Quarta parete

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La quarta parete è un "muro" immaginario, posto di fronte al palco di un teatro, attraverso il quale il pubblico osserva l'azione che si svolge nel mondo dell'opera rappresentata. L'idea che l'attore si debba immaginare un muro che lo divide dagli spettatori si trova così formulata nel saggio De la poésie dramatique (1758) di Denis Diderot, e anche precedenti trattati sull'arte drammatica avevano già specificato la necessità di una recitazione più realistica che presupponesse che l'attore dimenticasse la presenza degli spettatori (Luigi Riccoboni, Dell'arte rappresentativa - 1728; Francesco Riccoboni, L'art du théâtre - 1750, Goldoni, Il teatro comico - 1750). Il concetto però acquista fama e diffusione solo a cavallo tra il XIX e XX secolo con l'avvento del realismo teatrale.

Origini e significato[modifica | modifica sorgente]

Già gli antichi Romani conoscevano il concetto di quarta parete, tanto che alcuni autori di commedie del III e II secolo come ad esempio Plauto furono i primi ad attuare la "rottura della quarta parete" tecnica stilistica che prevede l'inserimento del pubblico nello spettacolo il che era molto apprezzato dal pubblico popolare. Altri autori per lo più successivi come Terenzio preferirono invece ripristinare l'utilizzo di tale tecnica. Il concetto di quarta parete verrà poi ampiamente usato nel XIX e XX secolo nel teatro dell'assurdo da autori importanti come Bertolt Brecht e Ionescu. Anche se nasce in teatro, dove il palco convenzionale chiuso da tre lati fornisce una "quarta parete" più letterale, il termine è stato adottato da altre forme artistiche, come il cinema e la letteratura, per indicare più genericamente il confine tra il mondo della finzione e il pubblico.

La quarta parete fa parte della sospensione del dubbio esistente tra un'opera di finzione e lo spettatore. Il pubblico di solito accetta implicitamente la quarta parete senza tenerla direttamente in considerazione, potendo così godere della finzione della rappresentazione come se stesse osservando eventi reali. La presenza della quarta parete è una delle convenzioni più affermate della finzione, e in quanto tale ha spinto alcuni artisti ad attirare l'attenzione diretta su di essa per ottenere un effetto drammatico. Ad esempio in Il quarto muro di A.R. Gurney, un quartetto di personaggi ha a che fare con l'ossessione della casalinga Peggy nei confronti di un muro bianco della sua casa, e viene lentamente trascinato in una serie di cliché teatrali, mentre la scenografia e l'azione sul palco, vengono sempre più rivolti verso questo presunto muro.

Rottura della quarta parete[modifica | modifica sorgente]

Il termine "rompere la quarta parete" viene usato in cinema, teatro, televisione e nelle opere letterarie, prendendo origine dalla teoria di Bertolt Brecht del "teatro epico", sviluppata partendo da (e in contrasto con) la teoria del dramma di Konstantin Stanislavski. Essa fa riferimento ad un personaggio che si rivolge direttamente al pubblico, o che riconosce attivamente (tramite un personaggio di rottura o tramite il dialogo) che i personaggi e l'azione non sono reali. Questo produce l'effetto di ricordare agli spettatori che quello che stanno vedendo è finzione producendo così un effetto stridente. Diversi artisti hanno usato questo effetto per dare importanza, poiché costringe il pubblico a vedere la finzione sotto una nuova luce e a guardare meno passivamente. Bertolt Brecht fu famoso per rompere deliberatamente la quarta parete, per incoraggiare il suo pubblico a pensare in modo più critico su ciò che stava guardando: il cosiddetto effetto di alienazione (Verfremdungseffekt). Tale tecnica fu adottata in ambito italiano da Luigi Pirandello in molte delle sue opere. Tra queste spicca per importanza Sei personaggi in cerca di autore, in cui addirittura i personaggi si muovono anche al di fuori dello spazio delimitato dal palcoscenico e recitano anche in mezzo al pubblico passando per la platea.

