Umberto Maddalena

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Umberto Maddalena
Foto ufficiale di Umberto Maddalena in uniforme da tenente colonnello della Regia Aeronautica
Foto ufficiale di Umberto Maddalena in uniforme da tenente colonnello della Regia Aeronautica
14 dicembre 1894 - 19 marzo 1931
Nato a Bottrighe
Morto a Tirrenia
Cause della morte esplosione in volo
Dati militari
Paese servito bandiera Regno d'Italia
Forza armata Emblem of the Regia Marina.svg Regia Marina
Lesser coat of arms of the Kingdom of Italy (1929-1943).svg Regia Aeronautica
Anni di servizio 1915-1931
Grado tenente colonnello

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Umberto Maddalena (Bottrighe, 14 dicembre 1894Tirrenia, 19 marzo 1931) è stato un ufficiale e aviatore italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Umberto Maddalena, figlio di Ettore, medico di professione[1] e rinomato botanico per diletto, e di Francesca Bianchi, insegnante elementare, nasce il 14 dicembre 1894 in località "Cao d'sora" (in veneto Capo di sopra), popolosa borgata sita in prossimità dell'argine sinistro del Po, nell'allora Comune di Bottrighe,[1] oggi una frazione di Adria, in provincia di Rovigo. Qui trascorse la sua infanzia fino al trasferimento, per l'acquisizione del padre della condotta, nel 1900 a Pettorazza Grimani, località a cui rimase legato negli anni a venire.[2]

La prima formazione tecnica la acquisì frequentando il Collegio Menegatti, sito nel capoluogo Rovigo, dove manifestò la sua passione per le macchine e per le navi. In seguito si trasferì a Venezia, dove ottenne il diploma di Capitano di lungo corso presso l'istituto Nautico Sebastiano Venier.[1] Fin da giovanissimo appassionato di vela, effettuò avventurose imprese nautiche.

Entrato in marina dopo il diploma, conseguito poco più che sedicenne,[1] fece esperienza di navigazione come semplice mozzo su un brigantino che trasportava sale in America del Sud. Successivamente si imbarcò sul veliero Mascotte che faceva rotta per l'Atlantico meridionale.[1] La prima notizie dello scoppio della prima guerra mondiale lo raggiunsero a Colon, in Uruguay. Si trovava a Buenos Aires quando, il 24 maggio 1915, l'Italia entrò in guerra contro l'Austria-Ungheria. Rientrò in Italia il prima possibile per prestare servizio militare, scoprendo con sorpresa di essere stato dichiarato disertore da circa sei mesi[1]. Risolse la situazione una provvidenziale dichiarazione del console italiano a Buenos Aires, che dichiarava testualmente: non era stato possibile sostituirlo come primo ufficiale a bordo del Mascotte.[3] Arruolato nella Regia Marina completò gli studi presso l'Accademia Navale di Livorno, ottenendo la nomina a Guardiamarina di complemento, destinato al naviglio sottile.[3] In seguito accettò con entusiasmo la proposta dell'ammiraglio Casanova di diventare aviatore, per prestare servizio nell'Aviazione di Marina. A partire dal giugno 1916 frequentò la Scuola di Volo di Sesto Calende, conseguendo il brevetto su un idrovolante FBA nel settembre dello stesso anno.[3] Terminato l'addestramento venne destinato all'idroscalo di Brindisi,[4] che stava assumendo grande importanza per il controllo del Canale di Otranto.[3] Qui trovò come comandante di squadriglia il tenente di vascello Orazio Pierozzi, suo amico di vecchia data.[3]

Durante la prima guerra mondiale, per i servizi prestati come pilota di idrovolanti della Marina venne insignito di tre Medaglie d'argento al valor militare, una Medaglia di bronzo al valor militare,[5] due Croci di guerra al valor militare oltre a numerosi altri riconoscimenti per il valore[6] e il coraggio dimostrati nelle audaci azioni contro il nemico. Tra i riconoscimenti, gli vennero attribuite ben cinquantasei ricognizioni antisommergibile, di cui due compiute con maltempo, tre bombardamenti in sfida alla contraerea nemica, e una ricognizione sulle linee nemiche particolarmente pericolosa.[3]

