Lamborghini Miura

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Lamborghini Miura
Lamborghini Miura P400SV.jpg
Lamborghini Miura P 400 SV del 1972
Descrizione generale
Costruttore Italia  Lamborghini
Tipo principale Coupé
Produzione dal 1966 al 1973
Sostituita da Lamborghini Countach
Esemplari prodotti 763
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4.390 mm
Larghezza 1.780 mm
Altezza 1.050 mm
Passo 2.500 mm
Massa da 985 a 1.245 kg
Altro
Progetto Gian Paolo Dallara e
Giotto Bizzarrini
Stile Marcello Gandini
per Bertone
Auto simili Maserati Ghibli
Ferrari 365 Daytona
Alfa Romeo 33 Stradale
MiuraP400S1968Ret.jpg

La Miura è una vettura sportiva prodotta dalla Lamborghini tra il 1966 e il 1973.

Storia[modifica | modifica sorgente]

il telaio della Miura presentata al Salone dell'Automobile di Torino del 1965

Il telaio denominato TP400 (dalla posizione del motore e dalla sua cilindrata), completo di motore e sospensioni, venne presentato al salone di Torino del 1965. Questa meccanica era frutto della passione dei tecnici Gian Paolo Dallara e Paolo Stanzani, i quali, pur consapevoli dell'avversione di Lamborghini per le corse, avevano utilizzato lo schema a motore centrale di alcune automobili da competizione dell'epoca, quali la Ford GT40 o la Ferrari 250 LM. Su queste due vetture il motore era però in posizione longitudinale, mentre questo era montato trasversalmente tra l'abitacolo e l'assale posteriore, soluzione che permise di ridurne considerevolmente l'ingombro. Si noti che in quel periodo la maggior parte delle Gran Turismo sportive adottavano la configurazione motore anteriore e trazione posteriore. Il motore installato era il da 3.9 L di cilindrata, progettato da Giotto Bizzarrini che già equipaggiava la 400 GT con poche modifiche quali il rapporto di compressione aumentato da 9,5:1 a 9,8:1 e nuovi carburatori. La potenza dichiarata salì a 350 hp (260 kW). Nuccio Bertone, presente alla rassegna, ne fu rapito al punto di dichiarare a Lamborghini: “Io sono quello che può fare la scarpa al tuo piede”. Quest’ultimo si lasciò convincere ad approvare il progetto nonostante il suo scetticismo: “Sarà una buona pubblicità,” dichiarò ai suoi tecnici, “ma non ne venderemo più di 50”. Bertone allestì quindi la carrozzeria che venne disegnata a tempo di record dal giovane stilista Marcello Gandini[1]. Ferruccio Lamborghini, che era nato sotto il segno del toro, volle battezzare la vettura ultimata col nome Miura in onore dell'allevatore di tori da combattimento Don Eduardo Miura Fernandez. La Miura fu la prima di una lunga tradizione di auto costruite da Lamborghini e battezzate con nomi ispirati alla tauromachia. Inoltre la sigla del telaio perse la T nonostante la meccanica non avesse subito significative modifiche.

Presentata al Salone dell'automobile di Ginevra del 1966, La Miura P400 fu un successo senza precedenti. La vettura lasciò senza fiato tutti i visitatori facendo invecchiare di colpo tutte le supercar dell'epoca e dando l'inizio ad una nuova era nel campo dell'automobile[2][3]. Si trattava di un esemplare di preserie: in seguito le ruote a raggi vennero sostituite con altre in lega Campagnolo e la copertura in plexiglas del motore con una persiana, sempre di plastica, che migliorava la dispersione di calore del motore. Questa prima versione, prodotta in 275 esemplari, verrà seguita nel 1969 dalla versione S con motore da 370 hp (276 kW) della quale verranno allestite 338 vetture. Nel 1971 venne presentata l'ultima e più estrema versione della Miura, identificata dalla sigla SV. Il motore di quest'ultima versione erogava ben di 385 hp (287 kW). La produzione della SV fu di soli 150 esemplari[4]. In totale vennero prodotte circa 700 esemplari di Miura nelle tre versioni P400, P400 S e P400 SV.

Il difetto principale di questa autovettura fu che sulle prime Miura si manifestava la tendenza ad incendiarsi. Il problema originava dalla decisione della Lamborghini di montare i carburatori Weber IDL 30C1. Questi carburatori erano progettati esclusivamente per l'impiego agonistico e non per l'impiego stradale. Durante le soste, per esempio al semaforo, quando il motore rimaneva al minimo per un certo periodo di tempo si creava un ristagno di benzina che poi poteva incendiarsi quando si accelerava nuovamente. La soluzione fu trovata da un ingegnere della Lamborghini stessa che operò una modifica al carburatore creando un circuito di recupero del carburante. Tra le altre caratteristiche peculiari della Miura va annoverata la posizione del serbatoio del carburante. Situato nella parte anteriore della vettura e mano a mano che la benzina si consumava l'anteriore tendeva ad alleggerirsi rendendo più difficile gestire la vettura, che si alleggeriva all'anteriore. Altra peculiarità era data dalla forma, simile a quella delle corna di un toro (animale da cui deriva anche il nome dell'automobile stessa), che assumevano le portiere quando aperte.

