Calatafimi-Segesta
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| Calatafimi Segesta | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 338 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 154,79 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 46,88 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Sasi | ||||||||
| Comuni contigui: | Alcamo, Buseto Palizzolo, Castellammare del Golfo, Gibellina, Monreale (PA), Salemi, Santa Ninfa, Trapani, Vita | ||||||||
| CAP: | 91013 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0924 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 081003 | ||||||||
| Codice catasto: | B385 | ||||||||
| Nome abitanti: | calatafimesi | ||||||||
| Santo patrono: | Santo Crocifisso | ||||||||
| Giorno festivo: | 3 maggio | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Calatafimi Segesta è un comune di 7.258 abitanti in provincia di Trapani distante 40 km da Trapani, 85 da Palermo e 128 da Agrigento. In origine solo Calatafimi, nel 1997 ha assunto il nome attuale, grazie a una legge regionale voluta dall'allora presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana Nicola Cristaldi, che ne è stato sindaco dal 1997 al 2007. In tale occasione il sindaco negò l'indizione di un referendum popolare affiché la cittadinanza potesse liberamente esprimere il suo consenso o meno al cambio del nome del paese.
Indice |
[modifica] Geografia
[modifica] Clima
| Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Calatafimi. |
[modifica] Storia
Nell'antichità era chiamata Acesta, e le venivano attribuite origini troiane. Nel territorio del comune si trovano i resti dell'antica città greca di Segesta, con cui fu in guerra. Calatafimi fu all'inizio un castello saraceno, e proprio i Saraceni vi si stabilirono intorno all'860. Divenne poi feudo di Federico di Aragona. Nel 1693 fu quasi completamente distrutta da un terremoto. Il 15 maggio 1860 nel suo territorio ebbe luogo la battaglia di Calatafimi tra i Mille guidati da Giuseppe Garibaldi e l'esercito borbonico; si trattò del primo scontro vittorioso per l'armata garibaldina sulla via della conquista del Regno delle due Sicilie, e i caduti riposano nel sacrario di Pianto Romano, progettato da Ernesto Basile.
[modifica] Segesta
Segesta fa parte del comune di Calatafimi. In questo luogo si trovano le rovine dell'antica città.
[modifica] Monumenti
- Tempio Dorico (a Segesta)
- Teatro antico (a Segesta)
- Il Castello di Eufemio
- Chiesa Madre
- Chiesa Maria S.S. del Giubino
- Il Sacrario di Pianto Romano
[modifica] Amministrazione comunale
Sindaco: Nicolò Ferrara dal 14/05/2007
Centralino del comune: 0924 950511
Email del comune: disponibile non disponibile
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Festa del Santissimo Crocifisso
È una festa religiosa in onore di Cristo Crocifisso, la cui devozione nella cittadina è collegata ad un antico crocifisso ligneo di autore ignoto, cui sono attribuite numerose guarigioni avvenute nel 1657. In tale anno il crocifisso, che si trovava nella sagrestia della chiesetta di Santa Caterina d'Alessandria, fu portato per la prima volta in processione con autorizzazione del vescovo di Mazara.
La festa si svolge ogni 3-5 anni nei giorni dall'1 al 3 maggio. La popolazione calatafimese, divisa in ceti, sfila per tre giorni in processione lanciando confetti, cucciddati e fiori.
[modifica] Ceti
I Ceti hanno statuti ben precisi, con amministrazioni che si rinnovano, in genere, al termine di ogni "Festa" e sono:
- La Sciabica,
- La Maestranza,
- I Commercianti,
- I Borgesi di San Giuseppe,
- Gli Ortolani,
- I Mugnai,
- I Pecorai ed i Caprai,
- I Macellai,
- I Borgesi,
- I Cavallari,
- I Massari.
[modifica] La Sciabica
Il nome Sciabica, di origine araba, significa rete, nella quale finisce ogni sorta di pesce e, per analogia, il vocabolo indica il Ceto che raccoglie tutti coloro che non hanno un ceto specifico, senza alcuna distinzione.
La sciabica è il ceto più giovane tra tutti quelli che partecipano alla festa.
Lo stendardo del ceto è in velluto rosso, in un lato vi è riprodotta l'immagine della Maria SS. di Giubino, con la scritta "Madre e gloria del popolo di Calatafimi", nell'altro lato vi è rapressentata la faccia del SS. Crocifisso con la dicitura "Gesù Crocifisso proteggi il tuo popolo".
[modifica] La Maestranza
Ceto molto caratteristico che sfila per le vie del paese a passo di marcia.
È presente con l'alabarda, arma del cinquecento, sempre accanto al SS. Sacramento. Nei secoli passati costituiva la "Milizia urbana", corpo armato alle dipendenze dei giurati (autorità cittadine), pronto ad intervenire nei momenti di bisogno. La maestranza aveva il compito di proteggere l'intera comunità calatafimese e nel 1573 si radunò sul Monte Tre Croci per proteggere Calatafimi da un eventuale attacco; infatti si temeva uno sbarco delle triremi turche.
La M. iniziale del nome di Maria e l'ostia d'oro ricamata nello stendardo, indicano l'amore di questo Ceto per la Madonna e per l'eucarestia. Durante la festa, La Maestranza è il primo ceto a sfilare per le vie cittadine.
[modifica] I Commercianti
Il ceto dei commercianti è stato fondato solo da pochi decenni, nelle precedenti "Feste" i Commercianti non avevano un ceto proprio. Dopo gli anni 40, a seguito delle trasformazioni economico-sociali dovute alla guerra e alla notevole trasformazione avvenuta nel campo agricolo, i Commercianti cominciarono ad organizzarsi, dando un certo contributo allo sviluppo del paese.
