Via romana agli dei

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Il simbolo del politeismo romano. Le due R sono le iniziali di "Religio Romana"

La Via romana agli dei (altrimenti detta Politeismo romano, Tradizione romana o romano-italica o italica-romana-italiana, o gentilitas) è la riproposizione moderna del culto agli dèi dell'antico mondo romano, ovvero l'utilizzo delle formule rituali antiche tratte dai documenti storici dell'epoca.

Oggi questa religione è praticata in Italia da persone riunite in una pluralità di associazioni e gruppi spesso non in contatto tra loro, cui va aggiunto un numero imprecisato di liberi pagani, praticanti o no, che non aderiscono ad alcun gruppo o si pongono come semplici simpatizzanti di quelli esistenti. Piccoli gruppi esistono anche in altri paesi europei e una presenza più consistente si registra in Nord America.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

La religiosità romana è di tipo politeista (ma alcuni gruppi pongono anche l'accento sull'unità di fondo del Divino, di cui la molteplicità sarebbe espressione) e coltivata esclusivamente in ambito privato (singolarmente, familiarmente e/o comunitariamente). Essendo l'antica religione di Roma una religione dello Stato, il culto pubblico in senso stretto appare al momento impraticabile, in quanto occorrerebbe restaurare la Res Publica, ovvero lo Stato romano tradizionale. Il concetto fondante del culto pubblico è la Pax Deorum (hominumque), cioè il patto tra gli dei e la comunità umana giuridicamente stabilito. Il concetto, trasferito in ambito privato, designa il patto non scritto tra il/i praticante/i e le proprie Divinità, patto che viene stabilito e mantenuto attraverso il culto. Il culto, seguendo l'antico calendario romano, ha un suo modello sacrale tradizionale prestabilito; la differenza più importante con la religione antica è che il sacrificio cruento non viene praticato e gli dei vengono onorati solo con offerte di incenso, candele, profumi, vegetali, vino, vivande.

Ogni individuo adulto è sacerdote di sé stesso e venera anzitutto il proprio Genio (o la propria Iuno, nel caso delle donne), i Lari familiari, divinità protettrici della propria casa, i Penati e le divinità che considera protettrici di sé o della propria famiglia e comunità; in secondo luogo le varie divinità alle quali sono consacrate le festività dell'anno calendariale. Le occasioni rituali importanti, i momenti di passaggio della vita (nascita, pubertà, matrimonio, morte); le ordinarie festività dell'anno e i tre cardini del mese (Calende, None, Idi); i solstizi e gli equinozi sono per spesso celebrati comunitariamente.

L'applicazione cultuale distingue l'uso della religione privata da quella pubblica. I riti legati alle fasi lunari, Calende, None e Idi sono importanti nella rituaria privata, basandosi sulla logica dell'evoluzione spirituale dell'individuo. Per ben comprendere le logiche intime della tradizione romana troviamo prima di tutto "Il culto privato di Roma Antica, vol. 1 e 2" di Attilio de Marchi, e in secondo luogo pubblicazioni come "Aspetti esoterici nella Tradizione Romana" di Elio Ermete e così come buone spiegazioni rituali si trovano anche nel "Memoranda et Agenda" dell'MTR, anche se a detta di alcuni membri del MTR contiene diverse imprecisioni.

Di importanza fondamentale la lettura dei testi originali pervenuti fino ai nostri giorni.[1] La tradizione gentile considera alcuni poemi epici come i propri testi sacri, in particolare l'Iliade di Omero (ambito greco), l'Odissea di Omero (ambito greco) e l'Eneide di Virgilio (ambito romano). Altrettanta valenza sacra conservano gli Inni omerici e quelli orfici. Non si è purtroppo conservata una concreta raccolta d'inni sacri prettamente romani, nonostante ciò nelle fonti antiche (sia epigrafiche sia letterarie) si rinvengono molte preghiere (Cicerone, Lucrezio ecc.) facilmente reperibili dagli studiosi più diligenti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

All'interno dell'attuale ambiente pagano romano è presente l'idea che dopo l'interruzione della Pax Deorum, che si ebbe con l'abolizione del culto pubblico e con le leggi di Teodosio (fine del IV secolo) che proibivano anche il culto privato, la tradizione cultuale romana in realtà non sia mai venuta meno, ma si sia conservata all'interno di alcune importanti famiglie che l'hanno segretamente tramandata fino ad oggi, costituendo così un centro sacrale occulto, che in certi periodi favorevoli della storia avrebbe avuto una maggiore trasparenza e influenza nella realtà italiana, tanto che in alcuni ambienti si parla del mito delle tre R: Romanità, Rinascimento, Risorgimento. Comunque sia, considerando gli dei eterni ed essendo in possesso della ritualità per il culto privato, non vige la necessità di una sorta di continuità storica.

La circostanza storicamente più esplicita e significativa[senza fonte], è quella che vede sorgere a Roma, intorno alla metà del Quattrocento, l'Accademia Romana di Pomponio Leto, di cui è nota la celebrazione rituale del 21 aprile (Natale di Roma) e, per l'evidenza archeologica di alcune iscrizioni scoperte nell'Ottocento, la restaurazione del pontificato massimo pagano, detenuto da Leto stesso. Tale Accademia fu sciolta da papa Paolo II nel 1468 e i suoi membri incarcerati o perseguitati.

Tra l'Ottocento e il Novecento il tentativo di proporre l'adozione di alcune forme rituali pagano-romane al nuovo Stato nazionale sarà tentato dall'archeologo Giacomo Boni (ara graminea sul Palatino, ludus Troiae, ecc.) e da ambienti esoterici della Capitale, culminando nel 1923 nella consegna di un fascio rituale a Mussolini e nella sacra rappresentazione pubblica della tragedia Rumon di Roggero Musmeci Ferrari Bravo.

Epoca attuale[modifica | modifica wikitesto]

Il primo «manifesto» pagano, in senso romano-italico, dell'Italia contemporanea si può ritenere l'articolo "Imperialismo Pagano", pubblicato dall'esoterista Arturo Reghini sulla rivista La Salamandra nel 1914[senza fonte]. Discepolo del maestro pitagorico Amedeo Armentano, - esponente di una catena iniziatica pagana che si voleva giunta fino ai tempi moderni dall'antichità - Reghini darà vita dopo la prima guerra mondiale alle riviste esoteriche Atanòr (1924) e Ignis (1925), nelle quali verrà riproposto al fascismo l'obiettivo di realizzare l'"imperialismo pagano" già in precedenza teorizzato.

Nel 1927 lo stesso Reghini, con il giovane filosofo ed esoterista Julius Evola, dà vita a Roma a una catena magica, il "Gruppo di Ur", e alla corrispondente rivista Ur (1927-1928). Su Ur, nel 1928, sempre Reghini, con lo pseudonimo Pietro Negri, pubblica il saggio Della tradizione occidentale, che può essere considerato il manifesto novecentesco della spiritualità iniziatica romano-pagana, così come l'articolo Imperialismo Pagano dello stesso Reghini (riproposto su Atanòr nel 1924), insieme al più noto libro dallo stesso titolo pubblicato da Evola nel 1929 al fine di contrastare il Concordato mussoliniano tra Stato e Chiesa, vanno considerati i manifesti novecenteschi del paganesimo politico italiano. Spezzatosi alla fine del 1928 il sodalizio Evola-Reghini, il primo continuerà nel 1929 la rivista Ur col nome Krur.

Su Krur apparirà un misterioso documento, proveniente da ambienti ermetici di Roma e firmato con lo ieronimo Ekatlos (su chi si celasse dietro questa firma vi sono oggi ipotesi contrastanti), contenente l'esplicita affermazione che la vittoria italiana nella prima guerra mondiale e l'avvento successivo del fascismo sarebbero stati propiziati, se non determinati, da alcuni riti pagani etrusco-romani. Il richiamo pubblico alla spiritualità precristiana di Roma, negli anni successivi, fino alla fine del fascismo, sarà opera pressoché unicamente di Julius Evola. E da ambienti giovanili ruotanti attorno al filosofo romano riemergerà, alle soglie degli anni settanta, un interesse "operativo" per la Romanità pagana e per la stessa esperienza del Gruppo di Ur. A Roma, Napoli e Messina nasce e si sviluppa il "Gruppo dei Dioscuri", di cui si perdono presto le tracce visibili e del quale Evola stesso era a conoscenza.

Alcune indiscrezioni lo danno ancora oggi attivo in diverse regioni italiane, Lombardia, Umbria, Lazio, Sicilia, Puglia e soprattutto in Campania, dove il reggente dei Dioscuri tenne la sua ultima e inconsueta apparizione pubblica, conducendo una conferenza intitolata "Oltre ogni distruzione - la Tradizione vive". Il Gruppo, prima di far perdere volontariamente le proprie tracce visibili, pubblica una serie di quattro fascicoli dal titolo: "L'Impeto della vera cultura", "Le due Razze", "Phersu maschera del Nume" e "Rivoluzione Tradizionale e Sovversione". Erroneamente considerato disciolto da alcuni scrittori di Tradizione ed esoterismo, in particolare Renato del Ponte; il Gruppo dei Dioscuri in realtà ha continuato ininterrottamente le proprie attività dal 1969 ad oggi, anche dopo la scomparsa del fondatore e guida spirituale, avvenuta nel 2000.

Un vivo interesse per la religione prisca di Roma emerge presto anche nella rivista evoliana Arthos (fondata a Genova nel 1972), diretta da Renato del Ponte, cui si devono libri autorevoli come Dei e miti italici (1985) e La religione dei Romani (1993), mentre le esperienze dei Dioscuri messinesi nel 1984 vengono riprese nel Gruppo Arx di Salvatore Ruta, già componente del Gruppo dei Dioscuri di Messina, e nella pubblicazione del trimestrale La Cittadella. Dal 1984 al 1986, tra Calabria e Sicilia, si rimanifesta anche l'Associazione Pitagorica - «lo stesso sodalizio fondato da Arturo Reghini nel dicembre del 1923» venne esplicitato dai suoi portavoce - che pubblica la rivista Yghìeia. L'Associazione cessa ufficialmente di esistere nel 1988 con la morte del suo presidente, Sebastiano Recupero.

Uno dei membri, Roberto Sestito, darà poi vita ad autonome attività editoriali, dalla rivista Ignis (1990-1992) all'omonima casa editrice (nel 2000 uscì anche il bollettino Il flauto di Pan): il tema religioso e rituale pagano-romano però, malgrado certe dichiarazioni di principio, in tali attività è pressoché assente. Tra il 1979 e il 1989, la casa editrice genovese Il Basilisco, in una Collana di Studi Pagani, pubblica una trentina di opere di argomento pagano, tra cui: Simmaco, Relazione sull'altare della Vittoria; Porfirio, Lettera ad Anebo; Giamblico, I Misteri; Proclo, Elementi di teologia; De Angelis, Il nome arcano di Roma, Giuliano Imperatore, Inno alla Madre degli Dei, Giandomenico Casalino, Il nome segreto di Roma. Tra i collaboratori: Renato del Ponte, Diego Meldi, Giandomenico Casalino, Glauco Berrettoni.

Il tema della Tradizione Romana è stato presente anche nella rivista dell'Associazione "Senatus" di Piero Fenili e Marco Baistrocchi (quest'ultimo morto nel 1997): Politica Romana (1994-2004). Pubblicazione di elevato livello culturale, è stata considerata da molti una rivista romano-pagana, pitagorica e "reghiniana". Le realtà più significative, per lo meno in termini pubblici, della tradizione gentile romano-italica vi sono il Movimento Tradizionale Romano (MTR)[2], i gruppi della Societas Romana Pro aris et focis. La maggiore e storicamente più influente realtà religiosa Romano-Italica, vale a dire l'MTR, fu concepito a metà degli anni ottanta da Salvatore Ruta (Arx di Messina), Renato Del Ponte (rivista Arthos di Genova, poi Pontremoli) e Roberto Incardona (Centro Studi Tradizionali di Trabia, in provincia di Palermo) questa realtà ha un suo specifico profilo culturale e religioso. L'MTR si richiama ritualmente ai soli culti della Romanità, non senza un interesse metafisico verso il neoplatonismo. Organizzativamente è strutturato in gruppi (gentes) aventi a capo un pater che convergono in una Curia Romana Patrum, cui accedono, appunto, solo i patres delle gentes, i quali poi eleggono annualmente al loro interno un Magister (o Princeps) e un Promagister, guide spirituali dell'intero Movimento. Attualmente il M.T.R. è rappresentato da Daniele Liotta.

Sul fronte internazionale va registrato che sin dal 2005 il Movimento Tradizionale Romano entrò a pieno diritto a far parte del WCER (World Congress of Ethnic Religions) come membro italiano e partecipò, tramite la Gens Julia Primigenia, agli importanti appuntamenti/congressi annuali tenutisi in Grecia, in Lettonia ed in Polonia. La rivista "La Cittadella" è stata la voce ufficiale del MTR sino al 2008, pur essendo sempre stata aperta a contributi di varia provenienza. Altra realtà romano-pagana significativa dal punto di vista pubblico è l'Associazione Romània Quirites[3], guidata da Loris Viola e con sede a Forlì. Nata agli inizi degli anni novanta e partecipe della fondazione rituale del MTR nel 1992, si è resa autonoma dal 1998 per divergenze di carattere non tanto culturale quanto ideologico-organizzativo.

Un'ulteriore realtà significativa del panorama pagano romano-italico è l'Associazione Tradizionale Pietas[4] con sede in Roma. L'Associazione svolge attività di carattere culturale volte alla valorizzazione e al recupero dei principi tradizionali propri al bacino mediterraneo. La rivista ufficiale dell'Associazione Tradizionale Pietas, denominata Pietas, spunti di riflessione e studi sulla civiltà classica, si occupa sia di tradizione greco-romana che di Pitagorismo, cercando di affrontare temi attuali e passati, spaziando dall'archeologia alla filosofia, fino alla storia delle religioni[5]. Una piccola, recente realtà, localizzata in Emilia, Trentino, Piemonte, Lombardia e Marche è la Societas Hesperiana pro Culto Deorum, associata dal 2010 all'European Congress of Ethnic Religions.

Le ricerche e la pratica dell'Associazione Religiosa si orientano nel campo del rapporto tra Roma e le differenti realtà regionali dell'Italia precedenti alla completa cristianizzazione della penisola nonché alla ricerca sulle rimanenze pagane nelle differenti culture locali italiane e dell'arco alpino. Fino al 2009 uno stesso movimento utilizzava sia il nome Movimento Tradizionalista Romano sia quello Movimento Tradizionale Romano (quest'ultmo dal 1998). Successivamente in seguito a una divisione del movimento con la stessa sigla MTR vengono indicate due movimenti distinti, rivali tra di loro. Il primo è il Movimento Tradizionalista Romano guidato da del Ponte, mentre il secondo è il Movimento Tradizionale Romano guidato da Liotta. [6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Raucci
  2. ^ Movimento Tradizionale Romano, Statuto. URL consultato il 31 marzo 2009.
  3. ^ Associazione Romània Quirites, Identità. URL consultato il 31 marzo 2009.
  4. ^ Associazione Tradizionale Pietas, Statuto. URL consultato il 31 marzo 2009.
  5. ^ Rivista Pietas, http://apietas.org/?q=it/node/281. URL consultato il 5 maggio 2010.
  6. ^ Massimo Introvigne e Pierluigi Zoccatelli (a cura di), Il tradizionalismo romano, Cesnur, 13 ottobre 2014. URL consultato il 19 ottobre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renato Del Ponte, Il movimento tradizionalista romano nel 900, Scandiano, Sear, 1987.
  • Movimento Tradizionalista Romano, Memoranda et agenda, Edizioni del Tridente, La Spezia 1996.
  • Sacra Limina (a cura del Movimento Tradizionalista Romano), Sul problema di una tradizione romana nel tempo attuale, Scandiano, SeaR, 1988.
  • Introduzione a Prima Tellus (a cura di Siro Tacito), Roma, I Libri del Graal, 1998.
  • Introduzione a Rumon. Sacrae Romae Origines (a cura di H. Caelicus), Roma, I Libri del Graal.
  • Phersu. Maschera del Nume (a cura del centro "Dioscuri" di Napoli), I Fascicoli dei Dioscuri.
  • Storia del Movimento Tradizionale Romano
  • Renato Del Ponte, Le correnti della tradizione pagana romana in Italia
  • Elio Ermete, Aspetti esoterici nella tradizione romana gentile, Edizioni Primordia, Milano 2008.
  • Fabrizio Giorgio, Roma Renovata Resurgat. Il Tradizionalismo Romano tra Ottocento e Novecento, 2 voll., Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 2011.

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