Fairchild Channel F

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Fairchild Channel F
Il Fairchild Channel F
Produttore Fairchild Semiconductor
Generazione Seconda
In vendita agosto 1976
Supporto di
memorizzazione
Cartucce

La Fairchild Channel F è la prima console programmabile basata su cartucce ROM, e diede inizio alla seconda generazione di console. Venne prodotto dalla Fairchild Semiconductor (una divisione della ditta madre) nell'agosto del 1976 al costo di 169,95 dollari statunitensi. Questa console è conosciuta anche col nome di Video Entertainment System o VES, fino a quando Atari nell'anno successivo non presentò il VCS e allora Fairchild rinominò la sua macchina. Complessivamente ne sono state vendute circa 250.000 unità.[1]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica sorgente]

L'elettronica della Channel F fu progettata da Jerry Lawson utilizzando come CPU il microprocessore Fairchild F8. Lo sviluppo fu portato avanti insieme a Nick Talesfore e Ron Smith. Lo sviluppo della CPU fu seguito da Robert Noyce, che in seguito lasciò Fairchild per fondare Intel.

La CPU F8 era molto complessa se paragonata ai circuiti integrati dell'epoca ed offriva molte più linee di ingresso ed uscita degli altri chip. Siccome non esisteva un package che potesse contenere tutti i piedini necessari, le logiche dell'F8 erano divise su 2 chip distinti che dovevano essere utilizzati insieme per formare la CPU completa. La CPU era potente quanto bastava per scrivere giochi dotati di intelligenza artificiale per permettere di giocare "contro il computer", quando le altre console permettevano solo di giocare contro un altro giocatore umano.

La tavolozza dei colori della Channel F

La grafica della console era rudimentale: lo schermo aveva una risoluzione di 128×64 pixel di cui visibili circa 102×58; per lo sfondo poteva visualizzare solo 1 colore scelto tra 4 per ogni riga dell'immagina, mentre per la grafica principale si poteva scegliere solo fra 3 colori principali, rosso, verde e blu, oppure il bianco nel caso lo sfondo fosse nero. La memoria RAM era di 64 byte, la metà del quantitativo installato sull'Atari VCS.

Una caratteristica specifica della console era la presenza di un pulsante di pausa che permetteva al giocatore di fermare il gioco oppure di cambiare il tempo o la velocità di gioco mentre era in corso la partita.[2] Nella prima versione della console il suono era generato da un altoparlante interno mentre nella seconda versione, la System II, esso era riprodotto direttamente sul televisore.

I controller erano dei joystick senza base e con una impugnatura anatomica, alla cui sommità c'era un cappuccio che era il controllo direzionale ad 8 vie. Quest'ultimo poteva essere utilizzato sia come joystick che come paddle (ruotandolo) ma poteva anche essere premuto o tirato. La prima versione della console aveva degli alloggiamenti dove riporre i controller mentre la seconda versione presentava dei controller staccabili e dei ganci posteriori dove arrotolare i cavi dei controller stessi. Zircon, che acquistò i diritti della console nel 1978, presentò nel 1982 uno speciale joystick dotato di un pulsante di fuoco, denominato "Channel F Jet-Stick".[3] Zircon lo offrì anche come "Video Command", compatibile con l'Atari VCS, l'Atari400/800, il Commodore PET ed il Commodore VIC-20.

Videogiochi[modifica | modifica sorgente]

Durante la vita della console furono rilasciate 27 cartucce giochi denominate Videocarts: le prime 21 furono vendute da Fairchild, le altre da Zircon. Ogni cartuccia costava circa 19,95 dollari e, spesso, conteneva più di un gioco. Le cartucce erano di colore giallo e delle dimensioni di una cartuccia Stereo8.[4] La console conteneva 2 giochi pre-installati, Tennis e Hockey, che per lo più erano cloni più avanzati del noto gioco PONG. In Hockey la "racchetta" poteva essere cambiata da verticale a diagonale ruotando la sommità del controller, e poteva essere mossa per tutto lo schermo. Tennis invece assomigliava molto all'originale PONG.

Un volantino del 1978 presentava 3 cartucce denominate Keyboard Videocarts: esse erano K-1 Casino Poker, K-2 Space Odyssey e K-3 Pro-Football. Nessuna delle 3 fu mai messa in vendita né tantomeno l'accessorio "Keyboard" (Tastiera) che era forse necessario per poterle usare. Queste cartucce non comparvero più in nessuno dei volantini successivamente rilasciati da Fairchild e da Zircon.

Alla fine del 1978 comparve in un volantino di Zircon una cartuccia addizionale denominata "Videocart-51" contenente un singolo gioco intitolato Demo 1: anche in questo caso la cartuccia non fu mai messa in vendita né apparve più nei volantini successivi.

