Salvatore Grigoli

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Salvatore Grigoli (Palermo, 5 luglio 1963) è un mafioso e collaboratore di giustizia italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Salvatore Grigoli, detto u cacciaturi, mafioso al soldo dei boss di Brancaccio, i fratelli Graviano, vissuto fra i quartieri popolari di Palermo, con 46 omicidi alle spalle risultava essere uno dei più spietati killer di Cosa Nostra, partecipando inoltre alle stragi del 1993 degli Uffizi di Firenze, a quella di via Palestro a Milano, e a vari attentati a Roma, tra cui il fallito attentato contro Maurizio Costanzo.

I fratelli Graviano lo incaricarono dell'omicidio di don Giuseppe Puglisi, che con il centro "Padre Nostro" toglieva tanti giovani ragazzi a Cosa Nostra. L'omicidio avvenne nel settembre 1993 il giorno del compleanno del parroco di Brancaccio, allora uno dei cuori della mafia a Palermo. Stando ai racconti di Grigoli, Gaspare Spatuzza si affiancò a un tranquillo don Puglisi dicendo: "Padre, questa è una rapina". Il prete avrebbe ribattuto, con un sorriso: "Me l'aspettavo". Grigoli gli sparò un colpo alla nuca, sempre stando ai racconti del pentito. [1] La morte di Puglisi sembrò una maledizione, dati i continui fallimenti a cui i mafiosi andavano incontro.

Latitante, una volta arrestato nel 1997, Grigoli confessò tutti i delitti, cominciò una collaborazione con gli inquirenti e fu un collaboratore dell'Arma dei Carabinieri, portando alla cattura del mafioso Gaspare Spatuzza. Questo lo portò ad essere scarcerato nel 1999, e posto sotto scorta. Egli contribuì all'arresto di altri mafiosi e posto a vivere in un luogo protetto. Collaborò, inoltre, con la diocesi palermitana per il processo di beatificazione di don Puglisi.

Condanne[modifica | modifica wikitesto]

È stato condannato nel 2001 dalla corte d'appello di Palermo a 16 anni per l'omicidio di don Puglisi. La Corte d' assise di Firenze gli ha inflitto 18 anni per la strage degli Uffizi. La Corte d'assise di Palermo a venti anni per l' omicidio del piccolo Giuseppe, figlio del pentito Santino Di Matteo. Sempre a Palermo, è stato condannato a 15 anni per un altro omicidio. Condanne non scontate.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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