Rocca d'Arazzo

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Rocca d'Arazzo
comune
Rocca d'Arazzo – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Asti-Stemma.png Asti
Amministrazione
Sindaco Pierluigi Berta (lista civica Progetto Rocca) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 44°52′23″N 8°17′09″E / 44.873056°N 8.285833°E44.873056; 8.285833 (Rocca d'Arazzo)Coordinate: 44°52′23″N 8°17′09″E / 44.873056°N 8.285833°E44.873056; 8.285833 (Rocca d'Arazzo)
Altitudine 195 m s.l.m.
Superficie 12,56 km²
Abitanti 954[1] (31-12-2010)
Densità 75,96 ab./km²
Frazioni San Carlo, Santa Caterina, Sant'Anna
Comuni confinanti Asti, Azzano d'Asti, Castello di Annone, Mombercelli, Montaldo Scarampi, Montegrosso d'Asti, Rocchetta Tanaro, Vigliano d'Asti
Altre informazioni
Cod. postale 14030
Prefisso 0141
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 005093
Cod. catastale H392
Targa AT
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti rocchesi
Patrono san Genesio
Giorno festivo 28 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Rocca d'Arazzo
Mappa di localizzazione del comune di Rocca d'Arazzo nella provincia di Asti
Mappa di localizzazione del comune di Rocca d'Arazzo nella provincia di Asti
Sito istituzionale

Rocca d'Arazzo (la Ròca d'Arass in piemontese) è un comune di 941 abitanti della provincia di Asti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Detta in antico Rupes, poi Rocca San Genesio e Rocca Ayraci[2], da sempre feudo appartenente al vescovo di Asti, nel 1198, il vescovo Bonifacio I cedette alle continue e pressioni del Comune di Asti di lasciare il feudo sotto la loro giurisdizione, accampando la tesi che il vescovo non aveva i mezzi sufficienti per difendere e mantenere un così importante baluardo sulla strada verso il capoluogo.

Il 27 maggio 1198, il podestà di Asti prese possesso del feudo di Rocca diventato da quel momento Rocca d'Astisio.

La cessione, però non venne approvata né dall'arcivescovo di Milano (sotto la cui giurisdizione era la diocesi di Asti), né dal papa, che considerando l'atto del vescovo eccessivamente arbitrario, lo rimosse dall'incarico e invalidò l'accordo con gli astesi.

Anche i rocchesi, non vedevano di buon occhio il loro passaggio sotto l'egida del comune di Asti, dato che questi voleva trasformare il paese in una piazzaforte militare.

Per tre anni quindi, scoppiarono ostilità e scontri tra le due fazioni e solamente il 29 aprile 1202 venne firmata una tregua che obbligava i cittadini di Rocca a sottostare al governo astigiano.[3]

I rocchesi accettando malamente l'accordo, in più di un'occasione si rivolsero al vescovo di Asti Guidetto che finalmente nel 1217 deferì la questione alla Corte di Roma.

Papa Innocenzo III delegò il prevosto di Torino Ottone per dirimere la questione che però non venne accettato dagli astigiani.

Vennero allora nominati due savi in rappresentanza uno del Comune di Asti e l'altro della diocesi. La questione non venne a nessuna soluzione, al punto tale che venne nominato un terzo arbitro super partes.

Venne nominato il vescovo Giacomo di Torino, vicario imperiale, coadiuvato dal podestà di Asti Guido di Landriano. Nel 1221, venne nominata la sentenza: il feudo di Rocca sarebbe rimasto alla Chiesa di Asti, ma il Comune l'avrebbe potuto utilizzare come presidio nella difesa del proprio territorio.

Al vescovo, nel frattempo diventato Giacomo, andava una casa nel castello "per la villeggiatura". L'8 giugno 1221, presso la cattedrale di Asti, avvenne la solenne restituzione del feudo alla Chiesa di Asti.

In seguito ne venne infeudata la famiglia Cacherano che nel XIII secolo alleatasi con le famiglie De Rocca e De Arazzo, creò un Hospicium sia economico (con l'apertura di banchi di pegno nell'Europa del Nord) sia matrimoniale.

Nel 1305 il castello venne assediato dal Principe di Acaja e dopo venti giorni di assedio venne distrutto. Ricostruito dagli astesi, nel 1379 passò di proprietà di Gian Galeazzo Visconti, nel 1499 passò a Luigi XII ed infine all'imperatore Carlo V.

Giovanni Cacherano ottenne dall'imperatore Carlo V il diritto di battere moneta nel 1538. Di questo privilegio i Cacherano non si valsero mai.[4]

Nel 1705 il feudo passò a Casa Savoia.

Persone legate a Rocca d'Arazzo[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Cornero, patriota risorgimentale, prefetto e senatore del Regno d'Italia
  • Enrico Cammarota, pioniere dell'aeronautica italiana
  • Paolo Cornero, generale designato d'Armata, docente ed autore di testi di Logistica e Tattica, decorato con 2 MAVM, 1 MBVM, 2 Croci VM, 4 Croci al Merito di Guerra.
  • Piero Ottaviano, presbitero
  • Policarpo Cacherano d'Osasco, politico e militare italiano.
  • Davide Cavallotto, deputato alla Camera nella XVI legislatura, membro della commissione cultura ed istruzione.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ C.Bobba, L.Vergano, Antiche zecche della provincia di Asti, Asti 1971, p. 134
  3. ^ Niccola Gabiani, Asti nei principali suoi ricordi storici. Vol 2, p. 230. Tip. Vinassa 1927-1934
  4. ^ C. Bobba, L. Vergano, Antiche zecche della provincia di Asti, Asti 1971, p. 135
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bera G., Asti edifici e palazzi nel medioevo. Gribaudo Editore Se Di Co 2004 ISBN 88-8058-886-9
  • Bianco A.Asti Medievale, Ed CRA 1960
  • Bordone R., Araldica astigiana, Allemandi C.R.A. 2001
    • Dalla carità al credito. C.R.A. 2005
    • Ferro, Arleri, Campassi, Antichi Cronisti Astesi, ed. dell'Orso 1990 ISBN 88-7649-061-2
  • Gabiani Nicola, Asti nei principali suoi ricordi storici vol 1, 2,3. Tip. Vinassa 1927-1934
    • Le torri le case-forti ed i palazzi nobili medievali in Asti,A.Forni ed. 1978
  • Incisa S.G., Asti nelle sue chiese ed iscrizioni C. R.A. 1974
  • Malfatto V., Asti antiche e nobili casate. Il Portichetto 1982
  • A.M. Patrone, Le Casane astigiane in Savoia, Dep. Subalpina di storia patria, Torino 1959
  • Peyrot A., Asti e l'Astigiano ,tip. Torinese Ed. 1983
  • Sella Q., Codex Astensis qui De Malabayla comuniter nuncupatur, del Codice detto De Malabayla, memoria di Quintino Sella, Accademia dei Lincei, Roma 1887.
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