Vacone

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Vacone
comune
Vacone – Stemma Vacone – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio Coat of Arms.svg Lazio
ProvinciaProvincia di Rieti-Stemma.png Rieti
Amministrazione
SindacoMarino Capanna (lista civica "Insieme per Vacone") dal 26-05-2019
Territorio
Coordinate42°23′N 12°39′E / 42.383333°N 12.65°E42.383333; 12.65 (Vacone)Coordinate: 42°23′N 12°39′E / 42.383333°N 12.65°E42.383333; 12.65 (Vacone)
Altitudine517 m s.l.m.
Superficie9,19 km²
Abitanti237[1] (30-11-2018)
Densità25,79 ab./km²
Comuni confinantiCalvi dell'Umbria (TR), Configni, Cottanello, Montasola, Torri in Sabina
Altre informazioni
Cod. postale02040
Prefisso0746
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT057072
Cod. catastaleL525
TargaRI
Cl. sismicazona 2B (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona E, 2 306 GG[3]
Nome abitantivaconesi
Patronosan Giovanni apostolo ed evangelista
Giorno festivo27 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Vacone
Vacone
Vacone – Mappa
Posizione del comune di Vacone nella provincia di Rieti
Sito istituzionale

Vacone è un comune italiano di 237 abitanti della provincia di Rieti nel Lazio.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Vacone sorge a 517 metri di altitudine sul livello del mare.

Il territorio di Vacone è quasi totalmente montano, caratterizzato da ampi tratti boscosi con una vegetazione molto rigogliosa che viene interrotta da affioramenti rocciosi e fenomeni di microcarsismo (doline, antri e grotte con stalattiti e stalagmiti).

Il centro storico sorge arroccato sulle pendici del monte Cosce, di soli 1 124 metri, ma imponente nella sua mole, tanto da essere visibile, nelle giornate limpide, dal centro di Roma.

Nel territorio comunale scorre il torrente Imella. Il Bosco Pago è classificato come sito di importanza comunitaria (SIC).

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del toponimo del comune di Vacone deriva dalla dea Vacuna, divinità sabina il cui culto venne introdotto da Numa Pompilio e che era collegato ai boschi, alle acque e al naturalismo silvestre, venerata soprattutto tra la fine dell'età repubblicana e la prima età imperiale. È probabile che sull'acropoli del paese, dove oggi si erge la chiesa di San Giovanni Evangelista, si trovasse un “fanum Vacunae“, cioè un tempio dedicato alla dea, di cui però non sono state ritrovate tracce.

Il luogo ove sorge Vacone probabilmente era abitato sin dall'epoca preromana per la sua posizione dominante sull'intera regione, anche se non rimangono tracce dei primitivi insediamenti sabini. Le prime evidenze archeologiche sono relative alla villa romana del poeta romano Quinto Orazio Flacco, risalente al I secolo avanti Cristo.

Le prime notizie su Vacone risalgono al 1027 in relazione al castello, il quale venne ceduto all'abbazia di Farfa. Divenne in seguito dominio degli Orsini. Successivamente divenne feudo dei Caetani, degli Spada, dei Vaini e infine dei Clarelli. Questi ultimi, nella persona di Antonio Clarelli, rinunciarono in data 18 novembre 1816 ai diritti feudali su Vacone.

Durante la parentesi del dominio francese Vacone fu ascritto dapprima al dipartimento del Clitunno, cantone di Magliano (1798-1799) per passare poi al dipartimento di Roma, circondario di Rieti, cantone di Torri (1810-1814).

Con la Restaurazione, Vacone entrò a far parte della provincia Sabina, delegazione di Rieti, distretto di Poggio Mirteto, governo di Calvi, come comunità appodiata a Torri; riebbe una certa autonomia nel 1827, allorché risulta comunità soggetta alla podesteria di Torri; nel riparto territoriale del 1831 compare come governo di secondo ordine dipendente da Poggio Mirteto.

A metà dell'Ottocento contava 306 abitanti, 58 dei quali nella campagna, suddivisi in 67 famiglie residenti in 65 case sotto la parrocchia di San Giovanni.