Ogni anno, il 3 di maggio, il ceto dei commercianti offre alla cittadinanza un bellisimo spettacolo di giochi d'artificio.
[modifica] I Borgesi di San Giuseppe
Detti anche "Mercurianti" perché nati per celebrare il quinto mercoledì, si propongono di incrementare il culto e la devozione al Santo, e cercare di imitarne le virtù. Nei giorni di festa i borgesi sfilano per le vie cittadine con lo stendardo raffigurante la "Sacra Famiglia" e "Lu Circu" (semi-mappamondo coperto di cuccidati), e distribuendo alla popolazioni "li panuzzi di San Giuseppe".
[modifica] Gli Ortolani
Il ceto degli Ortolani o Iardinara è uno dei più antichi, esso compare negli archivi sin dal 1689.
Nel loro stendardo vi è raffigurato Gesù nell'orto degli ulivi. Durante la sfilata i soci del ceto si dispongono su due file e ognuno tiene in mano una candela. Al centro delle due file sfila un ragazzino che porta un'urnetta sorretta da un asta dove all'interno vi è San Palinu. Grazie a un congegno meccanico il ragazzino fa muovere il santo, facendo vedere così il santo mentre pianta ortaggi. In coda alle due file chiude il cassiere che porta in mano la caratteristica coppa del ceto. Molto suggestivo è il carro addobbato di fiori e ortaggi dove ragazzi e ragazze vestiti da ortolani lanciano fiori alla cittadinanza.
[modifica] I Mugnai
Anche se ormai a Calatafimi il mestiere del mugnaio è scomparso, il ceto raggruppa tutti i figli ed i nipoti di coloro che lavoravano ai mulini. I mulini ad acqua presenti a Calatafimi erano 15 e tutti sorgevano lungo il fiume Kaggera. Ogni anno, nel pomeriggio di Pasqua, i Mugnai portano la "Santa Cruci" d'argento, donata da loro nel 1776 al SS. Crocifisso, nella chiesa della Madonna di Giubino.
Durante il primo giorno di festa i mugnai sfilano in processione con la "Santa Cruci" per le vie del paese, distribuendo alla popolazione le "Milidde". Nello stendardo del ceto è rappresentata una croce ricamata in oro zecchino.
[modifica] I Pecorai ed i Caprai
Inizialmente, erano due ceti diversi, ma nel corso degli anni si sono fusi per formare un unico ceto.
I due ceti hanno Santi protettori diversi, San Pasquale Baylon è il santo dei Pecorai ed è rappresentato sul loro stendardo mentre si trova in adorazione davanti al SS. Sacramento. I caprai, invece, hanno come protettore San Gregorio (Vivroli in siciliano).
Durante i giorni di festa sfilano con abiti siciliani caratteristici distribuendo alla gente formaggio fresco mentre alcuni giovani portano "U Circu" con, appesi alla circonferenza, pecorelle, cestelli e frange confezionati con formaggio fresco, due pecorelle in legno contornate di monete e una piccola urna con San Pasquale portata anch'essa a spalla da quattro giovani in vesti folkoristiche
[modifica] I Macellai
Uno dei ceti più piccoli come numero di partecipanti, ma, non per questo, meno importante. Dal 1727, fino a qualche decennio fa, i Macellai, omaggiavano il SS. Crocifisso con due tarì per ogni bue, vacca, vitellaccio, ecc...
Sfilano per le vie cittadine portando il loro stendardo, a coda, di velluto rosso, sul quale sta una Croce ricamata in oro.
Il presidente del ceto, posto alla fine delle due file composte dai componenti del ceto, tiene in mano come "Prisenti" (dono) la coppa con le monete d'oro.
[modifica] I Borgesi
Rappresentano i coltivatori diretti, sempre pronti nelle manifestazioni religiosi locali.
Maestosa risulta durante la "Festa", "La Cavalcata" (sfilata di muli addobbati per il caso).
Hanno statuti particolari, specialmente per la nomina dei nuovi "Dubbitati" (deputati) dopo ogni "Festa", che avviene in segreto, dopo mezzanotte.
Nello stendardo che porta l'effigie del SS. Crocifisso con spighe, fiori, ramoscelli d'ulivo e uva, c'è la scritta "Gloria Filiorum".
Caratteristico "Lu Zu Ntunisi", gruppo ligneo raffigurante un agricoltore che guida l'aratro tirato da muli, e "Li Muliceddi" scolpite in legno e coronate da zecchini d'oro.
[modifica] I Cavallari
Si tratta del Ceto più vivace e pieno di fantasia.
È particolarmente devoto a Maria S.S. di Giubino, ed è sempre presente a tutte le manifestazioni mariane.
Ogni anno cura anche, nel Santuario di campagna durante l'estate, la celebrazione solenne di un sabato.
Non a caso, nello stendardo ha effigiata la Madonna di Giubino.
[modifica] I Massari
I Massari, o Massarioti erano sovrintendenti, che si occupavano dell'affitto dei feudi, delle greggi e delle imprese cerealicole, e in seguito, i ricchi borgesi che governavano la "Massaria", azienda con buoi e pecore.
Attraverso i campieri, su cavalli, con fucile e frusta, si scortavano nelle sfilate, vicendevolmente, con i Borgesi.
Il loro numero più caratteristico è il maestoso "Carro" tirato da buoi, che va in giro gettando "Cuccidati", a ricordo dei pani che durante la "Festa" venivano distribuiti ai poveri. Dei ceti calatafimesi risulta essere sempre stato il più ricco.


