Aborto

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Antica raffigurazione di una donna sottoposta a un aborto provocato

L'aborto è l'interruzione prematura di una gravidanza. Questa può avvenire per cause naturali (aborto spontaneo) o essere provocata artificialmente (aborto provocato o interruzione volontaria della gravidanza).

Definizioni[modifica | modifica wikitesto]

La parola aborto deriva dal latino abortus, vocabolo composto dal participio passato del verbo orior, "nascere" e dalla particella negativa ab-, quindi letteralmente "morire nel nascere"[1].
In Italia, si definiva, in passato, come aborto un'interruzione della gravidanza avvenuta entro il 180º giorno dal concepimento. Attualmente tale indicazione in medicina è superata[2], e si preferisce indicare con tale termine l'interruzione della gravidanza in cui il feto non abbia raggiunto un peso minimo di 500 grammi all'atto dell'espulsione o estrazione dal corpo della donna,[3] oppure, se il peso non è conosciuto, che non abbia raggiunto la 22ª settimana di gestazione o in alternativa l'altezza di 25 cm.[4] Si parla invece di parto prematuro o nascita pretermine nel caso di un parto che si verifichi a partire dalla 22ª e prima della 37ª settimana di gestazione compiuta e, in caso di morte del feto in utero, dopo la 22ª settimana di età gestazionale non si parla più di aborto, ma di morte endouterina fetale.

In medicina si ritrovano molte sottodefinizioni legate all'aborto:

A seconda dei fattori[modifica | modifica wikitesto]

  • Aborto spontaneo se avviene per cause naturali
  • Aborto provocato (interruzione volontaria della gravidanza, compresi sia i casi tutelati dalla legge sia l'aborto clandestino)[4]

A seconda delle modalità con cui si manifesta[modifica | modifica wikitesto]

  • Aborto completo, quando viene espulso completamente il feto
  • Aborto incompleto, se parte di esso (solitamente la placenta) viene trattenuto nella cavità uterina;[5]
  • Aborto interno o ritenuto, il feto muore senza che vi sia espulsione, (considerato tale entro 24 ore dalla morte del feto)[4]

Il quadro clinico si suddivide in:

  • Minaccia di aborto
  • Aborto inevitabile, diagnosticato quando le algie pelviche e le emorragie avvengono con dilatazione della cervice uterina[6]
  • Aborto in atto

Forme specifiche che vengono studiate in letteratura:

  • Aborto settico[7]
  • Aborto ricorrente o abituale

A seconda dell'età gestazionale in cui si manifesta[modifica | modifica wikitesto]

  • Aborto embrionale, (entro le prime sette settimane)
  • Aborto fetale, dall'ottava settimana
  • Aborto tardivo, dopo le 21 settimane di gestazione,[8]

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

Dati generali[modifica | modifica wikitesto]

Non è possibile fornire dati certi sulla frequenza degli aborti, perché molti casi (sia di aborto naturale sia provocato) non vengono segnalati.[9] L'80% degli aborti avviene nelle prime dodici settimane[3].

Aborto spontaneo[modifica | modifica wikitesto]

L'aborto spontaneo è molto più frequente di quanto comunemente si ritenga: i più recenti studi indicano che circa un terzo delle gravidanze termina con un aborto spontaneo. In particolare, Lohstroh, Overstreet, e Stewart hanno rilevato che la somma degli aborti spontanei precoci, che avvengono prima della sesta settimana dall'ultima mestruazione, e degli aborti spontanei successivi alla sesta settimana, fornisce una percentuale totale di aborti spontanei del 35,5% su 100 fecondazioni rilevate.[10] Altre ricerche confermano il fatto che il livello percentuale di abortività spontanea delle gravidanze, rilevate mediante i livelli ematici di hCG (gonadotropina corionica umana, ormone prodotto in gravidanza), oscilla tra il 31% e il 35,5%.[11]. Il periodo a maggior rischio è il primo trimestre. Si parla di probabilità, di stima epidemiologica, visto che molte interruzioni spontanee di gravidanza passano inosservate, senza che assumano una dignità clinica.

