L'esorcista

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'esorcista
Esorcista01.jpg
Una scena del film
Titolo originale The Exorcist
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1973
Durata 122 min.
132 min. (versione integrale)
Colore colore
Audio sonoro
Genere orrore, drammatico, thriller
Regia William Friedkin
Soggetto William Peter Blatty (romanzo)
Sceneggiatura William Peter Blatty
Produttore William Peter Blatty, David Salven
Distribuzione (Italia) Warner Bros. Pictures
Fotografia Owen Roizman, Billy Williams
Montaggio Norman Gay, Evan A. Lottman, Bud Smith
Effetti speciali Marcel Vercoutere, Rick Baker
Musiche Mike Oldfield, Jack Nitzsche, Krzysztof Penderecki
Scenografia Bill Malley
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

L'esorcista (The Exorcist) è un film del 1973 diretto da William Friedkin e tratto dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty, che scrisse anche la sceneggiatura del film.

La pellicola ha avuto molto successo malgrado i problemi di censura e, negli anni seguenti, sono usciti nelle sale due sequel: L'esorcista II - L'eretico del 1977, e L'esorcista III del 1990; un prequel: L'esorcista - La genesi del 2004; e una riedizione in versione integrale del 2000, con circa undici minuti di scene inedite. Nel 1974 è stata anche realizzata una versione cinematografica turca chiamata Şeytan.

Ben accolto dalla critica, il film divenne presto un punto di riferimento del cinema moderno, acquisendo una notevole popolarità e avendo un forte impatto culturale[1][2][3]. Nel 2010 entrò a far parte del National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti[4].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

In un sito archeologico dell'antica città di Ninive nell’Iraq del Nord viene dissotterrata una statuetta che raffigura il volto del demone Pazuzu. Uno degli archeologi presenti, Merrin Lankaster, sacerdote cattolico anziano e malato di cuore, rimane molto turbato dal ritrovamento.

L’attrice Chris MacNeil si trova a Georgetown insieme alla figlia dodicenne Regan per le riprese di un film. Regan trova nella casa dove vivono una tavola ouija, e giocando con essa evoca il demone Pazuzu, che la inganna dicendole di essere Capitan Gaio. Chris MacNeil nota Damien Karras, un giovane gesuita greco-cattolico esperto in psichiatria, che pochi giorni più tardi viene sconvolto dalla perdita della madre e dal senso di colpa per non esserle stato abbastanza vicino, preso dai troppi impegni del proprio ministero. Il giorno del suo compleanno, Regan ascolta la madre parlare infuriata al telefono: la donna cerca inutilmente di contattare l’ex marito, che vive a Roma e che non si è fatto vivo per fare gli auguri alla figlia. La notte seguente la ragazza si rifugia in camera della madre, sostenendo che il suo letto si muove e non la lascia dormire. Qualche sera dopo Chris tiene un ricevimento a casa sua per la fine delle riprese del film, cui partecipano anche Padre Dyer e il regista Burke Dennings. In questa occasione, Regan inizia a dare segni di squilibrio, cosa che spinge Chris a sottoporla a diverse visite mediche. Nel frattempo, si verificano strani episodi nella cittadina e più precisamente in una Chiesa, dove viene profanata una statua della Madonna. Intanto Regan continua a peggiorare, ma i medici non capiscono quale sia la causa dei suoi problemi. Una sera Chris torna a casa e la trova vuota. La sua segretaria Sharon, al suo ritorno, si giustifica dicendo di aver lasciato Burke Dennings a badare a Regan. Poco dopo, le donne vengono informate della tragica morte dell’uomo, precipitato dalla scalinata accanto alla loro casa.

