Magnavox Odyssey

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Magnavox Odyssey
Magnavox Odyssey Logo.svg
Odysseye2m.png
Produttore Magnavox
Generazione Prima
In vendita Stati Uniti 1972
Messico 1972
Gran Bretagna 1973
Egitto 1973
Europa 1974
Italia 1974 (versione Export)
Italia 1975 (versione Odissea)
Dismissione 1975
Dispositivi
di controllo
Paddle
Servizi online nessuno
Unità vendute 350 000
Predecessore no
Successore Odyssey²

La Magnavox Odyssey è la prima console per videogiochi al mondo uscita sul mercato.[1] Fu presentata la prima volta il 24 maggio 1972 e fu messa in vendita l'agosto dello stesso anno, precedendo Pong, prodotto da Atari, di tre anni.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'Odyssey venne progettata da Ralph Baer che lavorò sul prototipo e lo terminò per il 1968 dopo avere sperimentato con un gioco intitolato Bucket Filling Game. Il prototipo è conosciuto dagli appassionati come la "scatola marrone" (Brown Box)[2] ed è custodito nel National Museum of American History dello Smithsonian Institution a Washington. Le vendite iniziarono nell'agosto del 1972 e terminarono nel 1975.

Magnavox ha ottenuto il patteggiamento in un caso giudiziario contro Atari, Inc. per violazione di brevetto a causa dell'aspetto del gioco PONG dell'Atari, dal momento che è quasi identico al gioco di tennis per l'Odyssey. Durante gli anni ottanta, Magnavox citò in giudizio altre grandi società come Coleco, Mattel, Seeburg, Activision e in ognuno dei casi o vinse o arrivò al patteggiamento.[3][4] Nel 1985, Nintendo citò Magnavox e cercò di invalidare i brevetti di Baer dicendo che il primo videogame era il Tennis for Two di William Higinbotham costruito nel 1958. La corte decise che questo gioco non utilizzava il segnale video e che quindi non poteva qualificarsi come videogame. Come risultato, Nintendo perse la causa e continuò a pagare i diritti (royalties) alla Sanders Associates.

Baer inventò poi il classico gioco elettronico chiamato Simon per la Mattel nel 1978. Magnavox più tardi rilasciò molte altre console simil-Pong più piccole (Serie Odyssey di Magnavox/Philips) sempre basate sul nome Odyssey che non usavano cartucce o schede di gioco, e successivamente (nel 1978) una vera e propria console programmabile, basata su cartucce: il Philips Videopac, conosciuta sul mercato statunitense con il nome Magnavox Odyssey².

Funzionamento[modifica | modifica sorgente]

Mentre molti collezionisti considerano la Odyssey analogica piuttosto che digitale (a causa dell'aggiunta di un circuito analogico per l'output ed il controllo del gioco, e l'uso di componenti elettronici), Baer disse che lui riteneva che la console fosse digitale. I segnali elettronici scambiati tra le varie parti (generatore della palla e dei giocatori, generatori dei segnali di sincronizzazione, matrice di diodi, ecc.) erano binari.[5] I giochi e la stessa logica era implementata in DTL, un comune componente digitale pre-TTL che utilizzava transistor discreti e diodi. Il sistema era alimentato da batterie. La Odyssey mancava delle capacità audio, cosa che è stata corretta nei diversi "sistemi simil-Pong" rilasciati anni più tardi, tra cui le stesse console simil-pong rilasciate successivamente dalla stessa Magnavox e chiamate sempre Odyssey (Odissey 100, 200 ecc...). Ralph Baer propose una estensione sonora a Magnavox nel 1973, ma l'idea venne rifiutata.

L'Odyssey usa un tipo di circuito stampato rimovibile che si inserisce in uno slot simile a quello degli slot per cartucce; queste non contengono nessun componente ma hanno una serie di interruttori (jumpers) tra i piedini del connettore del circuito stampato. Questi interruttori interconnettevano i diversi generatori di logica e di segnale per produrre rispettivamente la desiderata logica di gioco e l'uscita a video. Il sistema veniva venduto con gli sfondi del gioco trasparenti che il giocatore poteva applicare al display del proprio televisore per simulare una grafica a colori, anche se erano supportate solo due diverse dimensioni di televisore. Alcuni di questi sfondi potevano perfino essere usati con le stesse cartucce, anche se usando differenti regole di gioco. Veniva venduta anche con dei dadi, fiches del poker e fogli per aiutare a tenere i punteggi: molto simile ad un tradizionale gioco da tavolo. Ralph Baer propose anche il concetto di "cartucce attive" che avrebbero contenuto componenti elettronici addizionali permettendo di aggiungere capacità aggiuntive ai giochi come per esempio effetti sonori, posizione variabile della rete, settaggio della velocità della palla, ecc. Sfortunatamente l'idea non suscitò alcun interesse. A posteriori, si potrebbe ipotizzare che tutti i produttori di cartucce con memoria ROM avrebbero potuto essere costretti a pagare i diritti alla Sanders Associates se Ralph Baer avesse brevettato le sue "cartucce attive".

