Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Yitro (parashah)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Yitro, Yithro, o Yisro (ebraico: יִתְרוֹ — tradotto in italiano: "Ietro", seconda parola e incipit di questa parashah) diciassettesima porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, quinta nel Libro dell'Esodo. Rappresenta il passo 18:1-20:23 di Esodo. La parashah narra dei consigli organizzativi che Ietro dà a Mosè e la rivelazione dei Dieci Comandamenti da parte di Dio agli Israeliti sul Monte Sinai. Gli ebrei della diaspora la leggono durante il diciassettesimo Shabbat dopo Simchat Torah, generalmente a fine gennaio o in febbraio. Gli ebrei inoltre leggono parte della parashah, Esodo 19:1-20:23, quale lettura della Torah nel primo giorno della festa ebraica di Shavuot, che commemora la trasmissione dei Dieci Comandamenti.

I Dieci Comandamenti (illustrazione da una figurina biblica pubblicata nel 1907 dalla Providence Lithograph Company)

Letture[modifica | modifica wikitesto]

Ietro e Mosè (acquerello di James Tissot, 1896–1902 ca.)

Nella tradizionale lettura bblica dello Shabbat, la parashah è suddivisa in sette parti, o in ebraico: עליות?, aliyot.[1]

Prima lettura — Esodo 18:1–12[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima lettura (ebraico: עליה, aliyah), il suocero di Mosè Ietro viene a sapere tutto ciò che Dio aveva fatto per gli Israeliti e porta la moglie di Mosè Zippora e i suoi due figli, Gherson (“Sono un emigrato in terra straniera”) e Eliezer (“Dio è venuto in mio aiuto") a Mosè nel deserto al Monte Sinai.[2] Ietro gioisce, benedice Dio e offre sacrifici a Dio.[3]

Seconda lettura — Esodo 18:13–23[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda lettura (in ebraico: עליה?, aliyah), il popolo rimane dalla mattina alla sera ad aspettare Mosè che giudichi le loro dispute.[4] Ietro consiglia a Mosè di far conoscere la legge e poi di scegliere degli uomini capaci, onesti e fidati, timorosi di Dio, da nominare come capi affinché giudichino amministrando giustizia al popolo, e che portino a Mosè solo le cause difficili.[5]

Terza lettura — Esodo 18:24–27[modifica | modifica wikitesto]

In questa breve terza lettura (in ebraico: עליה?, aliyah), Mosè dà ascolto ai consigli di Ietro.[6] Poi Mosè saluta Ietro e quest'ultimo ritorna a casa.[7]

Mosè proibisce al popolo di seguirlo (acquerello di James Tissot, 1896–1902 ca.)

Quarta lettura — Esodo 19:1–6[modifica | modifica wikitesto]

La promulgazione della Legge sul Monte Sinai (illustrazione del 1728 dalle Figures de la Bible)

Nella quarta lettura (ebraico עליה, aliyah), esattamente tre mesi dopo aver lasciato l'Egitto, gli Israeliti entrano nel deserto ai piedi del Monte Sinai.[8] Mosè sale sul Monte e Dio gli dice di annunciare agli Israeliti che, se obbediranno fedelmente Dio e custodiranno l'Alleanza, «voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli... un regno di sacerdoti e una nazione santa.»[9]

Quinta lettura — Esodo 19:7–19[modifica | modifica wikitesto]

Nella quinta lettura – in ebraico: עליה?, aliyah – quando Mosè riferisce agli anziani, tutti rispondono: "Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!". Mosè torna dal Signore e riferisce le parole del popolo.[10] Dio istrusce Mosè che il popolo rimanga puro, che si lavino gli abiti e si preparino per il terzo giorno, quando Dio sarebbe disceso rivelandosi al popolo, sul Monte Sinai.[11] Dio dice a Mosè di mettere delle delimitazioni intorno alla montagna, minacciando di morte chi avesse toccato la montagna, e Mosè esegue.[12]