Nel 2004 la rivista americana Sport Cars International ha posizionato la Miura al quarto posto nelle classifiche Top Sport Cars degli anni sessanta, settanta e nella classifica delle Top Sport Cars di tutti i tempi.

La Miura fu un auto molto ambita dai VIP dell'epoca. Tra i suoi facoltosi possessori ricordiamo: Claudio Villa, Little Tony, Bobby Solo, Gino Paoli, Elton John, Dean Martin e per finire Hussein di Giordania e lo Scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi che ne ebbe due, una delle quali acquistata all'asta nel 1997 da Nicolas Cage alla cifra di 490.000 dollari, diventando il prezzo più alto pagato per questa vettura, poi rivenduta nel 2002. La Miura è tuttora una delle auto più ambite dai collezionisti d'auto, come Jay Kay e Jay Leno (il quale ne possiede più di una).

Miura Jota[modifica | modifica sorgente]

Una Lamborghini Miura SVJ

Nel 1970 il collaudatore della casa Bob Wallace ricevette l’incarico di sviluppare una versione da competizione della Miura. Wallace utilizzò come base una Miura S utilizzata per i test che aveva già percorso 20.000 km. Sotituì il telaio con uno più rigido, fabbricato appositamente in lamiera ed elementi tubolari, su cui vennero montate sospensioni Koni da competizione e freni a disco auto ventilanti. Sul motore vennero installati quattro carburatori Weber 46 IDL e il rapporto di compressione fu aumentato da 10,4:1 a 11,5:1. In questo modo la potenza massima raggiunse i 440 CV a 8500 giri/min. Buona parte della carrozzeria venne rimodellata con pannelli in Avional, le griglie sugli sfoghi del radiatore rimosse e i finestrini in vetro sostituiti con elementi in plexiglas, il tutto per ridurre il peso dell’auto fino a 890 kg, 150 in meno della Miura S. Esteriormente era riconoscibile per i passaruota posteriori allargati (per far posto a ruote larghe 12 pollici), per i due grossi baffi anteriori che aumentavano la deportanza e per i fanali incassati coperti da calotte in perspex. In ossequio alla tradizione della tauromachia, cui la Lamborghini era molto legata, la vettura fu battezzata Jota, ovvero la pronuncia spagnola della lettera J (nel regolamento F.I.A. l’allegato J stabilisce le specifiche delle auto da competizione). . In realtà, vista la tradizionale avversione di Ferruccio Lamborghini per le gare, l’auto non gareggiò mai e fu soltanto un laboratorio su cui sviluppare soluzioni destinate ai futuri modelli stradali. Molti particolari della Jota furono infatti trasferiti sulla successiva Miura SV lanciata nel 1971. Finito il periodo di sperimentazione l’auto viene venduta ad un appassionato bresciano, deciso a farla gareggiare, ma durante una prova su strada la vettura si schianta contro un pilastro di cemento di un ponte, riportando danni irrecuperabili. Successivamente, su richiesta dei clienti, la Lamborghini modificò alcune SV con specifiche simili, ma meno estreme, alla Jota. Queste Miura sono oggi definite "SVJ". I numeri di telaio delle Miura modificate in fabbrica sono numero 4860, 4892, 4934, 4990, 5090 e 5100. La numero 4934 era quella in possesso di Nicolas Cage. Altre Miura furono modificate da officine esterne, a volte con la collaborazione di dipendenti ed ex dipendenti Lamborghini. Queste ultime vengono definite Jota Replica.

Miura Roadster[modifica | modifica sorgente]

La Miura Roadster restaurata

Dopo il rifiuto di Ferruccio di produrre la 350 GTS, Paolo Stanzani e Gian Paolo Dallara non rinunciarono all’idea di una Lamborghini convertibile, così nei ritagli di tempo (e con la collaborazione di Marcello Gandini) ci riprovarono con Miura. Al salone di Bruxelles[5] del 1968 nello stand di Bertone venne infatti esposta una versione scoperta della P400. Aveva una configurazione “targa”, ossia priva del tettuccio da montante a montante (trattandosi di un prototipo non era nemmeno predisposta per il montaggio di uno di fortuna). Altre differenze dal modello di derivazione erano l’assenza della copertura del cofano motore, che lasciava carburatori e testate a vista, ed un disegno leggermente differente della coda. Malgrado il notevole successo riscosso alla rassegna belga e le numerose richieste ricevute, anche questa volta Lamborghini, per il quale le cabriolet non corrispondevano all’idea di granturismo confortevole e silenziosa che voleva produrre, declinò l’offerta di metterla in produzione e rifiutò persino la richiesta di Nuccio Bertone di produrne una piccola serie nei suoi stabilimenti torinesi. Il prototipo venne invece venduto alla società americana ILZRO (International Lead Zinc Research Organization) la quale, grazie alla collaborazione del designer della Ford John Foster, la trasformò in un auto promozionale, una vetrina per i propri prodotti e tecnologie. L’auto venne ridipinta dall’originale azzurro micalizzato a verde scuro, gli interni di pelle bianca vennero sostituiti con altri in camoscio marroni, la carrozzeria infine viene adornata con cromature, zincature ed elementi vari, risultandone appesantita di ben 600 kg. Anche il nome fu cambiato in Zn75 (dai simboli chimici dei metalli usati nella conversione). Una volta assolto il suo compito la Roadster fu prima rivenduta ad un collezionista americano e poi rintracciata nel 2009 dal presidente del New York Lamborghini Owners Club il quale, entratone in possesso la fece accuratamente ripristinare alle condizioni originali. Nel 2010 la vettura è stata esposta al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este, dove ha vinto il premio per il miglior restauro.