L'aborto ripetuto (due casi di aborto) interessa il 3% delle coppie che cercano di avere figli. L'1% delle coppie ha avuto almeno tre casi di aborto consecutivi (aborto ricorrente).[2]

Nel 12% dei casi clinicamente riconosciuti la madre ha meno di 20 anni, nel 27% più di quaranta.[3]

Secondo dati Istat del 1999 e 2005, in Italia il numero degli aborti spontanei registrati negli istituti di cura ogni 1000 nati vivi è cresciuto dagli 89,2 del 1982 ai 128,09 del 2005. Sempre secondo questi dati riferiti degli aborti spontanei del 1999:

  • il 36,7% è avvenuto fino alla 8ª settimana di amenorrea
  • il 32,4% è avvenuto tra la 9ª e la 10ª settimana.
  • il 17,2% è avvenuto tra la 11ª e la 12ª settimana.
  • il 5,4% è avvenuto tra la 13ª e la 15ª settimana.
  • il 3,9% è avvenuto tra la 16ª e la 20ª settimana.
  • l'1,7% è avvenuto tra la 21ª e la 25ª settimana.
  • il restante 2,7% in un periodo non precisato.

Aborto provocato[modifica | modifica wikitesto]

A livello mondiale, globalmente sono stati stimati 46 milioni di casi di IVG nel 1995, con andamento leggermente in diminuzione nella decade successiva, fino ad arrivare a 42 milioni di episodi (nel 2003).[12] L'incidenza nei vari paesi varia, per questioni religiose, morali e legali: ad esempio in Iran, sono stati riscontrati 7,5 aborti per ogni 1.000 donne sposate (età 15-49).[13]

Aborto spontaneo[modifica | modifica wikitesto]

L'aborto spontaneo è l'interruzione di una gravidanza avvenuta in modo naturale, non causata da un intervento esterno.

Sintomi e diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

La sintomatologia tipica dell'aborto spontaneo prevede perdite ematiche e contrazioni uterine. Tale sintomatologia tuttavia, piuttosto diffusa, raramente indica necessariamente un aborto: i sintomi sono in realtà poco specifici.

La gravidanza può anche interrompersi in maniera del tutto asintomatica: in tal caso si parla, più propriamente, di aborto interno. L'embrione rimane nell'utero con la cervice chiusa, anche se ormai non c'è più battito cardiaco. L'aborto interno accade più spesso entro la dodicesima settimana ed è possibile accertare la situazione attraverso un controllo ecografico.

Della stessa categoria fa parte la gravidanza anembrionica, più conosciuta col nome di "uovo chiaro": in questo caso c'è la presenza della camera gestazionale ben impiantata nell'utero, ma non è presente l'embrione né, spesso, il sacco vitellino.

La diagnosi si basa, oltre che sui sintomi evidenti, sull'ecografia e sugli esami di laboratorio (test di gravidanza e dosaggio della betaHCG plasmatica).

Cause[modifica | modifica wikitesto]

Le cause di un aborto nel primo trimestre di gravidanza sono diverse dalle cause di aborto nel secondo trimestre di gravidanza. Nei due casi sono molte e varie, spesso difficilmente riconoscibili, principalmente dovute ad aberrazioni cromosomiche del prodotto del concepimento (embrione o feto), secondariamente a problemi della gestante, tra i quali:

Frequentemente si tratta di un episodio sporadico e non ripetuto nella stessa donna. Talvolta può presentarsi l'eventualità di più aborti così precoci da essere scambiati come normale flusso mestruale.

