Ceppo di Natale

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La tradizione del ceppo di Natale illustrata nel Chambers Book of Days (1832)
Un tronchetto di Natale, dolce derivato da questa tradizione

Quella del ceppo di Natale o ceppo natalizio o ciocco natalizio è considerata una delle più antiche tradizioni natalizie[1]: si tratta di un'usanza risalente almeno al XII secolo [1][2][3] e che fino al XIX secolo-inizio XX secolo[4][5][6] era molto diffusa in vari Paesi europei, dalla Scandinavia e la Gran Bretagna fino alle Alpi e le penisole balcanica e iberica[2][3][4][7][8][9] L'usanza aveva luogo la Vigilia di Natale, quando il capofamiglia - con una particolare cerimonia di buon augurio (in genere un brindisi) - bruciava nel camino di casa un grosso tronco di legno, che poi veniva lasciato ardere anche nelle successive dodici notti fino all'Epifania[2][3][4][7][9][10][11]; i resti del ceppo venivano poi conservati, in quanto si attribuivano loro proprietà magiche (si credeva che favorissero il raccolto, l'allevamento, la fertilità delle donne e degli animali e la salute e che proteggesse dai fulmini)[2][4][7][12] e spesso venivano riutilizzati per accendere il ceppo dell'anno successivo[13].

A seconda delle culture, erano diverse le piante che venivano scelte per questa tradizione: i francesi preferivano gli alberi da frutta, gli inglesi il frassino, il pino o la quercia, gli scozzesi la betulla, i serbi la quercia, ecc.[12]

Che si trattasse di una tradizione molto antica e diffusa è testimoniato dal fatto che in alcune lingue il termine con cui si indica il ceppo si ritrova nei termini per indicare il Natale (come il lituano kalėdos, che significa letteralmente "sera del ceppo"[7]) o la vigilia di Natale (come il croato badnjak, che significa anche "ceppo")[14] o da altri soprannomi per il Natale come "Festa del Ceppo" (usato in Toscana)[6][7][13].

Da questa tradizione deriva anche quella del dolce chiamato ciocco natalizio o tronchetto di Natale, molto diffuso nei Paesi di lingua francese, dove è chiamato - come il ceppo - bûche de Noël.[9][11][15]

Interpretazioni sulle origini e sul significato dell'usanza[modifica | modifica sorgente]

Si tratta quasi certamente di un'usanza di origine precristiana[16], a cui gli studiosi hanno dato diverse interpretazioni.

Secondo Mannhardt (Der Baumkultus der Germanen und ihrer Nachbarstämme, 1875), il ceppo rappresenterebbe lo spirito della vegetazione e il suo bruciare la luce solare che garantirebbe calore per tutto l'anno a venire.[17]

Altri studiosi vedono nella tradizione riminiscenze dell'accensione annuale del focolare sacro, che rappresenta sia il centro della vita familiare sia la dimora degli spiriti degli antenati.[17]

Secondo l'interpretazione cristiana, il ceppo doveva invece simbolicamente servire per riscaldare il Bambin Gesù[18] e il fuoco rappresenterebbe l'opera di redenzione di Cristo, sacrificatosi per salvare l'umanità[8][19]

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'usanza del ceppo di Natale è attestata per la prima volta in Germania nel 1184.[2]

Dalla Germania la tradizione si diffuse anche in Scandinavia, nelle Alpi italiane, nella penisola balcanica e nella penisola iberica.[2]

L'usanza si diffuse anche in Inghilterra, dove è attestata per la prima volta nel XVII secolo.[2] A farne menzione è il poeta Robert Herrick, che parla di una tradizione molto consolidata nel Devon.[2]

Infine, l'usanza fu importata anche negli Stati Uniti e in Canada.[2]

La tradizione nei vari Paesi[modifica | modifica sorgente]

Croazia[modifica | modifica sorgente]