La Miura nei media[modifica | modifica sorgente]

  • In ambito cinematografico la Lamborghini Miura appare in una lunga e spettacolare sequenza del film Un colpo all'italiana; la versione originale è del 1969. Anche il protagonista di Camorra film del 1972 utilizza una "Miura" bianca visibile in diverse sequenze. Appare anche nel film Bolidi sull'asfalto a tutta birra del 1970 (con Giacomo Agostini).
  • Nel film "L'amica" di Alberto Lattuada Franco Raimondi (Jean Sorel) utilizza una Miura non solo per strada ma anche in pista durante una sequenza girata sul circuito di Monza dove percorre anche l'anello con le curve sopraelevate.
  • In ambito fumettistico, nel fumetto Valentina Mela Verde (1969 - 1976) di Grazia Nidasio, il fratello della protagonista viene soprannominato Miura a causa della sua passione per le auto sportive.
  • In ambito televisivo, la Miura, sia in versione base che SV, fa la sua comparsa nella quarta puntata della terza stagione del famoso programma televisivo della BBC Top Gear, durante uno speciale sulle Lamborghini.

Dati tecnici[modifica | modifica sorgente]

Caratteristiche tecniche - "Lamborghini Miura LP 400" del 1966
Lamborghini Miura Engine-bay.JPG
Configurazione
Carrozzeria: Coupé Posizione motore: centrale trasversale Trazione: posteriore
Dimensioni e pesi
Ingombri (lungh.×largh.×alt. in mm): 4.390 × 1.780 × 1.050 Diametro minimo sterzata:
Interasse: 2.500 mm Carreggiate: anteriore 1.418 - posteriore 1.418 mm Altezza minima da terra:
Posti totali: 2 Bagagliaio: Serbatoio: 95 litri
Masse / in ordine di marcia: 1.115 kg
Meccanica
Tipo motore: 12 cilindri a V di 60° con monoblocco e teste in alluminio Cilindrata: (Alesaggio x corsa = 82 x 62 mm); totale 3.929 cm³
Distribuzione: a 2 valvole per cilindro, doppio albero a camme in testa con comando a catena Alimentazione: 4 carburatori triplo corpo Weber 40 IDL 3C supportati da 2 pompe elettriche
Prestazioni motore Potenza: 350 CV a 7.000 giri/min / Coppia: 37,6 kgm DIN a 5.100 giri/min
Frizione: Cambio: Manuale a 5 rapporti + retromarcia
Telaio
Corpo vettura Autotelaio a piattaforma semi-portante in lamiera scatolata
Sospensioni anteriori: A ruote indipendenti, trapezi, molle elicoidali e barra stabilizzatrice con ammortizzatori idraulici telescopici / posteriori: A ruote indipendenti, bracci triangolari e molle elicoidali, ammortizzatori idraulici telescopici
Freni anteriori: a disco / posteriori: a disco Girling con doppio circuito
Pneumatici 205 VR 15
Prestazioni dichiarate
Velocità: con il massimo rapporto al ponte 293 km/h Accelerazione: 24,5 s sul km da fermo - Da 0 a 100 km/h in circa 6,3 s
Consumi 17,5 l/100 km
Fonte dei dati: Scheda su connectingrod.it

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il primo telaio della Miura
  2. ^ I 40 anni della Miura
  3. ^ La Miura su Ruoteclassiche
  4. ^ Le serie della Miura su Automobilismo d'epoca
  5. ^ Lamborghini Miura P400 Roadster. URL consultato il 6 giugno 2013.
  6. ^ http://www.igcd.net/vehicle.php?id=5284&PHPSESSID=c18ff1...&width=1024 IGCD:1971 Lamborghini Miura 'Melizanno'

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • De la Rive Box, B., (2002), Enciclopedia delle auto classiche, Edizioni White Star, Vercelli.
  • Gazzetta dello Sport-Fabbri Editore, Lamborghini Collection, 2013, n.33


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