Terapia[modifica | modifica wikitesto]

In passato la terapia più diffusa per l'aborto spontaneo era la dilatazione cervicale e lo svuotamento strumentale dell'utero, per prevenire infezioni che avrebbero potuto causare la sterilità o la morte della donna. L'aborto era spesso diagnosticato quando era già presente una forte emorragia o c'erano evidenti sintomi nella donna. La diagnosi in genere era "sanguinamento vaginale anomalo".

Dagli anni '90 del secolo scorso, con l'avvento delle ecografie intrauterine e gli studi sull'ormone β-hCG, è possibile diagnosticare la morte del feto prima che si verifichi l'espulsione naturale.

L'approccio terapeutico per l'aborto ritenuto è di due tipi: attesa dell'espulsione spontanea del prodotto del concepimento oppure sua rimozione attraverso curettage chirurgico (raschiamento) o isterosuzione.

Attualmente la terapia più accreditata è l'attesa sotto controllo medico, e in paesi come i Paesi Bassi, il Canada, il Regno Unito, è la strategia più applicata. Infatti l'aborto spontaneo spesso si risolve naturalmente con l'espulsione del materiale fetale e questo tipo di approccio, oltre a permettere di studiare l'evoluzione della patologia in modo più completo, evita i rischi connessi con la tecnica di svuotamento che potrebbe causare traumi all'utero con possibili complicazioni per le gravidanze future.

In genere comunque si rispetta la scelta della donna che può voler aspettare che la natura faccia il suo corso o ridurre i tempi affidandosi al chirurgo.

Altre terapie accreditate sono di tipo farmacologico, come l'uso delle prostaglandine e gli anti-progestinici, in tecniche analoghe all'interruzione volontaria di gravidanza. Questi farmaci favoriscono l'espulsione spontanea del materiale fetale, nel caso di aborto spontaneo, già spento.

Spesso il prodotto del concepimento (embrione o feto) espulso precocemente viene controllato istologicamente per una differenziazione da altro materiale. In caso di aborti multipli il controllo istologico prevederà anche una mappa cromosomica.

Aborto nel secondo trimestre (parto pretermine)[modifica | modifica wikitesto]

Abbiamo due casi dell'aborto in fase avanzata:

  • il feto è ancora vivo
  • il feto è morto.

Nel primo caso si ha una dilatazione della cervice senza contrazioni, che causa un parto indolore, e quindi l'espulsione del feto, che muore per immaturità.

Nel secondo caso si avrà un travaglio, e un parto tradizionale, spesso accompagnato da emorragie.

Effetti psicologici[modifica | modifica wikitesto]

La donna che ha subito un aborto può aver bisogno di sostegno psicologico che aiuti a gestire il dolore della perdita. A qualsiasi epoca della gestazione avvenga, un aborto spontaneo può essere traumatico e può essere vissuto come un lutto.[14] Talvolta la donna può provare un vero e proprio rifiuto dell'idea di avere altre gravidanze e, se già psicologicamente predisposta, può cadere in seri stati depressivi, ai quali è possibile rimediare mediante terapie psicologiche o psichiatriche. Può rivelarsi in ogni caso utile il sostegno alla donna da parte delle reti sociali e familiari in questa fase, anche per ottenere una maggiore partecipazione della stessa nei confronti delle terapie.

Interruzione volontaria di gravidanza[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aborto_(legislazione).

L'Interruzione volontaria di gravidanza (IVG) o aborto provocato consiste nell'interruzione dello sviluppo dell'embrione o del feto e nella sua rimozione dall'utero della gestante. Può essere provocato per via chirurgica o chimica.

La pratica dell'aborto volontario viene svolta in buona parte del mondo, a discrezione della donna nei primi mesi della gestazione. Può essere motivata da ragioni di ordine medico, come la presenza di gravi malformazioni al feto, di pericolo per la salute della madre, nel caso in cui il feto sia frutto di una violenza carnale ai danni della madre o per altri motivi indipendenti dalla condizione di salute della madre o del feto: come la condizione economica, familiare o sociale.