Dopo l'annessione al Regno d'Italia, avvenuta nel 1860, il comune fu ricostituito e assegnato alla provincia dell'Umbria, che nel 1862 cambia nome in provincia di Perugia. Il 10 aprile del 1923 passò sotto la provincia di Roma fino al 12 gennaio del 1927 quando entrò a far parte della neo istituita provincia di Rieti; dal 13 marzo 1928 perse lo status di comune autonomo, confluendo in Cottanello. Riacquisì la propria autonomia, che mantiene fino a oggi, dopo la fine della seconda guerra mondiale, l'8 marzo 1946.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello

Il Castello medievale di Vacone è situato sulla sommità del colle su cui sorge il paese. Quanto alle antiche mura, l'unica parte restante è il torrione che sormonta la porta di accesso al paese, su cui si trova lo stemma dei Clarelli, ultimi feudatari.

La prima notizia storica sul castello di Vacone risale all'anno 1027 ed è contenuta nel regesto farfense, da cui si apprende che la nobile longobarda Susanna, con il consenso del marito Attone, donò all'abbazia di Farfa tutto ciò che aveva ereditato dal padre Landolfo e dalla madre Tassia. Nella prima metà del 1200 il castello passò alla famiglia nobile romana Ogdolina e in seguito divenne dominio degli Orsini, come risulta dal registro del cardinale Albornoz (1364), dove si fa menzione del governo di Napoleone Orsini. Nel 1518 il feudo fu ereditato da Alberto Pio di Carpi, per poi passare in eredità ai Caetani (dal 1576 al 1595) che a loro volta lo vendettero al conte Gaspare Spada. Il castello fu poi venduto ai Caccia di Sant'Oreste, dai quali passò al marchese bolognese Angioletti e nel 1658 a Guido Vaini. L'ultimo proprietario di Vacone fu il marchese Antonio Clarelli di Rieti, che il 18 novembre 1816 rinunciò ai diritti feudali sulla proprietà. Ristrutturato alla fine del secolo scorso, il castello è oggi proprietà privata per cui è impossibile visitarne l'interno.

Il Castello è costituito da due edifici, una corte-belvedere e un giardino. L'edificio padronale è costituito da due piani fuori terra che insistono su una superficie di circa 350 m². Tale edificio è caratterizzato da grandi saloni coperti a volta o con soffitto in legno a cassettoni dipinti con decorazioni originali di un'eleganza severa. I pavimenti sono per lo più in cotto dell'epoca. La copertura del tetto è con falde a padiglione e manto a coppi. Il secondo edificio (di servizio) insiste su una superficie di circa 125 m² ed è diviso da quello principale da una corte interna. Si sviluppa su tre piani e non ha piani seminterrati. L'estremità nord presenta una torretta di guardia accessibile dal secondo piano. Inoltre, al primo piano e al piano terra ha un'appendice in cui erano sistemate le stalle e gli ambienti di servizio. Il piccolo giardino esposto a nord è occupato per circa la metà della sua superficie dalla chioma di un leccio plurisecolare.

Villa di Orazio

La villa rinvenuta nel territorio di Vacone è stata donata da Mecenate, tramite l'imperatore Augusto, al poeta latino Quinto Orazio Flacco nel 33 a.C., come testimoniato dalla lettera indirizzata ad Aristio Fusco che si conclude “Haectibidictabam post fanum putre Vacunae, exceptoquod non simulesses cetera laetus – Dettavo questa lettera per te al fresco, dietro il tempio diroccato di Vacuna; e tu solo mi mancavi a compiere la mia felicità -” (Epistularum – lib. I,X -II).