Periferiche[modifica | modifica sorgente]

L'Odyssey era anche stata progettata per supportare una periferica aggiuntiva: la prima pistola ottica in assoluto ad essere mai commercializzata, chiamata Shooting Gallery. Questa testava la luce proveniente dal display del televisore, anche se puntando l'arma ad un punto luminoso (pixel) adiacente a quello effettivamente puntato, veniva interpretato come se fosse stato colpito.

Baer progettò anche un gioco del putting green, che usava una pallina da golf fissata alla cima del joystick che il giocatore avrebbe dovuto colpire usando una mazza di tipo putter. Questa idea interessò Magnavox, che prese il prototipo per effettuare dei test e inizialmente fu pianificato di rilasciarlo come un add-on simile al fucile ottico; alla fine non fu mai rilasciata.

Baer ha riprodotto le sue "cartucce attive" e il gioco del puttin green: esse possono essere osservate presso il Museum of the Moving Image di New York.[6]

Versioni e cloni[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente venduta solo negli Stati Uniti, la Odissey fu poi messa in commercio anche in altri Stati. L'esportazione iniziò con il Messico alla fine del 1972, dove la console fu rinominata "Odisea" ed i manuali tradotti in spagnolo. Nel 1973 fu importata in Gran Bretagna, dove la console fu venduta con alcune note sulle correzioni rispetto al manuale di istruzioni originale dovute alla differente tecnologia degli apparecchi televisivi. Il modello originale fu venduto anche in Egitto.[7]

Dal 1974 la Odissey fu realizzata anche in una versione denominata "Export", per la vendita in Australia, Belgio, Canada, Inghilterra, Francia, Germania, Grecia, Israele, Italia, Singapore, Svizzera e Venezuela. In Germania la console fu presentata in due versioni, entrambe rinomate "Odissee" e con il manuale tradotto in tedesco: la prima era la versione originale americana con adesivi a coprire i logo Magnavox originali, la seconda era la "Export Version" del 1974.[7]

In Italia la console fu importata solo alla fine del 1975 da G.B.C. Italia e venduta con il nome di "Odissea", con i titoli dei giochi tradotti in italiano.[7]

La console fu anche clonata in alcuni Paesi. Esistono 3 cloni noti: il primo fu venduto in Spagna con il nome di "Overkal"; il secondo fu venduto in Argentina come "Telematch De Panoramic model J-5", contenente 5 giochi; il terzo fu venduto in Svezia come "Kanal 34".[7]

L'insuccesso commerciale[modifica | modifica sorgente]

Nonostante i buoni propositi iniziali, la Magnavox Odyssey non ebbe un buon successo commerciale per via di alcuni fattori: la console venne venduta solo nei negozi Magnavox e con uno scarso battage pubblicitario; inoltre molte persone furono portate a credere che si poteva utilizzare solo con televisori Magnavox.[7] Per questa ragione, molti dei successivi giochi simil-"Pong" riportavano la seguente dicitura sulla loro scatola: "Works on any television set, black and white or color" (funziona su qualsiasi televisore, in bianco e nero o a colori). Anche il prezzo era molto alto: 100$ per la confezione base, che comprendeva 6 cartucce con 12 giochi, a cui si dovevano aggiungere 25$ per l'acquisto del "fucile", una pistola ottica da usarsi con alcuni dei giochi inclusi. Nonostante questo in tre anni ne vennero vendute 350 000 unità.[7] Nel 1975 la produzione decise di interrompere le vendite e di lavorare su un altro progetto, la Magnavox 100, alla quale vennero attribuiti molti miglioramenti tecnici.

Attualmente l'Odyssey è molto ricercata dai collezionisti ed è presente nei musei del genere.

Lista dei giochi[modifica | modifica sorgente]

Il prototipo dell'Odyssey, conosciuto come "Brown box" (scatola marrone)
  • Analogic
  • Baseball
  • Basketball
  • Brain Wave
  • Cat & Mouse
  • Dogfight
  • Football
  • Fun Zoo
  • Handball
  • Haunted House
  • Hockey
  • Interplanetary Voyage
  • Invasion
  • Percepts
  • Prehistoric Safari
  • Roulette
  • Shooting Gallery
  • Shootout
  • Simon Says
  • Ski
  • Soccer
  • States
  • Submarine
  • Table Tennis
  • Tennis
  • Volleyball
  • Win
  • Wipeout

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Levi Buchanan, Top 25 Videogame Consoles of All Time - Magnavox Odissey, IGN UK. URL consultato il 06/01/2013.
  2. ^ (EN) Greg Orlando, Console Portraits: A 40-Year Pictorial History of Gaming, Wired News, 15 maggio 2007.
  3. ^ Magnavox Patent, New York Times, 8 ottobre 1982. URL consultato il 25 febbraio 2007.
  4. ^ (EN) Magnavox Settles Its Mattel Suit, New York Times, 16 febbraio 1983. URL consultato il 25 febbraio 2007.
  5. ^ (EN) Andrew Bub, The Original GamerDad: Ralph Baer, GamerDad, 7 giugno 2005. URL consultato l'08/01/2014.
  6. ^ (EN) Bebito Jackson, The “Odyssey” of Ralph Baer: Interview w/ the Father of Videogames, diehardgamefan.com.
  7. ^ a b c d e f Magnavox Odyssey - First home video game console, Pong Story. URL consultato il 06/01/2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]