Ippolito II d'Este

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Ippolito II d'Este
cardinale di Santa Romana Chiesa
Ippolito II d'Este.jpg
Stemma.Card.Este.JPG
Ab insomni non custodita dracone
Nato 25 agosto 1509, Ferrara
Creato cardinale 5 marzo 1539 da papa Paolo III
Deceduto 2 dicembre 1572, Roma

Ippolito II d'Este (Ferrara, 25 agosto 1509Roma, 2 dicembre 1572) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico italiano, figlio secondogenito (Alessandro visse meno di un mese) del duca Alfonso I d'Este e di Lucrezia Borgia, e nipote del cardinale Ippolito I d'Este.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Suo nonno paterno era Ercole I d'Este e suo nonno materno il papa Alessandro VI. Suo zio quindi fu Cesare Borgia.

Nel 1519, a soli dieci anni, ricevette la cresima e gli ordini minori; lo zio cardinale Ippolito d'Este, da cui aveva ripreso il nome, gli cedette l'arcivescovato di Milano (senza però le laute rendite dello stesso, che si era riservato fino alla morte, avvenuta nel 1520) ed il 20 maggio ottenne da Leone X l'investitura episcopale.

Il 24 giugno dello stesso anno moriva la madre Lucrezia. Per divenire non solo un alto dignitario ecclesiastico, ma anche un ottimo diplomatico, fu formato insieme a Ercole - il primogenito erede del titolo ducale col nome di Ercole II d'Este - secondo l'educazione umanistica del tempo (studio dei classici, musica, danza, equitazione, armi). Ebbe come precettori fino al 1525 Celio Calcagnini e Fulvio Pellegrino Morato. Lasciò poi Ferrara per compiere gli studi universitari a Padova. Sin da giovane Ippolito condusse vita gaudente e licenziosa, amante però anche dell'arte e, in particolare, dell'archeologia.

Ercole II lo inviò quindi in Francia con vari obiettivi, tra cui quello di allontanare Renata, la sposa del duca, dai legami con la corte d'oltralpe, ma lo scopo principale era di ottenere il cardinalato, ed Ippolito non esitò a sfruttare l'appoggio del re Francesco I, facendo passare in secondo piano la questione della cognata. L'operazione fu lunga e complessa, e si avvalse di «un non facile lavorio di anticamere e di contatti ai più alti livelli», finché l'accordo fra il papa e il duca estense, vertente sul rinnovamento dell'investitura ferrarese, gli aprì le porte del cardinalato, e Paolo III lo creò cardinale nel concistoro del 5 marzo 1539.[1]

Tornato in Francia, venne eletto consigliere regio, compiendo missioni diplomatiche per Francesco a Venezia e Roma, ponendosi poi al servizio anche di Enrico II, salito al trono nel 1547.

Ducato di Ferrara
Este
Coat of arms of the House of Este (1535).svg

Borso
Ercole I
Alfonso I
Ercole II
Alfonso II
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La lotta per l'ascesa al soglio di Pietro[modifica | modifica sorgente]

Con la morte di Paolo III, l'ascesa al soglio pontificio divenne la sua sola ragione di vita, nel tentativo di assecondare la propria sete di potere e di assicurare imperitura gloria a una famiglia che non aveva ancora dato Papi alla Chiesa di Roma. Ippolito si prodigò con ogni mezzo per raggiungere l'obiettivo, ma ogni conclave rappresentò per lui un nuovo scacco; vennero infatti eletti Giulio III, Marcello II, Paolo IV (che lo allontanò dallo stato pontificio con l'accusa di simonia, forse perché preoccupato di venirne avvelenato[2]), Pio IV, Pio V e Gregorio XIII.

Rinunciò al governo pastorale dell'arcidiocesi di Milano il 19 marzo 1550, ma riebbe l'amministrazione apostolica nel 1555 e vi rinunciò nuovamente il 16 dicembre 1556. Nel 1552 fu nominato governatore di Siena.

