Longone Sabino

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Longone Sabino
comune
Longone Sabino – Stemma Longone Sabino – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio Coat of Arms.svg Lazio
ProvinciaProvincia di Rieti-Stemma.png Rieti
Amministrazione
SindacoMauro Novelli (lista civica "Insieme per") dal 26-05-2019
Territorio
Coordinate42°16′N 12°58′E / 42.266667°N 12.966667°E42.266667; 12.966667 (Longone Sabino)Coordinate: 42°16′N 12°58′E / 42.266667°N 12.966667°E42.266667; 12.966667 (Longone Sabino)
Altitudine804 m s.l.m.
Superficie34,33 km²
Abitanti570[1] (31-3-2017)
Densità16,6 ab./km²
FrazioniFassinoro, Longone Sabino (capoluogo), Roccaranieri, San Silvestro
Comuni confinantiAscrea, Belmonte in Sabina, Cittaducale, Concerviano, Petrella Salto, Rieti, Rocca Sinibalda
Altre informazioni
Cod. postale02020
Prefisso0765
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT057034
Cod. catastaleE681
TargaRI
Cl. sismicazona 2B (sismicità media)
Nome abitantilongonesi
Patronosanti Cosma e Damiano (martiri)
Giorno festivo27 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Longone Sabino
Longone Sabino
Longone Sabino – Mappa
Posizione del comune di Longone Sabino nella provincia di Rieti
Sito istituzionale

Longone Sabino è un comune italiano di 570 abitanti della provincia di Rieti, in Lazio.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Classificazione climatica: zona E, 2828 GR/G

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Piazza del Colle di Longone Sabino
Primitivo nucleo Longobardo di Longone Sabino (Rocca di Capoterra).
Capoterra (salita alla Rocca).

