Shemà

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Lo Shemà in ebraico שמע, Ascolta (a volte detto Shemà Israel, שמע ישראל) è una preghiera della liturgia ebraica. È in genere considerata la preghiera più sentita, forse assieme al Kaddish. La sua lettura (Qiriat Shema) avviene due volte al giorno, nella preghiera mattutina ed in quella serale.

Questa preghiera ebraica è presente nella tradizione ebraica di origine arcaica e mosaica, "Torah miSinai".

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Lo Shema è costituito da una premessa, fatta di due versi, e da tre parti, costituite da brani della Torah:

Premessa[modifica | modifica sorgente]

La premessa è di fondamentale importanza, e costituisce, in una frase, il riassunto dei concetti fondamentali della religione ebraica:

שמע ישראל י*ה*ו*ה אלהינו י*ה*ו*ה אחד

Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. Questa frase, che dà il nome alla preghiera, contiene il Tetragramma biblico יה*ו*ה, non pronunciabile, e quindi viene letta Shema' Ysrael, Ado-nai Eloheinu, Ado-nai echad, e pronunciata coprendosi gli occhi. Adonai ("Signore") non è la traduzione letterale del tetragramma, ma il termine con cui esso viene sostituito durante la lettura in quanto essendo il tetragramma nome sacro, non viene scritto in modo completo o corretto se non secondo le leggi halakhiche; in quanto il materiale su cui è apposto potrebbe degradarsi, esistono apposite Ghenizot quando il nome viene scritto in modo corretto da un Sofer.[1]

Il tetragramma era pronunciato una volta l'anno dal Sommo Sacerdote (Kohen Gadol) appunto in questa frase ed all'interno del Qodesh haQodashim (Sancta Sanctorum) del tempio. Il popolo ne copriva il suono, in modo da non sentirne la pronuncia, proclamando ad alta voce la seconda frase della preghiera (che oggi è pronunciata soltanto a bassa voce, ad eccezione del giorno di Kippur):

ברך שם כבד מלכותו לאולם ועד

Baruch shem kevod malkhuto leolam va'ed

Sia benedetto il santo Nome del Suo Regno per sempre ed in eterno

che è appunto la seconda frase della premessa.

Il testo[modifica | modifica sorgente]

Il testo, formato dalle tre parti (vedi sopra), è anch'esso di origine biblica e contiene precetti importanti per la vita ebraica: la dedizione alla fede, l'obbligo di istruzione dei figli, la sua continuità, la proibizione dell'idolatria e l'obbligo di osservanza delle mizvot.

Prima parte (VeAhavtà)[modifica | modifica sorgente]

Recita: E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come "segno" tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte (delle città).

È qui contenuto (e le insegnerai ai tuoi figli) il comandamento dell'insegnamento alle nuove generazioni - in modo letterale solo alcuni precetti ma per usanza generale, come nell'esegesi talmudica; insegnamento in senso lato, la conoscenza della Torah soprattutto, ma anche le altre scienze; il tutto rafforzato dalla costanza del precetto (quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi). Ed anzi, l'istruzione e l'amore per Dio devono essere un simbolo visibile (e le legherai al tuo braccio, e le userai come separatore tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte). Nella pratica, questo precetto si manifesta nell'indossare ogni mattina (tranne Shabbat e giorni di festa o mezza-festa) i Tefillin, che appunto contengono scritti i precetti, e nell'apporre allo stipite delle porte della propria casa delle mezuzzoth che contengono i primi due dei tre brani dello Shema (cioè quelli contenenti il precetto degli stipiti).

Seconda parte (VeHayà)[modifica | modifica sorgente]

Recita: E sarà, se ascolterete i Miei comandamenti, che oggi vi do, di amare il vostro Dio e di onorarlo con tutto il vostro cuore, con tutta la vostra anima e con tutte le vostre forze, (allora) vi darò rugiada per le vostre terre, pioggia primaverile ed estiva, così raccoglierete le vostre granaglie, il vostro vino ed il vostro olio, e darò erba per il tuo bestiame, e mangerete e sarete soddisfatti. Ma guardatevi dall'aprire i vostri cuori a rivolgervi al culto di altri dei, e di adorarli, perché (allora) l'ira di Dio sarà contro di voi, e chiuderà il cielo, e non ci sarà rugiada, e la terra non darà il suo prodotto, e passerete (sarete estinti) rapidamente dalla buona terra che Dio vi ha dato. E (quindi) mettete queste parole nel vostro cuore e nella vostra anima, e siano come parole sulle vostre mani e tra i vostri occhi, e insegnatele ai vostri figli, e pronunciatele quando riposate nelle vostre case, quando camminate per strada, quando vi addormentate e quando vi alzate, e scrivetele sugli stipiti delle vostre case e sulle vostre porte. Così saranno moltiplicati i vostri giorni ed i giorni dei vostri figli nella terra che Dio promise ai vostri padri di dare loro, per tanto quanto durano i giorni del cielo sulla terra.