Una vita insoddisfatta, tra amore del piacere e amore del bello[modifica | modifica sorgente]

Villa d'Este

Durante la sua vita ebbe relazioni amorose con donne dalla non brillante reputazione quali Madame d'Étampes e Diana di Poitiers, dandosi a feste di ogni tipo, senza badare allo sfarzo e alle spese, e incapace di mantenere un rapporto duraturo. Per questo, è tuttora ignoto il nome della madre dell'unica sua figlia di cui si hanno notizie certe, Renata, andata poi sposa al conte Lodovico Pico della Mirandola nel 1553 e morta due anni dopo.[3]

Ippolito tuttavia si impegnò anche indefessamente nella costruzione, nel rinnovo e nel restauro di molte bellezze della città d'origine e di quella d'elezione, Roma. È noto soprattutto per aver voluto la meravigliosa Villa d'Este di Tivoli, affidandone i lavori a Pirro Ligorio.

Villa d'Este, dove andò a vivere, non fu che la ciliegina sulla torta: il cardinale si occupò a Ferrara della «delizia» di Belfiore e del palazzo di san Francesco, e fu operoso anche a Fontainebleau, Siena e Roma, dove avviò lavori di scavo a Santo Stefano Rotondo, sull'Esquilino. Si fece promotore anche del restauro della Villa Adriana.

A Villa d'Este ebbe la magra consolazione di ricevere una cordiale visita di Gregorio XIII, accolto con tutti gli onori, tanto che «la notte avanti la venuta del pontefice fece compiere una fontana meravigliosa che con quattro draghi rappresentava al vivo la girandola che si suole fare in Castello la vigilia di S. Pietro».[4]

Questa ricerca del bello nelle sue svariate forme testimonia di un personaggio che, al di là della corruzione e della mancanza di scrupoli, fu costantemente alla ricerca di qualcosa che potesse appagarlo più profondamente.

Gli ultimi anni furono segnati da sofferenze fisiche e dalla gotta, che il celebre medico Girolamo Cardano cercò di curare con scarso successo. Approssimatasi l'ora del trapasso, lasciò in eredità ad Alfonso II e al cardinale Luigi i beni prelatizi, e a quest'ultimo - da tempo in rotta con lo zio ma rappacificatosi con lui non appena capì che la morte di Ippolito era imminente - concedeva anche le ville di Monte Cavallo, sul Quirinale, e quella di Tivoli.[5]

Morì a Roma dopo breve malattia nel pomeriggio del 2 dicembre 1572. Vestita di mitra e paramenti violacei, la salma fu esposta nella sala maggiore di Monte Giordano. Il giorno dopo la salma del cardinale veniva trasportata da Monte Giordano a Santa Caterina de' Funari (del cui ospizio per le “ragazze pericolanti” era stato patrono), dove fu esposta per cinque giorni; portata poi a Tivoli l'8 dicembre, il giorno dopo nella Chiesa di Santa Maria Maggiore (conosciuta anche come Chiesa di S. Francesco) il vescovo di Tivoli Giovanni Andrea Croce celebrò la Messa di Requiem.

Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria Maggiore di Tivoli, in prossimità di Villa d'Este. Fu un avveduto mecenate di artisti e letterati, tra cui Benvenuto Cellini.