Longone Sabino già Longone di S. Salvatore Maggiore. Nei documenti notarili del Monastero di Farfa, detto Regesto, il termine Longono viene affermato più volte come luogo di conquista longobarda. Infatti per i duchi longobardi il longono era una loro proprietà conquistata identificata come il Fondo Longono che è nel territorio di Narni, il Gualdo Longono è presso Spoleto, Longono Serra è nel Ducato Spoletano ed il Castrum Longonis in territorio Reatino che farà parte del Regno Pontificio fino all’unità d’Italia. Nel 570 circa, i Longobardi conquistarono Spoleto, periodo in cui i Benedettini di Farfa fondarono centri di fede lungo la Via Cecilia che collega Farfa a S. Salvatore Maggiore. Lungo questa via i Monaci di Farfa edificarono cenobi, celle monastiche, romitori, luoghi di preghiera, di lavoro, bonificarono terreni, introducendo nuove colture, terrazzando le valli e costruendo Chiese Rurali ed oratori per le popolazioni dei villaggi : Villa Insenie, Cella Nova, Paghetto, Paesi Mori, tutte località del territorio di Longone di dominio benedettino e di stanziamento longobardo. Vallufara di oggi è la Valle di Fara longobarda, scelta dai Duchi come primitiva dimora del popolo nomade, successivamente traslocato sulla parte più elevata della sovrastante Rocca di Capoterra. Il contemporaneo lavoro nella edificazione del Monastero di S. Salvatore e del longono-fortezza, costrinsero i Mastri Muratori longobardi a trovare tecniche costruttive audaci che legittimassero la loro autorità, dotando l’abitato di torri superbe e di mura inespugnabili. Nell’anno 1003 il Regesto Farfense così descrive la Rocca di Longone donata dal duca longobardo: “Un certo Adamo, figlio di Azone, dona all’Abate Ugo di Farfa una Rocca con questi confini; sui due lati torrenti, sul terzo lato gli stessi torrenti che si ricongiungono, sul quarto lato un terrapieno..(che porta al castello)”. La ricchezza di un territorio a vocazione agricola era legata soprattutto alla grande quantità di sorgenti fruibili dagli agricoltori del luogo. Il monte Aquilone di Longone è un grande contenitore di acqua ricoperto di faggi che riversa all’esterno dando origine a copiosi torrenti che cingono, come per isolare e proteggere la Rocca di Longone. È l’alveo profondo di Vallufara a riunire e spingere le acque verso il Turano, dove Benedettini e Longobardi avevano dato vita a mulini per il grano e gualchiere per le tessiture. La spianata di Colle Pasciano, che si allarga fino alle falde dell’Aquilone è stata il luogo di culto pagano e di mercato, con gli stazzi per la transumanza e con il tempio di Ercole per il pagamento del pedaggio. Erano luoghi di dominio e di ricchezza sia per i Longobardi con la chiesa di S. Michele Arcangelo, che per i Benedettini con l’edificazione della chiesa dedicata ai Santi Cosma e Damiano, Tempio Reliquiario del vicino monastero di S. Salvatore Maggiore e di tutti i castelli dell’Altipiano. La copertura della chiesa di S. Cosimo è a capanna, detta, in gergo tecnico monofastigiata, cioè unico tetto che copre le tre navate. La posizione strategica del castello di Longone costituiva poi un punto di difesa e di controllo sia per la sottostante Via Cecilia che si snoda lungo la valle del Turano, sia per l’altipiano del Letenano, territorio del monastero di S. Salvatore Maggiore. Da una analisi strutturale del castello longobardo, possiamo rilevare che le fondazioni delle mura di Longone poggiano sulla parte mediana dell’alzata della Rocca di Capoterra, all’interno della quale sono stati creati ambienti di lavoro, cantine, pollai e magazzini. In quegli spazi lavoravano i Mastri Falegnami, come Garbuzio da Longone, originario di Novi Ligure, intagliatore e scultore di altari in legno per le chiese di Rieti, del Monastero e del Conventino. Antonio Carbuzio padre e Giovanni figlio venivano spesso chiamati, dal notaio Virgilio Rampazzi a testimoniare per vendite di beni immobili dei quali loro stessi avevano fatto la perizia giurata. Le chiese di S. Cosimo, del Conventino e l’antica sacrestia della basilica di S. Salvatore conservavano opere di Vincenzo Manenti, fuggitivo da Orvinio (1630), protetto dagli amministratori dell’Altipiano del Monastero per il magnifico lavoro di Pittore Sabino. Già da tempo i Mastri impegnati nella manutenzione del Monastero avevano creato strutture abitative lungo il dorso del promontorio protette dalle nuove mura in prosecuzione delle precedenti. Anche queste si staccano dalla roccia interna creando uno spazio cuneiforme a scivolo verso il basso, con un vuoto tra la roccia rastremata e le mura innalzate. Nello spazio così ottenuto sono stati creati dei soppalchi che saldano il muro alla roccia madre, creando ambienti successivi, a gradoni, sempre più ristretti, che vanno dal calpestio superiore abitato alla base delle mura. Gli spazi creati sono stati destinati a cantine, legnaie, pollai con aperture di accesso sulla strada che circonda il castello.

Torrione a guardia della valle del turano
Porte di ingresso al Castello di Longone Sabino
Monumento ad Attilio Verdirosi del longonese Ing. prof. Luca Rampazzi.


