Elfi della Terra di Mezzo

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«[...] in quell'ora si destarono i Figli della Terra, i Primogeniti d'Ilúvatar. Presso il lago illuminato dalle stelle di Cuiviénen, L'Acqua del Risveglio, essi si levarono dal sonno d'Ilúvatar; e, mentre se ne stavano ancora silenziosi presso Cuiviénen, i loro occhi videro per prima cosa le stelle del cielo.»

(J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion[1])
Un gruppo di elfi nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson

Gli elfi sono una razza di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien. La loro complessa storia è descritta per intero solo ne Il Silmarillion ed è menzionata in parte anche ne Il Signore degli Anelli. Gli elfi furono i primi abitanti della Terra di Mezzo in grado di parlare. A volte sono chiamati i Primogeniti o i Figli Maggiori (in contrasto con gli uomini, il Secondo Popolo). Gli elfi chiamano se stessi quendi (cioè "coloro che parlano con voci"), in onore del fatto che, quando vennero creati erano gli unici in grado di parlare. Il Valar Oromë fu il primo che li chiamò eldar (ovvero "Popolo delle stelle") perché si risvegliarono sotto le stelle, ma il nome è generalmente considerato escludente gli avari.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Gli elfi sono descritti come le più belle creature della Terra di Mezzo, amanti dell'arte (in particolare le canzoni, che amano cantare con le loro splendide voci) e della conoscenza. Fisicamente hanno i capelli scuri e gli occhi grigi, tranne i vanyar e i loro discendenti, con biondi capelli dorati (eccezioni furono Mahtan, la figlia Nerdanel e il nipote Maedhros, con capelli rossi) e i teleri che hanno i capelli argentati. Gli elfi sono in genere rappresentati (ad esempio nei film di Peter Jackson) senza barba, tuttavia nei romanzi questo dettaglio non è specificato: al contrario, Círdan dei Porti Grigi è espressamente rappresentato con una barba lunga e fluente. Possiedono sensi più acuti, e molti sono più forti degli Uomini. Tra di essi, soprattutto i noldor possiedono abilità e conoscenze che agli uomini della Terra di Mezzo appaiono magiche. Le loro memorie e i loro ricordi sono vividi come la loro vita. Sono immortali, nel senso che la loro aspettativa di vita è eterna, ciononostante possono morire se vengono uccisi, oppure se provano un dolore morale profondo, o se rinunciano alla propria immortalità per amore degli uomini. Nei primi due casi possono tornare, dopo un periodo nelle Aule di Mandos, e reincarnarsi nel corpo di prima, conservando i ricordi (ne abbiamo due casi accertati: Finrod e Glorfindel); nel caso in cui rinunciano alla propria immortalità, diventano a tutti gli effetti degli uomini, pur conservando le caratteristiche fisiche originarie. Dunque sono immortali ma non indistruttibili, e condividono il destino degli uomini che è quello di provare sofferenza (fisica, psichica e morale): gli elfi crescono allo stesso ritmo temporale degli uomini fino alla maturità, dopodiché l'invecchiamento si arresta, facendo loro mantenere le sembianze acquisite in età adulta.

Gli elfi di Tolkien sono una rappresentazione di cosa gli umani sarebbero potuti diventare, se non avessero commesso il peccato originale. Anche se questo li rende molto morali e giusti (nessun elfo ha mai servito i Nemici, Morgoth o Sauron) ciò non li rende immuni dall'essere ingannati (per esempio, Maeglin tradì Gondolin per avere salva la vita e per amore di sua cugina Idril) e li rende anche meno capaci degli uomini all'adattarsi ad un mondo decaduto e in continua mutazione.

Dal brano ambientato a Lórien nel Signore degli Anelli si ricava l'impressione che molti elfi vivano sugli alberi e impugnino archi, mentre da altri racconti di Tolkien si apprende di elfi che abitavano semplicemente in caverne (Nargothrond) o in fortezze rocciose (Gondolin) e che i noldor erano più famosi per le loro terribili spade.