Dopo la fine della guerra decise di rimanere nei ranghi dell'Aviazione di Marina, e nell'agosto 1919 partecipò alla prima missione a lungo raggio organizzata dalla Regia Marina con l'impiego di due idrovolanti.[5] I due velivoli raggiunsero Amsterdam, in Olanda, per partecipare all'Esposizione Internazionale Aviatoria.[5] Da lì aerei ed equipaggi[7] proseguirono per la Svezia. Qui rimasero per un certo periodo di tempo per addestrare al pilotaggio un certo numero di aviatori svedesi.[5] Nell'aprile 1920 partecipò al Meeting d'Aviazione di Monaco, pilotando un SIAI S.17 opportunamente modificato, che però non risultò opportunamente messo a punto per le esigenze della gara.[5] Rientrato in Italia dovette partire nuovamente per la Svezia, trasferendo in volo uno dei tre idrovolanti acquistati dal locale governo. Nel settembre 1920, ai comandi di un idrovolante SIAI S.16, conquistò l'allora primato per il più lungo Raid compiuto da idrovolanti volando da Sesto Calende ad Helsinki, allora ancora in territorio svedese. Il tour promozionale del velivolo SIAI S.16 toccò Svizzera, Germania, Olanda, Danimarca, Svezia e Finlandia.[8] Suo compagno di viaggio fu il giornalista, scrittore ed esperto del mondo aeronautico Guido Mattioli. Nel 1923 transitò nella neocostituita Regia Aeronautica. Al suo rientro dalla Spagna, dove aveva prestato servizio come istruttore nella base aerea di Cartagena, gli venne affidato il comando dell'idroaviazione del Sud Adriatico e dello Jonio.[8]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Circuito del Baltico.
Colonna commemorativa del disastro

Nel 1925, alla guida di un idrovolante Macchi M.24,[9] si rese protagonista assieme con un velivolo identico[10] di un importante raid dai Balcani alla Germania. Il volo, a cui venne data la denominazione Circuito del Baltico[8] era stato programmato per far conoscere i prodotti aeronautici italiani in quel contesto regionale e per trovare possibili nuovi sbocchi commerciali. Tra il suo equipaggio vi era anche il giornalista Guido Mattioli, incaricato dal Corriere della sera nel commentare l'evento e che successivamente verrà citato nel suo libro In volo con Umberto Maddalena del 1938. Dopo aver sorvolato le Alpi si diresse verso nord sorvolando Germania ed i Paesi Bassi per poi puntare verso est sorvolando Danimarca, Svezia giungendo infine a Leningrado.[8] Nel viaggio di ritorno, diretto verso ovest, costeggiò i paesi baltici raggiungendo Amsterdam e riprendendo verso sud la rotta originale. Quando era oramai giunto in patria, dopo oltre 10 000 km percorsi, entrambi gli equipaggi furono protagonisti di un drammatico incidente sul passo dello Spluga. I due velivoli furono sbattuti violentemente su di un pendio da un'improvvisa bufera di neve,[8] tuttavia i membri dei due M.24 riportarono solamente qualche piccola contusione curata inizialmente al posto di dogana più vicino dal quale era partita una pattuglia verso il luogo del disastro. Nel 1926 Maddalena prestò servizio come consulente presso la società Aeroespresso, che aveva perso tre dei suoi cinque velivoli Savoia-Marchetti S.55 che utilizzava per il trasporto passeggeri e posta verso la Grecia ed i Paesi del Levante. Individuata la causa dei disastri nella scarsa potenza dei motori Lorraine-Dietrich, con un altro velivolo modificato con l'adozione dei propulsori Isotta-Fraschini compì il volo inaugurale del servizio di posta aerea da Brindisi ad Atene.[11] Nel 1927, in seguito ad alcune richieste pervenute da nazioni dell'Est europeo, venne organizzata una grande crociera aerea che doveva toccare i principali fiumi europei. Il velivolo prescelto per l'impresa fu il Savoia-Marchetti S.62.[11] La partenza[12] avvenne il 9 ottobre da Sesto Calende, ed il viaggio toccò Porto Rose, Belgrado, Costanza (Romania), Ghenitcensk, Saratov, Mosca, Leningrado, Helsingfors (Finlandia). Il 23 ottobre ebbe inizio il volo di ritorno che avvenne via Stoccolma (Svezia), Amsterdam (Olanda), il Reno, Coblenza, Basilea, lo Spluga ed arrivando finalmente a Sesto Calende dopo aver percorso in totale oltre 10 000 km.[11]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Italia (dirigibile).