Paolo Diacono, nella sua Historia Langobardorum afferma che il re dei longobardi, Liutprando (690-744) favorì l’integrazione della cultura germanica con quella latina e che nel 712 fece costruire molte chiese dedicate a S. Michele e monasteri intitolati al Salvatore. È ciò che troviamo nell'altipiano del Letenano, cioè la dedicazione al Salvatore con la costruzione nel 735 del Monastero omonimo e la intitolazione della chiesa a S. Angelo de Pasano, sui resti del tempio di Ercole Vittorioso. La stele di Ercole, originaria del sito, venne trovata nel 2003, all’interno di un antico palazzo di Capoterra di Longone, un tempo proprietà di S. Salvatore Maggiore, contrassegnato dallo stemma degli Orsini in rilievo sull’architrave del portone d’ingresso in pietra. Di rimpetto a Longone, prima della edificazione di S. Salvatore Maggiore pregavano e lavoravano i Benedettini di Farfa che alloggiavano nel così detto Vecchio Monastero (Conventino) in località Faneto, anche questo un antico luogo romano dedicato al dio pagano Fano. Lo storico Padre B. Theuli, del sec. XVII, ricorda che il Conventino è stato “consegnato a S. Francesco stesso, quando il Poverello percorreva la Sabina”. Ricordiamo che S. Francesco è stato canonizzato nel 1228, anno della dedicazione al Santo di Assisi del Vecchio Monastero benedettino da parte dei suoi primi discepoli. Dopo pochi anni, nel 1252 il vescovo di Rieti Benedetto rivendicherà il “Convento di Santo Francesco di "Longono” come bene della sua diocesi con il monastero di S. Salvatore Maggiore che pure dipendeva dallo stesso vescovo. Il voto imposto da Madonna Povertà non permetteva ai Frati Francescani il possesso di beni stabili per cui in caso di rinuncia tornavano al vecchio proprietario che era la sede vescovile. Infatti il 10/1/1840, Fra Bernardo Ciani, Ministro Generale dei Francescani della Provincia Romana, insieme al parroco di Longone Domenico Filippi firmarono l’atto di restituzione al legittimo proprietario che era allora il Seminario di Farfa, erede legale dei beni delle due Abazie Riunite. Nel Conventino di Longone era Padre Guardiano il Frate Padre Gabriele Colantoni di Longone che morì a 46 anni, grande teologo di due Cardinali e Frate Provinciale dei Conventuali di Rieti. Abbiamo molti documenti del notaio Virgilio Rampazzi riguardanti la ricca famiglia Colantoni di Longone la quale dona i suoi beni al Conventino. La lapide affissa sulla destra dell’altare della piccola chiesa è stata formulata dallo stesso Padre Theuli nel 1664 e ricorda P. Gabriele come allievo e confratello.