Nel Signore degli Anelli e nel Silmarillion non ci sono riferimenti espliciti alle "orecchie a punta". Solo in un brano dell'Etimologia Tolkien afferma che "le orecchie degli elfi erano più allungate e a forma di foglia di quelle degli uomini". Ad ogni modo, considerazioni pratiche, che includono molte occasioni dove gli uomini sono confusi per elfi, suggeriscono che la punta deve essere sottile, abbastanza differente dalle larghe orecchie di Elfquest e dalle lunghissime e strette orecchie degli elfi di alcuni anime.

I racconti della Prima Era sono legati principalmente agli elfi, che abitano in vari regni sparsi per il Beleriand, e gli uomini appaiono soltanto nelle storie più tarde. Gli elfi sono qui nella loro gioventù, e sono abbastanza potenti da sfidare realmente Melkor. Dopo la fine della Prima Era e la distruzione di quasi tutto il Beleriand, gli elfi della Terra di Mezzo sono ancora abbastanza forti da tenere a bada Sauron, e creare gli Anelli di Potere che hanno il potere di rallentare il tempo. Nonostante la loro diminuzione a causa delle molte guerre combattute in difesa dei loro paesi e la creazione dell'Unico Anello da parte di Sauron, essi riuscirono a mantenere la loro forza anche dopo la fine di importanti regni come l'Eregion, almeno fino alla caduta di Gil-Galad, ai tempi dell'Ultima Alleanza (Seconda Era). Comunque, durante Terza Era (il periodo de Il Signore degli Anelli), l'importanza degli elfi negli affari del mondo sta diminuendo, e solo pochi di loro sono rimasti (avari a parte), nei rifugi di Gran Burrone, Lothlórien e Bosco Atro oppure ai Porti Grigi presso il Lindon. Tra gli eldar, cioè coloro che intrapresero il viaggio da Cuiviénen, la maggior parte di quelli rimasti erano elfi silvani, mescolati con i Sindar, e vivevano ad est delle Montagne Nebbiose. Molti di loro potevano essere visti dirigersi all'Ovest, ad Aman, partendo dai Porti Grigi, per lasciare la Terra di Mezzo per sempre, e quelli che rimanevano sapevano che il loro destino era di "svanire o andare all'Ovest" (per i noldor si trattava di un ritorno, dopo i fatti narrati dal Silmarillion). Quindi pochi di loro rimasero nella Terra di Mezzo dopo la fine della Terza Era (i loro Anelli persero ogni potere a causa della distruzione dell'Unico, che tuttavia fu da loro voluta per annientare Sauron) e quelli che vi rimasero erano destinati a "scomparire", invecchiando e diventando simili agli uomini. Ciò era dovuto alla corruzione di Arda, e specialmente della Terra di Mezzo, dimora di Morgoth e Sauron, capace col tempo di intaccare anche la natura degli elfi; ciò era iniziato quando Morgoth vi disperse il proprio potere, distruggendo la creazione originale di Ilúvatar e degli Ainur.

Storia degli elfi[modifica | modifica wikitesto]

Il risveglio e gli Anni Antichi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Risveglio degli elfi e Cuivienyarna.

I primi elfi si destarono sulle rive di Cuiviénen, una baia riparata di quello che allora era il Mare di Helcar ed il cui nome significa Acqua del Risveglio, nelle regioni nord orientali della Terra di Mezzo, proprio appena Varda terminò la forgiatura del Valacirca, la falce dei Valar, una costellazione brillante che si staglia nel mezzo del cielo.

Secondo la tradizione noldorin, come narrato nel poema Cuivienyarna, i primissimi elfi a svegliarsi furono sei: Imin, Tata ed Enel e rispettive compagne, i quali furono in seguito i progenitori delle future tre stirpi degli eldar (e anche degli avari, discendenti comunque di membri della Terza Stirpe). I nomi primigeni delle tre stirpi, prima della Grande Marcia, erano tre: la prima era quella dei minyar ("i Primi", in quenya), ovvero i seguaci di Imin, il primo elfo a risvegliarsi. Erano i meno numerosi e, in seguito, diedero origine alla stirpe dei Vanyar. Erano caratterizzati dalla chioma bionda e dagli occhi e dalla pelle chiari. I tatyar ("i Secondi") erano invece al seguito di Tata, il secondo padre degli elfi. Molti di loro erano alti e avevano capelli neri ed occhi grigi e blu, e dalla loro tribù discese il lignaggio dei noldor.[2][3]

Infine, la tribù più numerosa era costituita dai nelyar ("i Terzi"), guidati dal terzo Elfo risvegliatosi a Cuiviénen, Enel, e la maggior parte di loro seguì Elwë nella Grande Marcia, assumendo il nome di teleri. Erano caratterizzati per lo più da capigliatura scura, ed occhi scuri o grigi, anche se non mancavano le eccezioni. Da quest'ultima e numerosa stirpe discesero, oltre che i Teleri di Valinor, i nandor, i sindar e buona parte degli avari che rimasero nella Terra di Mezzo.[2]

Appena destati, volsero il loro sguardo verso il cielo e pronunciarono la parola "Ele!", ovvero "guarda!", la prima mai pronunciata in lingua elfica. Per questo motivo furono chiamati eldar da Oromë, nella loro stessa lingua.

I primi anni gli elfi abitarono nei pressi di Cuiviénen, all'ombra degli Orocarni, esplorando le zone circostanti la baia ma non allontanandosi troppo per paura di venire catturati dal cavaliere nero; questi non era altro che il nome usato dagli elfi per chiamare i servi di Morgoth, i quali lo informarono della nascita dei Primigeni; il Vala Caduto diede quindi ordine di catturarne alcuni che si allontanavano troppo dalla baia e di trarli in Utumno; lì, per mezzo di arti oscure e perverse, i malcapitati vennero distorti, andando a generare l'orrenda razza degli orchi.

Quando Oromë li scoprì, essi si nascosero timorosi che anch'egli fosse un demone, ma poi conquistò la loro fiducia e scelse tre di loro da portare a Valinor: Ingwë, Finwë ed Elwë. Questi videro lo splendore del Reame Beato e la luce degli Alberi, ed una volta tornati convinsero buona parte degli elfi a seguirli verso Valinor: coloro che accettarono furono poi chiamati calaquendi, gli elfi luminosi; altri invece scelsero di rimanere, e vennero chiamati moriquendi, elfi tenebrosi o scuri, detti anche avari, i riluttanti.

Secondo il Cuivienyarna, tutti i miniar partirono per Valinor (divenendo infine i vanyar), mentre circa la metà dei tayar e dei nelyar rimasero a Cuiviénen; i membri di questi ultimi due gruppi, guidati rispettivamente da Nurwë e Morwë, divennero gli antenati di tutti gli elfi scuri, gli avari.

Gli eldar in viaggio[modifica | modifica wikitesto]

La marcia degli eldar verso Valinor fu lunga e si protrasse negli anni, e fu ostacolata da Morgoth in tutti i modi possibili (per esempio erigendo le Montagne Nebbiose), tanto che circa un terzo degli Elfi effettivi partiti giunse alla fine in Aman. Chi più di tutti subì perdite furono i teleri, la schiera più grande guidata da Elwë e da Olwë suo fratello; molti di loro furono scoraggiati dalle Montagne Nebbiose e ripiegarono verso la Valle dell'Anduin, andando a costituire i nandor guidati da un certo Lenwë, mentre lo stesso Elwë si smarrì nei boschi del Beleriand dove incontrò la Maia Melian, di cui si innamorò e con la quale fondò in seguito il regno del Doriath, restando infine nella Terra di Mezzo. Così, mentre quasi tutti i noldor, il popolo di Finwë, e tutti i vanyar, la schiera di Ingwë, traversarono il Grande Mare giungendo infine in Aman, i teleri si attardarono nella Terra di Mezzo per cercare Elwë; solo in seguito il Maia Ossë, Signore delle Risacche, trasportò i teleri in Aman per mezzo di Tol Eressëa; tuttavia alcuni teleri rimasero nel Beleriand, e andarono a costituire quello che in seguito sarebbe diventato il regno delle Falas, sotto l'egida di Círdan il Carpentiere.

In quello stesso periodo, i Valar decisero di muovere guerra a Morgoth, ed attaccarono la fortezza di Utumno, catturandolo e portandolo in prigionia a Valinor. Non catturarono tuttavia Sauron, il principale servo di Morgoth, che si rifugiò ad Angband aspettando pazientemente il ritorno del suo sire.

Gli eldar in Aman e i sindar nella Terra di Mezzo[modifica | modifica wikitesto]

Giunti a Valinor, le tre stirpi furono accolte dai Valar e si insediarono nelle città di Valmar e di Tirion, oltre che nella valle del Calacirya, il Passo della Luce; i teleri rimasero su Tol Eressëa, ed in seguito alcuni di loro, guidati da Olwë, costruirono il porto di Alqualondë sulle coste di Aman, a nord di Tol Eressëa e del Calacirya. I noldor ed i vanyar costruirono bellissime torri e bianche case con le quali abbellirono Tirion e Valmar, mentre i Teleri cosparsero di gemme preziose le coste di Eressea e Alqualondë, in modo che la Luce dei Due Alberi vi si riflettesse e creasse spettacoli di colori e riflessi.

La vita degli eldar in Aman fu dunque felice e prospera, e questa beatitudine durò migliaia e migliaia di anni, periodo nel quale prosperarono e eccelsero nelle più svariate arti.

Negli anni della permanenza degli eldar in Valinor, nella Terra di Mezzo gli avari si sparsero lentamente per tutto il continente, specialmente ad oriente e a sud.

Il regno del Doriath, nel Beleriand, prosperava sotto la guida di re Thingol, nome Sindarin di Elwë, e di sua moglie Melian. Anche i teleri delle Falas, guidati da Círdan, prosperarono.

Nel Beleriand inoltre si trasferirono parte dei nandor, guidati da Denethor figlio di Lenwë, che si stabilirono nell'Ossiriand creando il popolo dei cosiddetti elfi verdi, a causa delle tonalità dei vestiti.

La fine della Beatitudine e l'Offuscamento di Valinor[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Il Silmarillion.

Accadde però che Morgoth, dopo tre Ere di prigionia, venisse liberato e ricevesse il perdono di Manwë, con il divieto però di lasciare Valinor.

Gli eldar all'inizio ne diffidarono, tuttavia egli, per nulla pentito, cominciò a diffondere voci e discordie tra gli elfi, e con le sue arti ne conquistò la fiducia e insegnò loro, in gran segreto, a forgiare armi e attrezzature belliche. Morgoth era in effetti in quegli anni il fabbro più abile di Arda, ad eccezione di Fëanor, il primogenito di Finwë. Questi diffidava di Morgoth (fu infatti lui a coniare il termine Morgoth, che significa nero nemico del mondo, che andò a sostituire il nome originale del Vala caduto, ovvero Melkor) e non credeva al suo pentimento, tuttavia ne fu influenzato negativamente e cominciò a covare rancore verso i Valar stessi, iniziando a ponderare quella linea di pensiero che avrebbe portato successivamente alla Ribellione.

Accadde che, poco dopo la liberazione di Morgoth, Fëanor creasse la sua opera massima, ovvero le Tre Gemme chiamate Silmaril, che contenevano lo splendore della Luce degli Alberi. Varda e Yavanna le benedissero come migliori opere mai create, e Morgoth ne fu geloso e desiderò fortemente impadronirsene. Diede perciò fondo alle sue arti e diffuse ulteriori nequizie.

Fu allora che Fëanor iniziò a parlare apertamente della possibilità di un ritorno nella Terra di Mezzo, sicché (secondo lui) i Valar non tenevano gli eldar in Aman per amore, bensì per impedire che questi creassero regni e domini potenti nella Terra di Mezzo, tenendoli insomma in una sorta di gabbia dorata.

I Valar chiamarono Fëanor in Valmar e ne decretarono un periodo di allontanamento; sicché egli, insieme al padre Finwë e ad alcuni noldor suoi apprendisti forgiatori si ritirò nel nord del paese, costruendo la città di Formenos; ivi accumulò la maggioranza delle ricchezze da lui prodotte, compresi i Silmaril.

Fu allora che Morgoth fuggì da Valinor e andò nel sud di Aman, dove dimorava un'orrenda creatura aracniforme chiamata Ungoliant; insieme a questa, durante una festa tenuta dai Valar a cui parteciparono tutti gli Eldar eccetto Finwë, si recarono a Formenos e uccise il Re dei Noldor, dopodiché rubarono i Silmaril e, cosa ben più grave, devastarono i Due Alberi, facendo piombare la tenebra sul Reame Beato.

La profezia di Mandos e il ritorno nella Terra di Mezzo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sorte dei noldor.

Le Guerre dei Gioielli e la Prima Era[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Il Silmarillion.

Il ritorno a Valinor e la Seconda Era[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gil-Galad e Celebrimbor.

Dopo la fine della Prima Era e l'inabissamento del Beleriand, i noldor esiliati ricevettero il perdono dei Valar ed il permesso di rientrare ad Aman, insieme ai Sindar che l'avessero voluto: molti partirono per Valinor, mentre altri si stabilirono nei reami di Lindon ed Eregion; in quest'ultimo governava Celebrimbor, nipote di Fëanor stesso, grande maestro orafo e migliore fabbro delle Terre mortali.

L'Eregion prosperò, e per oltre millecinquecento anni divenne uno dei più ricchi e potenti regni dell'intera Arda, grazie anche al continuo scambio culturale e commerciale con i nani di Moria.

Nell'epoca del massimo splendore dell'Eregion, tuttavia, Celebrimbor era divenuto avido e sempre più alla ricerca di sfide impossibili e ricchezze; fece così l'errore di prestare ascolto ai consigli di Sauron, che allora si presentava come un uomo di bell'aspetto (e si faceva chiamare Annatar) e come dispensatore di doni per migliorare la Terra di Mezzo, al fine di renderla simile alle Terre immortali.

«Ma perché dunque la Terra di Mezzo dovrebbe restare per sempre desolata e buia, laddove gli Elfi potrebbero renderla altrettanto bella di Eresseä, che dico, perfino di Valinor? [...] Non è dunque nostro dovere di lavorare fianco a fianco al suo arricchimento e per l'elevazione di tutte le stirpi elfiche che vi si aggirano, all'oscuro del molto potere e della sapienza che sono di coloro che stanno al di là dal Mare?»

(Un estratto dei discorsi rivolti da Sauron/Annatar agli elfi; in Il Silmarillion, op. cit., p. 362)

Fu così che vennero forgiati gli Anelli del Potere. Ben lungi dall'essere un filantropo ed un benefattore per la Terra di mezzo, Sauron mirava in realtà al dominio totale di Arda: così, forgiò l'Unico Anello, col quale poteva controllare tutti gli altri anelli, chi li indossava e le opere che grazie ad essi vennero eseguite.

Dopo che i noldor si resero conto dei suoi reali piani, le armate di Mordor mossero verso l'Eriador e devastarono l'Eregion, uccidendo Celebrimbor e sterminando quasi completamente i noldor di questa regione. Quello che era forse stato il più ricco e influente dei regni degli eldar nelle Terre Mortali dall'Esilio in poi, divenne una terra desolata e selvaggia; la capitale Ost-in-Edhil, un tempo luminosa e ricca di vita e luce, divenne un ricettacolo di spettri e creature dell'ombra. I pochi elfi superstiti ripiegarono a Gran Burrone e nel Lindon, dove ancora regnava Gil-Galad, unico tra i sovrani dell'Eriador a resistere a Sauron, ma la maggior parte di essi attraversò il mare.

Alla fine dell'Era, gli elfi (sia noldor che sindar) si unirono in alleanza con i Dunedain sopravvissuti all'Akallabeth e coi nani di Durin nell'Ultima Alleanza, e marciarono contro Sauron, per tentare di sconfiggerlo definitivamente.

L'invasione di Mordor fu portata a termine con successo, e Sauron morì ed il suo spirito fuggì all'Rhûn; tuttavia, i Grandi Signori elfici perirono quasi tutti nella guerra, come una buona parte dei loro eserciti; oltre ai noldor, anche i Nándor del Bosco Atro guidati da Oropher padre di Thranduil padre di Legolas subirono ingenti sconfitte: meno della metà di loro ritornò al nord, e lo stesso Oropher fu ucciso nell'assalto contro Mordor.

Anche Elendil ed Anárion, re degli uomini, vennero uccisi.

Dopo la battaglia di Dagorlad dove morì Gil-Galad, l'ultimo Re Supremo, i noldor sparirono in pratica dalla Terra di Mezzo, non solo per le perdite subite nelle guerre contro Sauron, ma anche (e soprattutto) perché molti traversarono il mare; la fuga dei noldor ad Aman proseguì lenta ma inarrestabile per tutta la Terza Era. I pochi che scelsero di rimanere nelle Terre mortali vivevano a Gran Burrone con Elrond, ai Porti Grigi con Círdan o a Lórien con Galadriel.

Terza e Quarta Era[modifica | modifica wikitesto]

Elfi abbandonano la Terra di Mezzo

Nella Terza Era pochi dei noldor rimanevano nella Terra di Mezzo: la maggioranza di essi vivevano nel Lindon sotto la guida di Círdan, o a Gran Burrone sotto l'egida di Elrond.

I sindar invece erano abbastanza numerosi, e dimoravano prevalentemente nel Lothlórien guidati da Celeborn e Galadriel, o nel Reame Boscoso, sotto la guida di Thranduil, padre di Legolas della Grigia Compagnia.

È ipotizzabile che nelle regioni orientali e meridionali della Terra di Mezzo risiedesse ancora una grande quantità di Avari. In The War of the Jewels, Tolkien fornisce i nomi di sei delle stirpi degli avari, che ancora abitavano nella Terra di Mezzo sul finire della Terza Era: Kindi, Cuind, Hwenti, Windan, Kinn-lai, Penni. I nomi sono nelle sei principali lingue avare, e significano l'equivalente quenya di "quendi", ovvero coloro che parlano con voci proprie. Essi erano i nomi che gli avari davano a loro stessi. Nota Tolkien, "essi avevano evidentemente continuato a chiamare se stessi *kwendî, in relazione a quelli che andarono via (che sono gli eldar) come disertori." L'ultimo nome, penni, era quello utilizzato dai sudditi avarin di Thranduil per chiamare sé stessi ed il loro popolo.

All'inizio della Quarta Era, la maggioranza dei noldor rimasti partirono per Valinor; ben pochi ne rimasero.

Nella Quarta Era e presumibilmente nelle successive, la stirpe elfica nella Terra di Mezzo fu dunque rappresentata principalmente dagli avari e dai sindar.

Suddivisione e stirpi[modifica | modifica wikitesto]

Separazione degli elfi a seguito dell'esilio dei noldor.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Suddivisione degli elfi.

Gli elfi che si trasferirono a Valinor, detti Calaquendi, si dividono in tre stirpi: vanyar, noldor e teleri. I vanyar eccellono nel canto, nella poesia e nell'epica. Sono i più simili ai Valar in quanto a nobiltà d'animo, bellezza e potere, e risiedono soprattutto nella città di Valmar. In un certo senso costituiscono una sorta di casata reale degli elfi, e a loro si rivolgono tutti gli altri per ricevere saggi consigli. Il re dei vanyar è Ingwe, il primo dei tre padri degli elfi che mise piede in Valinor e vide la Luce degli Alberi. Sono la stirpe elfica più cara a Manwë e Varda, dai quali i Vanyar hanno appreso la maggior parte delle loro conoscenze. Nessun vanyar ha mai più desiderato tornare nella Terra di Mezzo.

I noldor risiedono a Tirion e Formenos, sono i più amati da Aulë e sono gli elfi con maggiori abilità e conoscenze. Possessori di una scienza vasta e profonda, sono quelli con maggiori capacità intellettive e manuali; molto nobili e affascinanti, sono particolarmente orgogliosi delle loro opere, bramano una sempre maggiore conoscenza e non si fermano dinanzi a nulla per ottenere ciò che vogliono; spesso questa cieca determinazione li ha portati allo sbando. Eccellono nelle arti figurative, cioè pittura, scultura e architettura, sono anche abili ingegneri ed esperti di scienza metallurgica; sanno lavorare quasi al pari di Aule tutti i metalli e amano soprattutto la raffinatura delle gemme: le loro opere di gioielleria hanno un valore incommensurabile. Sono anche stati i primi a creare un linguaggio scritto. Buona parte dei noldor di Valinor decise di seguire Fëanor quando questi si ribellò ai Valar e decise di tornare nella Terra di Mezzo, per fondarvi reami elfici e soprattutto combattere Morgoth e recuperarei i Silmaril. I pochi che non partirono rimasero a Tirion e furono governati da Finarfin, fratellastro di Fëanor. Alla fine della Prima Era, molti dei noldor superstiti tornarono a Valinor. Coloro che rimasero, ben pochi in verità, si stabilirono principalmente nel regno del Lindon e nel regno dell'Eregion e, successivamente alla dissoluzione di questo, a Gran Burrone.

I teleri risiedono sulle coste di Eldamar, nella Tirion marittima e su Tol Eressëa, l'Isola solitaria. Sono i più cari a Ulmo, che li ha istruiti sommamente sulla musica, che è l'arte dove più di tutti gli elfi mostrano le proprie capacità. Adorano il mare e risiedono, se possibile, sempre in prossimità di esso, perché quando lo scorgono per la prima volta non riescono più a smettere di amarlo. Sono anche abili costruttori di navi e navigatori, amano visitare luoghi lontani dove natura e mare creano paesaggi incantevoli. Tra le stirpi elfiche sono quelli più buoni e gentili, anche se forse i meno saggi, ciononostante sono gli elfi che mostrano maggiore prudenza in caso di pericolo.

Facenti parte dei teleri vi sono altri sottogruppi, come i nandor, che si sono trovati in tempi remoti lontano dai loro parenti valinoreani e si sono poi mescolati con gli elfi avari, che non desideravano dimorare a Valinor. Riguardo a questo gruppo c'è da dire che pian piano cominciarono a dimorare nei boschi, trasformandosi in elfi silvani. Sono i più simili agli uomini, in un certo modo, poiché non eccellono in nessuna arte o scienza in particolare, ciononostante come i loro parenti mostrano quella gentilezza e nobiltà d'animo tipica degli elfi e, soprattutto, ne condividono l'immortalità. Certamente sono i più pericolosi, dato che spesso si sono trovati ad affrontare esseri malvagi; sono validissimi combattenti, usano strategie furtive ma elaborate. Sono gli elfi che di più amano la Terra di Mezzo, dimorano nei boschi o nelle vallate nei pressi dei fiumi, sono molto attaccatti alla loro terra e sono anche quelli in rapporti più cordiali e sinceri con gli uomini.