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Ippolito II d'Este Padre:
Alfonso I d'Este
Nonno paterno:
Ercole I d'Este
Bisnonno paterno:
Niccolò III d'Este
Trisnonno paterno:
Alberto V d'Este
Trisnonna paterna:
Isotta Albaresani
Bisnonna paterna:
Ricciarda di Saluzzo
Trisnonno paterno:
Tommaso III di Saluzzo
Trisnonna paterna:
Marguerite de Pierrepont
Nonna paterna:
Eleonora d'Aragona
Bisnonno paterno:
Ferdinando I di Napoli
Trisnonno paterno:
Alfonso I di Napoli
Trisnonna paterna:
Gueraldona Carlino
Bisnonna paterna:
Isabella di Chiaromonte
Trisnonno paterno:
Tristano di Chiaromonte
Trisnonna paterna:
Caterina di Taranto
Madre:
Lucrezia Borgia
Nonno materno:
Papa Alessandro VI
Bisnonno materno:
Jofre de Borja Llanzol
Trisnonno materno:
Rodrigo Gil de Borja
Trisnonna materna:
Sibila de Oms
Bisnonna materna:
Isabel de Borja y Cavanilles
Trisnonno materno:
Domingos de Borja
Trisnonna materna:
Francisca Marti
Nonna materna:
Vannozza Cattanei
Bisnonno materno:
Giacomo Conte dei Cattanei
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?
Bisnonna materna:
Mencia Pinctoris
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Immagine Blasonatura
Ornements extérieurs Cardinaux.svg
Coat of arms of the House of Este (1452).svg
Ippolito II d'Este
Cardinale

Stemma della famiglia d'Este. Lo scudo, accollato a una croce astile patriarcale d'oro, posta in palo, è timbrato da un cappello con cordoni e nappe di rosso. Le nappe, in numero di trenta, sono disposte quindici per parte, in cinque ordini di 1, 2, 3, 4, 5.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L. Chiappini, Gli Estensi, Milano, Dall'Oglio, 1967, p. 269. La citazione precedente è a p. 268
  2. ^ L. Chiappini, cit., p. 270
  3. ^ L. Chiappini, cit., p. 272
  4. ^ F. Marzi, Storia di Tivoli; l'opera è conservata in un manoscritto della Biblioteca Estense di Modena.
  5. ^ L. Chiappini, cit., pp. 270-271

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Trattamenti di
Ippolito d'Este
Stemma
Trattamento di cortesia Sua Eminenza
Trattamento colloquiale Vostra Eminenza
Trattamento religioso Cardinale
I trattamenti d'onore

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Arcivescovo di Milano
Amministratore
Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Ippolito I d'Este 1520-1550 Giovan Angelo Arcimboldi
Predecessore Arcivescovo di Lione
Amministratore
Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Giovanni di Lorena 1539-1551 François II de Tournon
Predecessore Cardinale Diacono di Santa Maria in Aquiro Successore CardinalCoA PioM.svg
Marino Ascanio Caracciolo 1539-1564 Passata in commendam
Predecessore Arcivescovo di Narbona
Amministratore
Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Giovanni di Lorena 1550-1551 François de Tournon
Predecessore Vescovo di Novara
Amministratore
Successore BishopCoA PioM.svg
Giovanni Angelo Arcimboldi
Vescovo
1550-1551 Giulio della Rovere
Predecessore Arcivescovo di Milano
Amministratore
Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Giovan Angelo Arcimboldi 1555-1556 Filippo Archinto
Predecessore Abate commendatario di Pontigny Successore Abbot.png
Giovanni XIII du Bellay 1559-1562 Luigi d'Este
Predecessore Arcivescovo di Arles
Amministratore
Successore BishopCoA PioM.svg
Antoine d'Albon
Vescovo
1562-1567 Prospero Santacroce
Predecessore Abate commendatario di Prémontré Successore Abbot.png
Giovanni di Folembray
Vicario per il governo dell'Ordine
1562-1573 Gilberto Tournebulle e Antonio Visconti
Vicari per il governo dell'Ordine
Predecessore Arcivescovo di Narbona
Amministratore
Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Francesco Pisani 1563-1572 Simon Vigor
Arcivescovo
Predecessore Cardinale Diacono di Santa Maria in Via Lata Successore CardinalCoA PioM.svg
Guidascanio Sforza 8 ottobre-4 dicembre 1564 Vitellozzo Vitelli
Predecessore Cardinale Diacono di Santa Maria in Aquiro
in commendam
Successore CardinalCoA PioM.svg
1564-1565 Benedetto Lomellini
Predecessore Cardinale Diacono di Santa Maria Nuova Successore CardinalCoA PioM.svg
Federico Gonzaga 1565-1572 Filippo Guastavillani

Controllo di autorità VIAF: 74104371 LCCN: n2005021259