All'alba del terzo giorno, ci sono tuoni e lampi, e una nube densa sul monte e un suono fortissimo di tromba: tutto il popolo che è nell'accampamento viene scosso da tremore.[13] Mosè porta il popolo ai piedi della montagna.[14] Il Monte Sinai è ora tutto coperto di fumo e trema violentemente, il suono della tromba aumenta sempre più forte, e Dio risponde a Mosè nel tuono.[15]

Sesta lettura — Esodo 19:20–20:14[modifica | modifica wikitesto]

Nella sesta lettura (ebraico עליה, aliyah), Dio discende sulla cima del Monte Sinai e chiama a sé Mosè.[16] Dio nuovamente comanda Mosè di scongiurare il popolo «di non irrompere verso il Signore per vedere, altrimenti ne cadrà una moltitudine!»[17]

Dio pronuncia i Dieci Comandamenti:

Esodo e Deuteronomio[modifica | modifica wikitesto]

Si riporta sinotticamente il testo del decalogo in Esodo 20,2-17 e in Deuteronomio 5,6-21.[18]

Esodo 20

Deuteronomio 5

[2] Io sono il Signore, tuo Dio,che ti fece uscire dalla terra d'Egitto, dalla casa degli schiavi.[19]

[3] non avrai altro Dio all'infuori di me.[20]

[4] Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.

[5] Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano,
[6] ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.

[7] Non pronunzierai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.

[8] Ricordati del giorno di sabato per santificarlo:[21]
[9] sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro;
[10] ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te.

[11] Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.

[12] Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.[22]

[13] Non uccidere.

[14] Non commettere adulterio.

[15] Non rubare.

[16] Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.[23]

[17] Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.[24]

[6] Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile.

[7] Non avere altri dèi di fronte a me.

[8] Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.

[9] Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano,
[10] ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti.

[11] Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.

[12] Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato.

[13] Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro,
[14] ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te.

[15] Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.

[16] Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sii felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dà.

[17] Non uccidere.

[18] Non commettere adulterio.

[19] Non rubare.

[20] Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

[21] Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.

Settima lettura — Esodo 20:15–23[modifica | modifica wikitesto]

Nella settima lettura ((HE) , aliyah), vedendo lampi e tuoni e la montagna che fumava, il popolo si ritirò intimorito e chiese a Mosè di parlar loro, "ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo!"[25] Dio disse a Mosè di riferire al popolo di non fare idoli d'argento o d'oro, ma un altare di terra per i sacrifici.[26] Dio proibì un altare di pietra fatto di pietre tagliate.[27] Proibì inoltre i gradini per salire all'altare, in modo che non si scoprisse la nudità dei sacerdoti.[28]

Comandamenti[modifica | modifica wikitesto]

Decalogo del II secolo a.e.v. (dal Papiro Nash)

Secondo lo Sefer ha-Chinuch, in questa parashah ci sono 3 comandamenti positivi e 14 negativi:[29]

  • Sapere che c'è un Dio[19]
  • Non credere a divinità oltre Dio[30]
  • Non farsi degli idoli[31]
  • Non adorare idoli e non prostrarcisi[32]
  • Non adorare gli idoli nelle quattro maniere in cui si adora Dio[32]
  • Non pronunciare invano il Nome di Dio[33]
  • Santificare lo Shabbat con Kiddush e Havdalah[34]
  • Non eseguire lavori proibiti di Shabbat[35]
  • Rispettare padre e madre[36]
  • Non uccidere[37]
  • Non commettere adulterio[38]
  • Non rapire/rubare[39]
  • Non pronunciare falsa testimonianza[40]
  • Non desiderare la roba d'altri[41]
  • Non fare forme umane anche se per scopi decorativi[42]
  • Non costruire un altare in pietre tagliate[43]
  • Non salire l'altare per mezzo di gradini.[44]

Maqam settimanale[modifica | modifica wikitesto]

Nella Maqam[45] settimanale, gli ebrei sefarditi ogni settimana basano i loro canti del servizio religioso sul contenuto della rispettiva parashah settimanale. Per la Parashah Yitro, i sefarditi usano la Maqam Hoseni, una maqam che esprime bellezza. Tale maqam è appropriata per questa parashah, poiché contiene l'episodio degli Israeliti che ricevono i Dieci Comandamenti.

