Noci (Italia)

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Noci
comune
Noci – Stemma Noci – Bandiera
Noci – Veduta
La torre dell'orologio (costruita nel 1823), simbolo della città
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Apulia.svg Puglia
Città metropolitanaCittà metropolitana di Bari-Stemma.png Bari
Amministrazione
SindacoDomenico Nisi (Partito democratico e Liste Civiche centrosinistra) dal 24-6-2018
Data di istituzione17 marzo 1861
Territorio
Coordinate40°48′N 17°08′E / 40.8°N 17.133333°E40.8; 17.133333 (Noci)Coordinate: 40°48′N 17°08′E / 40.8°N 17.133333°E40.8; 17.133333 (Noci)
Altitudine420 m s.l.m.
Superficie148,82 km²
Abitanti16 123[1] (30-11-2017)
Densità108,34 ab./km²
FrazioniLamadacqua
Comuni confinantiPutignano, Castellana Grotte, Gioia del Colle, Mottola e Martina Franca (TA), Alberobello
Altre informazioni
Cod. postale70015
Prefisso080
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT072031
Cod. catastaleF915
TargaBA
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona D, 1 785 GG[2]
Nome abitantiNocesi Nuscére in Apulo-barese
PatronoMadonna Addolorata, san Rocco, Madonna della Croce
Giorno festivo3 maggio (Madonna della Croce) - prima domenica di settembre (San Rocco)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Noci
Noci
Noci – Mappa
Posizione del comune di Noci all'interno della città metropolitana di Bari
Sito istituzionale

Noci (I Nusce in dialetto nocese[3]) è un comune italiano di 19 122 abitanti[1] della città metropolitana di Bari in Puglia. Sorge sulle Murge meridionali ed è incluso tra i comuni appartenenti alla Valle d'Itria e della Terra dei Trulli, comprensorio turistico dei trulli e delle grotte.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

«Non lontano da Laurino infatti, in posizione collinare più dolce sorge Noci, con le sue chiese sparse, fatte di chianche, coperte di chianche.»

(Raffaele Nigro, Viaggio in Puglia, Laterza, Bari 2009, pag. 96)

Noci si trova a metà strada tra Bari e Taranto, su una collina delle Murge barese a 420 metri s.l.m. L'altezza di tutto il territorio nocese, che ha una superficie di 148,82 km², varia dai 331 metri s.l.m, nella parte nord-ovest, ai 470 metri di Monte Carello, nella parte nord-orientale. Il patrimonio boschivo è indubbiamente uno degli elementi naturalistici più caratterizzanti. Il fragno (Quercus trojana) ha rappresentato l'unica ed immediata risorsa ambientale dei primi coloni; oggi i boschi, un tempo largamente diffusi nel territorio e abbattuti in larga misura tra XVII e XVIII secolo, occupano circa il 20% dell'intero territorio comunale e sono costituiti per il 90% da fragno.

Il territorio comunale confina a nord con il comune di Putignano, a nord est con il comune di Castellana Grotte, a ovest con il comune di Gioia del Colle, a sud con il comune di Mottola (TA) e a est con il comune di Alberobello.

La legge regionale n. 19 del 24 luglio 1997 individuò quale "area naturale protetta e avente interesse naturalistico", nonché "ambientale e paesaggistico" la zona di Barsento nella quale venne inclusa Noci.[4] Tra i comuni interessati dalla porzione vi sono Putignano, Alberobello, Monopoli e Castellana Grotte.

L'area fa parte inoltre della cosiddetta "Murgia dei Trulli", territorio caratterizzato dalla presenza di tipiche architetture e strutture rurali, trulli e masserie. Il comune di Noci, per la sua altitudine superiore alla media dei comuni limitrofi, rientra nella zona della comunità montana della Murgia Barese Sud-Est.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

La breve distanza da due mari (25 km dall'Adriatico e 32 km dallo Ionio) determina la mitezza del clima, che pure è posta in area collinare. L'area geografica di riferimento, quella della Murgia barese sud-est, è definita zona "caldo temperata", in quanto la temperatura media del mese più freddo, in genere gennaio, è di 6,5 °C, ossia compresa fra –3 e 18 °C.

L'estate, invece, è spesso calda e asciutta (clima mediterraneo), con siccità estiva. La temperatura media, infatti, è attorno ai 15-16 °C, con minimi termici nelle notti invernali che scendono raramente al di sotto di 3° e con massimi di 30°-35° nei meriggi di agosto. La piovosità, accentrata nell'autunno e nell'inverno, registra una media annua di 720 mm circa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Puglia.

