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Tazria

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Tazria, Thazria, Thazri'a, Sazria, o Ki Tazria’ (ebraico: תַזְרִיעַ — tradotto in italiano: “prolificherà”, 13ª parola e incipit di questa parashah) 27ª porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, quarta nel Libro del Levitico. Rappresenta il passo 12:1-13:59 di Levitico, che gli ebrei leggono durante il 27º o 28º Shabbat dopo Simchat Torah, generalmente in aprile.

Il calendario ebraico lunisolare contiene fino a 55 settimane, col numero esatto che varia tra 50 settimane negli anni comuni e 54-55 negli anni bisestili. In questi ultimi (per es. il 2014 e 2016), la Parshah Tazria viene letta separatamente. Negli anni comuni invece (per es. 2012, 2013, 2015, 2017 e 2018), la Parshah Tazria è combinata con la parashah successiva, la Metzora, per ottenere il numero di letture settimanali necessarie.

L'offerta della vedova povera (illustrazione di Frederick Goodall)

Riassunto[modifica | modifica wikitesto]

Parto[modifica | modifica wikitesto]

ll parashah condivide concetti con le seguenti porzioni dell' Bibbia Ebraica:

Levitico 10 associa il parto con impurita'. Nella Bibbia Ebraica, l'impurita' è associata a vari eventi. Alcuni versi in Levitico (1:8, 11; 21:1-4, 11) e Numeri (6:6-7 e 19:11-16) associano l'impurita' con la morte. Levitico 13-14 la associa con una malattia della pelle. Levitico 15 la associa con malattie di origine sessuale. Geremia (2:7, 23; 3:2; e 7:30) ed Osea (6:10) la associano con il contatto e l'adorazione di divinita' distinte da Dio.

Mentre Levitico (12:6-8) richiede ad una madre di offrire un olocausto e un sacrificio per il peccato, altri versi (Levitico 26:9, Deuteronimio 28:11, e Salmi 127:3-5) associano l'avere dei bambini con una benedizione da Dio. Inoltre, altri versi descrivono il non avere figli come una sfortuna ( Genesi 15:2 e Samuele 1:5-11) o come una punizione (Levitico 20:20 e Deuteronimio 28:18).

Interpretazione rabbinica[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito riportiamo alcune interpretazioni rabbiniche dei periodi del Mishnah e del Tamud:

Levitico capitolo 12[modifica | modifica wikitesto]

Il rabbino Simlai noto' che cosi come Dio creo' l'uomo dopo avere creato gli animali cosi' le leggi relative all'impurità umana (Levitico 12) seguono quelle relative agli animali (Levitico 11).

Nel leggere Levitico 12:2 ("Quando una donna sara' rimasta incinta") il rabbino Levi ne derivo' tre pensieri. Il primo è che se una persona da' ad un'altra persona un'oncia di argento in privato e questa le ritorna una libbra di oro in pubblico, allora la prima persona sara' grata a quest'ultima. Cosi è con Dio; gli esseri umani affidano a Dio una goccia di liquido in segreto e Dio ritorna a loro un essere umano completo e perfetto. Il secondo pensiero: è naturale che, se una persona è rinchiusa in una camera, e qualcuno viene e accende una luce per la persona, la prima persona dovrebbe sentire la gratitudine verso quest'ultima. Anche così è con Dio; quando l'embrione è nel grembo materno, Dio causa una luce per lui cosi' lui può vedere da un estremo del mondo ad un altro. Il terzo pensiero: è naturale che, se una persona è rinchiusa in una camera, e qualcuno la libera portandola fuori, allora la prima dovrebbe sentire gratitudine a quest'ultima. Anche così quando l'embrione è nel grembo materno, Dio viene e lo libera e lo porta nel mondo.

Il rabbino Ammi insegnò in nome del rabbino Johanan che anche se il rabbino Simeone ha stabilito che un feto espulso da una donna non era immondo, il rabbino Simeone ha comunque accettato che la donna era ritualmente impura come una donna che ha partorito. Un vecchio ha spiegato al rabbino Ammi che Rabbi Johanan ha ragionato dalle parole di Levitico 12: 2; queste parole implicano che basta che una donna sia incinta.

Il Rabbino Johanan interpreto' le parole "nell'ottavo giorno" (Levitico 12:3) implicano che la circoncisione deve essere fatta anche durante lo Shabbat.