Fuochi Della Vigilia Di San Cosimo

Torniamo al Regesto Farfense: siamo intorno all’anno mille, quando l’Abate Ugo (989-1039), scrive a Landuino del Salvatore in questi termini: “Nelle nostre Carte è riportato il Castello di Magnalardo con tutte le sue pertinenze ed il Castello di Longone con il Vecchio Monastero, le Ville di Cella Nova, Villa Le Senie (oggi Trampani con Vallelensegna) e S. Maria de Vinula (nella Piana di Mercatello); sui monti la strada dell’Aquilone con gli stazzi; sono di nostra proprietà e vorremmo scambiare con Beni a noi più vicini..” Gli scambi di proprietà tra le due Abbazie sono iniziati in verità, subito dopo l’inaugurazione del Salvatore (an. 735); infatti nel 752 il monaco di S. Salvatore Tedone vende a Farfa il Casale chiamato Longitia…(oggi Lunghezza, nell’Agro Romano), luogo più vicino a Farfa e lontanissimo dal Salvatore. Lo storico Benedettino Mabillon riporta un documento, datato 768, in cui viene precisato che la chiesa di S Giustino di Roccasinibalda (sopra Ponte Mercatello sul Turano) costituisce un nodo viario sulla Via Cecilia, con direzione Rieti - S. Salvatore - Abbazia di Farfa. Secondo il Mabillon la distanza da S. Salvatore a Rieti è di 12.000 passi, pari a 18 Km.; da S. Salvatore all’Abbazia di Farfa, passando sempre per S. Giustino di Roccasinibalda sono 8.000 passi, cioè 12 Km. Una attenta analisi di documenti ci permette di affermare che i castelli affacciati sulla Valle del Turano (Magnalardo e Longone) sono stati edificati molti secoli prima di quelli ricadenti sulla Valle del fiume Salto costruiti dai Conti di Romagna nel periodo della discesa in Italia di Federico Barbarossa intorno al 1160. Infatti durante gli anni delle infiltrazioni saracene, avvenute tra l’846 ed il 916, Longone e Magnalardo erano già punti di aggregazione, cioè strutture fortificate complesse, circondate da mura e fornite di torri difensive, dove l’esercito era permanente ed assoldato. Il Regesto di Farfa ricorda, in una breve nota, che S. Salvatore venne incendiato nell’anno 891, a paganis e riedificato nel 974. Con le invasioni saracene, presenti in Sabina dall’846 al 916, il castello, data la posizione strategica ha subito un rafforzamento delle mura e della sicurezza con dimora permanente della Milizia, con Residenza dell’Abate e cappella intitolata a S. Maria, come la Basilica del Monastero di Farfa. Sappiamo che i Conti Mareri avevano due Curie Notarili, una a Petrella, per gli atti riguardanti il Cicolano, e l’altra a Longone per il territorio di S. Salvatore. Ciò viene confermato da un atto del 29 novembre 1427, in cui il notaio Lippo afferma di scriverlo nella Residenza dello stesso Signore Abate, in Castro Longonis. L'abate di allora era abate Antonio Mareri il quale firma l’atto con il padre Conte Cola ed i fratelli Conte Ugolino e Petruccio: l’Abbazia era già un feudo, una Baronia dei Conti Mareri. Il Documento della diocesi di Rieti del 1252, detto Parigino per essere stato sottratto alla Curia di Rieti e portato a Parigi, elenca le chiese di S. Salvatore, comprese nel territorio di Longone: S. Maria intra moenia, Santi Cosma e Damiano, S. Angelo de Pasano, S. Pietro de’ Mori (Paesi Mori), S. Maria de Vinula (Piana di Mercatello), S. Gregorio de Lenseina (Trampani), S. Maria de Paventie (oggi Pagaret di Vallecupola); il manoscritto ricorda anche S. Francesco di Longone nel territorio di S. Salvatore donato dai benedettini come loro Vecchio Monastero. Dunque il castello di Longone, il monastero di S. Salvatore Maggiore e la chiesa di S. Michele Arcangelo di Colle Pasciano sono state edificate dai longobardi venuti da Spoleto i quali dotarono la loro città di una basilica per il Salvatore e una chiesa per S. Michele Arcangelo. Sono contesti che ritroviamo nel territorio di Longone con l’edificazione del Castrum Longonis, del monastero di S. Salvatore Maggiore e della chiesa di S. Michele a Colle Pasciano. I castelli sulla valle del Salto, Roccaranieri, Cenciara e Concerviano sorsero molto più tardi, intorno al 1160 quando l’imperatore Federico Barbarossa, d’accordo con gli abati di Farfa fece erigere le fortezze dai Buzzi di Romagna per proteggere l’altipiano dalle invasioni dei Normanni di Sicilia. Il papa Giulio II, grande mecenate dello stato Pontificio, nel 1506 pose Longone a Capo dei Castelli dell’Abazia, dando i poteri di controllo a un Camerarius o Governatore. A ricordo dell’evento il papa Giulio II volle che si realizzasse un nuovo portone in legno per la basilica del Monastero composto da formelle tante quante erano i castelli sottomessi all’abate del Monastero. Sulla prima di esse fu ritratto il castello e inciso il nome Castrum Longoni. C’è una enigmatica frase latina che compare sul nuovo portale d’ingresso, definita dallo storico Paolo Desantis “una iscrizione di barbaro latino!”. Dalla fondazione longobarda, fino al declino dello Stato Pontificio, Longone è stato sempre considerato Centro Amministrativo, Giudiziario e finanziario di tutto il territorio. Ancora oggi è possibile riconoscere la Piazza del Governo, il Palazzo Governativo con lo stemma episcopale sul portone d’ingresso, gli appartamenti, compresa la Sala per il Ballo, la Curia per il Notaio e l’Archivio. Nel Rione Mandria appare massiccio e turrito il palazzo Giudiziario e vicino la sede del Bargello (il Maresciallo di oggi), e degli Sbirri, le carceri maschili e femminili e nei pressi il forno del pan venale. Nel Rione Piazzetta sono visibili gli antichi magazzini del Monte Frumentario, hostaria entro le mura, macello, vendita di pan venale (pane prezzato). Il castello popolare ha una doppia porta d’ingresso, con in mezzo la Dogana. La seconda porta è in pietra squadrata con la data 1668, l’effige dei Santi Protettori e la scritta Comunità di Longone. Nella richiesta di rifacimento della porta si diceva che doveva essere “di pietra con porte di bone ferrate e serrature perché occorre serrar la notte stando in luogo di confine col Regno e dove risiede la Corte…” Le due ante vennero tolte nel 1840, per essere rifatte, ma non abbiamo prove che ne attestino il ripristino; restano ora solo i cardini di bona fattura, forgiati dai fabbri ferrai di Vallecupola. Da uno storico del luogo apprendiamo che i chiodi per fissare le impalcature nella costruzione della Basilica di S. Pietro sono stati forgiati dai fabbri ferrai di Vallecupola. Abbiamo individuato nell’abside della chiesa parrocchiale del paese un dipinto (del 1554) rappresentante la Sibilla Cumana simile a quello della Cappella Sistina: che non sia quell’opera un canale di comunicazione con Michelangelo o della sua Bottega come espressione di gratitudine per i chiodi forgiati per l’edificazione di S. Pietro? Il titolo di Capo assegnato al Castello pone Longone in uno stato di privilegio sugli altri castelli modificando l’antica denominazione di S. Salvatore Maggiore di Castel Longone con la nuova espressione di Longone Capo di S. Salvatore Maggiore. Sotto al Colle di Longone posto davanti alla prima porta del castello vi era l’Albergo Fuoriporta dove era possibile albergare e lasciare le giumenta anche di notte. La Festa Patronale di Longone, dei Santi Cosma e Damiano, che viene festeggiata il 26, 27 settembre, un tempo coinvolgeva tutti i Castelli dell’Abbazia di S. Salvatore Maggiore. Nel 1681 l’Arciprete di Longone Don Corinzio Liberali così espone all’Abbate interrogante l’evento della Processione di quella ricorrenza: “…il giorno della Festa, raduno il popolo nella chiesa di S. Maria, metto in ordine la Processione…i sacerdoti possono ascendere alla quantità di 50 incirca ai quali oltre l’elemosina di un giulio ciascuno, sono pasteggiati a spese di codesta Comunità”. Nella delibera del Comune del 3 ottobre 1861 viene disposto: “…si è risolto di intavolare nel preventivo comunale la somma di scuti 40 per celebrare la Festa dei nostri Santi Martiri…tanto per la devozione che si professa che per l’onore della Patria”.

