Palazzo Barolo

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Palazzo Barolo
Palazzo barolo, 13.JPG
Palazzo Barolo
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Località Torino
Indirizzo via delle Orfane 7
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione fine del Seicento
Stile rococò
Realizzazione
Architetto Gian Francesco Baroncelli
Benedetto Alfieri (metà del Settecento)
Proprietario Opera Barolo
Proprietario storico famiglia Provana
 

Il palazzo Barolo (anche palazzo Falletti di Barolo) è una dimora patrizia di Torino.

La storia[modifica | modifica sorgente]

L'edificio, che sorge in via delle Orfane, fu costruito alla fine del Seicento da Gian Francesco Baroncelli come ristrutturazione della casa qui già posseduta dal conte Ottavio Provana di Druento, « primo scudiero » e « gran guardarobiere » di Vittorio Amedeo II di Savoia.

Nel palazzo abitarono l'unica figlia del conte Ottavio, Elena Matilde, con il marito, marchese Gabriele Falletti di Barolo il quale, con i tre figli nati nel matrimonio, lasciò il palazzo e la moglie quando il suocero non assegnò alla figlia la ricca dote già promessa al momento del matrimonio.
A 26 anni, Elena Matilde si suicidò gettandosi dalla finestra della sua camera.

Nel 1727 passò in eredità a Ottavio Giuseppe, primogenito di Elena e Gabriele Falletti di Barolo, che intorno alla metà del Settecento ne affidò la modifica a Benedetto Alfieri per adeguarlo al gusto rococò. Il palazzo fu la residenza della famiglia Falletti fino ai coniugi Tancredi e Giulia di Barolo, con i quali si estinse la casata. Essi lasciarono il palazzo alla fondazione Opera Pia Barolo.

Il palazzo è aperto al pubblico e ospita mostre artistiche.

Gli appartamenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1906 il palazzo fu oggetto di una riduzione per allargare l'angusta via laterale (oggi via Corte d'Appello): nella pavimentazione stradale s'individua ancora la traccia del perimetro originario dell'edificio. A seguito delle demolizioni, fu costruita una terrazza al posto di un preesestente cortile e fu ricostruita la Camera verde, che contiene un affresco di Luigi Morgari rappresentante Le nozze di Peleo e Teti.

Ospite dei marchesi Falletti dopo la pubblicazione de Le mie prigioni, soggiornò per molti anni nel palazzo lo scrittore Silvio Pellico, la cui camera viene mostrata ai visitatori. Pellico aiutò Giulia di Barolo nelle sue opere di carità, anche insegnando nelle scuole fondate dalla marchesa.

Lo scalone occupa lo spazio centrale del fabbricato al posto della tradizionale collocazione a lato come nei tipici palazzi nobiliari seicenteschi. Gli allestimenti decorativi del piano terra e di alcune sale del piano nobile risalgono alla fine del Seicento; gli stucchi sono di Pietro Somasso, le tele di Francesco Trevisani e gli affreschi dei Legnani.

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Ingresso di Palazzo Barolo