Il tenente Kinderman sospetta che si tratti di omicidio e inizia a indagare: parlando con Chris, la donna capisce che dietro alla morte dell’uomo c’è la mano di sua figlia. I medici ammettono la loro impotenza di fronte ai problemi di Regan e, di fronte al tentativo fallito di una visita psichiatrica, consigliano a Chris di rivolgersi a un esorcista. La donna, atea, è inizialmente diffidente, ma alcuni terrificanti e anormali comportamenti della figlia la inducono a rivolgersi a Padre Karras. L’uomo incontra Regan più volte come psichiatra, ma quando sente Regan parlare in latino e francese oltre che al contrario, si decide a domandare ai propri superiori l’autorizzazione per un esorcismo: il rettore lo concede e decide di chiamare Padre Merrin Lankaster, sacerdote esorcista più esperto. Padre Merrin si presenta di notte a casa MacNeil con Padre Karras e intende cominciare immediatamente. L’esorcismo si presenta subito molto difficile. A un certo punto Regan parla con la voce della madre di Padre Karras, cosa che lo fa cedere emotivamente, tanto che Merrin lo fa uscire dalla stanza. Al suo ritorno, Damien trova Padre Merrin stroncato da un infarto. Infuriato, si avventa contro Regan e ordina al demone di uscire dal corpo della ragazza e prendere il suo: l'entità si impossessa di Damien e cerca di strangolare Regan, Damien resiste e riesce a gettarsi dalla finestra, uccidendosi, prima di poter fare del male alla bambina. Il film si conclude con Chris e Regan che si trasferiscono a Los Angeles per dimenticare il terribile incubo che hanno vissuto.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Regan MacNeil, interpretata da Linda Blair: è una dodicenne che inizia ad avere disturbi comportamentali e che si scoprirà essere posseduta dal demone Pazuzu.
  • Chris MacNeil, interpretata da Ellen Burstyn: è la madre di Regan, ex attrice atea che vive da sola con la figlia.
  • Padre Lankester Merrin, interpretato da Max von Sydow: è il prete e archeologo designato per tentare di esorcizzare Regan.
  • Padre Damien Karras, interpretato da Jason Miller: è un prete che affianca Merrin nell'esorcismo di Regan; l'uomo ha affrontato una crisi spirituale dopo la perdita della madre.
  • Sharon Spencer, interpretata da Kitty Winn: è la segretaria e assistente personale di Chris MacNeil.
  • Burke Dennings, interpretato da Jack MacGowran: è l'eccentrico regista che muore ucciso presumibilmente dalla demoniaca Regan.
  • William F. Kinderman, interpretato da Lee J. Cobb: è il tenente di polizia che indaga sulla morte di Burke Dennings.
  • Padre Joseph Dyer, interpretato da William O'Malley: è un prete amico di Karras.
  • Samuel Klein, interpretato da Barton Heymen: è il medico che consiglia a Chris di rivolgersi ad un prete per aiutare Regan.
  • Pazuzu: il demone assiro che si impossessa di Regan.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Concezione e regia[modifica | modifica wikitesto]

(EN)
« In what is perhaps one of the most remarkable experiences of its kind in recent religious history, a 14-year-old Mount Rainier boy has been freed by a Catholic priest of possession by the devil, Catholic sources reported yesterday. »
(IT)
« In quella che è forse una delle più rilevanti esperienze del genere nella storia religiosa recente, un quattordicenne di Mount Rainier è stato liberato da un prete cattolico dalla possessione del diavolo, secondo fonti cattoliche riportate ieri. »
(Incipit dell'articolo del 20 agosto 1949 che ispirò la scrittura del romanzo prima e del film dopo. - Bill Brinkley, The Post[5])
William Friedkin, regista del film

La sceneggiatura del film è tratta dall'omonimo romanzo di successo del 1971 L'esorcista, scritto dallo stesso autore e produttore del film, William Peter Blatty[6]. Il romanzo era stato a sua volta ispirato da un articolo del Washington Post dell'agosto 1949 che narrava di un presunto esorcismo praticato ad un ragazzo di 14 anni a Mount Rainer, nel Maryland; tra i fenomeni soprannaturali descritti nell'articolo, poi rilanciati anche da altri quotidiani, vi erano movimenti autonomi del letto del ragazzo, del materasso, di una pesante poltrona e altri oggetti minori, rumori inspiegabili provenienti dai muri e grida del ragazzo in latino, una lingua che non aveva mai studiato[6][7].