Le labbra di Isaia vengono unte col fuoco (dipinto di Benjamin West del 1784)

Haftarah[modifica | modifica wikitesto]

La haftarah della parashah è Isaia 6:1-7:6 e Isaia 9:5-6

Collegamento con la Parashah[modifica | modifica wikitesto]

Sia la parashah che la haftarah descrivono la rivelazione di Dio. Entrambe riportano Esseri Divini con le ali.[46] Sia la the parashah che la haftarah descrivono la presenza di Dio accompagnata da tremore e fumo.[47] Inoltre entrambe affermano di rendere Israele una nazione santa.[48]

Riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

La parashah ha paralleli o viene discussa nelle seguenti fonti (ENHEITYI) (DE) :

Antichi[modifica | modifica wikitesto]

Biblici[modifica | modifica wikitesto]

Non rabbinici[modifica | modifica wikitesto]

Rabbinici classici[modifica | modifica wikitesto]

  • Mishnah: Shabbat 5:1–4, 9:3; Nedarim 1:1–11:11; Bava Kamma 5:7; Sanhedrin 7:6; Makkot 1:3; Shevuot 1:1–8:6; Avodah Zarah 1:1–5:12; Avot 3:6, 5:6; Tamid 5:1. Terra d'Israele, circa 200 e.v. Rist. su The Mishnah: A New Translation. Trad. di Jacob Neusner, 184, 190, 515, 598, 610, 660–72, 679, 686, 869. New Haven: Yale University Press, 1988. ISBN 0-300-05022-4.
  • Tosefta: Maaser Sheni 5:27; Shabbat 1:21; Sukkah 4:3; Megillah 3:5, 24; Sotah 4:1, 7:2; Bava Kamma 3:2–3, 4:6, 6:4, 14, 7:5, 9:7, 17, 20, 22, 26; Sanhedrin 3:2, 4:7, 12:3; Makkot 1:7; Shevuot 3:6, 8; Avodah Zarah 1:1–8:8; Arakhin 2:10, 5:9. Terra d'Israele, circa 300 e.v. Rist. su The Tosefta: Translated from the Hebrew, with a New Introduction. Trad. di Jacob Neusner, vol. 1: 330, 360, 579, 645, 650, 844, 860; vol. 2: 962–63, 972, 978, 980, 987, 1001, 1004–06, 1150, 1159, 1185, 1201, 1232–34, 1261–93, 1499, 1514. Peabody, Mass.: Hendrickson Pub., 2002. ISBN 1-56563-642-2.
  • Talmud gerosolimitano: Berakhot 5a, 12b–13a, 39a, 50b, 87a; Peah 6b; Sheviit 1a, 2a; Terumot 64a; Bikkurim 23b; Shabbat 1a–; Sukkah 3a, 24a; Rosh Hashanah 1b; Megillah 18b, 31b; Nedarim 1a–; Sanhedrin 2a, 11b, 21a, 27a, 34b, 36a; Shevuot 1a–; Avodah Zarah 1a–. Terra d'Israele, circa 400 e.v. Rist. su Talmud Yerushalmi. Curato da Chaim Malinowitz, Yisroel Simcha Schorr, e Mordechai Marcus, voll. 1–3, 6a, 8, 12, 22, 24, 26. Brooklyn: Mesorah Publications, 2005–2012.
  • Mekhilta According to Rabbi Ishmael 47:1–57:1. Terra d'Israele, tardo IV secolo. Rist. su Mekhilta According to Rabbi Ishmael. Trad. da Jacob Neusner, 2:37–103. Atlanta: Scholars Press, 1988. ISBN 1-55540-237-2. And Mekhilta de-Rabbi Ishmael. Trad. di Jacob Z. Lauterbach, 2:271–354. Philadelphia: Jewish Publication Society, 1933, reissued 2004. ISBN 0-8276-0678-8.
  • Mekhilta de-Rabbi Shimon 20:3; 26:1; 34:2; 44:1–2; 46:1–57:3; 68:1–2; 74:4, 6; 77:4; 78:4; 82:1. Terra d'Israele, V secolo. Rist. su Mekhilta de-Rabbi Shimon bar Yohai. Trad. di W. David Nelson, 83–84, 113, 147, 186, 195–209, 212–58, 305, 347, 349, 359, 364, 372–73. Philadelphia: Jewish Publication Society, 2006. ISBN 0-8276-0799-7.