La Mishnah ha insegnato che la circoncisione non dovrebbe essere eseguita finché il sole non è sorto, ma conta come fatto se è fatto dopo l'alba. Il Gemara ha spiegato che la ragione della regola si può trovare nelle parole di Levitico 12: 3. Un Baraita ha interpretato il Levitico 12: 3 che l'intero giorno è valido per la circoncisione, ma ha dedotto da Genesis 22:3 (Abramo si alzo di buon mattino,...) che gli zelanti eseguono le circoncisioni la mattina presto.

Levitico capitolo 13[modifica | modifica wikitesto]

Rabbi Johanan ha detto, in nome del rabbino Joseph ben Zimra, che chiunque parli male di un'altra persona (לשון הרע, lashon hara) sarà colpito da una malattia cutanea contagiosa (צָּרַעַת, tzara'at), come si dice nel Salmo 101:5 "Chi calunnia in segreto il suo prossimo io lo farò perire".

Resh Lakish ha interpretato le parole "Questa è la legge da applicare per il lebbroso per il giorno della sua purificazione." (Levitico 14:2) significano: "Questa sarà la legge per colui che porta un nome malvagio (motzi shem ra )." E il Gemara riferì che nella terra d'Israele si insegnava che la calunnia uccide tre persone: il calunniatore, quello che l'accetta e quello che viene calunniato.

Rabbi Haninah insegnò che la malattia della pelle veniva solo dalla calunnia. I rabbini trovarono una prova per questo dal caso di Miriam, sostenendo che perché ha pronunciato calunnie contro Mosè, le piaghe l'hanno attaccata. E i rabbini sono d'accordo quando usano Deuteronomio 24:8-9 per dire "ricordate ciò che il Signore tuo Dio ha fatto a Miriam" .

Nella liturgia[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni ebrei si riferiscono alle leggi sulle oblazioni di uccelli in Levitico 12:8 e alle leggi sul ciclo mestruale quando studiano la fine del capitolo 3 di Pirkei Avot nello Shabbat tra Pesach e Rosh haShana.[1]

Altri ebrei si riferiscono alle offerte del peccato per malattie della pelle in Levitico 13 quale parte delle letture sulle offerte dopo le benedizioni mattutine dello Shabbat.[2]

Dopo il servizio di preghiera mattutino Shacharit, alcuni ebrei recitano le Sei Rimembranze, tra cui Deuteronomio 24:9, “Ricòrdati di quello che il Signore tuo Dio fece a Miriam durante il viaggio, quando uscivate dall'Egitto”, ricordando che Dio punì Miriam con tzara'at.[3]

Maqam settimanale[modifica | modifica wikitesto]

Nella Maqam[4] settimanale, gli ebrei sefarditi ogni settimana basano i loro canti del servizio religioso sul contenuto della rispettiva parashah settimanale. Per la Parashah Tazria, i sefarditi usano la Maqam Saba, una maqam che esprime un'alleanza (brit). Tale maqam è appropriata per questa parashah che inizia con la discussione su cosa fare quando nasce un bambino maschio. Menziona anche la brit milah, rituale che conferma un'alleanza tra uomo e Dio.

Haftarah[modifica | modifica wikitesto]

La haftarah della parshah è 2 Re 4:42-5:19.

Shabbat Rosh Chodesh[modifica | modifica wikitesto]

Quando la parshah o la parshah combinata coincide con Shabbat Rosh Chodesh (come è successo nel 2009), la haftarah è Isaia 66:1-24.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

(ENHEIT)

Testi[modifica | modifica wikitesto]

Commentari[modifica | modifica wikitesto]

Old book bindings.jpg

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Menachem Davis, The Schottenstein Edition Siddur for the Sabbath and Festivals with an Interlinear Translation, p. 556. Brooklyn: Mesorah Publications, 2002. ISBN 1-57819-697-3.
  2. ^ Davis, Siddur for the Sabbath and Festivals, a p. 239.
  3. ^ Menachem Davis. The Schottenstein Edition Siddur for Weekdays with an Interlinear Translation, p. 241. Brooklyn: Mesorah Publications, 2002. ISBN 1-57819-686-8. Yosaif Asher Weiss. A Daily Dose of Torah, vol. 7, 139–40. Brooklyn: Mesorah Publications, 2007. ISBN 1-4226-0145-5.
  4. ^ Nei servizi di preghiera mizrahi e sefarditi medio-orientali, ogni Shabbat la congregazione conduce i servizi religiosi usando una maqam differente. La maqam araba (مقام), che in arabo letteralmente significa 'posto', è un tipo di melodia standard con una rispettiva serie di intonazioni. Le melodie usate in una data maqam devono esprimere uno stato emotivo del lettore lungo tutto il percorso liturgico (senza cambiare testo).
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