Specifiche hardware[modifica | modifica sorgente]

La scheda elettronica della Grandstand Video Entertainment Computer, versione inglese della Channel F System II.
  • CPU: Fairchild F8 a 1,79 MHz (versione PAL: 2,00 MHz - versione PAL System II: 1,77 MHz)
  • RAM: 64 byte, 2 kB VRAM (2×128×64 bits)
  • Risoluzione video: 128×64 pixel, circa 102×58 pixel visibili, a seconda del televisore
  • Colori: 8 colori (bianco/nero o 4 colori massimo per riga)
  • Audio: toni a 500 Hz, 1 kHz e 1,5 kHz (modulabili velocemente per riprodurre toni differenti)
  • Input: 2 controller giochi, solidali con la console (versione originale) oppure rimuovibili (Channel F System II)
  • Output: uscita TV (cavo fissato alla console)

Impatto sul mercato[modifica | modifica sorgente]

La messa in vendita della Channel F ebbe come principale conseguenza quella di costringere Atari a rilasciare velocemente una console migliore della console PONG che fino ad allora commercializzava. Il progetto era già in cantiere presso Atari e si chiamava "Stella": questa era una macchina anch'essa basata su una CPU e sull'uso di cartucce ROM per contenere i programmi da far girare. Quando uscì la Channel F il presidente di Atari, Nolan Bushnell, si rese conto che prima che il mercato si fosse riempito di console basate su cartucce doveva far uscire la sua macchina. Ma le finanze di Atari non avrebbero mai permesso di portare a termine il lavoro di sviluppo e di imporre la console sul mercato per cui egli decise di trovare i fondi necessari vendendo la società a Warner Communications. Grazie alle possibilità economiche del gruppo Warner la console fu terminata e messa in commercio nel 1977 come Atari VCS, un nome simile a quello della console rivale. Fairchild decise perciò di rinominare la sua VES in Channel F.

La Channel F System II[modifica | modifica sorgente]

La Channel F System II

Zircon International acquisì i diritti della console e nel 1979 presentò la nuova versione denominata Channel F System II, che avrebbe dovuto competere con la più performante Atari VCS. La nuova console fu progettata da Nick Talesfore, che aveva già lavorato sul primo modello, e vide la scrittura di soli 6 nuovi giochi, alcuni dei quali erano già stati sviluppati da Fairchild prima della cessione della console.

Il nuovo modello si differenziava dal precedente per l'aspetto più compatto e moderno e per i controller che adesso erano staccabili dalla console ed i cui alloggiamenti erano stati spostati posteriormente. A livello tecnico va segnalata la scomparsa dell'altoparlante interno, dato che il suono veniva ora riprodotto direttamente sul televisore.

L'accoglienza del nuovo modello fu tiepida perché il mercato dei videogiochi, ormai dominato dall'Atari VCS, dall'Intellivision e dal Magnavox Odyssey², si stava lentamente avviando verso la crisi del 1983 e la console fu perciò tolta dal commercio poco tempo dopo.

In Europa furono vendute diverse repliche ufficiali, tra cui la Luxor Video Entertainment System in Svezia, la Adman Grandstand in Gran Bretagna, la Saba Videoplay, la Nordmende Teleplay e la ITT Tele-Match Processor in Germania e la Dumont Videoplay e la Barco Challenger (della società Barco/Dumont) in Italia e Belgio.

Elenco dei videogiochi[modifica | modifica sorgente]

Giochi integrati nel sistema:

  • Hockey, Tennis

Videocarts che sono state regolarmente vendute:

  • Videocart-1: Tic Tac Toe, Shooting Gallery, Doodle, Quadradoodle
  • Videocart-2: Desert Fox, Shooting Gallery
  • Videocart-3: Video Blackjack
  • Videocart-4: Spitfire
  • Videocart-5: Space War
  • Videocart-6: Math Quiz (Addition & Subtraction)
  • Videocart-7: Math Quiz (Multiplication & Division)
  • Videocart-8: Mind Reader, Nim (aka 'Magic Numbers')
  • Videocart-9: Drag Strip
  • Videocart-10: Maze, Cat and Mouse
  • Videocart-11: Backgammon, Acey-Duecy
  • Videocart-12: Baseball
  • Videocart-13: Torpedo Alley, Robot War
  • Videocart-14: Sonar Search
  • Videocart-15: Memory Match
  • Videocart-16: Dodge'It
  • Videocart-17: Pinball Challenge
  • Videocart-18: Hangman
  • Videocart-19: Checkers
  • Videocart-20: Video Whizball
  • Videocart-21: Bowling
  • Videocart-22: Slot Machine
  • Videocart-23: Galactic Space Wars
  • Videocart-24: Pro-Football
  • Videocart-25: Casino Royale
  • Videocart-26: Alien Invasion

Titoli esistenti ma non rilasciati ufficialmente:

  • Democart
  • Democart 2

Titoli non rilasciati:

  • Keyboard Videocart-1: Casino Poker
  • Keyboard Videocart-2: Space Odyssey
  • Keyboard Videocart-3: Pro-Football
  • Videocart-51: Demo 1

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Come molte altre console dell'epoca, anche la Channel F ha i suoi estimatori contemporanei che continuano non solo ad utilizzarla ma a sviluppare nuovi software. Ad esempio, nel 2009 è stata pubblicata una cartuccia contenente una versione del videogioco Pac-Man.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gareth R. Jones, Charles W.L. Hill, Strategic management: an integrated approach, settima, Houghton Mifflin, 2007, C-123. ISBN 0-618-73166-0.
  2. ^ Fairchild Channel F, Old-Computers.com. URL consultato il 31/12/2012.
  3. ^ Volantino pubblicitario del Channel F Jet-Stick. URL consultato il 31/12/2012.
  4. ^ Steven L. Kent, The Ultimate History of Video Games, Three Rivers Press, 2001. ISBN 0-7615-3643-4.
  5. ^ e5frog, Videocart 27: Pac-Man, Console City. URL consultato il 01/01/2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]