Dopo il successo del libro, Blatty vendette i diritti per realizzare un film alla Warner Bros. per 641.000 dollari[6], per poi scrivere un primo adattamento per il grande schermo di 225 pagine, corrispondenti a circa quattro ore di scene da filmare[7]. In seguito iniziò la ricerca del regista. La Warner propose tale lavoro a Stanley Kubrick, Arthur Penn e Mike Nichols, ma tutti e tre rifiutarono. Il primo spiegò che in quel periodo non voleva dirigere film che non avesse anche scritto; Penn disse che dopo Gangster Story (Bonnie and Clyde) non voleva fare un altro film violento, specialmente se avesse coinvolto una bambina; mentre Nichols asserì che sarebbe stato impossibile trovare un'attrice dodicenne in grado di interpretare la bambina stessa[8]. Alla fine la scelta ricadde su William Friedkin, fortemente voluto sin dal principio da Blatty, il quale aveva alle spalle esperienze da regista anche per documentari[7]. Friedkin spiegò che tra i principali elementi che lo convinsero a dirigere il film vi era il fatto che fosse ispirato da una storia realmente accaduta, quindi si pose l'obiettivo di dare una visione più realistica possibile di eventi inspiegabili[7]. Inizialmente tuttavia la Warner Bros. aveva rifiutato di affidargli l'incarico, determinante nel convincere i produttori fu la sua vittoria del premio Oscar grazie a Il braccio violento della legge (The French Connection)[7].

Lo stile di William Friedkin ricorda quello di David Wark Griffith per il suo modo di sfruttare i componenti del cast in modo da ottenere reazioni il più realistiche possibili; la scena in cui padre Dyer dà l'estrema unzione a padre Karras richiese molti take, alla fine Friedkin arrivò a dare degli schiaffi a William O'Malley pur di riuscire ad ottenere l'espressione desiderata[9][10]. Linda Blair e Ellen Burstyn venivano spesso legate e strattonate violentemente, tanto che entrambe accusarono problemi alla schiena[9].

Tra Friedkin e Blatty, i quali erano entrambi determinati a produrre un film più seguendo uno stile documentaristico che da genere horror[8], vi era un ottimo rapporto sia professionale che personale; tuttavia i due si ritrovarono su posizioni diverse in fase di post-produzione. Secondo il regista, Blatty, cattolico convinto, voleva fare proselitismo verso la Chiesa cattolica, offrendo un finale più ottimista e rassicurante[8]. In tale direzione va l'edizione pubblicata per il mercato home video dal 2000 in poi, la quale presenta un finale, ri-montato secondo le volontà di Blatty, diverso dall'originale[8]. Il finale originale voluto da Friedkin, invece, offriva una chiave di lettura volutamente ambigua, bilanciata tra un'interpretazione più cinica e una più rassicurante[8].

Cast[modifica | modifica wikitesto]

William Friedkin curò anche il casting del film[8].