Nel 1928 partì da Ortebello[13] con un Savoia-Marchetti S.55A[14] alla ricerca dei naufraghi del dirigibile Italia comandato dal Generale Umberto Nobile, dispersi nell'Artico.[15] Maddalena riuscì a trovarli già al secondo volo,[13] grazie alla famosa tenda rossa e compiendo più viaggi[13] a rifornirli di viveri e medicinali, rendendo possibile il loro salvataggio.[16] L'aereo rientrò a Sesto Calende il 30 agosto, dopo aver trascorso due mesi e 20 giorni in ambiente artico.[13]

Nel maggio 1929 Italo Balbo convocò Maddalena per realizzare una nuova impresa: la riconquista del record del mondo di durata in volo strappato agli italiani dai piloti tedeschi Ristics e Zimmerman, e di migliorare anche il primato di distanza su circuito chiuso ancora detenuto dagli italiani.[13] Il 2 giugno 1930 stabilì, con il Savoia-Marchetti S.64Bis,[17] il nuovo primato mondiale di durata e di distanza in circuito chiuso segnando 67 ore e 13 minuti di volo senza sosta, con 8.188 km e 800 metri di percorrenza. In seguito all'impresa, il 5 giugno 1930 gli venne conferita la seconda Medaglia d'argento al valor aeronautico,[18] consegnata, caso piuttosto raro, da Benito Mussolini in persona.[19] Come diretta conseguenza, il successivo 20 giugno venne nominato tenente colonnello per merito straordinario.[19]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crociera aerea transatlantica Italia-Brasile.

Ebbe un ruolo fondamentale nell'organizzazione della Crociera aerea transatlantica Italia-Brasile, la prima trasvolata atlantica di massa, alla quale partecipò con l'S.55A matricola I-MADD.[13] Per compiere tale impresa il 1º gennaio 1930 era stato appositamete costituito ad Ortebello il 93º Gruppo da Bombardamento Marittimodi cui Maddalena assunse il comando.[13] Per tale impresa venne insignito una Medaglia d'oro, diventando in seguito istruttore e direttore del Corso Atlantici della Scuola dell'Aeronautica militare di Orbetello. Per tale impresa venne insignito una Medaglia d'Oro al Valor Aeronautico, diventando in seguito istruttore e direttore del Corso Atlantici della Scuola dell'Aeronautica militare di Orbetello.

Nel settembre il record mondiale di distanza in volo rettilineo era stato battuto dall'aviatore francese Dieudonné Costes che aveva volato per 7 905 km dall'aeroporto di Le Bourget a quello di Tsitsikar, in Manciuria.[18] Le autorità italiane decisero di riconquistare il primato, ed il velivolo Savoia-Marchetti S.64Bis venne rimandato in ditta per essere appositamente revisionato in vista dell'impresa.[18] Maddalena rimase ucciso il 19 marzo 1931 a causa dell'esplosione in volo del suo S.64 Bis (differiva principalmente dal primo esemplare di S.64 per l'utilizzo di un'elica in metallo a passo variabile) durante un normale volo di trasferimento da Cinisello Balsamo[18] a Montecelio, da cui sarebbe dovuto partire per l'imminente trasvolata da record. Oltre al comandante Maddalena rimasero uccisi gli altri due uomini del suo equipaggio; il capitano Fausto Cecconi e il sottotenente motorista Giuseppe Da Monte.[18] Il corpo di Maddalena non venne mai rinvenuto, al contrario di quello dei due compagni di equipaggio.[18] In suo ricordo, in prossimità di dove avvenne l'incidente, sono intitolati i Bagni Maddalena ove si trova anche una colonna commemorativa (Coordinate: 43°37′08.03″N 10°17′22.12″E / 43.618897°N 10.289478°E43.618897; 10.289478).

