Barolo (vino)

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Barolo
Dettagli
Stato Italia Italia
Resa (uva/ettaro) 8,0 t
Resa massima dell'uva 70%
Titolo alcolometrico
naturale dell'uva
12,5%
Titolo alcolometrico
minimo del vino
13,0%
Estratto secco
netto minimo
22,0 g/l
Riconoscimento
Tipo DOCG
Istituito con
decreto del
23.04.1966  
Gazzetta Ufficiale del
Vitigni con cui è consentito produrlo
[senza fonte]

Il Barolo è un vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita prodotto in alcuni comuni del Piemonte.[1]

Zona di produzione[modifica | modifica wikitesto]

La zona di origine delle uve atte a produrre i vini a denominazione di origine controllata e garantita «Barolo», la cui prima delimitazione risale al 31 agosto 1933, comprende i territori dei comuni di Barolo, Castiglione Falletto e Serralunga d'Alba e parte dei territori dei comuni di La Morra, Monforte d'Alba, Roddi, Verduno, Cherasco, Diano d'Alba, Novello e Grinzane Cavour in provincia di Cuneo.

Vitigni con cui è consentito produrlo[modifica | modifica wikitesto]

Tecniche di produzione[modifica | modifica wikitesto]

I vigneti devono rispondere ai requisiti esposti ai punti che seguono:

  • terreni: argillosi, calcarei e loro eventuali combinazioni;
  • giacitura: esclusivamente collinare; sono da escludere categoricamente i terreni di fondovalle, umidi, pianeggianti e non sufficientemente soleggiati;
  • altitudine: non inferiore a 170 metri s.l.m. e non superiore a 540 m s.l.m.
  • esposizione: esclusione per i nuovi impianti, del versante nord.

Per i nuovi impianti e i reimpianti la densità non può essere inferiore a 3 500 ceppi/ha.

L'allevamento consentito è la controspalliera Guyot

È vietata ogni pratica di forzatura.

Richiede un invecchiamento di almeno 38 mesi a decorrere dal 1º novembre dell'anno di produzione delle uve di cui 18 in botti di legno.

Tutte le operazioni di vinificazione, invecchiamento e imbottigliamento, debbono essere effettuate nella zona DOCG.

Caratteristiche organolettiche[modifica | modifica wikitesto]

Annate storiche presso l'Enoteca Regionale del Barolo a Barolo

Di colore rosso granato con riflessi aranciati, al naso si presenta intenso e persistente, ovvero con un patrimonio olfattivo eccezionalmente complesso, che tende a prediligere, a seconda dello stato evolutivo, note fruttate e floreali come viola e vaniglia o note terziarie come goudron e spezie.

In bocca le componenti "dure" (acidità, tannini, sali) risultano piacevolmente equilibrate da quelle "morbide" (alcoli e polialcoli), con una intensità e persistenza eccezionali che fanno del Barolo un vino potente, elegante e di grande personalità.

È importante sottolineare che, sebbene i comuni indicati siano molto vicini tra loro, esistono delle differenze organolettiche significative che contraddistinguono i vini prodotti nelle varie località. Merito dell'esposizione (in realtà poco variabile essendo obbligatori i vigneti a sud, sud-est, sud-ovest), ma soprattutto del suolo, ora argilloso, ora sabbio-argilloso, ora prevalentemente sabbioso. Il risultato è un climax in termini che consente di passare rispettivamente da soluzioni più strutturate a vini più morbidi e fruttati.