Sembrerebbe una ripetizione della prima parte ma si noti il passaggio dalla seconda persona singolare (quando riposi) a quella plurale (quando riposate). Ciò significa che i precetti sono una parola che riguarda il singolo ma anche una parola che riguarda il popolo tutto. Ed anzi - il "castigo" viene citato solo in questa seconda parte (...e la terra non vi darà il proprio prodotto...) - a mostrare che le responsabilità del popolo che ha stretto il Patto con Dio sono individuali e collettive.

Terza parte (VaYòmer)[modifica | modifica sorgente]

Recita: E Dio disse a Mosè: di ai figli di Israele di fare d'ora in poi delle frange agli angoli dei loro vestiti, e vi sia un filo azzurro in ognuna di queste frange. Questi saranno i vostri zizzit, e guardandoli ricorderete i precetti divini, e li osserverete, e non seguirete i (vezzi de)l vostro cuore e (le immagini de)i vostri occhi, che vi fanno deviare seguendoli. Così ricorderete e osserverete tutti i precetti, e sarete santi per il vostro Dio. Io sono il Signore Dio vostro, che vi ha fatto uscire dalla terra di Egitto per essere il vostro Dio, Io sono il Signore, vostro Dio.

È singolare che in mezzo a precetti così importanti si parli di un capo di abbigliamento: i simboli sono anch'essi importanti per ricordare, per non dimenticare. E la precisazione, che sembra addirittura pignola, del filo azzurro?, come può stare in un brano in cui si afferma tre volte un concetto ben più importante (Io sono il vostro Dio)? Può stare perché Dio l'ha detto, direbbe un semplice. Si, ma perché l'ha detto? Significa l'unitarietà del popolo di Israele, che si estrinseca anche nelle frange dei vestiti e nel filo azzurro (che non esiste più, poiché il mollusco che dava il pigmento sembra sia estinto anche se l'origine del colore di Tkhelet risulta essere al centro di discussioni halakhiche); anche a significare che anche nelle cose apparentemente meno importanti vi è la presenza di Dio; ancora per mostrare che tra due affermazioni terribili (Ascolta, Israele, il Dio è nostro Signore, Dio è uno e Io sono il Signore, vostro Dio) vi è la vita quotidiana, che è fatta di precetti e di insegnamento ai figli, anche di agricoltura (così raccoglierete le vostre granaglie) e di vita sociale, cioè vestiti.

Esegesi[modifica | modifica sorgente]

Una parte del trattato Berakhot (cfr Talmud e Mishnah) è dedicata allo Shema, da quante volte si deve dire, alle ore giuste per la recitazione. Berachot si chiede per prima cosa quale sia l'ora di recitazione dello Shema serale, e nella Ghemara, Ghemara Berachot, addirittura inizia chiedendosi perché il trattato della Mishna inizi con una domanda sulla recitazione dello Shema serale (perché non quello mattutino?) Ma, se si leggono le discussioni, si capisce che l'ora di lettura presenta importanza quanto i concetti della discussione sulle regole espresse anche nel Talmud. Oltre alla sera ed al mattino v'è la terza recitazione nella Preghiera prima di addormentarsi, a sera inoltrata e sino a prima dell'alba.

Un aspetto da considerare è che lo Shema è composto da 245 parole (ovviamente nel testo ebraico). 248 è tradizionalmente il numero delle parti del corpo quindi vi è l'usanza di ripetere alla fine le (2) parole Signore vostro Dio e aggiungere la parola emet (verità), per raggiungere tale numero (cfr Ghematriah) La ragione è trasparente: come si dice (con tutto il tuo (vostro) cuore...) si vuole ribadire che il rapporto con Dio è totale, cioè interessa tutto il corpo o, in senso traslato, tutti gli aspetti della vita.

Anche Chaim Vital (Shaarei Kedusha-Le Porte della Santità) afferma che lo Shemà è quindi la "radice" di tutte le Mitzvot.

Al mattino[modifica | modifica sorgente]

Brani precedenti[modifica | modifica sorgente]

Nella liturgia, lo Shemà è preceduto da una preghiera particolare, "Ahavat 'olam"; nel corso di questa si uniscono i quattro zizzit, subito prima della formulazione della frase "arba canfot ha-arez (i quattro angoli della terra)"; gli zizzit vengono tenuti nella mano destra per coprirsi gli occhi durante la recitazione del primo versetto, e vengono guardati (a volte baciati) nella terza parte, in corrispondenza della ripetizione della parola "zizzit".