In alcuni contesti, specialmente in Asia e Africa, viene praticato l'aborto selettivo a scapito di embrioni e feti di sesso femminile. Le cause del fenomeno sono ragioni di carattere economico, socio-culturali, o la politica del figlio unico nel caso cinese. Alcuni paesi in cui il fenomeno è particolarmente diffuso adottano politiche per tentare di limitarlo, come aiuti economici a chi ha figlie femmine (India) o divieto di effettuare esami per determinare il sesso del nascituro a scopo selettivo (Cina).[15][16]

Approfondimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Legislazione
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Legislazioni sull'aborto.
  • Dibattito etico
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dibattito sull'aborto.
  • Religione
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Religione e aborto.
  • L'aborto nella storia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'aborto.

Metodologie dell'aborto provocato[modifica | modifica wikitesto]

Svuotamento strumentale[modifica | modifica wikitesto]

È la metodologia maggiormente diffusa. Avviene in anestesia parziale della durata dell'intervento (circa 5 minuti). Consiste nello svuotamento dell'utero attraverso l'aspirazione strumentale dell'embrione o del feto.

A seconda del periodo di gestazione viene effettuato con metodologie diverse:

Isterosuzione[modifica | modifica wikitesto]

Utilizzata solo entro le prime otto settimane di gestazione. Consiste nell'aspirazione dell'embrione e dell'endometrio attraverso una cannula introdotta nell'utero senza la necessità di dilatazioni della cervice.

Dilatazione e revisione della cavità uterina (D&R)[modifica | modifica wikitesto]

Dall'ottava alla dodicesima settimana di gestazione, sono eseguite solitamente la dilatazione e la revisione della cavità uterina (D&R). In anestesia parziale o generale, la cervice viene dilatata per permettere il passaggio delle cannule da suzione di diametro maggiore necessarie a evacuare la maggiore quantità di parti dell'embrione e della placenta.

La cervice viene dilatata adoperando dei dilatatori meccanici calibrati di diametro progressivamente crescente, necessari a raggiungere la dilatazione desiderata, oppure attraverso dilatatori farmacologici od osmotici, come le alghe marine essiccate.

Dilatazione e svuotamento (D&S)[modifica | modifica wikitesto]

Utilizzata solo per gravidanze che superino le dodici settimane (dopo i termini della legge italiana per l'interruzione volontaria); questa procedura consiste nella dilatazione del canale cervicale attraverso l'uso di dilatatori osmotici o meccanici. Il feto viene quindi rimosso. Vengono poi aspirati il liquido amniotico, la placenta e i residui fetali.

Induzione farmacologica (RU 486)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi RU 486.

L'induzione farmacologica dell'aborto è l'ultimo metodo di interruzione di gravidanza introdotto nella medicina. Con questo metodo il distacco del feto dall'utero è chimico, e non è necessario nessun intervento di natura chirurgica sul corpo della donna. L'induzione farmacologica attualmente viene effettuata attraverso l'uso di un derivato steroideo sintetico, il Mifepristone o RU486, e di una prostaglandina, il Gemeprost.

La prima pillola induce l'aborto fisiologico, mentre la seconda, sempre chimicamente, induce l'espulsione del feto e la pulizia dell'utero.

Il suo inventore, Emile-Etienne Beaulieu, aveva chiamato questa tecnica "contragestione".

È a volte confusa erroneamente con la pillola del giorno dopo, che è invece un metodo di contraccezione post-coitale che non ha nulla a che fare con l'aborto farmacologico.

La pillola RU 486 è legale negli USA e in tutti i paesi dell'UE, tranne Portogallo e Irlanda.

Nel 2005 è partita la sperimentazione in Italia. Dal 10 dicembre 2009, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'autorizzazione all'immissione in commercio, la RU-486 entra definitivamente a far parte dei farmaci utilizzabili in Italia, con l'obbligo di ricovero in ospedale per la durata di assunzione del farmaco.