Dopo che la commissione di inchiesta istituita per indagare sulle cause del disastro venne in possesso di tutte le parti del velivolo recuperate,[8] e dei verbali dei testimoni[1] che assistettero all'incidente,[20] due furono ritenute le cause più probabili: la rottura della coda a causa di oscillazioni irregolari,[8] già verificatosi raramente nell'S.55 del quale l'S.64 manteneva la struttura a doppia trave di coda, e l'esplosione provocata da un accumulo, nella parte inferiore della cabina di guida, di vapori infiammabili provocati dalle esalazioni del combustibile.[8] Maddalena era un irriducibile fumatore e non riusciva ad astenersi dal consumare le sue sigarette neppure durante il volo, e risulta compatibile una detonazione per ignizione a causa dell'accensione di un fiammifero.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al valor aeronautico - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor aeronautico
«Ha partecipato alla Crociera Aerea Transatlantica in qualità di pilota. Orbetello-Rio de Janeiro. 17 dicembre 1930 - 15 gennaio 1931»
— 22 gennaio 1931[21][22]
Medaglia d'argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al Valor Militare
«Comandante di squadriglia idrovolanti compiva due importanti spedizioni guerresche, confermando le sue belle qualità e dimostrando sereno sprezzo del pericolo.»
— Basso Adriatico, 25 aprile - 14 maggio 1918 (B.U. 1931 Suppl. 1)[23]
Medaglia d'argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al Valor Militare
«Compì 56 ricognizioni al largo e ricerche antisommergibili due delle quali eccezionalmente avversate dal maltempo. Prese parte a tre bombardamenti di base nemica durante i quali fu fatto segno a violento fuoco delle batterie avversarie e ad una perigliosa, ricognizione sul nemico, dando in ogni occasione bella prova di perizia, calma e coraggio.»
— Adriatico, 21 ottobre 1916 - 23 febbraio 1918 (D.L. 22 dicembre 1918, dall'Albo d'Oro dell'Aeronautica)[23]
Medaglia d'argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al Valor Militare
«Avvistate tre siluranti nemiche nel Golfo di Drin, le attaccava a bassissima quota col suo idrovolante e nonostante la viva reazione avversaria le manteneva impegnate per dar tempo ad un gruppo dei nostri esploratori a giungere a distanza di tiro. Durante l'intera azione in perfetta cooperazione con gli esploratori, non ha esitato ad esporsi a qualunque rischio, pur di arrecare i maggiori danni al nemico.»
— Basso Adriatico, 5 settembre 1918 (D.L. 16 febbraio 1919, dall'Albo d'Oro dell'Aeronautica)[23]
Medaglia d'argento al valor aeronautico - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor aeronautico
«Comandante del primo apparecchio italiano inviato in soccorso dei naufraghi della spedizione polare, vincendo notevolissime difficoltà, si portava rapidamente in volo da Sesto Calende alla Baia del Re: appena giunto alla base dello Spitzbergen riforniva l'apparecchio ed iniziava la serie dei fortunati voli sulla banchisa che culminarono con il faticoso rintracciamento della tenda rossa. Esempio di perizia aeronautica e di sereno ardimento.»
— Regioni polari, giugno-agosto 1928 (B.U. 1929 Disp 12^ pag. 237)[24]
Medaglia d'argento al valor aeronautico - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor aeronautico
«Con perizia, tenacia e valore conquistava all'Italia i record mondiali di durata e distanza in circuito chiuso.»
— Cielo di Montecelio - Ostia - Ladispoli - Anzio 30 maggio - 2 giugno 1930[24]
5 giugno 1930[19]

e> (B.U. 1930 disp. 23^ pag. 391)[24]

Medaglia di bronzo al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al Valor Militare
«Per aver compiuto come pilota due pericolose esplorazioni sotto fuoco nemico.»
— Basso Adriatico, 30 dicembre 1916 e date precedenti (D.L. 8 marzo 1917, dall'Albo d'Oro dell'Aeronautica)[24]
Medaglia di bronzo al valor aeronautico - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor aeronautico
Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
«Arditamente recavasi col proprio idrovolante su di una munitissima base nemica mai raggiunta da altri, ed in pieno giorno, assumendosi volontariamente di lanciare manifesti di propaganda, pur non ignorando la sorte riservata in caso di cattura.»
— Cattaro, aprile 1917
Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
«Pilota di idrovolante di grande abilità, organizzava con entusiasmo e competenza la squadriglia da caccia disimpegnando rischiose missioni di guerra sul nemico dopo lunghi percorsi a mare aperto ed affrontando con grande risolutezza le attive difese avversarie. Continuo esempio di coraggio e di ardimento ai suoi dipendenti.»
— Basso Adriatico, 15 maggio - 4 novembre 1918 (R.D. 20 agosto 1919, dall'Albo d'Oro dell'Aeronautica)[25]
immagine del nastrino non ancora presente Encomio solenne
«Per ardimento e perizia dimostrati nel condurre la sua sezione contro obiettivi terrestri molto lontani dalla costa.»
— 10 ottobre 1917, dall'Albo d'Oro dell'Aeronautica[25]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1931 gli venne intitolata l' Opera Nazionale Figli degli Aviatori (ONFA) di Gorizia, poi trasferito a Firenze e a Cadimare.[26][27]