In Dalmazia il ceppo (in serbo-croato: badnjak) veniva addobbato con fiori e foglie[13] ed era usanza lanciare del grano o del vino al ceppo, durante il suo trasporto da parte del capofamiglia, mentre il resto della famiglia reggeva delle candele accese.[20] Il capofamiglia era solito recitare la preghiera "Benedetta sia la tua nascita!". .[20]

Francia[modifica | modifica sorgente]

In Francia, tutta la famiglia era impegnanta nella ricerca del ceppo[3] (in francese: calendeau, chalendel, chalendal, souche de Noël, bûche de Noël, ecc.[21][22]). Si usava mettere il ceppo sotto il letto come protezione dai fulmini oppure lo si mischiava al foraggio per favorire la fertilità delle mucche[23]; si credeva inoltre che i resti del ceppo prevenissero le malattie dei vitelli e la ruggine del grano[12].

In Provenza, mentre il capofamiglia andava alla ricerca del ceppo (chiamato in questa regione calignau o tréfoir), il resto della famiglia intonava preghierine che doveva favorire il parto di bambini, di agnelli e di capretti, la crescita del granturco, ecc.[21]

Nel Périgord, si usava costruire l'aratro con i resti non bruciati del ceppo, credendo che così i semi sarebbero stati più fruttuosi.[23]

Germania[modifica | modifica sorgente]

In Germania, dove il ciocco natalizio è chiamato Christklotz, Christbrand, Christblock, Julklotz o Julblock, si usava, in particolare in Assia e in Vestfalia, far bruciacchiare il ceppo lentamente per poi toglierlo e gettarlo di nuovo sul fuoco come protezione dai fulmini.[12][24]

Grecia[modifica | modifica sorgente]

In Grecia si credeva che il ceppo natalizio allontanasse dalla propria casa i kallikantzaroi, i mostri maligni del folklore locale.[24][25]

Italia[modifica | modifica sorgente]

In Lombardia, il capofamiglia usava aspergere sul ceppo o zocco del ginepro e porvi sopra delle monete recitando una preghiera in nome della Trinità.[13][19][26] In seguito, si beveva a volontà e il vino rimanente veniva gettato dal capofamiglia sul ceppo[24]; era poi anche usanza, durante la cerimonia del ceppo, tagliare tre panettoni e conservarne un pezzo a scopo taumaturgico per tutto l'anno successivo[27]

In Toscana, in particolare in Val di Chiana (provincia di Arezzo), era usanza intonare durante la "cerimonia del ceppo" la seguente preghiera: "Si rallegri il ceppo: domani è il giorno del pane […]"[8][28]. In seguito, dei bambini bendati (poi ricompensati con dolci e altri regali), dovevano colpire il ceppo con delle tenaglie, mentre il resto della famiglia intonava una particolare canzoncina, chiamata "Ave Maria del Ceppo".[8][23][28]

Montenegro[modifica | modifica sorgente]

Nel Montenegro, si usava mettere sul ceppo un pezzo di pane e - similmente all'usanza lombarda - aspergere il tronco con del vino.[13]

Portogallo[modifica | modifica sorgente]

In Portogallo, i resti del ceppo (sepo de Natal in portoghese) venivano conservati in quanto si credeva che prevenissero dai danni solitamente provocati dalle tempeste.[12]

Regno Unito[modifica | modifica sorgente]

La tradizione del ceppo di Natale (in inglese: yule log) fu adottata nella maggior parte delle zone della Gran Bretagna: unica eccezione furono le pianure scozzesi, a causa della scarsità di foreste.[2]

In Inghilterra, si usava scegliere il ceppo già il giorno della Candelora e poi lasciato essiccare.[13]

Nello Shropshire vigeva una particolare superstizione, secondo la quale era assoltamente vietato gettare la cenere del ceppo il giorno di Natale, in quanto si credeva che così facendo la si sarebbe gettata in faccia a Gesù Cristo.[29]

Nel Devon, il ceppo era invece solitamento sostituito da dei rami di frassino.[12][29][30]: ogni qual volta uno di questi rami veniva consumato dal fuoco, si usava offrire da bere del sidro[29][30].

