Eric Rudolph

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Eric Robert Rudolph

Eric Robert Rudolph (Merritt Island, 19 settembre 1966) è un terrorista statunitense, responsabile per l'attentato alle Olimpiadi di Atlanta 1996 e di altre azioni terroristiche nel sud degli Stati Uniti.

Gli attentati sono stati compiuti per supportare le campagne dell'associazione ultra-cristiana Christian Identity contro l'aborto e l'omosessualità.[1][2]

In tutto, Rudolph è ritenuto responsabile di almeno 3 uccisioni e 150 feriti, cosa che lo ha portato a comparire nella lista dei 10 criminali fuggitivi più ricercati degli USA.

Nel 2005 è stato condannato a cinque ergastoli, in seguito ad una confessione e al patteggiamento che gli ha evitato la pena di morte.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Merritt Island, Florida nel 1966, perse il padre a soli 15 anni. Con la madre e i fratelli si trasferì a Nantahala, un piccolo paese della Contea di Macon, in Carolina del Nord.

La madre era una seguace del survivalismo, un movimento culturale nato durante la guerra fredda e caratterizzato dalla volontà di essere pronti per una catastrofe imminente.

Rudolph non riuscì a completare gli studi, e trovò lavoro come carpentiere insieme a suo fratello. Riuscì ad ottenere il GED (General Educational Development, un diploma parificato) nel 1984, e fu ammesso alla Western Carolina University di Cullowhee.

Riuscì a frequentare solo due anni, per poi ritirarsi nell'agosto 1987 e arruolarsi nell'esercito, dove venne inviato al primo addestramento presso Fort Benning in Georgia. In seguito entrò nella 101ª Divisione aviotrasportata di stanza a Fort Campbell in Kentucky.

Nel gennaio 1989 venne espulso dall'esercito dopo essere stato scoperto a fumare marijuana.

Tornato negli USA, stabilì dei rapporti con un movimento ultracristiano militante, Christian Identity: il gruppo professava una militanza attiva e aggressiva, anche con tecniche di guerriglia, contro l'aborto e i diritti degli omosessuali. Rudolph accusava il governo di essere sottoposto ad una "agenda omosessuale".

L'attentato di Atlanta[modifica | modifica sorgente]

Il 27 luglio 1996 Rudolph posizionò una bomba al Centennial Olympic Park di Atlanta, durante le Olimpiadi del 1996.

La bomba venne scoperta da un guardiano, Richard Jewell, che cominciò a far evacuare le persone: subito dopo tuttavia l'ordigno esplose uccidendo una donna, Alice Hawthorne, e ferendo 111 persone. Un'altra persona, il cameraman turco Melih Uzunyol, morì di infarto accorrendo sul posto.

Rudolph attribuì in seguito la causa dell'attentato alla volontà di colpire "gli ideali del socialismo globale" rappresentati dalle olimpiadi e supportati dal "regime di Washington", "perfettamente espressi nella canzone Imagine di John Lennon, inno dei giochi del 1996".

Nella dichiarazione, affermò che l'obiettivo era "confondere, far arrabbiare e imbarazzare il governo di Washington agli occhi del mondo per il suo abominevole ruolo nella somministrazione dell'aborto su richiesta", e che l'obiettivo era "far cancellare i Giochi, o almeno creare uno stato di insicurezza per svuotare le strade intorno all'evento, per colpire i grandi capitali investiti".

Nessuna delle proposizioni di Rudolph si avverò: nessun evento fu cancellato e le presenze non risentirono cali.

Subito dopo l'attentato venne indagato il guardiano che aveva scoperto la bomba, accusato di averla messa di proprio pugno per guadagnarsi fama. Rudolph stesso scagionò Jewell, che diventò un esempio di fallimento dell'FBI.

Altri attentati[modifica | modifica sorgente]

Rudolph confessò anche una serie di altri attentati, tutti realizzati con tubi bomba, caricati con dinamite e chiodi.

Tra questi, una bomba in una clinica abortista di Sandy Springs, Atlanta, il 16 gennaio 1997, e in un'altra clinica a Birmingham, Alabama il 29 gennaio 1998: quest'ultimo attentato causò una vittima e un ferito grave.