  • Ellen Burstyn interpreta Chris MacNeil. Durante la stesura del romanzo Blatty si era ispirato all'amica Shirley MacLaine e a sua figlia Sachi per i personaggi di Chris e Regan MacNeil, ma le donne non erano interessate ad interpretarne i ruoli nel film[9][10]. La parte di Chris venne offerta anche a Jane Fonda, Audrey Hepburn e Anne Bancroft, le quali rifiutatono. La Bancroft, anche se aveva dichiarato di essere interessata, era impossibilitata ad accettare la parte a causa di una gravidanza; Audrey Hepburn aveva invece posto come condizione lo spostare le riprese nel paese dove viveva, in Italia, ipotesi rapidamente bocciata dal regista; mentre Jane Fonda aveva espresso un giudizio nettamente negativo sul progetto[8]. Prima che fosse quindi assegnato a Ellen Burstyn, Friedkin per il ruolo aveva considerato anche Carol Burnett, sulla quale però i dirigenti dello studio cinematografico si erano espressi negativamente[8].
  • Linda Blair interpreta Regan MacNeil, per la cui parte erano state candidate anche Pamelyn Ferdin e Denise Nickerson[9]. Trovare una dodicenne adatta a tale ruolo richiese molto tempo, tanto che si era cominciato a considerare anche attrici più grandi[8]. Tuttavia, quando Elinore Blair, senza un appuntamento decise di accompagnare la figlia Linda, la quale aveva già letto il libro di Blatty, nell'ufficio di Friedkin, quest'ultima riuscì a sorprendere immediamente il regista, dimostrandosi senza timori e timidezze[8].
  • Max von Sydow interpreta padre Merrin, ruolo ispirato dalla figura di Pierre Teilhard de Chardin[8]. Mentre Blatty aveva proposto al regista Paul Scofield, Friedkin non aveva dubbi nel preferire l'attore svedese, da lui considerato uno dei migliori attori in circolazione[8]. Anche quando la Warner avanzò il nome di Marlon Brando, Friedkin pose il veto in quanto lo riteneva un volto troppo noto che avrebbe catalizzato le attenzioni dei telespettatori a dispetto degli altri protagonisti[9]. Von Sydow, il quale durante le riprese aveva ancora 43 anni, doveva sottoporsi giornalmente ad ore di trucco prima di impersonare il più anziano padre Merrin[11].
  • William O'Malley, prete gesuita e insegnante alla Fordham University, interpreta padre Dyer. Il religioso irlandese, il quale non era un attore, fece anche da consulente tecnico durante la produzione del film[9].
  • In alcuni cameo appaiono anche la madre di Linda Blair, nel ruolo di un'infermiera, e l'autore William Peter Blatty, il quale interpreta il produttore di Crash Course, il film che Chris sta girando a Georgetown.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

I caratteristici gradini di alcune scene del film

Con un budget di circa 10,5 milioni di dollari, il 14 agosto 1972 iniziarono le riprese, che sarebbero dovute durare 85 giorni, i quali includevano otto settimane di lavori a New York, tre settimane nel quartiere di Washington Georgetown e una settimana in Iraq per le scene all'inizio del film[11]. Tuttavia, una serie di imprevisti e diversi mesi più di quanto inizialmente previsto per ottenere i permessi necessari per filmare in territorio iracheno, allungarono i tempi di lavorazione fino a 224 giorni[11].

Gli interni dell'abitazione di Chris e Regan MacNeil furono girati nei CECO Studios di Manhattan, mentre gli esterni davanti ad una reale casa di Georgetown[9]. Il vapore che si vede in alcune scene uscire dalla bocca dei protagonisti mentre respirano è autentico, ottenuto grazie a potenti refrigeratori che facevano scendere la temperatura sul set fino a diversi gradi sotto zero[9]. Il sito archeologico che si vede all'inizio del film è quello realmente esistente di Hatra[9].

Incidenti sul set[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni seguenti l'uscita del film si diffusero alcuni voci secondo le quali i set utilizzati per le riprese fossero stati protagonisti di eventi soprannaturali o addirittura indicati come «maledetti». Sebbene diversi presunti avvenimenti si rivelarono falsi o non vennero confermati, destinati quindi a diventare leggende metropolitane, alcuni «strani avvenimenti» accompagnarono effettivamente la fase di produzione, durata molto più del previsto, e l'uscita nelle sale, tra cui[9][11][12][13]:

  • dopo due giorni di prese, un corto circuito provocò un incendio che distrusse quasi interamente gli interni della casa dei protagonisti, causando un ritardo per le riprese di diverse settimane e danni per 200.000 dollari; l'unica parte a salvarsi dalle fiamme era stata la camera da letto di Regan;
  • una moderna macchina di refrigerazione costata 50.000 dollari accusò molti malfunzionamenti;
  • nove persone tutte legate direttamente o indirettamente al film morirono durante le riprese. Tra di esse il fratello di Max Von Sydow, la nonna di Linda Blair, il figlio appena nato di un tecnico e l'addetto alla refrigerazione del set.
  • Jack MacGowran, il cui personaggio muore anch'esso nel film, morì qualche mese prima dell'uscita del film nelle sale;
  • il figlio di Jason Miller, Jordan, ebbe un incidente di moto mentre faceva visita al padre sul set.
  • Ellen Burstyn e Linda Blair riportarono problemi alla schiena, la prima dopo un incidente sul set accusò danni permanenti alla colonna vertebrale;
  • la strana sparizione della gigantesca statua del demone assiro Pazuzu che, spedita in Iraq per le riprese del prologo, finì per qualche oscuro motivo a Hong Kong, dove fu fortunatamente recuperata all'ultimo momento.
  • secondo il giornalista di American Hollywood Joe Hyams, a Roma, in una piazza nelle vicinanze del cinema Metropolitan che stava proiettando il film, una croce alta oltre due metri, dopo essere stata colpita da un fulmine, cadde dal tetto di una Chiesa dove era stata posata circa 400 anni prima[13][14].

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Il tema musicale del film è Tubular Bells tratto dall'omonimo album di Mike Oldfield. La colonna sonora, che include brani del compositore polacco Krzysztof Penderecki e alcune musiche originali di Jack Nitzsche, contiene i seguenti brani[15]:

  1. Kanon For Orchestra and Tape (Krzysztof Penderecki)
  2. Cello Concerto (Krzysztof Penderecki)
  3. String Quartet (Krzysztof Penderecki)
  4. Polymorphia (Krzysztof Penderecki)
  5. The Devils of Loudon (Krzysztof Penderecki)
  6. Fantasia for Strings (Hans Werner Henze)
  7. Threnody I: Night of the Electric Insects (George Crumb)
  8. Fliessend, Äusserst Zart (Anton Webern)
  9. Beginnings (Harry Bee)
  10. Tubular Bells (Mike Oldfield)
  11. Study No. 1 (David Borden)
  12. Study No. 2 (David Borden)
  13. Ramblin' Man (Dickey Betts)

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu distribuito nelle sale cinematografiche statunitensi dal 26 dicembre 1973, data preceduta da un'anteprima tenuta a New York il precedente 19 giugno[16]. In Europa venne proiettato per la prima volta nel Regno Unito dal 16 marzo 1974; in Giappone dal successivo 6 luglio, mentre in Italia dal 4 ottobre 1974[16].

Dopo le prime proiezioni furono riportati casi di convulsioni, svenimenti e vomito tra gli spettatori[17].

Divieti[modifica | modifica wikitesto]

Nel Regno Unito la British Board of Film Classification approvò la visione del film per i maggiori di 18 anni nel 1974. Tuttavia nel 1986, quando una legge obbligava le case di distribuzione ad ottenere per i film distribuiti sul mercato home video un nuovo apposito visto censura, la Warner opportunamente decise di non sottoporre il film per l'approvazione, sapendo che non l'avrebbe ottenuto. Il film restò quindi ufficiosamente bandito fino al 1999, quando la BBFC spiegò che il film, a 25 anni di distanza, non era in grado di provocare gli stessi effetti generati all'uscita nelle sale; secondo la commissione, il film era in grado di provocare gravi problemi emotivi e, anche dopo i casi di isteria accusati da giovani donne, era stato ritenuto saggio sospendere la pubblicazione del film negli anni '80 e '90[17]. Altri paesi in cui venne invece ufficialmente bandito e dove quindi la versione originale non venne proiettata nelle sale furono Malesia e Singapore[18].

Nel Nord America venne distribuito con il visto censura restricted (R), venendo quindi vietato ai minori di 17 anni non accompagnati; in Italia fu invece vietato ai minori di 14 anni[19].

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

L'esorcista ha incassato circa 233 milioni di dollari negli Stati Uniti e oltre 440 milioni di dollari in tutto il mondo[20]. È il film horror con un visto censura restricted (R) ad aver incassato di più negli Stati Uniti[21].