Le origini normanne[modifica | modifica wikitesto]

Un'antica lezione storiografica risalente allo storico locale Pietro Gioja (1801-1865), legava le origini della città pugliese agli anni della seconda metà del VI secolo quando, per volere del capitano Conone e su mandato dell'imperatore Giustino II, sulla collina dove attualmente sorge Noci, sarebbe stata eretta una cittadella di carattere militare (Castellum Nucum). La notizia sarebbe stata confermata, secondo il Gioja, dalla testimonianza del vescovo di Bisceglie, Pompeo Sarnelli il quale, in un documento del 1680 specifica che "In questo tempo il duce Tulliano [...] edificò [cioè nel 591] [...] ne' Monti Appennini del Castello delle Noci la Badia di Barsento de' Monaci di S. Equizio".[5] Più verosimile nondimeno che la fondazione della città sia da ascrivere ai tempi della dominazione normanna. Il primevo nucleo cittadino risalirebbe ad una torre normanna (o sveva) poi convertita nel campanile dell'attuale collegiata nocese (di essa si conserva traccia nel basamento e in una feritoia rinvenuti all'interno della torre campanaria).

Tra i primi documenti a fornirci notizia dell'abitato, ve n'è uno risalente al 1188, anno in cui l'arcivescovo Rainaldo di Bari, per incarico di papa Alessandro III riconosce e giudizialmente definisce soggetta alla giurisdizione del vescovo Cafisio di Conversano la città di Rutigliano; contestualmente il vescovo elenca le singole località sottopostegli, tra cui Sanctam Mariam de Nucibus. Tra le prime testimonianze documentali del periodo svevo ve n'è una contenuta nello Statutum de reparatione castrorum, risalente al 1240, anno in cui l'imperatore Federico II di Svevia ingiunge agli uomini del casale di Santa Maria delle Noci di partecipare alla manutenzione del castello di Ruvo: Castrum Rubi [reparari potest] per homines Rubi, Biticti, Binetti, S. Nicandri, Monturoni, Lusicii, Canniti, Pali et S. Marie de Nocibus.[6][7]

All'ingrandimento del nucleo fortificato originario contribuì, secondo una vecchia tradizione storiografica, il trasferimento degli abitanti dei vicini borghi di Barsento e Casaboli, antichi centri abitati, che appaiono completamente disabitati nel XV secolo (come risulterebbe in un documento del 1481, in cui si allude a "locis inhabitatis Casabolae") e, secondo una versione ormai smentita dallo storico Pasquale Gentile, distrutti nel 1040 per iniziativa del duca Rainero de Fumis, signore di Mottola, per punire i due centri di aver tentato di rendersi indipendenti.[8] In realtà il fatto che almeno Casaboli esistesse ancora (e fosse florido) in questi anni è attestato dalla donazione da parte del conte normanno Goffredo ai Benedettini di Santo Stefano di Monopoli nel 1086-1088 e, un secolo dopo, da un diploma del 1169 che registra la donazione feudale di Roberto Altavilla conte di Loretello all'abate del medesimo monastero.[9]

Da un atto di vendita privato rogato in Conversano si evince che nel 1218 Noci, o meglio la sua chiesa, è retta da un abate, di nome Maraldizzo.

Epoca angioina e aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Il portale della chiesa Madre, del 1470

Sotto il dominio angioino la comunità, ovvero quello che in quest'epoca è qualificabile come locus, conosce un decisivo sviluppo. Ne sono testimonianza le architetture civili (archi lunati nelle vie del centro antico) e religiose (cappella della Santissima Trinità nella Collegiata) erette in quest'epoca.

Da ritenersi certamente spuria la notizia di un'eventuale fondazione da parte del principe di Taranto Filippo I d'Angiò nel 1316 (in quel tempo impegnato in guerra in nord Italia). Sotto i sovrani francesi fu interessata da un programma di pianificazione economica e difensiva inserita nel contesto di rafforzamento degli insediamenti urbani del Principato tarantino (si pensi ai centri vicini di Martina Franca e Francavilla), lasciati indeboliti dalla dominazione normanno-sveva. Risalirebbe regno di Giovanna I la realizzazione o quantomeno l'inizio della edificazione della cinta muraria.

Le Cedole Angioine, registri di tassazione reali, attestano che nel 1340 il casale è sottoposto a tassazione. Nel 1372, anno dell'edificazione di una torre commissionata dal feudatario Ludovico d'Enghien, il paese inizia ad essere attestato invece come "terra", ovvero città fortificata, non più come casale. Giannantonio Orsini Del Balzo (1386-1463) proseguì in quest'opera di rafforzamento, attuando presumibilmente il decollo urbano della città con la costruzione (o ultimazione) delle mura. Secondo un'altra versione storiografica l'edificazione del sistema murario sarebbe da anticipare agli anni tra il 1347 e il 1372 (anno in cui la terra nocese cessa di identificarsi come casale) e da attribuire a Gualtieri VI di Brienne.

Stemma familiare del casato d'Enghien.

All'interno del processo di appropriamento del demanio, Noci ottiene il riconoscimento di universitas, che nel gergo curialesco del tempo indicava l'istituzione comunale (lo status di "terra" serba in sé quello di "universitas" indicante la totalità delle terre accanto all'"universitas hominum").[10] A partire da quest'epoca, essendo divenuta "terra", assume la configurazione di piccolo centro urbano, con un pubblico consesso civico in cui spicca la figura del sindaco, primo tra pari nel governo del paese.[11] La costruzione delle mura svolge una importante funzione attrattiva verso i casali vicini, che si spopolano progressivamente a favore della terra nocese per divenire disabitati sul finire del XV secolo.

Nel 1407 re Ladislao I concede alla comunità che si era ribellata al dominio della contessa di Conversano Margherita del Balzo (1394-1469) lo scioglimento dai vincoli feudali e il rango di città regia attraverso il Diploma delle franchige, ponendo fine alla soggezione feudale e sancendo il trasferimento della terra tra i possedimenti della corona.[12] I vincoli di soggezione feudale saranno tuttavia ripristinati un secolo dopo. Al 1417 risale l'istituzione del capitolo collegiale della chiesa nocese a seguito di una bolla di Martino V (zio di Giannantonio Orsini).

Dopo essere stata retta da Giannantonio a partire dal 1440 la terra venne ceduta in dote alla figlia di quest'ultimo Caterina nel 1456 con l'assenso di Alfonso d'Aragona.

Tra XIV e XV secolo il nucleo abitativo si trova inserito in un arco territoriale a cavaliere tra il Principato di Taranto (entità feudale formalmente autonoma inclusa nel regno napoletano) e la contea conversanese. L'area in questione in cui insisteva la terra nocese era dominata dai possedimenti legati all'Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni, di cui fanno parte Putignano, Locorotondo, Fasano e Casaboli stessa feudo dell'abbazia di Santo Stefano di Monopoli. La cintura dei casali ospitalieri fungeva da cuscinetto tra la regione dei conti conversanesi e il territorio dei principi di Taranto. Gualtieri VI di Brienne (1302-1356), conte di Conversano, a più riprese negli anni trenta del XIV secolo condusse scorrerie nei territori dell'Ordine, non colpendo tuttavia Noci, che rimaneva soggetto alla contea di Conversano.

Conci centrali del rosone della Chiesa della Natività realizzati a bassorilievo, fine XV secolo.

Il matrimonio di Caterina Orsini Del Balzo, figlia del principe di Taranto Giovannatonio, con Giulio Antonio I Acquaviva d'Aragona, conte di Conversano, nel 1456, segnò il trasferimento di Noci agli Aquaviva-d'Aragona, unitamente ai feudi di Bitonto, Bitetto, Gioia del Colle, Cassano Murge, Casamassima, Turi, Polignano a Mare, Martina Franca e Montrone, rientranti nella contea di Conversano (ricevuta in dote da Caterina da parte del padre). Da allora rimase fino alla soppressione della feudalità nel 1806 sotto il dominio feudale della famiglia Acquaviva d'Aragona. Caterina, contessa di Conversano e Giulio Antonio, duca d'Atri, nel 1470 fanno eseguire lavori di ampliamento nella Chiesa della Natività. Come attestato da un'iscrizione nella lunetta del portale maggiore:

«A[NN]O D[OMIN]I M°CCCC°LXX° D[OMINA]NT[BUS] ILL[USTRI]B[U]S D[OMIN]IS IULIO ANT[ONI]O ET D[OMI]NA C[ATARI]NA DUCIBUS ADRIAE CONVERSANI C[OMITIBU]S.»

Fatto efferato della storia nocese è la conquista e il saccheggio operato dalle truppe di mercenari cappelletti di Fabrizio Maramaldo nel 1529, i quali dopo l'infruttuoso tentativo di assediare Monopoli, si volsero alle campagne circostanti colpendo Noci e Martina Franca.[13] Al 1595 risale l'edificazione del palazzo pubblico destinato ad essere sede di un teatro e di una corte di giustizia, che funge da luogo di governo del rettore nominato dal conte di Conversano Adriano Acquaviva.

Rivoluzione napoletana e restaurazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1739 a Napoli tra l'Università di Noci, il Duca di Martina, il Conte di Conversano e l'Università di Mottola venne stipulato un accordo (Instrumento di partaggio) che garantiva alla comunità nocese gli usi civici e i diritti di parata e fida.[14] Il patto attribuiva lo Ius comunale patrimoniale alla comunità cittadina sull'intero territorio comunale, garantendo alla stessa elevati vantaggi economici e oltretutto risolvendo una lunga contesa storica con il signore di Mottola (salvo poi i diritti di parata venire inibiti nei decenni successivi).
Durante la rivoluzione partenopea del 1799 Noci, che aveva dato i natali a uno degli artefici della stessa, Giuseppe Leonardo Albanese, membro del governo provvisorio della Repubblica, dapprima rifiutando l'imposizione dell'"infame albero" delle libertà repubblicano, poi, minacciata dai recenti massacri di lealisti operati dai francesi nei pressi di Bari, si sottomise alla sua imposizione, pur non essendovi mai state nella popolazione simpatie giacobine (ed anzi essendo rimasta l'adesione alla rivoluzione un fatto dapprima esclusivamente circoscritto al notabilato locale).[15]

Durante l'occupazione francese del regno di Napoli, sotto il regno di Giuseppe Bonaparte, la legge del 2 agosto 1806 sopprime la feudalità colpendo duramente i feudatari delle campagne nocesi. Con la legge di soppressione degli ordini religiosi[16] l'antico convento dei padri Domenicani è soppresso e sono confiscati i suoi beni e assegnati al demanio statale. Il convento dei frati Cappuccini fondato nel 1588 è invece abolito durante il periodo unitario.[17] Dopo la restaurazione anche il paese è coinvolto nell'associazionismo segreto volto a combattere l'ordine seguito al Congresso di Vienna e a diffondere le idee liberali. Sulle diverse associazioni che si formano spicca la Vendita carbonara cui nel 1820 (anno in cui Ferdinando I concesse la Costituzione) aderiscono 78 nocesi.[18]

Simboli e stemma[modifica | modifica wikitesto]

Stemma

Il Comune ha come emblema un robusto albero di noce sostenuto a sinistra da un leone.[19]

Una descrizione più accurata dello stemma è fornita dal decreto del capo del governo datato 9 marzo 1935, nel quale Benito Mussolini duce decreta di:

«spettare al Comune di Noci, in provincia di Bari, il diritto di fare uso dello stemma e del gonfalone miniati nei fogli qui annessi e descritti come appresso:Stemma: D'argento al noce nudrito, sostenuto a sinistra da un leone, il tutto al naturale; al Capo del Littorio che è: Di rosso (porpora al Fascio Littorio d'oro, circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati da un nastro dai colori nazionali). Ornamenti esteriori da Comune.»

(Decreto del Capo del Governo Benito Mussolini, 9 marzo 1935)

Dietro la storia dello stemma comunale si celano traversie che attengono alla composizione grafica dello stesso. Il gonfalone ha infatti col tempo subito svariate modifiche e quello attualmente in uso è conforme al decreto del 1935. Per quanto riguarda la descrizione e l'interpretazione simbolica delle figure è importante rilevare che il suddetto decreto altera la valenza storica del leone, presentatoci nella posizione di sostenere l'albero delle noci, in segno di forza, mentre, in origine, il leone rampante aveva rappresentato la nobile famiglia degli Acquaviva d'Aragona, Conti di Conversano, feudatari di Noci, che risiedevono in una casa di caccia ad Alberobello.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

«La sobrietà indifesa di questi luoghi contagia una religiosità pensosa. Direi una pensosità profonda, perché queste chiesuole esprimono bisogno di raccoglimento e di riflessione solitaria.»

(Raffaele Nigro, Viaggio in Puglia, Bari, Casa editrice Giuseppe Laterza & figli, 2009, pag. 96)
Chiesa di Barsento, presso il luogo dove sorgeva l'antico casale di Barsento, di fondazione anteriore a quella di Noci e secondo alcuni studiosi in origine abitato da popolazioni messapiche.[20]

Chiesa di Santa Maria di Barsento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria di Barsento.

La chiesa abbaziale di Barsento fu fatta costruire secondo la leggenda per i monaci di sant'Equizio abate da papa Gregorio Magno nel 591.[5] La presenza di un elemento autoctono pre-romanico, ossia l'architettura dei trulli, ha fatto supporre allo studioso Franscesco D'Andria che l'origine della chiesa fosse da far risalire alla dominazione longobarda (fine VIII-inizi IX secolo).[20]

Altri studiosi confermano questa tesi, mentre Gioia Bertelli, la cui tesi è la comunemente più accettata, rinvenendo nella chiesa elementi del periodo romanico ha dilatato l'epoca di edificazione ai secoli XI-XII (sottolineando che il monumento non presenta alcuna caratteristica architettonica tale da farlo ritenere una costruzione realizzata nell'alto Medioevo).[20] La costruzione si erge in posizione dominante in cima ad una collinetta affacciata sul "canale di Pirro" (440 m s.l.m.), a circa 6 km dall'abitato.

Chiesa dei Cappuccini[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa dei Cappuccini
Madonna con bambino, opera di Luca Giordano

La chiesa detta dei Cappuccini, perché risultante dalle modifiche otto-novecentesche realizzate sul vecchio convento francescano fondato nel XVI secolo, è intitolata al "Santissimo Nome di Gesù". Ospita nella sagrestia una tela seicentesca attribuita a Luca Giordano raffigurante la Vergine.

Chiesa matrice di Santa Maria della Natività[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa Madre

La collegiata[21] dedicata al culto mariano risale al XIV secolo ed ha subito radicali trasformazioni nel corso dei secoli. L'impianto trinavato risalirebbe alla prima fase di ampliamento della chiesa, certamente precedente alla dedica del 1470, anno in cui il feudatario nocese fa eseguire opere di abbellimento. L'originale struttura tipica della pieve rurale, attaccata alla torre medievale di fattura normanna, potrebbe essere stata di tipo monocellulare e a pianta centrale, disposta con orientamento sud-ovest rispetto all'attuale disposizione nord-sud. La cappella della Santissima Trinità, dedicata da Niccolò De Palma nel 1354, risale alla prima fase di edificazione della collegiata.

La chiesa ospita un fonte battesimale policromo trecentesco, stessa epoca di edificazione della chiesa, un gruppo scultoreo della Madonna in trono col Bambino più tardo (1505), attribuita all'artista locale Stefano da Putignano; un Crocifisso barocco e 14 grandi tele della Via Crucis. Le tele sono citate nei documenti di archivio della chiesa a partire dal 1745 e costituiscono una collezione con influssi caravaggeschi, probabilmente commissionata dal capitolo della chiesa al frate leccese Luigi del Santissimo Sacramento con l'obiettivo di istruire i fedeli. Tra queste si segnala una Madonna con Bambino tra San Domenico e Santa Caterina da Siena, donata da tale Francesco Antonio Albanese e opera di un personalità della pittura napoletana, forse Antonio De Bellis nella sua fase matura.[22][23]

Nel presbiterio si trova un polittico in pietra locale e legno. Commissionato dal conte di Conversano Giulio Antonio I Acquaviva d'Aragona e realizzato da Nuzzo Barba di Galatina, ospita nove statue lapidee ad esclusione di una in legno, che raffigurano la Madonna col bambino nella parte centrale (opera forse di Stefano da Putignano), mentre nel registro superiore vi si osservano sant'Antonio da Padova, san Rocco, san Sebastiano e il Preziosissimo sangue; in quella inferiore san Domenico di Guzmán (in legno), san Pietro, san Paolo e san Vito Martire.

Affreschi quattrocenteschi all'interno della cappella della Natività.

Gli elementi principali della Collegiata appartengono ad epoche diverse. Il portale centrale con la lunetta raffigurante l'incoronazione della Vergine da parte di Cristo, è di fattura tardo-gotica (riporta la data del 1470). Esso presenta un tema la cui origine, stando alla provenienza della committenza ducale (il teramese), parrebbe essere abruzzese. Secondo altri gli elementi più antichi della Chiesa farebbero pensare a una produzione salentina (con analogie riscontrate nella basilica di Santa Caterina di Galatina), per parte della moglie di Giulio Antonio, appartenente alla famiglia leccese degli Orsini del Balzo. Il rosone invece, costituito da dodici conci realizzati a bassorilievo, è di epoca poco successiva al portale. I finestroni ovoidali delle navate laterali risalgono alla ristrutturazione della facciata settecentesca e sono coevi alle statue poste in cima al timpano a mo' di acroteri (dedicate a San Vincenzo Ferrer a sinistra, all'Immacolata al centro e a un santo domenicano a destra). Il busto del Padre Eterno, stilisticamente affine al portale e al rosone, posto a coronamento della cuspide dell'arco inflesso del portale, è più tardo rispetto alla lunetta quattrocentesca. Di grande interesse infine gli affreschi quattrocenteschi presenti sulle quattro vele della volta a crociera gotica e sulle pareti della Cappella della SS. Trinità, all'interno della Collegiata, che risalgono alla primissima fase di edificazione della Chiesa (che era probabilmente a pianta centrale, addossata alla torre normanno-sveva).

L'antica facciata tardo-gotica della collegiata, con interventi effettuati tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX, fu modificata con l'innalzamento delle navate laterali, che furono sopraelevate e illumminate con finestroni ovali. Le colonnine circolari della chiesa quattrocentesca vennero in parte inglobate. Negli anni Venti del XIX secolo si sostituì un nuovo prospetto neoclassico attraverso la costruzione di un grosso timpano che alterò il disegno originario formato da una facciata a salienti con archetti ciechi, di cui c'è traccia ancora all'interno del frontone.[24]

Nella seconda metà del XVIII secolo è portato a termine il campanile attuale (alto 35 m) in sostituzione di quello preesistente, molto più ridotto (e probabile esito di una rifondazione di un'antica torre militare). A metà Ottocento è infine l'innalzamento della volta lignea della navata centrale e l'inglobamento delle colonne risalenti alla struttura gotica in nuovi pilastri lapidei.[25]

Polittico della chiesa matrice di Noci

Monastero della Madonna della Scala[modifica | modifica wikitesto]

Il monastero benedettino della Madonna della Scala, fondato da don Emanuele Caronti, è ubicato a circa 5 km dal centro abitato in posizione panoramica su un'altura. Venne edificato nel 1930 sul luogo di un precedente monastero benedettino, di cui si conserva una chiesa romanica del XIII secolo incorporata in quella nuova edificata nel 1952.

Di particolare rilievo il portale duecentesco dell'antica chiesa con altorilievi e sculture, testimonianza della presenza benedettina sulle alture murgiane nel XIII secolo.

Santuario della Madonna della Croce[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario della Madonna della Croce è situato a 1 km dal centro abitato e risalente al XV secolo, ospita un affresco di autore ignoto del XV secolo scoperto nel lavoro di restauro del 1999 con Maria ed il Bambino, rinvenuta secondo la tradizione in una grotta esistente nel boschetto vicino, meta di pellegrinaggi.

Torre dell'orologio[modifica | modifica wikitesto]

La Torre civica (o "Torre dell'orologio") costituisce il simbolo dell'identità civica del paese. Venne portata a termine nei primi decenni dell'Ottocento e si staglia di fronte alla Collegiata nella piazza antistante a quest'ultima, centro di vita pubblico dell'antico abitato.

Gnostre[modifica | modifica wikitesto]

Le gnostre (da claustrum, serratura, stesso etimo di chiostro) sono piccoli spazi che si aprono nel centro antico di Noci tra le viuzze che lo caratterizzano, un tempo vere e proprie strade poi richiuse per far posto alla costruzione di nuove abitazioni in seguito all'incremento demografico registrato durante il XVIII secolo.

La loro peculiarità è la presenza di tre lati chiusi e di un solo lato aperto verso la strada principale. Sono dei vicoli chiusi che sfruttano l'interspazio tra le abitazioni circostanti per determinare un'area che è al tempo stesso semi-pubblica e semi-privata.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[26]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • Riti della Settimana santa: processione dei Misteri (Domenica delle Palme) e processione del Cristo di Casaboli (Venerdì santo)[27].
  • Festa di Santa Maria della Croce, protettrice di Noci: dal 30 aprile al 4 maggio
  • Festa patronale di San Rocco: festa liturgica il 16 agosto e 1ª domenica di settembre. La domenica successiva si tiene l'omonima fiera
  • Festa della Madonna del Rosario e dei Ss. Medici Cosma e Damiano: 2ª domenica di ottobre[senza fonte]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Nocicortinfestival, festival internazionale di cortometraggi in collaborazione con la Beijing Film Academy, con l'HollyShorts Film Festival e sette accademie di cinema europee: si è tenuto dal 2006 al 2014[28][29].
  • Bacco nelle gnostre, sagra del vino novello e delle castagne, celebrata il primo fine settimana di novembre. Nel 2016 è arrivata alla sua XVII edizione[30]. Il nome richiama i tipici atri che si aprono tra le abiazioni del centro storico, da sempre luogo di socializzazione tra vicini di casa.[31]
  • Pettole nelle gnostre e cioccolato in sagra: sagra enogastronomica, si tiene a dicembre ed è imperniata sulle tradizionali pettole, frittelline dolci o salate di pasta lievitata.[senza fonte]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Fontana monumentale in piazza Garibaldi.

Nell'ambito dell'economia del paese sono rappresentati, complessivamente, tutti i settori produttivi: agricolo, industriale, artigianale e terziario

Una posizione di rilievo è occupata dalle imprese delle costruzioni edili e da quelle del trattamento delle acque. Dalla vocazione zootecnica trae impulso il comparto agro-alimentare: i caseifici producono la celebre mozzarellatreccina[32]e i salumifici confezionano la famosa “coppa Murgia”; sviluppato è il polo del cioccolato. Sviluppate in egual misura sono le aziende manifatturiere del settore tessile e dell'abbigliamento.

Una parte ristretta degli abitanti nocesi risiede stabilmente nella zona rurale, in aziende a conduzione familiare spesso totalmente meccanizzate. La maggior parte degli addetti si dedica all'allevamento del bestiame, in maniera particolare bovino. La popolazione residente attiva in condizione professionale, che costituisce il 37% della popolazione totale, è occupata per il 32% nell'industria, per il 16% nell'agricoltura e per il 52% nel terziario o in altre attività.

Relativamente alle fasce di reddito, i nocesi si collocano nella posizione di larga maggioranza in quella tra i 15.000 e i 26.000 euro (da 15.000 a 20.000 il 19,6%, da 20.000 a 26.000 il 18,0%). La fascia 26.000-33.050 è occupata dall'11,6% dei nocesi, quella dai 33.500 a 40.000 dal 4,7%, mentre quella oltre i 100.000 rappresenta il 6,0% dei percepenti reddito. L'8,1% dei nocesi ha un reddito che va dai 1000 ai 10.000 euro.[33]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Strade provinciali della città metropolitana di Bari.

A Noci si accede attraverso diverse strade provinciali: da Putignano (6 km), da Alberbello (10 km), da Mottola (20 km), da Gioia del Colle (18 km), da Martina Franca (24 km), da Massafra (28 km), da Castellaneta (25 km) e da Fasano (30 km). La città è dotata di un'ampia circonvallazione, anello stradale che consente di aggirare il centro urbano, dotato di svincoli in più punti al fine di immettervisi dalla variante alla Strada statale 377 delle Grotte e dalla strada provinciale 237.

Noci è servita inoltre da un collegamento di strade ferrate tramite una stazione delle Ferrovie del Sud Est (linea Bari-Taranto), dal 1905. Le stazioni attigue sono Alberobello e Putignano, centro di congiunzione delle vie ferroviarie per Conversano e Casamassima.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
3 gennaio 1989 14 agosto 1990 Pasquale Gentile Democrazia Cristiana Sindaco [34]
14 agosto 1990 10 marzo 1993 Cesareo Putignano Democrazia Cristiana Sindaco [34]
10 marzo 1993 17 novembre 1993 Vittorino Curci Partito Socialista Italiano Sindaco [34]
17 novembre 1993 17 gennaio 1994 Alfonso Magnatta Comm. pref. [34]
27 giugno 1994 25 maggio 1998 Nicola Bauer Polo per le Libertà Sindaco [34]
25 maggio 1998 12 novembre 1998 Nicola Bauer Polo per le Libertà Sindaco [34]
12 novembre 1998 27 giugno 1999 Mario Volpe Comm. straordinario [34]
4 luglio 1999 29 marzo 2002 Giulia Basile Partito Popolare Italiano Sindaco [34]
7 maggio 2002 27 maggio 2003 Luigi Varratta Comm. straordinario [34]
27 maggio 2003 15 aprile 2008 Pietro Liuzzi Forza Italia Sindaco [34]
15 aprile 2008 19 febbraio 2013 Pietro Liuzzi Il Popolo della Libertà Sindaco [34]
19 febbraio 2013 21 giugno 2013 Francesco Minervini Comm. pref. [34]
21 giugno 2013 24 giugno 2018 Domenico Nisi Partito Democratico Sindaco [34]
25 giugno 2018 in carica Domenico Nisi Partito Democratico Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Lo sport principale è la pallamano, rappresentato dalla società Pallamano Noci, nata nel 1976, che partecipa al campionato di Serie A1.

La squadra di calcio locale, è l'A.S.D. Sport Noci che disputa il campionato di Promozione ed è affiliata al L.R. Vicenza.[35] È stata rifondata nel 2008 e come massimo risultato ha raggiunto in passato la serie D.[Chiarire la situazione attuale, dalla fonte pareva affiliata al Vicenza calcio...]

La principale squadra di calcio a 5 è l'Associazione Sportiva Dilettantistica Noci Calcio a 5, militante nel campionato di serie C2.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 443.
  4. ^ LEGGE REGIONALE N. 19 DEL 24-07-1997 REGIONE PUGLIA, recante "Norme per l'istituzione e la gestione delle aree naturali protette nella Regione Puglia"
  5. ^ a b Pietro Gioia, Conferenze istoriche sul comune di Noci, Industria grafica Laterza, 1970
  6. ^ B. Ligorio, Federico II: ebrei, castelli e ordini monastici in Puglia nella prima metà del XIII secolo, Artebaria ed., 2011, p. 54.
  7. ^ P. Gentile, Noci - Percorsi storici nel centro antico, Formiche di Puglia, 2007, p. 17.
  8. ^ Nicola Bauer, Ciccio Giacovelli, La questione di casaboli nella memoria collettiva, su homofelix.it. URL consultato il 28 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 20 gennaio 2014).
  9. ^ Pasquale Gentile, Percorsi storici nel centro antico, Parco letterario 'Formiche di Puglia', 2007, p. 280
  10. ^ Nicola Bauer, Noci nell'Ottocento, Schena Editore, 1993, p. 19
  11. ^ https://www.noci24.it/cultura/storia-locale/16003-settembre-in-santa-chiara-pasquale-gentile-apre-il-xvi-ciclo-di-conversazioni-storiche
  12. ^ Pasquale Gentile, Noci - Percorsi storici nel centro antico, Vito Radio editore s.r.l., Putignano 2007, p.11
  13. ^ Luigi Finamore Pepe, Monopoli e la Monarchia delle Puglie, Monopoli, 1897.
  14. ^ Ovvero di vendita delle ghiande e di prelievo sul bestiame pascolante nel territorio civico.
  15. ^ Pasquale Gentile, Uomini e fatti nella "Terra delle noci" sul finire del Settecento, Edizioni Vito Radio, Putignano, 1999, pp. 234 ss
  16. ^ legge 7 agosto 1809
  17. ^ in applicazione del regio decreto 7 luglio 1866; i suoi beni sono messi a disposizione del comune
  18. ^ Antonio Roberto, Noci nel Risorgimento, Suma Editore, Bari 2011, p. 111
  19. ^ Statuto Comunale, art. 1, co. 1
  20. ^ a b c Vito Ricci, La chiesa di Santa Maria di Barsento, su italiamedievale.org. URL consultato il 2 ott 2010.
  21. ^ Così chiamata perché ospitava un tempo un collegio di canonici.
  22. ^ Echi caravaggeschi in Puglia, catalogo della mostra a cura di A. Cassiano e F. Vona, Giuseppe Barile editore, Irsina 2010
  23. ^ In origine i dipinti erano forse collocati lungo le pareti delle navate laterali, ma quando nel 1790 vi vennero realizzati degli arconi con altari, dovettero essere spostati sopra gli archi delle campate nella navata centrale.
  24. ^ Nicola Bauer, Noci nell'Ottocento, Schena Editore, 1993, p. 72
  25. ^ Una delle colonne gotiche è stata recentemente portata alla luce in occasione del restauro della chiesa, ed appare visibile attraverso una teca in vetro.
  26. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  27. ^ riti-della-settimana-santa-tra-fede-e-storia/Leggi noci, su legginoci.it. URL consultato il 4 maggio 2017.
  28. ^ Nocicinema, su nocicinema.it. URL consultato il 4 maggio 2017.
  29. ^ NociCortinFestival in cinemaitaliano.info, su cinemaitaliano.info. URL consultato il 4 maggio 2017.
  30. ^ Bacco nelle Gnostre: in 150.000 per un'offerta enogastronomica da record, su noci24.it.
  31. ^ Bacco nelle gnostre 2016 - 17ª Edizione, su viaggiareinpuglia.it. URL consultato il 9 maggio 2017.
  32. ^ www.noci24.it, https://www.noci24.it/economia/mondo-del-lavoro/15445-grande-festa-per-i-25-anni-di-delizia-spa. URL consultato il 16 marzo 2019.
  33. ^ Dati ISTAT 2005 forniti da Comuni.it
  34. ^ a b c d e f g h i j k l m http://amministratori.interno.it/
  35. ^ Progetto "Vicenza Academy", Vicenza Calcio. URL consultato il 27 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2013).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AAVV, Il restauro del campanile e della Chiesa Matrice di Noci, storia, progetto e restauro, Claudio Grenzi Editore, Foggia 2016
  • Nicola Bauer, Noci nell'Ottocento, Schena Editore, 1993
  • Noci, colori e calori della murgia, pubblicazione patrocinata dal Comune e dall'Assessorato alla cultura
  • Pietro Gioja, Conferenze istoriche sul comune di Noci, Industria grafica Laterza, 1970
  • Francesco Giacovelli, "Masserie a Noci - Evoluzione e forme del paesaggio agrario", Edizioni V. Radio, Putignano, 1998
  • Filomena Plantone - Francesco Giacovelli, "Case e cose del passato a Noci", Schena Editore, Fasano, 2010
  • Pasquale Gentile, Uomini e fatti nella "Terra delle noci" sul finire del Settecento, Edizioni Vito Radio, Putignano, 1999
  • Angelo Fanelli, La più antica platea della città: cultura, economia e fede nella Noci del '400, Edizioni Vivere In, Monopoli, 1999
  • Antonio Roberto, Noci nel Risorgimento, Suma Editore, 2011
  • Pasquale Gentile, "Percorsi storici nel centro antico", Parco letterario 'Formiche di Puglia', 2007
  • Pasquale Gentile, "Noci, le grandi questioni storiche", Radio editore, Putignano, 2004
  • Sandro Montinaro, "La Terra delle Noci. Una passeggiata tra le strade le gnostre e i monumenti del centro storico di Noci", Kurumuny Editore, Calimera (Le) 2009.

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