Miriam (Esodo)

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Miriam assiste mentre sua madre Iochebed affida l'infante Mosè alle acque del Nilo, in un dipinto di Aleksej Tyranov

Miriam (o Maria, a seconda di come ogni versione traduce il suo nome) è, nella Bibbia, la sorella di Mosè e Aronne. È menzionata in sei testi, tra cui i cinque libri del Pentateuco. Ma il più delle volte la sua figura viene associata al salvataggio di Mosè bambino (Esodo 2), dove però, benché prenda la parola, a differenza di molte altre donne, si parla di lei solo come di «sua sorella», senza indentificarla. È una delle poche donne del Pentateuco nominata in altri passi della Bibbia.

Il racconto biblico[modifica | modifica wikitesto]

Miriam era la figlia primogenita di Amram e Iochebed; quando il faraone egiziano ordinò di uccidere ogni figlio maschio che nasceva agli israeliti, Iochebed depose suo figlio infante Mosè in una cesta nelle acque del fiume Nilo per salvarlo, affidandolo alla provvidenza divina. Miriam, dopo averla accompagnata, seguì il percorso della cesta fino a che non giunse al palazzo del faraone, dove la figlia del faraone trovò il piccolo e decise di adottarlo. Uscita allo scoperto, la bambina chiese alla principessa se avesse voluto una nutrice ebrea per svezzare il bambino e, avendo questa acconsentito, chiamò sua madre per svolgere quel compito.

Miriam viene denominata "profetessa" ed è artefice del canto di un inno che recita assieme alle altre figlie d'Israele quando il popolo d'Israele attraversa il Mar Rosso e poi le truppe del faraone vengono annegate nelle sue acque dall'ira di Dio.

«Voglio cantare in onore del Signore: perché ha mirabilmente trionfato, ha gettato in mare cavallo e cavaliere.»

(Esodo 15:20-21)

Questo è considerato come uno dei più antichi componimenti poetici nella storia ebraica.

In seguito Miriam rimprovera Mosè per il suo matrimonio con una donna madianita, Sefora; per questo viene punita con la lebbra. Incitato da Aronne, Mosè intercede presso Dio per la sua guarigione[1], e Miriam viene risanata dopo sette giorni di esilio fuori dal campo:

«Miriam dunque rimase isolata fuori dall'accampamento sette giorni; il popolo non riprese il cammino finché Miriam non fu riammessa nell'accampamento.»

(Numeri 12:15)

Il profeta Michea la dipinge come una profetessa di importanza pari a quella dei due fratelli (Michea 6,4)

Cultura ebraica[modifica | modifica wikitesto]

Miriam è una figura popolare della cultura ebraica. Alcuni, durante la Pasqua ebraica, oltre al bicchiere di vino serbato in onore di Elia, conservano anche un bicchiere d'acqua in onore di Miriam, che accompagnò il suo popolo nel deserto. Ebrei ortodossi hanno inoltre recuperato un'antica tradizione secondo la quale, dopo l'agnello e l'uovo, viene inserito nella cena pasquale anche del pesce. I tre cibi simboleggiano i tre fratelli Mosè, Aronne e Miriam.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Numeri 12:11-13
  2. ^ Richard Elliott Friedman, Who Wrote the Bible? San Francisco: Harper, pp. 78, 92. ISBN 0-06-063035-3

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