Sante Piaghe

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Le Sante Piaghe o Cinque Piaghe si riferiscono alle ferite sofferte da Gesù Cristo in modo particolare durante la Crocefissione. È comune anche la definizione di Stigmate.

Nuovo Testamento[modifica | modifica sorgente]

Esse sono descritte nei Vangeli solamente dopo la Resurrezione. Ad esse si aggiungono inoltre le molte ferite sofferte nel corso della Passione, in particolare durante la Flagellazione, la Coronazione di spine, e la Via Crucis. L'apostolo ed evangelista Giovanni fa notare che a Gesù non fu spezzato alcun osso.[1]

Icona della Crocifissione del XII Secolo, Monastero di Santa Caterina (Monte Sinai).

Quattro ferite corrispondono ai punti ove i chiodi furono infissi, ossia sulle mani e sui piedi.

La quinta ferita è al costato, risultante da un colpo di lancia di un soldato romano, inflitto per controllare se Gesù fosse effettivamente morto, onde evitare di spezzargli le gambe per causarne il decesso:

« Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. »   (Giovanni 19,32-34)
« Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso»   (Giovanni 19,36)
« Preserva tutte le sue ossa, neppure uno sarà spezzato. »   (Salmi 33,21)

Nel Vangelo di Giovanni le Sante Piaghe sono descritte prima dall'apostolo S. Tommaso e successivamente da Gesù stesso:

« Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». »   (Giovanni 20,25)
« Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». »   (Giovanni 20,26-27)


Antico Testamento[modifica | modifica sorgente]

Riferimenti alle Cinque Piaghe sono stati riconosciuti in versi profetici dell'Antico Testamento facenti riferimento alla Passione del Messia.

« Hanno forato le mie mani e i miei piedi  »   (Salmo 21)
« Se poi qualcuno gli dirà: "Che cosa sono queste ferite nelle tue mani?", egli risponderà: "Sono quelle con cui sono stato ferito nella casa dei miei amici" »   (Zaccaria 13,6)
« Io non ti dimenticherò mai. Ecco, io ti ho incisa sulle palme delle mie mani »   (Isaia 49,15)

Stigmate[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stigmate.

Si è sviluppato in anni recenti un certo dibattito sul punto di infissione dei chiodi. Un fatto apparentemente evidente, citato ad esempio dal Dottore della Chiesa S. Alfonso Maria de' Liguori, è che le mani sarebbero soggette a lacerazione[2]. Taluni hanno concluso che le mani non sembrerebbero un punto d'appoggio in grado di poter sopportare il peso del corpo. Si ritrovano dunque icone, dipinti, e sculture del Cristo Crocifisso con i chiodi infissi nei polsi. A ciò si aggiungono testimonianze storiche che narrano di crocefissioni romane in cui i chiodi venivano infissi ai polsi.[3]

Tuttavia, in tutti i santi che hanno sperimentato il dono mistico delle Cinque Ferite, visibili o invisibili, le ferite agli arti superiori erano riscontrate o percepite al centro delle mani, non ai polsi.

Uno dei mistici stigmatizzati, San Pio da Pietrelcina, ha risposto a chi gli domandava se le mani del Signore non si fossero lacerate sotto il peso del corpo, che Egli era legato anche con delle cordicelle sotto le ascelle.[4] Ciò sarebbe in linea con le tecniche di crocefissione romane, che spesso includevano la sospensione su corde.[5]

Anche nelle visioni della beata Anna Katharina Emmerick, stigmatizzata, si trova riferimento all'uso di corde per stirare al massimo le braccia e le gambe di Cristo durante l'infissione dei chiodi, ed anche per issare il Crocifisso.[6]

Studi anatomici moderni hanno dimostrato che chiodi infissi sulla parte superiore del palmo, con fuoriuscita dalla parte posteriore del polso, sono in una posizione tale da poter sopportare il peso di un corpo umano, oltretutto senza fratturare le ossa della mano.[7]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Frederick Zugibe, The crucifixion of Jesus : a forensic inquiry, New York, M. Evans and Co., 2005.
  • (ES) Antonie Weiss, María Marta Chambon : apóstol de las Llagas del Señor, Zaragoza, Fundaciòn María Mensajera, 2003.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gv 19,36
  2. ^ Alfonso Maria de Liguori, Opere spirituali, 1825, p. 72.
    «Va egli girando l'addolorato capo ora da una parte, ora dall'altra; se l'abbandona sul petto, le mani col peso vengono a più squarciarsi;».
  3. ^ Luigi Colli, La sacra Sindone, Demetra, 1998, p. 66.
  4. ^ Allegri, A tu per tu con Padre Pio.
  5. ^ (EN) The Cambridge Encyclopedia of Human Paleopathology.
  6. ^ Anna Katharina Emmerick, s., La dolorosa passione di Nostro Signore Gesù Cristo.
  7. ^ (EN) Frederick Zugibe, The crucifixion of Jesus : a forensic inquiry, New York, M. Evans and Co., 2005. L'autore è un rinomato patologo e medico legale, Frederick Zugibe.