Informazioni sulla zona geografica[modifica | modifica wikitesto]

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Paesaggio vitivinicolo del Piemonte - La Langa del Barolo
(EN) The Vineyard Landscape of Piedmont: Langhe-Roero and Monferrato
Tipo Culturali
Criterio (iii) (v)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 2014
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Il Barolo nasce nelle langhe, termine che secondo alcuni studiosi deriverebbe da "Langues" che non sono altro che delle lingue di terra che si estendono in un vivace gioco di profili, modulati dal mutare delle stagioni. Dal punto di vista geologico, le Langhe hanno origine nell'Era Terziaria o Cenozoica, iniziata quasi 70 milioni di anni fa. La marna tufacea bianca caratterizza il comprensorio di produzione, sulle colline alte a dominare il fiume Tanaro. Il terreno di cui è composto il territorio nella sua massima parte appartiene a quella formazione geologica che si chiama "terreno tortoriano", uno dei 14 strati dai quali è formata la pila dei terreni sedimentari che compongono il bacino terziario del Piemonte. Il terreno Tortoniano è caratterizzato da alternanze di marne e sabbie stratificate. Queste marne sono di un colore grigio-azzurro, non molto resistenti e danno luogo a colline biancheggianti piuttosto basse e rotondeggianti, sono molto favorevoli alla coltivazione della vite.) Nasce nel cuore delle colline di Langa, a pochi chilometri a sud della città di Alba, nel territorio di 11 Comuni che si inseguono in un suggestivo itinerario di colline sorvegliate da imponenti castelli medioevali, fra cui quello di Barolo, che ha dato il nome al vino oggi celebre in tutto il mondo.[1]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il Nebbiolo viene coltivato nella zona del Barolo da tempo immemorabile, ma è grazie alla caparbietà di Camillo Benso Conte di Cavour e di Giulia Colbert Falletti, ultima marchesa di Barolo, che si cominciò a produrre, a metà dell'Ottocento un vino eccezionalmente ricco ed armonioso, destinato a diventare l'ambasciatore del Piemonte dei Savoia nelle corti di tutta Europa. A rendere importante il Barolo era ed è la sua struttura che esprime un bouquet complesso e avvolgente, in grado di svilupparsi nel tempo senza perdere le sue caratteristiche organolettiche.[1]

Si racconta che un giorno la marchesa Falletti offrì al re Carlo Alberto 325 carrà di Barolo - una per ogni giorno dell'anno ad eccezione del periodo di astinenza quaresimale - perché il Re aveva espresso il desiderio di assaggiare quel "suo nuovo vino"; l'omaggio passò alla storia: le carrà erano infatti botti da trasporto su carro, della capacità di 12 brente (circa 600 litri). Re Carlo Alberto rimase così entusiasta del vino avuto in dono, che decise di comprare la tenuta di Verduno per potervi avviare una sua produzione personale, ed altrettanto fece re Vittorio Emanuele II alcuni anni dopo acquistando la tenuta di Fontanafredda a Serralunga d'Alba.

Precedentemente all'attuale disciplinare questo vino è stato riconosciuto DOC con DPR 23.04.1966 (G.U.146 - 15.6.1966), successivamente è stato riconosciuto DOCG con DPR 01.07.1980 (GU 21 - 22.01.1981), modificato con DM 30.09.2010 (GU 239 - 14.10.2010), di nuovo modificato con DM 26.11.2010 (GU 241- 16.12.2010 (S.O. n° 279)) e infine modificato con DM 30.11.2011 (Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP)[1]

Secondo il disciplinare del 1980 il "Barolo" risultava un vino ottenuto dalla fermentazione di uva Nebbiolo nelle sue tre varietà Michet, Lampia e Rosé (Quest'ultimo è stato recentemente dimostrato essere un vitigno differente dal nebbiolo, anche se probabilmente uno suo stretto parente.) in purezza. Con le seguenti caratteristiche:

  • resa uva=80 q
  • resa vino=65,0%
  • titolo uva=12,5%
  • titolo vino=13,0%
  • estratto secco=23,0‰
  • Invecchiamento: Minimo 3 anni a decorrere dal 1º gennaio dell'anno successivo alla vendemmia, di cui almeno 2 in botti di rovere o castagno
  • Con dicitura Riserva se invecchiato per un periodo minimo di 5 anni, cui almeno 2 in botti di rovere o castagno

Menzione geografica aggiuntiva[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione di origine controllata e garantita dei vini Barolo e Barolo riserva può essere seguita da una delle seguenti menzioni geografiche aggiuntive:

Albarella, Altenasso o Garblet Suè o Garbelletto Superiore, Annunziata, Arborina, Arione, Ascheri, Bablino, Badarina, Baudana, Bergeisa, Bergera-Pezzole, Berri, Bettolotti, Boiolo, Borzone, Boscareto, Boscatto, Boschetti, Brandini, Brea, Breri, Bricco Ambrogio, Bricco Boschis, Bricco Chiesa, Bricco Cogni, Bricco delle Viole, Bricco Luciani, Bricco Manescotto, Bricco Manzoni, Bricco Rocca, Bricco Rocche, Bricco San Biagio, Bricco San Giovanni, Bricco San Pietro, Bricco Voghera, Briccolina, Broglio, Brunate, Brunella, Bussia, Campasso, Cannubi, Cannubi Boschis o Cannubi, Cannubi Muscatel o Cannubi, Cannubi San Lorenzo o Cannubi, Cannubi Valletta o Cannubi, Canova, Capalot, Cappallotto, Carpegna, Case Nere, Castagni, Castellero, Castelletto, Castello, Cerequio, Cerrati, Cerretta, Cerviano- Merli, Ciocchini, Ciocchini-Loschetto, Codana, Collaretto, Colombaro, Conca, Corini-Pallaretta, Costabella, Coste di Rose, Coste di Vergne, Crosia, Damiano, del comune di Barolo, del comune di Castiglione Falletto, del comune di Cherasco, del comune di Diano d'Alba, del comune di Grinzane Cavour, del comune di La Morra, del comune di Manforte d'Alba, del comune di Novello, del comune di Roddi, del comune di Serralunga d'Alba, del comune di Verduno, Drucà, Falletto, Fiasco, Fontanafredda, Fossati, Francia, Gabutti, Galina, Gallaretto Garretti, Gattera, Giachini, Gianetto, Ginestra, Gramolere, Gustava, La Corte, La Serra, La Vigna, La Volta, Lazzarito, Le Coste, Le Coste di Monforte, Le Turne, Lirano, Liste, Manocino, Mantoetto, Marenca, Margheria, Mariondino o Monriondino o Bricco Moriondino, Massara, Menarne, Monprivato, Monrobiolo di Bussia, Montanello, Monvigliero, Mosconi, Neirane, Ornato, Paiagallo, Panerole, Parafada, Parussi, Pernanno, Perno, Piantà, Pira, Pisapola, Prabon, Prapò, Preda, Pugnane, Ravera, Ravera di Monforte, Raviole, Riva Rocca, Rivassi, Rive, Rivette, Rocche dell'Annunziata, Rocche dell'Olmo, Rocche di Castiglione, Rocchettevino, Rodasca, Roere di Santa Maria, Roggeri, Roncaglie, Ruè, San Bernardo, San Giacomo, San Giovanni, San Lorenzo, San Lorenzo di Verduno, San Pietro, San Ponzio, San Rocco, Santa Maria, Sant'Anna, Sarmassa, Scarrone, Serra, Serra dei Turchi, Serradenari, Silio, Solanotto, Sorano, Sottocastello di Novello, Teodoro, Terlo, Tortiglione, Valentino, Vignane, Vignarionda, Vignolo, Villero, Zoccolaio, Zonchetta, Zuncai.

Abbinamenti consigliati[modifica | modifica wikitesto]

Il vino Barolo trova il giusto abbinamento con piatti come arrosti di carne rossa, brasati, cacciagione, selvaggina, cibi tartufati, formaggi a pasta dura e stagionati. Come tutti i "grandi vini rossi", può essere anche classificato come vino da meditazione.

È un ingrediente essenziale del Brasato al Barolo, tipica ricetta della cucina piemontese.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Provincia, stagione, volume in ettolitri

  • Cuneo (1990/91) 49.354,82
  • Cuneo (1991/92) 55.222,0
  • Cuneo (1992/93) 52.860,0
  • Cuneo (1993/94) 51.757,0
  • Cuneo (1994/95) 53.836,06
  • Cuneo (1995/96) 37.709,0
  • Cuneo (1996/97) 50.014,24

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Disciplinare di produzione

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]