L'improvvisa rottura della quarta parete viene spesso impiegata per ottenere un effetto comico, come sorta di non-sequitur visuale, in quanto l'inattesa rottura delle normali convenzioni della finzione narrativa sorprende il pubblico e crea umorismo. Alcuni considerano la rottura improvvisa della quarta parete così stridente che in realtà danneggia l'umorismo della storia. Comunque, quando viene impiegato coerentemente per tutta la storia, come effetto narrativo, viene solitamente (e si potrebbe dire, paradossalmente) incorporato nella normale sospensione del dubbio del pubblico.

Questo sfruttamento della familiarità degli spettatori con le convenzioni della finzione è un elemento chiave in molte opere definite come post-moderne, che decostruiscono le regole consolidate della finzione. Le opere che infrangono o fanno riferimento diretto alla quarta parete utilizzano spesso altri strumenti post-moderni come il meta-riferimento o il personaggio di rottura.

Un compromesso con tale concetto si ha spesso nel teatro di improvvisazione, nel quale al pubblico viene chiesto di interagire in qualche modo con gli attori, ad esempio votando sulla risoluzione di un mistero. In quel caso, i membri del pubblico vengono trattati come se fossero testimoni dell'azione messa in scena, divenendo effettivamente "attori", anziché essere un vero "quarto muro".

La quarta parete viene talvolta inclusa come parte del racconto, quando un personaggio scopre di fare parte della finzione e "rompe la quarta parete" per entrare in contatto con il proprio pubblico, come accade ad esempio nel film Last Action Hero o in La rosa purpurea del Cairo. In queste situazioni, comunque, la "quarta parete" infranta dal personaggio rimane a far parte dello schema narrativo complessivo, e la separazione tra il vero pubblico e la finzione rimane intatta. Questo tipo di storie in realtà non rompono la quarta parete in senso stretto, ma vengono indicate più correttamente come metafinzione, o finzione che fa riferimento alle convenzioni della finzione; alla stessa maniera, questa tecnica è usata nel telefilm Malcolm quando il protagonista si rivolge al pubblico spiegando i suoi pensieri.

Nei cartoni animati la rottura della quarta parete viene usata per scopi umoristici: ne sono esempi Bugs Bunny che ammicca al pubblico o Wile E. Coyote che dialoga con lo spettatore tramite cartelli nel momento in cui ha un'epifania (quando si accorge che sta per cadere in un burrone, quando il suo piano non funziona, quando Beep Beep l'ha battuto, ecc.). Nella serie animata My Little Pony - L'amicizia è magica il personaggio di Pinkie Pie esce più volte dal piano della narrazione finendo a metà tra il mondo della serie e il mondo dello spettatore. In maniera più estrema e peculiare, la rottura della quarta parete viene usata in maniera sistematica e non umoristica in Dora l'esploratrice, dove è il fondamento stesso della serie: in questo cartone animato per bambini i personaggi compiono brevi avventure, e ogni volta che si trovano davanti ad un bivio o a dover fare una scelta qualunque fra più opzioni, nel dubbio, si rivolgono agli spettatori con delle domande, e restano anche silenziosamente in attesa per diversi secondi per dare il tempo di rispondere.

Altro esempio di rottura della quarta parete viene riproposto nei videogiochi come nella saga di Sonic the Hedgehog, gioco molto popolare nel quale il personaggio, quando non viene azionato dal giocatore, si gira verso il giocatore con faccia perplessa, come a domandarsi perché il giocatore stesso non spinga alcun tasto per dirigerlo.

Anche nei fumetti la quarta parete viene abbattuta. Deadpool, l'Uomo Porpora e She-Hulk, famosi personaggi della Marvel, sono subito consapevoli di essere un fumetto, rivolgendosi spesso ai lettori, cosa che, in alcuni casi, fanno anche due celebri supercattivi della DC, Lobo e il Joker. Nei fumetti giapponesi, lo stesso vale per Dark Schneider di Bastard!!, per Ryo Saeba di City Hunter e per Akira Fudo di Devilman.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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