Tenendo conto dei prezzi aggiustati all'inflazione, al 2013 risulta al nono posto nella classifica dei film che hanno incassato di più nella storia del cinema[22].

Critica[modifica | modifica wikitesto]

All'uscita del film, il critico Stanley Kauffmann su The New Republic descrisse il film come l'unico veramente pauroso che abbia visto negli ultimi anni, in grado di provocare davvero forti reazioni emotive[23]. Joe Dante scrisse che rappresentava qualcosa di diverso da qualsiasi altra avesse mai visto, dicendosi convinto che sarebbe diventato un classico del cinema dell'orrore[24]. Variety ne esaltò la regia e la sceneggiatura, descrivendo il film come un'esperta narrazione di una storia soprannaturale, i cui fatti risultano credibili grazie alle ottime interpretazioni del cast; secondo la rivista il lavoro congiunto di Blatty e Friedkin è coeso e avvincente, riuscendo a stimolare sia la mente che i sensi[25]. Tra le testate a giudicare negativamente il film vi furono il New York Times, che lo definì uno sproloquio sull'occulto con grotteschi effetti speciali[26], e Rolling Stone, che lo giudicò un «film pornografico-religioso che tenta di rifarsi a Cecil B. DeMille»[27].

Con il passare degli anni il responso della critica migliorò ulteriormente; sull'aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes il film registra un punteggio di 87/100[28]. Roger Ebert nel 1993 lo definì «uno dei migliori film del suo genere che siano mai stati realizzati, il quale trascende sia il genere di terrore, orrore e soprannaturale, sia gli ambiziosi sforzi che vanno nella stessa direzione del film Rosemary's Baby»[29][30]. L'esorcista è comunemente riconosciuto come un classico del cinema horror[31].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il film ottenne diversi riconoscimenti, tra cui due premi Oscar e quattro Golden Globe[32]:

Con il passare degli anni il film venne indicato tra i migliori film horror da molte riviste specializzate; tra le testate ad averlo nominato come miglior film horror in assoluto vi sono Cinefantastique, Movies.com e Entertainment Weekly[33][34][35]. Nel 2010 il film venne scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti[4][36].

Altre edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Già nel 1979 il film venne rieditato una prima volta per essere riconvertito al formato 70mm, con il rapporto d'aspetto modificato da 1,85:1 a 2,20:1[37]. Nelle prime versioni televisive la scena che mostra una statua della Vergine Maria profanata è mostrata con il volto danneggiato, ma senza altre profanazioni.

Nel 1998 venne pubblicata su DVD una versione speciale in occasione del 25º anniversario dall'uscita nelle sale cinematografiche; il cofanetto includeva un finale alternativo esteso e un making of di 75 minuti intitolato The Fear of God, comprensivo di alcune scene eliminate. Due anni più tardi, nel 2000 venne pubblicata una nuova versione restaurata director's cut, intitolata The Exorcist: The Version You've Never Seen (l'edizione italiana venne indicata come versione integrale), con circa undici minuti di scene inedite. Al contrario dell'edizione di due anni prima, il finale originale venne incluso come contenuto speciale, mentre quello alternativo, ancora più esteso, divenne il finale del film scelto dal regista. In tali scene si vede padre Dyer avere una piacevole conversazione con il tenente Kinderman, che dà al finale un senso più ottimista e positivo rispetto a quello più ambiguo della versione originale; rispetto al finale esteso di due anni prima però viene tagliata una citazione diretta dal film Casablanca[38][39].

Tale nuova versione venne proiettata anche nei cinema dal 22 settembre 2000 negli Stati Uniti e dal successivo 1º dicembre in Italia. Tra le altre scene modificate o aggiunte nella versione integrale vi sono un prolungamento dell'incipit iracheno e l'inserimento della celebre scena della “camminata a ragno” di Regan lungo le scale, che era stata tagliata nella versione originale[38][39]. Quest'ultima sul set era stata eseguita dalla contorsionista Linda R. Hager, ma venne ritenuta inefficace dal regista a causa di alcuni fili che la sostenevano e rimanevano visibili in un'inquadratura; elementi rimossi grazie all'uso di tecniche di elaborazione grafica digitale non disponibili all'epoca dell'uscita del film[39].