Torrione La Portella Longobardo

Longone si onora di aver dato i Natali all’Eroe Attilio Verdirosi, titolare della omonima Caserma Militare di Rieti. Attilio è nato a Longone il 1 luglio 1873 e morto da Eroe a Losson della Battaglia, Frazione di Meolo, il 19 giugno 1918. Tra le due Comunità di Meolo e di Longone esiste una tradizionale amicizia con scambi di Visite iniziate ai tempi del Dott. Antonio Camagna, Sindaco di Longone, e del Prof. Oliviero Pillon già Sindaco di Meolo e Presidente della Provincia di Venezia. La Commemorazione degli Eroi di Longone viene fatta il 28 settembre, il giorno successivo alla Festa dei Santi Martiri Cosma e Damiano. Nel giugno del 2018, ricorrenza del centenario della Vittoria della Grande Guerra è stato inaugurato il monumento all’Eroe Attilio Vrdirosi opera dello scultore longonese prof. Ing. Luca Rampazzi.

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie Pregnante similitudine che equipara i soldati alle foglie autunnali temporanee come l’esistenza umana durante la guerra. (Giuseppe Ungaretti composizione in trincea del luglio 1918)

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2013 la popolazione straniera è di 50 persone[3], la nazionalità più rappresentata è quella rumena, con 24 cittadini residenti.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Longone Sabino è collegata a Rieti tramite il servizio di Autobus Cotral.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1923 passa dalla provincia di Perugia in Umbria, alla provincia di Roma nel Lazio, e nel 1927, a seguito del riordino delle Circoscrizioni Provinciali stabilito dal regio decreto N°1 del 2 gennaio 1927, per volontà del governo fascista, quando venne istituita la provincia di Rieti, Longone Sabino passa a quella di Rieti.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2004 2009 Pietro Cammarano lista civica Sindaco
2009 2014 Pietro Cammarano lista civica Sindaco
2014 In carica Santino Pezzotti lista civica Sindaco

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

  • Fa parte della Comunità Montana "Turano"

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2017.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ Dati ISTAT

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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