Rudolph venne identificato come responsabile della bomba di Birmingham il 14 febbraio successivo, e il suo nome venne inserito tra i sospetti delle altre aggressioni simili il 14 ottobre.

Il 5 maggio 1998 fu inserito nella lista dei 10 fuggitivi più ricercati degli anni novanta stilata dall'FBI: venne classificato "estremamente pericoloso" e fu stabilita una taglia di un milione di dollari. La caccia all'uomo lo spinse a fuggire sui Monti Appalachi, dove sopravvisse nascosto per cinque anni grazie alle tecniche di sopravvivenza apprese dalla madre,[3][4] forse con l'aiuto di militanti locali, e sicuramente godendo della simpatia degli abitanti della zona e di numerosi altri gruppi cristiani.[5]

Rudolph ebbe anche l'aiuto della propria famiglia, che lo riteneva innocente.[6]

La famiglia venne posta sotto sorveglianza: il 7 marzo 1998, il fratello maggiore di Eric Rudoplh, Daniel, si filmò con una videocamera mentre si tagliava da solo una mano con una sega circolare. Daniel affermò di voler "mandare un messaggio all'FBI e ai media"[7]. La mano venne in seguito riattaccata dai chirurghi in ospedale.

L'arresto[modifica | modifica sorgente]

Scoperto e arrestato a Murphy, Carolina del Nord, il 13 maggio 2003,[8] da un poliziotto locale mentre era alla ricerca di cibo nei rifiuti di un supermercato, non oppose resistenza alla cattura.[9]

Era in buone condizioni di salute, rasato e curato: probabilmente era stato ospitato da qualcuno dei suoi sostenitori durante la fuga. Venne consegnato all'FBI il 14 ottobre 2003.

Nonostante il suo antisemitismo, Rudolph fu difeso dall'avvocato Richard S. Jaffe, di origine ebrea.

L'8 aprile 2005, il Department of Justice annunciò che Rudolph aveva confessato il suo ruolo in tutti gli attentati pur di sfuggire alla pena di morte: Rudolph consentì all'FBI di trovare altri 113 kg di dinamite nascosti nelle foreste della Carolina del Nord, confermando i fatti raccontati. Il 13 aprile ripeté la confessione di fronte a un tribunale e fece un comunicato portando le proprie motivazioni degli attentati, compiuti in favore delle cause antiabortista e antiomosessuale.

La confessione venne definita "una scelta puramente tattica" per evitare la pena di morte, "che non giustifica in alcun modo l'autorità del governo a giudicarmi o a darmi colpe".[10]

Secondo l'accordo, Rudolph avrebbe ricevuto quattro ergastoli. Il 18 luglio 2005 venne condannato a due ergastoli senza possibilità di commutazione per l'assassinio di un poliziotto nel 1998.[11] Ricevette anche tre ergastoli per gli altri attentati, e venne inviato al penitenziario di massima sicurezza di Florence, Colorado, col numero #18282-058.[12]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Is Terrorism Tied To Christian Sect?", sul Washington Post 2 giugno 2003
  2. ^ "Eric Robert Rudolph: Loner and survivalist", sulla CNN, 11 dicembre 2003
  3. ^ Lick the Floor 27 gennaio 2004
  4. ^ Lil
  5. ^ Extremist Chatter Praises Eric Rudolph as 'Hero.'", 3 giugno 2003
  6. ^ Henry Schuster, CNN, "Why did Rudolph do it?", 15 aprile 2005
  7. ^ CNN, "Bombing suspect's brother cuts hand off with saw", 9 marzo 1998
  8. ^ FBI, "Statement of Attorney General John Ashcroft regarding the arrest of Eric Robert Rudolph", 31 maggio 2003
  9. ^ "Atlanta Olympic bombing suspect arrested." CNN. 31 May 2003.
  10. ^ Excerpts from Eric Rudolph's statement 13 aprile 2005
  11. ^ Associated Press, "Eric Rudolph Gets Life Without Parole", 18 luglio 2005
  12. ^ "Olympic bomber Rudolph calls Supermax home", 14 settembre 2005

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 1867658 LCCN: n/2004/108711

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