Altri metodi[modifica | modifica wikitesto]

Induzione del travaglio e parto prematuro[modifica | modifica wikitesto]

Utilizzato generalmente per salvaguardare la salute della donna in casi di grave pericolo nelle gravidanze dopo la dodicesima settimana, è un parto a tutti gli effetti, provocato farmacologicamente con prostaglandine al fine di provocare l'espulsione del feto (possono occorrere alcuni giorni di applicazione, fino a 4 o 6, ma più spesso 1 o 2). La fuoriuscita dall'utero provoca la cessazione delle attività vitali del feto a ragione della sua immaturità; è tuttavia in corso un dibattito sui limiti ai quali debba spingersi effettivamente la possibilità di rianimare i feti oggetto di questo tipo di aborti particolarmente tardivi.

Isterotomia[modifica | modifica wikitesto]

Raramente utilizzato a causa dei gravi rischi per la fertilità e la salute della donna. È la tecnica che consiste nell'asportazione del feto tramite taglio cesareo.

Nascita parziale[modifica | modifica wikitesto]

Un metodo efficace negli aborti dalla sedicesima settimana alla nascita, vietato dalla legge italiana, è quello della nascita parziale. Esso consiste nell'estrazione parziale del feto dall'utero attraverso l'uso di una pinza, che permette l'avvicinamento del cranio alla cervice e lo svuotamento del medesimo attraverso l'introduzione in esso di una cannula aspiratrice.

Lo svuotamento del cranio si rende necessario per permetterne il passaggio agevole attraverso la cervice.

Questa metodologia è stata oggetto di un'intensa discussione negli Stati Uniti dove, completamente legale in precedenza, se ne è ristretta nel 2003 la possibilità di utilizzo solo ai casi in cui sia in serio pericolo la vita della madre.[17].

Tecniche improprie[modifica | modifica wikitesto]

Nei ceti meno abbienti, con maggiore incidenza in Europa tra le immigrate extracomunitarie, si sono diffuse tecniche improprie di aborto attraverso l'abuso di farmaci antiulcera (Misoprostolo)[18] che si è mostrato particolarmente efficace, ovviamente con numerose complicanze ed effetti collaterali, nel provocare farmacologicamente contrazioni uterine. Nel 2005 l'ISTAT ha quantificato in circa 20.000 annui gli aborti clandestini in Italia riconducibili a questa metodologia. Dal 2006 il misoprostolo è accessibile solo dietro presentazione di ricetta medica non ripetibile.

Malformazione fetale[modifica | modifica wikitesto]

Il divieto dell'aborto eugenetico impedisce in alcuni paesi l'interruzione di gravidanza per il pericolo o l'evidenza di malformazioni fisiche o psichiche del feto (ad esempio sindrome di Down), a meno che non concorrano altri motivi legittimi per la pratica abortiva. L'evidenza può derivare da esami quali l'amniocentesi e la villocentesi.

Diversi sono anche gli obblighi informativi dei medici, obiettori o meno, che sono tenuti a informare la donna, ed eventualmente il suo tutore o partner, dei rischi relativi alla gravidanza, per una scelta libera e consapevole.

Conseguenze sulla salute della donna[modifica | modifica wikitesto]

Le possibili conseguenze sulla salute fisica della donna variano considerevolmente a seconda della situazione. Va dunque anzitutto considerato il motivo per cui si ricorre all'aborto procurato, e cioè se siano motivi inerenti allo stato di salute della donna o meno.

Dal punto di vista fisico, se l'aborto avviene nelle prime otto settimane il rischio è pressoché inesistente e[senza fonte] considerevolmente più basso del parto.

Il rischio aumenta esponenzialmente al progredire della gestazione. Le complicanze più frequenti sono perforazioni all'utero, alla vescica o all'addome, causate da imperizia o dagli eventuali bruschi movimenti imprevisti della paziente.