Medievali[modifica | modifica wikitesto]

  • Saadya Gaon. Emunoth ve-Deoth, Introd. 6; 2:12; 5:4, 6; 6:6; 9:2; 10:11. Baghdad, Babilonia, 933. Trad. di Samuel Rosenblatt, 31–32, 128, 130, 219–20, 225–26, 254, 327–28, 385. New Haven: Yale University Press, 1948. ISBN 0-300-04490-9.

Moderni[modifica | modifica wikitesto]

  • Thomas Hobbes. Leviatano, 2:20; 3:35, 36, 40, 42; 4:45. Inghilterra, 1651. Rist. curata da C. B. Macpherson, 258, 444, 449, 464–65, 501–02, 504, 545–47, 672, 676. Harmondsworth, Inghilterra: Penguin Classics, 1982. ISBN 0-14-043195-0.
  • Edward Taylor. “18. Meditation. Heb. 13.10. Wee Have an Altar.” In Preliminary Meditations: First Series. Cambridge, Mass.: Early 18th century. Su Harold Bloom. American Religious Poems, 21–22. New York: Library of America, 2006. ISBN 978-1-931082-74-7.
  • David Noel Freedman. “The Nine Commandments: The secret progress of Israel's sins.” Bible Review. 5 (6) (Dec. 1989).
  • Krzysztof Kieślowski. Decalogo. Varsavia: Sender Freies Berlin (SFB), Telewizja Polska (TVP), e Zespol Filmowy “Tor,” 1989.
  • Moshe Weinfeld. “What Makes the Ten Commandments Different?” Bible Review. 7 (2) (Apr. 1991).
  • Pinchas Hacohen Peli. The Jewish Sabbath: A Renewed Encounter. New York: Schocken, 1991. ISBN 0-8052-0998-0.
  • Shmuel Yosef Agnon. Present at Sinai: The Giving of the Law. Philadelphia: Jewish Publication Society, 1994. ISBN 0-8276-0503-X.
  • Elliot N. Dorff. “Artificial Insemination, Egg Donation and Adoption.” New York: Rabbinical Assembly, 1994. EH 1:3.1994. Reprinted in Responsa: 1991–2000: The Committee on Jewish Law and Standards of the Conservative Movement. Edited by Kassel Abelson and David J. Fine, 461, 483, 506. New York: Rabbinical Assembly, 2002. ISBN 0-916219-19-4. (duty of the children of artificial insemination to honor their social parents; implications of the duty to honor parents for single parenthood).
  • Elliot N. Dorff. “Jewish Businesses Open on Shabbat and Yom Tov: A Concurring Opinion.” New York: Rabbinical Assembly, 1995. OH 242.1995c. Reprinted in Responsa: 1991–2000: The Committee on Jewish Law and Standards of the Conservative Movement. Edited by Kassel Abelson and David J. Fine, 64–70. New York: Rabbinical Assembly, 2002. ISBN 0-916219-19-4.
  • Elliot N. Dorff. “Family Violence.” New York: Rabbinical Assembly, 1995. HM 424.1995. Rist. in Responsa: 1991–2000: The Committee on Jewish Law and Standards of the Conservative Movement. Cur. da Kassel Abelson & David J. Fine, 773, 786. New York: Rabbinical Assembly, 2002. ISBN 0-916219-19-4. (implicazioni del comandamento di onorare i propri genitori nel dovere di sostenere genitori indigenti).
  • Marc Gellman. God's Mailbox: More Stories About Stories in the Bible, 47–67. New York: Morrow Junior Books, 1996. ISBN 0-688-13169-7.
  • Mark Dov Shapiro. Gates of Shabbat: A Guide for Observing Shabbat. New York: CCAR Press, 1996. ISBN 0-88123-010-3.