La versione director's cut, insieme all'originale, venne distribuita anche su Blu-ray Disc a partire dall'ottobre 2010; il cofanetto contiene un nuovo documentario di circa 50 minuti con nuove immagini dal set[40].

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Il colloquio tra il tenente Kinderman e Padre Karras è ricco di citazioni cinematografiche. Inizialmente Kinderman paragona il sacerdote a John Garfield, ma al termine del colloquio gli dice in tono sarcastico che somiglia a Woody Allen: nella versione americana l’attore nominato è in realtà Sal Mineo.

Lo spirito con cui Regan comunica tramite la tavola Ouija, chiamato Capitan Gaio nella versione italiana, si chiama in realtà Capitan Howdy (Howard è il nome del padre di Regan).

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

Tra i film a cui viene fatto riferimento nella pellicola vi sono Cime tempestose, Casablanca (nel finale alternativo) e Rosemary's Baby[41].

Complice l'impatto culturale e la sua grande popolarità, sono invece numerosi i film e i programmi televisivi che lo citano o a cui fanno riferimento; tra questi Un Natale rosso sangue, Sanford and Son, Chi sei?, La donna bionica, Il presagio, Suspiria, Goodbye amore mio!, Halloween - La notte delle streghe, Amityville Horror, L'uomo venuto dall'impossibile, Poltergeist - Demoniache presenze, Ghostbusters - Acchiappafantasmi, Beetlejuice, Parenti, amici e tanti guai, Senti chi parla, X-Files, Toy Story, I Simpson, Scream, Buffy l'ammazzavampiri, Streghe, CSI - Scena del crimine, Il favoloso mondo di Amélie, The Others, Supernatural, Killing Mrs. Tingle e molti altri[41].

Dal punto di vista musicale, possiamo citare il singolo della band death metal possessed The Exorcist, nel cui intro viene riprodotta la colonna sonora del film.