Serbia[modifica | modifica sorgente]

In Serbia si usava tagliare il ceppo la mattina della Vigilia di Natale, prima del sorgere del sole, e riportarlo a casa, addobbato con dei nastrini, prima del tramonto.[13] Spettava poi al maschio più anziano della casa accenderlo e recitare una preghiera.[13]

Spagna[modifica | modifica sorgente]

In Catalogna è diffusa la tradizione del Tió de Nadal, un tronco intagliato dove dei bambini bendati vanno alla ricerca di regali.[13] In Galizia troviamo invece il Tizón de Nadal.

Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

Negli Stati Uniti, antecedentemente alla guerra civile americana, si usava concedere una pausa agli schiavi per tutto il periodo in cui ardeva il ceppo di Natale.[12]

Una particolare usanza era invece diffusa a partire dal 1933 a Palmer Lake, in Colorado: si trattava della cosiddetta "caccia al ceppo", durante la quale persone vestite con mantelli e cappucci rossi o verdi cercavano il tronco migliore, che in seguito veniva trascinato per le vie della città.[12]

Il ceppo di Natale nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Yul Log su Noel Noel Noel
  2. ^ a b c d e f g h i j Bowler, Gerry, Dizionario universale del Natale [The World Encyclopledia of Christmas], ed. italiana a cura di C. Corvino ed E. Petoia, Newton Compton, Roma, 2003, p. 96
  3. ^ a b c d Happywink: Yule log
  4. ^ a b c d Miles, Clement A., Storia del Natale [Christmas in Rituals and Traditions Christian and Pagan], ed. italiana a cura di Laura Mazzolini, Odoya, Bologna, 2010, p. 181
  5. ^ Cattabiani, Alfredo, Calendario, Mondadori, Milano, 2003, p. 78
  6. ^ a b Cattabiani, Alfredo, Florario, Mondadori, 1996-1998, p. 306
  7. ^ a b c d e Heinberg, Richard, I riti del solstizio [Celebrate the Solstice], Edizioni, Mediterranee, Roma, 2001, p. 100
  8. ^ a b c d Cattabiani, Alfredo, Calendario, cit., p. 79
  9. ^ a b c Ich will Weihnachten: Der Christklotz
  10. ^ Di Lorenzo, Antonio, Babbo Natale, la Befana, il presepe, la cometa e... i dolci delle feste tra leggende e verità, Egon Edizioni, Vicenza, 2006, p. 72
  11. ^ a b Culture.gov.fr: Noël > bûche de Noël
  12. ^ a b c d e f g h i Bowler, Gerry, op. cit., p. 98
  13. ^ a b c d e f g h i Bowler, Gerry, op. cit., p. 97
  14. ^ Badnjak in Italiano | Traduzione Croato-Italiano | hablaa.com
  15. ^ Bowler, Gerry, op. cit., p. 78
  16. ^ The History of Christmas: Yule log
  17. ^ a b Miles, Clement A., op. cit., p. 183
  18. ^ Cattabiani, Alfredo, Florario, cit., p. 307
  19. ^ a b Di Lorenzo, Antonio, op. cit., p. 73
  20. ^ a b Miles, Clement, A., op. cit., p. 182
  21. ^ a b Miles, Clement, A., op. cit., p. 184
  22. ^ Cattabiani, Alfredo, Calendario, cit., p. 78
  23. ^ a b c Miles, Clement, A., op. cit., p. 185
  24. ^ a b c Miles, Clement, A., op. cit., p. 186
  25. ^ Bowler, Gerry, op. cit., p. 205
  26. ^ Miles, Clement, A., op. cit., pp. 185-186
  27. ^ Di Lorenzo, Antonio, op. cit., pp. 72-73
  28. ^ a b Cattabiani, Alfredo, Florario, op. cit., pp. 306-307
  29. ^ a b c Miles, Clement, A., op. cit., p. 187
  30. ^ a b Bowler, Gerry, op. cit., p. 150
  31. ^ Morrison, Tim, A Brief History of the Yule Log, in: TIME, 25-12-2008

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]