Pasquale Di Filippo

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Pasquale Di Filippo (Palermo, 19 agosto 1963) è un mafioso e collaboratore di giustizia italiano, legato a Cosa Nostra.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È il fratello minore di Emanuele Di Filippo, anche lui mafioso e anche lui pentito.[1]

Entra in Cosa Nostra nel 1982, grazie al genero e latitante Tommaso Spadaro, detto "Don Masino", in qualità di suo autista. Tommaso Spadaro fu il vicecapo del mandamento di Porta Nuova.[2]

Prima di divenire uomo "uomo d'onore", Di Filippo, come disse durante il processo all'Ndrangheta Stragista, faceva da tramite tra i carcerati e i mafiosi fuori, muoveva i beni dei mafiosi e partecipava insieme al suocero a incontri con esponenti mafiosi, tra cui, come disse durante la deposizione al processo, Pippo Calò, Salvatore Riina e molti altri latitanti.

Divenne ufficialmente "uomo d'onore riservato" nel 1994. Riservato perché nessuno doveva sapere di lui, tranne alcuni mafiosi: Matteo Messina Denaro,[3] Leoluca Bagarella e il suo autista, Tony Calvaruso, Salvatore Grigoli, Giorgio Pizzo e Antonino "Nino" Mangano, capomandamento di Brancaccio. Dal 1994 diventa a tutti gli effetti componente del gruppo di fuoco di Bagarella.

Pasquale Di Filippo è imparentato anche con Antonino Marchesi, fratello di Vincenzina Marchesi e moglie di Bagarella.

Arresto e pentimento[modifica | modifica wikitesto]

Fu arrestato a Palermo dalla DIA il 21 giugno 1995.

Subito dopo l'arresto si pente, e inizia collaborare con lo Stato, e indirizzò la DIA verso il boss Leoluca Bagarella, dando il nome del suo autista, Tony Calvaruso. esattamente un paio di giorni dopo il suo arresto, il super latitante corleonese venne arrestato a Palermo.[4]

Pasquale Di Filippo, fece i nomi dei componenti del gruppo di fuoco di Bagarella, degli assassini del presbitero Pino Puglisi e si accusò di quattro omicidi.

In seguito, Di Filippo parlerà anche delle bombe del 1992-1993 (sarà il primo pentito a fare di nomi dei mandanti mafiosi) e verrà ascoltato anche nel processo alla Ndrangheta stragista (tenuto a Reggio Calabria nel 2018)[5].

Nel 2019, durante una chiamata alla redazione del giornale Il Fatto Quotidiano, dice espressamente di avere paura che i boss che fece arrestarere possano uscire di carcere. Nell'intervista fa riferimento soprattutto al cognato di Riina, Bagarella, che fino all'arresto avvenuto il 24 Giugno 1995 era il capo indiscusso del Clan dei Corleonesi e ricercato numero uno. Così, durante la chiamata, Di Filippo chiede al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di non firmare la sentenza di scarcerazione dei boss.[2][6]

In qualità di pentito, indirizzò la DIA verso l'arresto di altri mafiosi, tra cui: Nino Mangano, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro, Fifetto Cannella.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Attilio Bolzoni, ' AVETE TRADITO LEOLUCA' LE MOGLI RINNEGANO I PENTITI, su La Repubblica, 28 giugno 1995.
  2. ^ a b PASQUALE DI FILIPPO, su progettosanfrancesco.it, 7 luglio 2020.
  3. ^ Salvo Palazzolo, “MESSINA DENARO NASCONDE I SEGRETI DELLA STAGIONE DELLE BOMBE”, su dagospia.com, 16 settembre 2019.
  4. ^ Il pentito Di Filippo: Nino Sacco, uomo di Bagarella, è ai domiciliari. Ora ho paura, su antimafiaduemila.com, 9 maggio 2020.
  5. ^
  6. ^ Ex killer di Cosa nostra: "Ho paura, se Bagarella esce dal carcere mi uccide", su PalermoToday, 29 novembre 2019.

YT: Processo "Nrdangheta stragista" parte 29: Pasquale Di Filippo, pubblicato dal canale Cross Examination - CHANNEL, Pubblicato il 22 marzo 2020.