano
  • Capitale Sociale 19.682.999.698,27 € interamente versato

Banca iscritta all'Albo delle Banche e Capogruppo del Gruppo Bancario UniCredit Albo dei Gruppi Bancari: cod. 2008.1 Cod. ABI 02008.1 Iscrizione al Registro delle Imprese di Roma, Codice Fiscale e P. IVA n° 00348170101 Aderente al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e al Fondo Nazionale di Garanzia.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ UniCredit/ UniCredit: 204mln utile netto III trim, in linea con attese (RCO).
  2. ^ Il cambio della denominazione è stato deliberato dall'assemblea straordinaria dei soci in data 8 maggio 2008
  3. ^ Gruppo Unicredit, La Storia. URL consultato il 16 giugno 2011.
  4. ^ Unicredit all’11 novembre ha 93,93% del capitale Hvb, Radiocor - Il Sole 24 Ore. URL consultato il 16 giugno 2011.
  5. ^ Unicredit via di Bruxelles a procedura contro Polonia, Radiocor - Il Sole 24 Ore. URL consultato il 16 giugno 2011.
  6. ^ Le cinque banche italiane promosse dagli stress test in Il sole 24 ore, 23 luglio 2010. URL consultato il 23 luglio 2010.
  7. ^ Vittorio Carlini, Andrea Franceschi, Il giorno più lungo di UniCredit. La cronaca ora per ora in Il Sole 24 ORE, 22 settembre 2010. URL consultato il 21 aprile 2011.
  8. ^ Niccolò Davini, Libici in UniCredit, "Profumo" di dimissioni. Il titolo recupera a PiazzAffari in CNRmedia, 21 settembre 2010. URL consultato il 21 aprile 2011.
  9. ^ Unicredit, il Cda sfiducia Profumo: l'AD firma la lettera di dimissioni in la Repubblica, 21 settembre 2010. URL consultato il 21 aprile 2011.
  10. ^ Unicredit: da Cda ok aumento capitale, 5.200 esuberi entro 2015 - Economia - ANSA.it
  11. ^ Corriere.it, 14 novembre 2011
  12. ^ Financial Times: "Unicredit indagata negli Usa. Violato embargo su Iran in Il Fatto Quotidiano, 26 agosto 2012. URL consultato il 26 agosto 2012.
  13. ^ V-TServices trasforma i processi di business finanziari
  14. ^ CRBM: Unicredit e Deutsche Bank escono dal nucleare bulgaro
  15. ^ a b Stefania Rimini, Il Banco vince sempre in Report - RAI Radiotelevisione Italiana, 14 ottobre 2007. URL consultato il 21 aprile 2011.
  16. ^ Daniele Lepido - Enti locali, paura derivati - Il Sole 24 Ore - 18 ottobre 2007
  17. ^ Consiglio di Amministrazione - UniCredit. URL consultato il 24 agosto 2013.
  18. ^ Azionisti UniCredit e composizione del Capitale Sociale

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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