Catti

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Il popolo dei Catti si trovava ad est del medio corso del Reno attorno al 50, durante l'Impero di Claudio.

I Catti (Chatti in latino o Cháttoi) erano un'antica popolazione germanica stanziata nell'Assia centro-settentrionale e nel sud della Bassa Sassonia. Secondo Tacito[1] a loro sarebbe appartenuta la tribù dei Batavi, finché questi, in seguito di dispute interne, furono cacciati via, andando a stanziarsi alla foce del Reno. Confinavano a nord con gli Usipeti e i Tencteri.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Resistettero con successo all'incorporazione nell'Impero romano unendosi con la coalizione delle tribù guidate dal cherusco Arminio, che nel 9 d.C. distrusse le legioni di Varo nella battaglia di Teutoburgo. Nel 15 d.C. Germanico devastò i loro territori come rappresaglia.
Tra l'83 e l'85 d.C. i romani, per volere dell'imperatore Domiziano, condussero una nuova campagna contro questa popolazione; per questa campagna fu impegnata la Legio I Minervia, che con ogni probabilità era stata creata ad hoc a questo fine. Alla fine però, Roma rispose all'atteggiamento bellicoso e belligerante dei Catti costruendo il limes lungo il confine meridionale delle loro terre nell'Assia centrale agli inizi del I secolo (alcuni resti di queste fortificazioni sono state trovate su una collina vicino al villaggio di Metze (in latino Mattium) nel cuore del territorio catto, a sud di Kassel.
Sono da attribuire sempre ai Catti alcune invasioni delle province di Rezia e Germania inferiore, durante il regno di Marco Aurelio: nel 161-162 d.C. e pochi anni dopo nel 170 d.C. Alla fine i Catti entrarono a far parte del regno dei Franchi da Clodoveo I agli inizi del VI secolo. Sono menzionati nell'antico poema epico in lingua inglese Beowulf come "Hetwaras". Nel 723 il missionario anglosassone Winfrid, poi chiamato San Bonifacio, "Apostolo dei Germani", predicò tra i Catti e distrusse il loro albero sacro, l'Albero di Thor, vicino a Fritzlar, nell'intento di convertire al cristianesimo le tribù della Germania settentrionale.

Nella Germania di Tacito sono ricordati come guerrieri famosi per la loro disciplina e per la loro fanteria.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Historiae IV, 70 [1]
  2. ^ Cornelio Tacito, Germania, capitolo 30

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]