Ferruccio de Bortoli

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De Bortoli alla premiazione del Premiolino 2009

Ferruccio de Bortoli (Milano, 20 maggio 1953) è un giornalista italiano. Dal 1997 al 2003, e di nuovo dal 2009, è direttore del Corriere della Sera.

Studi e primi impieghi giornalistici[modifica | modifica sorgente]

Di famiglia bellunese, si è laureato in Giurisprudenza alla Statale di Milano. Esordisce nella professione giornalistica nel 1973, come praticante al Corriere dei ragazzi, lavora successivamente per il Corriere d'Informazione (pomeridiano del Corriere), Corriere della Sera, L'Europeo.

Nel 1987 torna al Corriere della Sera come caporedattore dell'economia. Nel 1993 Paolo Mieli lo promuove vicedirettore e nel 1997 assume la guida del primo quotidiano italiano.

Prima direzione del Corriere (1997-2003)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1998 de Bortoli si scontra con l'allora presidente del consiglio Massimo D'Alema, che chiede all'ordine dei giornalisti sanzioni disciplinari contro il direttore del Corriere e i giornalisti Francesco Verderami e Felice Saulino per diversi scritti sul progetto di unificazione e di "ulivizzazione" del sindacato. A seguito dell'assoluzione dell'ordine della Calabria per Verderami, anche de Bortoli esce indenne dal procedimento.[1] D'Alema aveva anche intentato causa civile per danni.[2]

Nel 1999 de Bortoli è stato tra i primi giornalisti a pubblicare il proprio indirizzo di posta elettronica in calce a un articolo[3].

De Bortoli firma il giornale per sei anni intensi, caratterizzati tra l'altro dalle morti di due grandi vecchi del giornalismo italiano, Indro Montanelli e Tiziano Terzani, e dell'attentato mortale a Maria Grazia Cutuli, inviata in Afghanistan. Durante la direzione gestisce le notizie relative agli attentati dell'11 settembre 2001, si reca a New York per chiedere alla scrittrice fiorentina Oriana Fallaci di tornare a scrivere articoli dopo undici anni di silenzio. Il 29 settembre 2001 esce sul Corriere l'articolo «La rabbia e l'orgoglio», a cui seguirà l'omonimo libro edito da Rizzoli.

De Bortoli lascia il quotidiano di via Solferino il 29 maggio 2003, ufficialmente per ragioni private; le dimissioni, però suscitarono scalpore[4]. Secondo Marco Travaglio e Peter Gomez le reali motivazioni delle sue dimissioni andrebbero ricercate nel sempre più conflittuale rapporto che lo avrebbe contrapposto a Silvio Berlusconi e ad alcuni suoi collaboratori, quali Cesare Previti e Niccolò Ghedini, ed alla maggioranza di governo dell'epoca. Nell'autunno 2001, il cronista giudiziario Paolo Biondani aveva accusato dalle pagine del Corriere della Sera l'interesse di Forza Italia all'approvazione della legge sulle rogatorie internazionali, che avrebbe aiutato Cesare Previti nel processo SME. I rapporti tra via Solferino e la Casa delle Libertà peggiorarono dopo un lungo scambio epistolare tra De Bortoli, Ghedini e Previti. Altro punto di rottura fu la dura critica del direttore del Corsera sull'approvazione della legge Cirami ("onorevoli avvocaticchi") in un editoriale dal titolo "Sgradevoli sensazioni", che gli costò una querela da parte dei deputati Gaetano Pecorella e Niccolò Ghedini, legali del premier.[5]

Secondo Il Foglio, l'uscita di scena di de Bortoli fu piuttosto dovuta alla morte di Gianni Agnelli e al prevalere, tra gli azionisti del Corriere, del presidente RCS Cesare Romiti quale titolare della nomina del direttore di via Solferino.[6]

Manager RCS e direttore de Il Sole 24 Ore (2003-2009)[modifica | modifica sorgente]

Successivamente, de Bortoli assume l'incarico di amministratore delegato di RCS Libri, divisione di RCS MediaGroup. Torna al giornalismo con la direzione de Il Sole 24 ORE, dal 10 gennaio 2005. La sua nomina è fortemente voluta dal presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo.

Durante la campagna elettorale 2006 è stato il moderatore del convegno biennale di Confindustria tenutosi a Vicenza ospitando i due candidati premier Romano Prodi e Silvio Berlusconi.

Seconda direzione del Corriere (2009)[modifica | modifica sorgente]

Il 9 marzo 2009 ha rifiutato la proposta di diventare presidente della Rai[7], anche per non ritrovarsi inquadrato in quota centrosinistra nella lottizzazione dell'azienda di Viale Mazzini.[6] Poco dopo, con la designazione da parte del consiglio d'amministrazione di Rcs il 30 marzo 2009, rientra alla direzione del Corriere della Sera al posto nuovamente di Paolo Mieli (i due si erano già avvicendati in via Solferino nel maggio del 1997); si è reinsediato ufficialmente il 9 aprile 2009.

Altri incarichi societari ed associativi[modifica | modifica sorgente]

Ferruccio de Bortoli è stato presidente della casa editrice Flammarion S.A. e vicepresidente dell'Associazione italiana editori.[8]

È anche presidente della "Fondazione Pier Lombardo - Teatro Franco Parenti" e presidente della "Fondazione Memoriale della Shoah di Milano Onlus".[8]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Corriere della Sera, 25 febbraio 1998
  2. ^ Corriere della Sera, 27 febbraio 1998
  3. ^ La fabbrica delle notizie, Laterza, 2001, p. 215.
  4. ^ Secondo il quotidiano la Repubblica, de Bortoli si dimise dopo una serie di pressioni dell'allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi sulla direzione del giornale. Corsera, de Bortoli direttore Riotta dal Tg1 al Sole 24ore in La Repubblica, 30 marzo 2009. URL consultato il 30 marzo 2009.
  5. ^ Peter Gomez e Marco Travaglio, Regime
  6. ^ a b Il Foglio, 10 marzo 2009
  7. ^ Il Sole 24 ore
  8. ^ a b Il Sole 24 Ore

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Direttore del Corriere della Sera Successore
Paolo Mieli 8 maggio 1997 - 14 giugno 2003 Stefano Folli I
Paolo Mieli dal 10 aprile 2009 in carica II
Predecessore Direttore del Sole 24 Ore Successore
Guido Gentili 11 gennaio 2005 - 8 aprile 2009 Gianni Riotta