Un aborto non propriamente eseguito può portare a shock settico se rimangono residui nella cavità uterina. Allo stesso modo può generarsi infertilità e nei casi più gravi la morte, che è in massima parte connessa ai rischi della eventuale, e quindi sconsigliata, anestesia totale.

Va ricordato che un ridottissimo numero di casi di aborti non va a termine e la gravidanza prosegue, dando luogo regolarmente alla nascita del bambino. Questa eventualità, rara, si verifica nei casi in cui la gravidanza sia in fase molto avanzata.

È evidente, quindi, il motivo per cui la legge obblighi il ricorso a personale medico competente e a strutture adeguate. Solo in queste condizioni è possibile minimizzare i rischi anche nelle situazioni più sfavorevoli.

Si è inoltre avanzata l'ipotesi che un aborto procurato possa innalzare il rischio di contrarre cancro al seno, ipotesi smentita da diverse e importanti ricerche, fra cui il "Nurses' Health Study II" effettuato su più di 100.000 donne dal 1993 al 2003,[19] il "E3N" su 100.000 donne che ha escluso categoricamente la possibile correlazione,[20] infine recentemente si è espresso l'EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), con uno studio condotto in Europa su più di 250.000 donne negli anni 1992 fino al 2000, evidenziando un piccolo aumento di incidenza nei casi di aborto ricorrente[21]

L'evoluzione delle tecniche abortive potrebbe portare a un'eliminazione dei problemi legati al dolore della donna, al possibile dolore del feto e al rischio di una sopravvivenza fetale.

Dolore fetale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dolore fetale.

Vi è un'accesa controversia se sia possibile che il feto percepisca o meno dolore.

Alcuni ritengono che possa percepire dolore a partire dal terzo mese di gestazione, altri che ciò non avviene se non a partire dal sesto e oltre perché le necessarie caratteristiche neuroanatomiche non sono state raggiunte.

I recettori e le fibre sensoriali nocicettive cominciano ad apparire a partire dalla settima settimana di gestazione. Fino alla 30ª settimana circa non si formano le connessioni tra il talamo e la corteccia cerebrale che permettono la percezione cosciente ed emozionale del dolore, mentre è presente la componente fisiologica vegetativa che risponde agli stimoli nocicettivi col rilascio di catecolamine, cortisolo e altri ormoni.[22]

L'impossibilità di misurare il dolore, il dubbio su in che modo esso venga percepito e a carico di quali organi, tuttavia, rende il dibattito difficile da dirimere e la polemica rimane aperta.

Sopravvivenza fetale[modifica | modifica wikitesto]

In taluni casi, il feto riesce a sopravvivere a un tentativo di aborto. Quando sussiste "la possibilità di vita autonoma del feto", la legge italiana (art.7, 194) obbliga "il medico che segue l'intervento ad adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto".

La legge non obbliga esplicitamente a rianimare un feto sopravvissuto, ed è talora interpretata in senso "preventivo", come obbligo che vige prima e durante l'intervento abortivo, ma non per quanto accade dopo la sua conclusione. La legge non specifica se la possibilità di vita autonoma del feto vada rivista alla luce del progresso scientifico e tecnologico, in particolare delle tecniche di rianimazione, individuando una settimana di vita oltre la quale il feto si considera capace di vita autonoma.

Il periodo massimo oltre il quale non è più praticabile l'aborto sarebbe compreso fra il limite non raggiunto dalle tecniche di rianimazione e la settimana in cui il feto ha una costituzione degli organi per la quale si inizia a considerare un essere umano in via di formazione.

A valle di alcuni episodi di sopravvivenza fetale, singoli ospedali hanno deciso di far firmare alla donna un consenso informato nel quale chiede che sia praticata/negata la rianimazione in caso di sopravvivenza fetale.

La soluzione è coerente con la 194 che affida alla donna la facoltà di decidere in ogni momento della gravidanza, potendo scegliere di non interpellare il partner.

Secondo Berlingieri, le tecniche attuali consentono la sopravvivenza del concepito a partire dalla ventesima settimana di gravidanza, in una piccola percentuale di casi[23]. Nella maggior parte dei casi i bimbi nati prima della 28ª settimana presentano comunque almeno nel 50% dei casi disabilità neurosensoriali;[24] è ragionevole pensare che fra quelli nati prima della 24ª settimana le percentuali siano ancora più elevate[25], per questo alcuni considerano accanimento terapeutico l'applicazione di tecniche di rianimazione in questi casi.

Una recente review clinica pubblicata da Pediatrics, relativa alle linee-guida operative proposte dalle società scientifiche di pediatria e neonatologia di diversi paesi, evidenzia come il consenso clinico individui l'opportunità di un approccio terapeutico diversificato nelle scelte cliniche relative ai nati significativamente pretermine, tenendo in debito conto gli elevati rischi di disabilità permanente. Il consenso è orientato a una definizione della ragionevole utilità clinica dell'intervento terapeutico intensivistico per i nati pretermine post-25ª settimana; a una decisione caso per caso per i nati alla 23ª o 24ª settimana; per semplici cure palliative per i nati sotto la 22ª[26]. Secondo i dati usati per la definizione del Consensus sull'assistenza ai nati pretermine estremi del 2002, l'American Academy of Pediatrics individua un tasso di mortalità tra il 70 e l'89% già per i nati alla 23ª settimana, e non riferisce come significativi i dati statistici di sopravvivenza per i nati dalla 22ª settimana o precedenti[27].

Dati statistici sugli aborti in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Grafico dei dati del Ministero della Salute 2007[28] sul numero di aborti chirurgici eseguiti in Italia.

Aborti chirurgici in Italia[28]
1978 68.688 1979 187.752 1980 220.263 1981 224.377 1982 234.593 1983 231.404 1984 227.809 1985 210.597 1986 198.375 1987 191.469
1988 179.193 1989 171.684 1990 165.980 1991 160.532 1992 152.424 1993 148.033 1994 138.952 1995 139.549 1996 140.398 1997 140.525
1998 138.357 1999 139.213 2000 135.133 2001 132.234 2002 134.106 2003 132.174 2004 138.123 2005 132.790 2006 131.018 2007 126.562