Nella domus sono conservati intonaci decorati ancora collocati sulle pareti e mosaici pavimentali con geometrie policrome, con rimandi alla Villa degli Aurelii Cottae a Cottanello e alla Villa romana di Barcola, vicino a Trieste. Inoltre sono presenti delle tessiture musive analoghe a quelle che si trovano a Ravenna nella Domus dei Tappeti di Pietra. Lo spazio abitativo è delimitato a valle da un criptoportico, una sorta di magazzino al coperto, sul quale doveva sorgere un portico che offriva agli abitanti della casa una vista panoramica sulla Sabina. Dal portico, si accedeva a stanze decorate, adibite all'accoglienza degli ospiti, mentre dietro dovevano estendersi gli ambienti più privati, che ancora non sono stati scavati. A monte, l'area è delimitata da una cisterna per la raccolta dell'acqua. Sul terrazzamento superiore, quella che sembra essere un antico impianto termale ha lasciato il posto, in una successiva fase di vita della villa, a un'area produttiva per la spremitura delle olive: le vasche di decantazione sono ancora oggi visibili, inoltre è stato rinvenuto un torchio oleario conservato al Museo dell'Olio e dell'Oliva di Torgiano, in Umbria. L'estensione di questo fondo agricolo è inoltre dimostrata da una serie di epigrafi sepolcrali che testimoniano la grande quantità di maestranze, la maggior parte delle quali importate dai paesi dell'Asia, che si occupavano dei diversi prodotti della terra, dall'agricoltura al giardinaggio.

Fonte Bandusia

I resti romani di una piccola fonte presso Vacone lasciano pensare che sia proprio questa la fonte che abbia ispirato il poeta Quinto Orazio Flacco, il quale nella vigilia dei Fontanalia, festa che ricorreva il 13 ottobre, si rivolge alla Fons Bandusiae e scrive la sua Ode, assicurando che, grazie alla sua poesia, diverrà anch'essa una di quelle fonti rese famose dal canto dei poeti. Il poeta offre in sacrificio del vino, corone di fiori e il sangue di un capretto.

O fonte di Bandusia, più limpida del vetro,

degna di dolce vino e ghirlande di fiori,

domani ti sarà donato un capretto

sulla cui fronte turgida spuntano le prime corna

per destinarlo alle battaglie d'amore.

Invano, giacché tingerà di rosso sangue

le tue gelide correnti

la prole del gregge lascivo.

Te non raggiunge la torrida canicola,

tu con le fresche acque

offri ristoro ai buoi stanchi d'arare ed al gregge vagante.

Anche tu sarai una famosa fontana,

poiché io canto il leccio che ombreggia il tuo antro

e la roccia ove sgorgano le tue acque mormoranti”.

(Ode XIII, Libro III)

Chiesa della Madonna della Fonte

Collocata poco prima della Fonte Bandusia, si tratta di una piccola costruzione con un unico altare. La sua costruzione risale alla metà del XVII secolo; vi si celebra la festa ogni anno nella ricorrenza della Presentazione di Maria Santissima al Tempio.

Chiesa di Santo Stefano

Si tratta dei resti, in quanto oggi quasi completamente diruta, della prima chiesa cristiana del territorio, risalente al X secolo, situata lungo la strada comunale “Sasso Grosso” per Terni. Nella piccola abside sono ancora visibili i resti di un antico dipinto. Aveva una torre quadrata adibita a campanile costruita con resti provenienti dalla vicina villa di Orazio, infatti un'epigrafe ne testimonia la provenienza, collegato ad Augusto tramite i liberti della Gens Octavia.

Chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista

La chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista, adiacente al castello, risale al XII secolo. Tuttavia, i successivi e profondi cambiamenti, soprattutto quelli del 1539, ne hanno modificato l'architettura romanica iniziale. I rifacimenti riguardano sia l'interno siae l'esterno, tranne l'abside semicircolare sul retro della chiesa. Le capriate del tetto furono sostituite dalla volta a botte e l'austera facciata romanica fu tutta adornata in stile barocco con piastrini di stucco, successivamente ricoperta da intonaco. A fianco della porta, all'interno di una piccola nicchia è presente un affresco risalente all'inizio del XII secolo, rappresentante la Madonna con il Bambino in braccio. La chiesa presenta una navata unica e cinque altari. Sopra l'arcata maggiore si erge il trittico su tavola a tempera attribuito a Marco Antonio Aquili, secondogenito di Antoniazzo Romano. L'opera rappresenta i tre santi a cui gli abitanti di Vacone sono maggiormente devoti: San Paolo apostolo, San Giovanni Evangelista e Santo Stefano protomartire, accompagnati rispettivamente da tre scene che si riferiscono al loro martirio: Decapitazione di san Paolo, San Giovanni Evangelista immerso nell'olio bollente, Martirio di santo Stefano. La tavola fu trafugata negli anni ottanta del secolo scorso e restituita solo nel 2009 grazie al Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell'Arma dei Carabinieri di Firenze. In un altro quadro, realizzato sul disegno di Girolamo Troppa, è invece raffigurata la Madonna del Rosario: la Vergine con il Bambino in braccio nell'atto di offrire a San Domenico e a Santa Caterina la corona del rosario con intorno i quindici misteri.

Eremo di Sant'Orsola

L'edificio, costruito nel 1679 e oggi disabitato, sorge sul fianco meridionale del monte Cosce ed è caratterizzato da un'architettura semplice.

Caratteristico dell'eremo è il campanile a vela ove è collocata una campana con l'immagine di Gesù e riportante l'iscrizione “Maria gratia plena”, che riprende il primo verso in latino dell'Ave Maria.

Monastero di San Gandolfo

Si conosce molto poco a riguardo, oggi restano solo dei ruderi risalenti al X secolo.

Non distanti si trovano le sorgenti del Collalto, dai cui sgorga un'acqua molto leggera che rifornisce la fontana collocata all'ingresso del paese, e la grotta Cherubini, una profonda cavità carsica che si narra fosse abitata nel Neolitico.

Il Pago

Il Pago, misterioso bosco sacro alla dea Vacuna cantato anche da Plinio il Vecchio, è costituito per lo più dai lecci (quercus ilex), ma troviamo anche altre specie quali castagno, quercia, cerro, orniello e olmo, tipici della macchia mediterranea.

Su uno slargo si erge la chiesa di S. Michele Arcangelo, attigua a quello che un tempo era una residenza per eremiti oggi divenuto un complesso turistico. La costruzione, risalente al XVII secolo, fu voluta dalla famiglia Vaini. Oggi la chiesa è molto richiesta per la celebrazione di matrimoni e altre cerimonie, visto l'incantevole scenario del bosco vaconiano che le fa da cornice, recentemente attrezzato con barbecue, tavoli da pic-nic e area camping con servizi igienici.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2013 la popolazione straniera residente era di 13 persone.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

  • fregnacce: delle specie di frittelle, molto sottili simili nell'aspetto a delle crêpes, ricavate da un impasto di acqua e farina con mentuccia o uvetta secca;
  • falloni, delle specie di pizzette arrotolate ripiene di verdure.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

La località è nota anche per la buona produzione di olio extravergine di oliva.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1923 passa dalla provincia di Perugia in Umbria, alla provincia di Roma nel Lazio, e nel 1927, a seguito del riordino delle circoscrizioni provinciali stabilito dal regio decreto n. 1 del 2 gennaio 1927, per volontà del governo fascista, quando venne istituita la provincia di Rieti, Vacone passa a quella di Rieti.

Nel 1928 il comune di Vacone è aggregato a quello di Cottanello, da cui si separa nel 1946.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2004 2009 Renato Romano Renzi lista civica Sindaco
2009 in carica Giuseppe Mellini lista civica Sindaco

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2018.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

http://cms.tp-srl.it/comune.vacone/index.php?option=com_content&view=article&id=10&Itemid=54, consultato il 30 Aprile 2021;

https://www.youreporter.it/video_il_mistero_della_villa_di_orazio/?refresh_ce-cp, consultato il 29 Aprile 2021;

https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-vacone-rieti/, consultato il 30 Aprile 2021;

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=11567, consultato il 30 Aprile 2021;

Cherubini, C., Mellini, P., Una visita a Vacone in Sabina: in cammino tra poesia, storia e natura, Roma, System Graphic S.r.l., 2004.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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