Parodie[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Brian J. Dillard, The Exorcism of Emily Rose - Review in allmovie.com. URL consultato il 22 ottobre 2012.
  2. ^ (EN) Julia Layton, How Exorcism Works in howstuffworks.com, 8 settembre 2005. URL consultato il 22 ottobre 2012.
  3. ^ (EN) M. Dawson, Analysis: Horror Movies as Modern Day Morality Tales – The Exorcist in leftfieldcinema.com. URL consultato il 22 ottobre 2012.
  4. ^ a b (EN) Hollywood Blockbusters, Independent Films and Shorts Selected for 2010 National Film Registry in Library of Congress, 28 dicembre 2010. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  5. ^ (EN) Bill Brinkley, Priest Frees Mt. Rainier Boy Reported Held in Devil's Grip in The Washington Post, 20 agosto 1949. URL consultato il 22 ottobre 2012.
  6. ^ a b c (EN) The Haunted Boy: the Inspiration for the Exorcist in Strange Magazine, 2000. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  7. ^ a b c d e (EN) John W. Whitehead, Who's Afraid of The Exorcist? in Gadfly, ottobre 1998. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  8. ^ a b c d e f g h i j k l (EN) Gregg Kilday, 'Exorcist' Director Reveals the Struggle to Make the Classic Film in The Hollywood Reporter, 26 aprile 2013. URL consultato il 28 aprile 2013.
  9. ^ a b c d e f g h i j k (EN) The Exorcist in Stories Behind The Screen, 24 ottobre 2011. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  10. ^ a b (EN) Matt Slovick, The Exorcist in The Washington Post, 1996. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  11. ^ a b c d (EN) William J. Felchner, Ellen Burstyn, Max Von Sydow and Linda Blair in The Exorcist (1973) in Cinemaroll, 13 febbraio 2010. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  12. ^ (EN) Mark Feldt, Urban Legends Of The Exorcist in knoji.com, 10 febbraio 2012. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  13. ^ a b (EN) CT Goodson, 10 Creepy Things You Didn’t Know About The Exorcist in koldcast.tv, 11 febbraio 2011. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  14. ^ (EN) The Exorcist - True Stories, theexorcist.warnerbros.com. URL consultato il 5 novembre 2012.
  15. ^ (EN) Soundtracks for The Exorcist, IMDb. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  16. ^ a b Date di uscite per L'esorcista, IMDb. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  17. ^ a b (EN) TV premiere for The Exorcist in BBC, 4 marzo 2001. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  18. ^ (EN) Marcus James Dixon, 10 Oscar films that were banned in Gold Derby, 15 febbraio 2011. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  19. ^ (EN) Parents Guide for The Exorcist, IMDb. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  20. ^ (EN) The Exorcist, Box Office Mojo. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  21. ^ (EN) The Exorcist, Box Office Mojo. URL consultato il 19 ottobre 2013.
  22. ^ (EN) All Time Box Office, Box Office Mojo. URL consultato il 19 ottobre 2013.
  23. ^ Travers, Reiff, p. 149
  24. ^ Joe Dante (1974). Review of The Exorcist. Castle of Frankenstein, vol. 6, n. 2, pp. 32-33
  25. ^ (EN) The Exorcist in Variety, 31 dicembre 1972. URL consultato il 22 ottobre 2012.
  26. ^ Travers, Reiff, pp. 150-152
  27. ^ Travers, Reiff, pp. 154-158
  28. ^ (EN) The Exorcist (1973), Rotten Tomatoes. URL consultato il 22 ottobre 2012.
  29. ^ Roger Ebert (1993). Roger Ebert's Movie Home Companion. Andrews and McMeel, p. 204
  30. ^ (EN) Roger Ebert, The Exorcist in Chicago Sun-Times, 21 settembre 2007. URL consultato il 22 ottobre 2012.
  31. ^ Muir, p. 270
  32. ^ (EN) Awards for The Exorcist, IMDb. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  33. ^ (EN) Steve Biodrowski, The Exorcist: an assessment of the 2000 re-release version in Cinefantastique, 27 agosto 2010. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  34. ^ (EN) Robert B. DeSalvo, The Weekend Rent: Get Repossessed With The Exorcist Movies in Movies.com, 27 agosto 2010. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  35. ^ (EN) Rebecca Ascher-Walsh, Steve Daly, Daniel Fierman, Dave Karger, Chris Nashawaty, The 25 scariest movies of all time in Entertainment Weekly, 23 luglio 1999. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  36. ^ (EN) Mike Barnes, 'Empire Strikes Back,' 'Airplane!' Among 25 Movies Named to National Film Registry in The Hollywood Reporter, 28 dicembre 2010. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  37. ^ (EN) Rick Mitchell, That's Entertainment and 70mm prints from 35mm 1.85 photography in in70mm.com, 30 agosto 2010. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  38. ^ a b (EN) The Exorcist: The Version You’ve Never Seen (2000) in thatwasabitmental.com, 12 giugno 2011. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  39. ^ a b c (EN) Brian Collins, Collins’ Crypt: THE EXORCIST Director’s Cut Vs. Theatrical Versions in Badass Digest, 8 maggio 2012. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  40. ^ (EN) R.L. Shaffer, The Exorcist Blu-ray Review in IGN, 19 ottobre 2010. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  41. ^ a b (EN) The Exorcist (1973) - Trivia, IMDb. URL consultato il 21 ottobre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • William Peter Blatty, William Peter Blatty on "The Exorcist": from Novel to Film, Bantam Books, 1974, ISBN 978-1-901680-34-8.
  • John Kenneth Muir, Horror Films of the 1970s, McFarland, 2007, ISBN 978-0-7864-3104-5.
  • Kendall R. Phillips, Projected Fears: Horror Films and American Culture, Praeger, 2005, ISBN 978-0-313-36182-1.
  • Peter Travers, Stephanie Reiff, The Story Behind The Exorcist, Crown Publishers, 1974, ISBN 978-0-517-51656-0.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema