Penango

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Penango
comune
Penango – Stemma Penango – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Asti-Stemma.png Asti
Amministrazione
Sindaco Sergio Razzano (lista civica Uniti per il paese) dal 14/06/2004
Territorio
Coordinate 45°02′02″N 8°15′10″E / 45.033889°N 8.252778°E45.033889; 8.252778 (Penango)Coordinate: 45°02′02″N 8°15′10″E / 45.033889°N 8.252778°E45.033889; 8.252778 (Penango)
Altitudine 264 m s.l.m.
Superficie 9,56 km²
Abitanti 525[1] (31-12-2010)
Densità 54,92 ab./km²
Frazioni Cioccaro
Comuni confinanti Alfiano Natta (AL), Calliano, Grana, Grazzano Badoglio, Moncalvo
Altre informazioni
Cod. postale 14030
Prefisso 0141
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 005083
Cod. catastale G430
Targa AT
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti penanghesi
Patrono san Grato di Aosta
Giorno festivo 7 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Penango
Mappa di localizzazione del comune di Penango nella provincia di Asti
Mappa di localizzazione del comune di Penango nella provincia di Asti
Sito istituzionale

Penango (Pnangh in piemontese) è un comune di 547 abitanti della provincia di Asti.

Storia[2][modifica | modifica wikitesto]

L’origine del nome Penango, così come tutti quelli che terminano in –ngo, è di evidente origine longobarda. A favore dell'origine longobarda vi sono alcuni ritrovamenti di piccole necropoli, il più importante dei quali in località Santo Stefano Lunario (Santa Maria), descritto nel 1899.

Secondo alcuni autori invece simili toponimi sarebbero di derivazione cimbrica, giacché tali popolazioni, sconfitte da Mario ai Campi Raudii presso Vercelli nel 101 a.C., si sarebbero poi disperse alla destra del Po, sui colli più alti del Monferrato.

La prima volta che il nome Penango compare in un documento è il 961, data della donazione da parte di Aleramo al monastero di Grazzano di vari beni, tra cui due rustici "in loco et fundo Penengi".

Qualche anno dopo, nel 998, sarà invece citato come “Peningum”.

Proprietà, come Moncalvo, del Vescovo di Asti, passò poi ai Paleologi, che nel 1479 lo diedero in feudo a Giacomo Boetto insieme a Cioccaro (con Santa Maria) e Patro. I Gonzaga, subentrati ai Paleologi, lo concedettero alla famiglia Boveri nel 1559.

Quale dipendenza della più popolosa Moncalvo, durante il secolo XVII anche Penango subì i danni delle guerre per la successione in Monferrato: ancora nel 1691 dovette sopportare il passaggio delle truppe alleate del principe Eugenio di Savoia, impegnate nella guerra contro il re di Francia.

Nel 1704 il duca Ferdinando Carlo di Gonzaga, a corto di denari per finanziare le campagne militari, vendette in feudo i tre cantoni di Penango, Cioccaro e Patro al marchese Giovanni Gualberto di Campistron: nasce così la Comunità amministrativamente autonoma, separata dalla vicina Moncalvo, che l'8 novembre 1704 nel corso dell'assemblea dei "capi di casa" designa i suoi rappresentanti in Consiglio.

Il 25 agosto 1708 la Comunità dei tre cantoni giura fedeltà al re Vittorio Amedeo II di Savoia, al quale l’imperatore d’Austria aveva concesso il Monferrato dopo la deposizione del duca di Gonzaga.

Con il trattato di Utrecht (1713), il Monferrato viene definitivamente confermato ai Savoia.

Nel 1717 il Campistron vende il proprio feudo al casalese Francesco Giovanni Tommaso Mossi, nonostante che il diritto di prelazione di Moncalvo.

Tale infeudazione venne nel 1769 confermata a Tommaso Ottavio Mossi, cui successe, ultimo marchese di Penango, Cioccaro e Patro, il fratello, monsignor Vincenzo Maria, arcivescovo di Sida.

Dal 1802 al 1814 fece parte, con tutto il Piemonte, della 27ª Divisione militare, dipartimento di Marengo, cantone di Moncalvo. Con la Restaurazione fu ancora parte della provincia di Casale, mandamento di Moncalvo.

Dal 1859, soppressa la provincia casalese, venne incluso nella provincia di Alessandria, dalla quale fu distaccato nel 1935 con la costituzione della nuova provincia di Asti.

Nel 1908, su istanza del Consiglio comunale moncalvese, le frazioni di Santa Maria e Patro vennero segregate da Penango ed aggregate al Comune di Moncalvo.

Dal 1923 al 1945 fu podestà Giovanni Zanello, sostituito alla liberazione dal socialista[3] Pietro Firato, già sindaco dal 1909 al 1922.[4].

Dal 1880 al 1966, Penango fu sede in un importante Collegio Salesiano[5], dal 1924 con funzioni di Aspirantato missionario.

La seconda parte del novecento ha visto un notevole spopolamento, dovuto all’abbandono dei campi ed all’emigrazione verso Torino.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia di Penango[6] è basata in massima parte sull'agricoltura, per lo più con aziende a conduzione famigliare, e per lo più di tipo vitivinicolo.

Già nel 1765, secondo il catasto il 60% dei terreni agricoli era occupato da vigneti. Il 18,6% consisteva in campi (coltivazione cerealicola), il 15,4% in prati e solo l'1% in gerbidi.

Le produzioni vitivinicole del territorio penanghese sono principalmente la barbera d'Asti (più di metà della produzione), la barbera del Monferrato ed il grignolino.

Recentemente ha iniziato a svolgere un certo ruolo il turismo: il territorio comunale vede la presenza di due alberghi e alcuni agriturismi[7].

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

In cento anni la popolazione residente si è ridotta a circa un terzo di quella presente nell'anno 1911. Abitanti censiti[8]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Sito istituzionale del Comune di Penango - Asti
  3. ^ http://www.comune.penango.at.it/files/guerra.pdf
  4. ^ Sito ufficiale del Comune di Penango - Asti
  5. ^ Exallievi di Penango
  6. ^ Sito ufficiale del Comune di Penango - Asti
  7. ^ Sito ufficiale del Comune di Penango - Asti
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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