Quartiere Harar

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Quartiere Harar
Milano - quartiere Harar - grattacielo orizzontale G.JPG
Scorcio del quartiere con lo sfondo dello stadio Meazza
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Provincia Milano Milano
Città Milano
Circoscrizione Municipio 7
Mappa di localizzazione: Milano
Quartiere Harar
Quartiere Harar
Quartiere Harar (Milano)

Coordinate: 45°28′28.56″N 9°07′06.85″E / 45.4746°N 9.11857°E45.4746; 9.11857

Il quartiere Harar è un quartiere di edilizia residenziale pubblica di Milano, posto alla periferia occidentale della città, nei pressi dello stadio di San Siro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere Harar fu costruito nell'ambito del piano INA-Casa per la costruzione di case popolari[1][2].

La sua struttura urbanistica venne studiata dagli architetti Figini, Pollini e Ponti[1][2]; venne realizzato dal 1951 al 1955[3][4][5].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del quartiere
A - I: "Grattacieli orizzontali"
I - XII: "Insulae"
1: Scuola materna
2: Scuola elementare
3: Centro sociale

Il quartiere occupa un'area di 137 000 m2[2], e conta 942 alloggi[5] per un totale di 4800 vani[2][6]; fu progettato per accogliere 5500 abitanti[5].

La struttura urbanistica, studiata dagli architetti Figini, Pollini e Ponti[1][2][3], si caratterizza per il contrasto fra i lunghi edifici in linea ("grattacieli orizzontali"), alti cinque piani, e le casette unifamiliari a due piani, raggruppate in piccoli isolati ("insulae")[1][7].

I "grattacieli orizzontali" sono variamente disposti, delimitando uno spazio verde centrale in cui sono posti gli edifici scolastici[1]; gli spazi residui verso le strade esterne sono invece occupati dalle "insulae", di forma irregolare.

Le due tipologie edilizie contrastano anche per lo stile architettonico: mentre i "grattacieli orizzontali" sono disegnati in stile razionalista, nelle "insulae" si ritrovano elementi dell'edilizia rurale tradizionale[7][5]. Nelle intenzioni dei progettisti, questa dualità avrebbe dovuto simboleggiare la progressiva trasformazione della campagna verso l'ambiente urbano[5].

Complessivamente vennero costruiti 9 "grattacieli orizzontali" (indicati con lettere da A a I) e 12 "insulae" (indicate con numeri romani da I a XII); di seguito se ne riportano i singoli progettisti[3]:

Grattacieli orizzontali[modifica | modifica wikitesto]

Grattacielo orizzontale. Foto di Paolo Monti, 1960 (Fondo Paolo Monti, BEIC)

Insulae[modifica | modifica wikitesto]

  • I: Luigi Figini, Gino Pollini
  • II: Luigi Figini, Gino Pollini
  • III: Luigi Figini, Gino Pollini
  • IV: Paolo Antonio Chessa
  • V: Paolo Antonio Chessa
  • VI: Luigi Figini, Gino Pollini
  • VII: Luigi Figini, Gino Pollini
  • VIII: Luigi Figini, Gino Pollini
  • IX: Mario Tedeschi
  • X: Tito Bassanesi Varisco
  • XI: Tito Bassanesi Varisco
  • XII: Tito Bassanesi Varisco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Vie Harrar, Novara, Dessiè, p. 122
  2. ^ a b c d e Vercelloni, Alcuni quartieri..., p. 46
  3. ^ a b c Grandi, Pracchi, op. cit., p. 274
  4. ^ Gramigna, Mazza, op. cit., p. 272
  5. ^ a b c d e Pugliese, op. cit., p. 184
  6. ^ Bono, Vercelloni, op. cit., p. 58
  7. ^ a b Grandi, Pracchi, op. cit., pp. 254-255

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vie Harrar, Novara, Dessiè, in Urbanistica, anno XXV, 18-19, Torino, Istituto Nazionale di Urbanistica, marzo 1956, pp. 122-123.
  • Virgilio Vercelloni, Alcuni quartieri di edilizia sovvenzionata a Milano, in Casabella, nº 253, luglio 1961, pp. 42-51.
  • Cristoforo Bono, Virgilio Vercelloni, Il contesto e le opere, in Casabella, ottobre-novembre 1979, p. 58.
  • Maurizio Grandi, Attilio Pracchi, Milano. Guida all'architettura moderna, Bologna, Zanichelli, 1998 [1980], ISBN 88-08-05210-9.
  • Vittorio Savi, Figini e Pollini. Architetture 1927-1989, Milano, Electa, 1990, pp. 62-67, ISBN 88-435-3162-X.
  • Giuliana Gramigna, Sergio Mazza, Milano. Un secolo di architettura milanese dal Cordusio alla Bicocca, Milano, Hoepli, 2001, pp. 272-273, ISBN 88-203-2913-1.
  • Raffaele Pugliese (a cura di), La casa popolare in Lombardia. 1903-2003, Milano, Unicopli, 2005, ISBN 88-400-1068-8.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]