Sempre a Maddalena venne intitolato il Dornier Do X I-REDI, secondo esemplare costruito, in servizio inizialmente nella compagnia aerea Società Anonima Navigazione Aerea (S.A.N.A.) per poi essere integrato nella Regia Aeronautica.

Gli fu intitolato l'Aeroporto di Asmara.[28]

Nel 1936 venne costruito in Libia, in Cirenaica, un villaggio (El Uweilia) che prese il suo nome (Censimento Libia del 1939).

Nel 1938 gli viene intitolato l'Ospedale sanatoriale di Rovigo.

Il 17 settembre 1978, in occasione del 50º anniversario della scoperta della Tenda Rossa, è stato inaugurato a Bottrighe un monumento memoriale.

Il portale web dell'Aeronautica Militare ha proposto una pagina, intitolata "I grandi aviatori", dove vengono citate le maggiori personalità storiche dell'aviazione italiana, ponendo Maddalena tra di esse.[29]

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Umberto Maddalena, Lotte e vittorie sul mare e nel cielo, Milano, A. Mondadori, 1930.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g Ferrante 2011, p. 104
  2. ^ Rondina 2004, p. 23
  3. ^ a b c d e f Ferrante 2011, p. 106
  4. ^ Ferrante 2011, p. 105
  5. ^ a b c d e Ferrante 2011, p. 107
  6. ^ Tra cui un encomio solenne conferitogli il 10 ottobre 1917.
  7. ^ I suoi tre compagni di viaggio erano i tenenti Longo e Di Robilant ed il maresciallo Minciotti
  8. ^ a b c d e f g h Ferrante 2011, p. 108
  9. ^ L'equipaggio era composto dal Maggiore Maddalena, capitano Luigi Penzo, motorista sergente De Simone e da Mattioli come passeggero.
  10. ^ Equipaggio composto dal capitano Guascone, dal tenente Jacopo Calò Carducci, e dai motoristi maresciallo Moro e sergente Antonicelli.
  11. ^ a b c Ferrante 2011, p. 109
  12. ^ Equipaggio formato da Maddalena, dal capitano pilota Alberto Del Prete e dal motorista Francesco Rampini.
  13. ^ a b c d e f g Ferrante 2011, p. 110
  14. ^ Equipaggio formato da Maddalena, dal radiotelegrafista Giovanni Marsano e dal motorista Francesco Rampini.
  15. ^ L'avventura di Nobile e Maddalena
  16. ^ Maddalena e l'avventura artica
  17. ^ Assieme al secondo pilota tenente Fausto Cecconi.
  18. ^ a b c d e f Ferrante 2011, p. 111
  19. ^ a b c Rondina 2004, p. 86
  20. ^ Alcuni pescatori che stavano lavando le reti al largo della costa tirrenica, all'altezza di Calambrone.
  21. ^ Rondina 2004, p. 88
  22. ^ Rondina 2004, p. 151
  23. ^ a b c Rondina 2004, p. 152
  24. ^ a b c d Rondina 2004, p. 153
  25. ^ a b Rondina 2004, p. 154
  26. ^ intitolazione dell'Istituto IFA
  27. ^ Storia dell'Istituto Maddalena
  28. ^ Guida dell'A.O.I., CTI, 1938/XVI
  29. ^ I grandi aviatori in aeronautica.difesa.it. URL consultato il 31 maggio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (IT) Guido Mattioli, In volo con Umberto Maddalena, Roma, Editrice L'Aviazione, 1938.
  • (IT) Aldo Rondina, Sulle ali della gloria; Umberto Maddalena: eroico trasvolatore polesano - dossier, Padova, Promomedia Communications Editore, 2004.

Periodici[modifica | modifica sorgente]

  • (IT) Ovidio Ferrante, Tra cielo e mare in Rivista Aeronautica, No.1, Roma, Editore Ministero della Difesa, febbraio 2011, pp. 104-111.