Brani successivi[modifica | modifica sorgente]

Importante e necessaria anche la lettura dei brani, successivi allo Shema, presenti nei Siddurim, tra cui l'inizio in Shachrit:

« Per noi questa parola è ferma, esatta, costante, retta, fedele, amabile, cara, desiderabile, dolce, temibile, immensa, perfetta, accettabile, buona e bella per sempre... »

Alla sera[modifica | modifica sorgente]

Brani precedenti[modifica | modifica sorgente]

Brani successivi[modifica | modifica sorgente]

Significato storico e sociale[modifica | modifica sorgente]

Si narra che i condottieri di Israele chiamassero alla battaglia gridando il primo verso dello Shema (Ascolta, Israele...). Rabbi Aqiva, considerato tra i massimi sapienti dell'ebraismo e per il quale è determinante il legame con la Shekhinah, pronunciò lo Shema in punto di morte, mentre era torturato ed ucciso da un boia romano.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Nella sua applicazione letteraria, Primo Levi dichiarò di realizzare una parafrasi della preghiera in alcuni dei versi introduttivi di Se questo è un uomo.[2]

Recitazione[modifica | modifica sorgente]

Se si chiede ad un ebreo quale sia la preghiera principale, pochi daranno una risposta diversa dallo Shema.

Non tutti gli ebrei conoscono a memoria lo Shema ma molti lo recitano anche in ebraico, talvolta senza conoscerne la lingua ed a volte confrontandolo con la traduzione al momento della preghiera: come da Halakhah di Yehudah haNassì la lettura delle preghiere in lingue differenti dall'ebraico, come anche preghiere personali tra sé e sé, permette comunque di considerare tale Mizvah compiuta; d'altronde essa è valida in ebraico anche se non se ne comprende il significato, purché vi sia l'intenzione verso Dio ed il controllo delle stesse, tanto nei Siddurim, tanto in alcuni testi sacri ebraici.
Nei luoghi di preghiera o di studio prevale comunque la preghiera ebraica in ebraico.

Come detto nello Shema stesso (quando ti addormenti e quando ti alzi), deve essere recitato mattino e sera[3]; secondo alcune opinioni anche di notte, in particolare prima di addormentarsi (cfr Preghiera prima di addormentarsi): esiste il Minhag della recita dello Shema anche prima di addormentarsi assieme ad altre richieste a Dio; secondo l'halakhah la sua recitazione risulta obbligatoria nel caso in cui si sia compiuta la preghiera di Arvit prima dello spuntare delle stelle necessarie al riconoscimento della sera.

Halakhah[modifica | modifica sorgente]

Si vedano le seguenti Halakhot[4] (cfr anche Meqor Chajim):

  • durante la recitazione del primo versetto la mano destra deve essere posta sulle palpebre chiuse degli occhi.
  • L'ultima lettera del primo versetto, la Dalet di Echad, deve essere pronunciata staccata dalla parola; la a di Echad deve prolungarsi nello stesso periodo di tempo utilizzato nella recitazione del versetto stesso. Inoltre la a, così traslitterata, di Echad non deve essere scandita secondo il suo suono ma come se fosse simile a ou-ae, i due suoni della lingua francese, entrambi assieme.
  • Il secondo versetto deve essere recitato a bassa voce: si recita ad alta voce solo durante Yom Kippur.
  • Bisogna prestare molta attenzione ed avere molta concentrazione durante tutta la lettura dello Shema.
  • Se si sbaglia la pronuncia anche solo di una lettera o di una vocalizzazione bisogna tornare a ripeterlo dal primo versetto se sono trascorsi più di 2 secondi tra l'errore e la possibile correzione.
  • Senza le Berakhot iniziali e le parti successive dello Shema non si considera Mizvah completa, questo considerando le differenze delle Tefillot o delle preghiere in cui viene recitato.
  • Quando si indossano gli Zizzit ed i Tefillin al mattino bisogna racchiudere nella mano i primi e baciare o toccare e baciare entrambi nei punti indicati nel brano dello Shema; gli Zizzit vanno raccolti prima della lettura dello stesso durante il brano precedente e trattenuti oltre la conclusione.
  • Quando si recita la Daled della parola Echad del primo versetto bisogna considerarsi come disposti a morire per Dio e la Santificazione del Suo Nome anche se tale morte non avviene (cfr comunque Aqiva e Qiddush haShem/Martirio (ebraismo)).
  • Se non si recita lo Shema in uno dei momenti stabiliti sarebbe come non averlo mai detto in tutta la propria vita, questo sino alla recitazione nella volta successiva.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Per l’origine semitica della parola Adonai e per le connessioni con la lingua greca si veda, W. Atallah, Adonis dans la littérature et l'art grec, collana Études et Commentaire, LXII, Paris, 1966, cap. VIII, Les origines (Étymologie du nom d’Adonis; Les origines du culte), pp. 303-316; E. Masson, Récherches sur les plus anciennes emprunts sémitique en grec, Paris, 1967, p. 53 ss.; P. Chantraine, Dictionnaire étymologique de la langue grecque, Paris, 1990, s. v. Adonis; P. Kretschmer, Adonis, Glotta, VII (1916), pp. 29-39.
  2. ^ Roberto Mauro, 2009
  3. ^ Per verificare gli orari in cui si recita lo shemà è disponibile in italiano http://www.e-brei.net/index.php?page=orari
  4. ^ Sìyakh Yitzkhàk, Libro di preghiere. Ebraico - Traduzione - Commenti, Mamash, Milano, 2005

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Anche:

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