  • Elliot N. Dorff. “Assisted Suicide.” New York: Rabbinical Assembly, 1997. YD 345.1997a. Rist. su Responsa: 1991–2000: The Committee on Jewish Law and Standards of the Conservative Movement. Cur. da Kassel Abelson & David J. Fine, 379, 380. New York: Rabbinical Assembly, 2002. ISBN 0-916219-19-4. (implicazioni di Dio padrone dell'Universo nel suicidio assistito).
  • Baruch J. Schwartz. “What Really Happened at Mount Sinai? Four biblical answers to one question.” Bible Review. 13 (5) (Oct. 1997).
  • William H.C. Propp. Exodus 1–18, 2:622–35. New York: Anchor Bible, 1998. ISBN 0-385-14804-6.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ int. al. The Schottenstein Edition Interlinear Chumash: Shemos/Exodus. Curato da Menachem Davis, pp. 120–44. Brooklyn: Mesorah Publications, 2008. ISBN 1-4226-0204-4.
  2. ^ Esodo 18:1–5.
  3. ^ Esodo 18:9-12
  4. ^ Esodo 18:13
  5. ^ Esodo 18:14-23.
  6. ^ Esodo 18:24.
  7. ^ Esodo 18:27.
  8. ^ Esodo 19:1-2
  9. ^ Esodo 19:3-6
  10. ^ Esodo 19:7–8.
  11. ^ Esodo 19:10-11
  12. ^ Esodo 19:12-15
  13. ^ Esodo 19:16.
  14. ^ Esodo 19:17
  15. ^ 19:18-19.
  16. ^ Esodo 19:20.
  17. ^ Esodo 19:21
  18. ^ Da notare che il testo biblico non riporta la numerazione dei comandamenti, né, nell'originale ebraico, conosce punteggiatura, né, in tale lingua, è diviso in capoversi. Qui si è messa la punteggiatura, ma non appartiene al testo biblico. Inoltre si deve tenere presente che la suddivisione in versetti non è nel testo originale, ma è stata formulata nel secondo millennio cristiano per facilitare il lavoro di individuare le citazioni bibliche. Essa è quindi puramente redazionale ed il lettore troverà a volte delle discrepanze nelle note di riferimento.
  19. ^ a b Esodo 20:2
  20. ^ Esodo 20:2–5
  21. ^ Esodo 20:7-10.
  22. ^ Esodo 20:11.
  23. ^ Esodo 20:16.
  24. ^ Esodo 20:17.
  25. ^ Esodo 20:18-19.
  26. ^ 20:23-24.
  27. ^ Esodo 20:25.
  28. ^ Esodo 20:26.
  29. ^ Sefer HaHinnuch: The Book of [Mitzvah] Education. Trad. (EN) di Charles Wengrov, 1:141–97. Gerusalemme: Feldheim Pub., 1991. ISBN 0-87306-179-9.
  30. ^ Esodo 20:3
  31. ^ Esodo 20:4
  32. ^ a b Esodo 20:5
  33. ^ Esodo 20:7
  34. ^ Esodo 20:8
  35. ^ Esodo 20:10
  36. ^ Esodo 20:11
  37. ^ Esodo 20:13
  38. ^ Esodo 20:14
  39. ^ Esodo 20:15
  40. ^ Esodo 20:16
  41. ^ Esodo 20:17
  42. ^ Esodo 20:23
  43. ^ Esodo 20:25
  44. ^ Esodo 20:26
  45. ^ Nei servizi di preghiera mizrahi e sefarditi medio-orientali, ogni Shabbat la congregazione conduce i servizi religiosi usando una maqam differente. La maqam araba (مقام), che in arabo letteralmente significa 'posto', è un tipo di melodia standard con una rispettiva serie di intonazioni. Le melodie usate in una data maqam devono esprimere uno stato emotivo del lettore lungo tutto il percorso liturgico (senza cambiare testo).
  46. ^ Esodo 19:4; Isaia 6:2
  47. ^ Esodo 19:18; Isaia 6:4.
  48. ^ Esodo 19:6; Isaia 6:13.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Testi[modifica | modifica wikitesto]

Cantillazione di Parashah Yitro 1

Commentari[modifica | modifica wikitesto]

Ebraismo Portale Ebraismo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di ebraismo