Il Ministero della Salute fornisce anche [3] i dati per il 2008 (121.301 casi) e per il 2009 (116.933).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Etimologia : aborto
  2. ^ a b Livio Zanolo, Barcellona Eliana, Zacchè Gabrio, Ginecologia e ostetricia con tavole di F.H. Netter Pag 526, Milano, Elsevier Masson srl, 2007, ISBN 978-88-214-2730-5.
  3. ^ a b c Kenneth J Leveno, Gary F Cunningham, Norman F Gant Steven L. Bloom, Manuale di ostetricia Pag 46, Milano, Mc Graw Hill, 2004, ISBN 88-386-2987-0.
  4. ^ a b c Giuseppe Pescetto, Luigi De Cecco, Domenico Pecorari, Nicola Ragni, Ginecologia e ostetricia seconda ristampa Pag 1800-1802, Roma, Società editrice universo, 2004, ISBN 88-87753-49-0.
  5. ^ Kenneth J Leveno, Gary F Cunningham, Norman F Gant Steven L. Bloom, Manuale di ostetricia Pag 48, Milano, Mc Graw Hill, 2004, ISBN 88-386-2987-0.
  6. ^ Livio Zanolo, Barcellona Eliana, Zacchè Gabrio, Ginecologia e ostetricia con tavole di F.H. Netter Pag 527, Milano, Elsevier Masson srl, 2007, ISBN 978-88-214-2730-5.
  7. ^ Griebel CP, Halvorsen J, Golemon TB, Day AA., Management of spontaneous abortion. in Am Fam Physician., vol. 72, ottobre 2005, pp. 1243-1250.
  8. ^ Cherevenak F.A., McCullogh L.B. Campbell S, Third trimester abortion: is compassion enough? in Br J Onset Gynecol, vol. 35, 1992, p. 151.
  9. ^ Candiani GB, Fedele L Marchini N., Aborto spontaneo (clinica ostetrica e ginecologica) in Masson, 1996.
  10. ^ P. N. Lohstroh, J. W. Overstreet, D. R. Stewart, Secretion and excretion of human chorionic gonadotropin during early pregnancy, in “Fertility and Sterility” Apr. 2005, 83, pp. 1000-1011
  11. ^ M. J. Zinaman, E. D. Clegg, C. C. Brown, Estimates of human fertility and pregnancy loss, in “Fertility and Sterility”, Mar. 1996, 65, pp. 503-509; A. J. Wilcox, C. R. Weinberg, J. F. O’Connor, Incidence of early loss of pregnancy, in “New England Journal of Medicine” 28 Jul. 1988, 319, pp. 189-194
  12. ^ Gilda Sedgh, Stanley Henshaw, Susheela Singh, Elisabeth Åhman, Iqbal H Shah, Induced abortion: estimated rates and trends worldwide in Lancet, vol. 370, 2007, pp. 1338–1345.
  13. ^ Erfani A, McQuillan K., Rates of induced abortion in iran: the roles of contraceptive use and religiosity. in Stud Fam Plann., vol. 39, giugno 2008.
  14. ^ Aspetti psicologici connessi all'aborto(consultato il 1-1-2013).
  15. ^ "La strage delle innocenti. India: il governo cerca di combattere l'aborto selettivo, che uccide duemila bambine al giorno", da PeaceReporter.
  16. ^ "Nascere Bambine" a cura di Amnesty International.
  17. ^ [1].
  18. ^ http://archivio.medicinaepersona.org/__C1256C23002924DE.nsf/wAll/IDCW-7AZKLG/$file/misoprostolo%20e%20aborto%20clandestino.pdf
  19. ^ Michels KB, Xue F, Colditz GA, Willett WC., Induced and spontaneous abortion and incidence of breast cancer among young women: a prospective cohort study. in Arch Intern Med., vol. 167, 2007, pp. 814-820.
  20. ^ Paoletti X, Clavel-Chapelon F., Induced and spontaneous abortion and breast cancer risk: results from the E3N cohort study. in Int J Cancer. ., vol. 106, 2003, pp. 270-276.
  21. ^ Brind J., Breast cancer in relation to abortion: results from the EPIC study. in Int J Cancer., vol. 122, febbraio 2008, pp. 960-1;.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulia Galeotti. Storia dell'aborto. I molti protagonisti e interessi di una lunga vicenda. Il Mulino, 2003. ISBN 978-88-15-09449-0.
  • Maurizio Mori, Aborto e morale, Il Saggiatore, Milano 1996
  • Giuseppe Pescetto, Luigi De Cecco, Domenico Pecorari, Nicola Ragni, Ginecologia e ostetricia seconda ristampa, Roma, Società editrice universo, 2004, ISBN 88-87753-49-0.
  • Livio Zanolo, Barcellona Eliana, Zacchè Gabrio, Ginecologia e ostetricia con tavole di F.H. Netter, Milano, Elsevier Masson srl, 2007, ISBN 978-88-214-2730-5.
  • Kenneth J Leveno, Gary F Cunningham, Norman F Gant Steven L. Bloom, Manuale di ostetricia, Milano, Mc Graw Hill, 2004, ISBN 88-386-2987-0.
  • Silvia Ballestra. Piove sul nostro amore. Una storia di donne, medici, aborti, predicatori e apprendisti stregoni. Feltrinelli, 2008. ISBN 978-88-07-17153-6.
  • Giambattista Scirè, L'aborto in Italia. Storia di una legge, Bruno Mondadori, Milano, 2008. ISBN 978-88-6159-147-9.

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