Gli avari o moriquendi (elfi della notte), infine, sono tutti quegli elfi che si rifiutarono di mettersi in marcia per Valinor e scelsero di rimanere nella Terra di Mezzo. Furono loro ad avere i primi contatti coi nani e con gli uomini.

Lista[modifica | modifica wikitesto]

Aegnor[modifica | modifica wikitesto]

Noldorin, figlio di Finarfin e Eärwen, occupa insieme al fratello Angrod i versanti settentrionali del Dorthonion, muore nella Dagor Bragollach. Durante il suo soggiorno nel Nargothrond, si innamorò di una fanciulla umana, Andreth; lei ricambiava, ma i due non si sposarono mai, né ebbero figli.

Aerandir[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei tre marinai compagni di Eärendil.

Amarië[modifica | modifica wikitesto]

Vanyarin, elfa prediletta di Finrod Felagund, rimase in Valinor.

Amdír[modifica | modifica wikitesto]

In un'altra versione del racconto, Tolkien chiama questo personaggio Malgalad [4].

Re degli Elfi durante la Seconda Era, compare solamente nei Racconti incompiuti ed è inizialmente concepito come un Elfo Sindarin proveniente dal Doriath e che, dopo la Guerra d'Ira, si era spostato nell'Eriador. Divenne re del reame di Lórinand (più tardi chiamato Lothlórien) a sud del quale si stabilì Oropher, padre di Thranduil (il re nominato nello Hobbit, a sua volta padre di Legolas).

Amdír morì durante la battaglia combattuta dall'Ultima Alleanza tra gli elfi e gli uomini, la battaglia di Dagorlad [5], durante la quale egli e i suoi uomini vennero allontanti dai loro alleati e perirono nelle Paludi Morte. Dopo la sua morte, il regno di Lórinand passò a suo figlio Amroth.

Amras[modifica | modifica wikitesto]

Amras è il fratello gemello di Amrod, ed è il più giovane dei figli di Fëanor e Nerdanel. Dal nonno materno, Mahtan, ereditò il colore rosso scuro dei suoi capelli, diverso dal nero del padre Fëanor.

Il nome paterno di Amras in Quenya è Telufinwë, "Ultimo Finwë", poiché era effettivamente l'ultimo dei suoi figli. Originariamente il nome paterno era Ambarussa ("Testa rugginosa"), lo stesso del fratello Amrod, ma Fëanor insistette perché i gemelli avessero nomi differenti, e così la madre Nerdanel lo chiamò Umbarto, "il Predestinato". Il padre, a cui non piaceva questa soluzione, cambiò ancora il nome in Ambarto, ma ormai i gemelli si chiamavano e venivano chiamati entrambi col nome di Ambarussa.

Comunque "Umbarto" si rivelò un nome profetico, poiché Amras fu accidentalmente ucciso in una delle navi cigno rubate da Fëanor ai Teleri, quando suo padre ordinò di bruciarle a Losgar.

(EN)

«...In the morning [after the burning of the ships] the host was mustered, but of Fëanor’s seven sons only six were to be found. Then Ambarussa went pale with fear. ‘Did you not then rouse Ambarussa my brother (whom you called Ambarto)?’ he said. ‘He would not come ashore to sleep (he said) in discomfort.’ But it is thought (and no doubt Fëanor guessed this also) that it was in the mind of Ambarto to sail his ship back [afterwards] and rejoin Nerdanel; for he had been much [shocked] by the deed of his father.»

(IT)

«...Alla mattina [dopo il rogo delle navi] le schiere furono radunate, ma dei sette figli di Fëanor, solo sei furono trovati. Allora Ambarussa divenne pallido dalla paura. «Non hai dunque svegliato Ambarussa, mio fratello (che tu chiamasti Ambarto)?» egli rispose: «Non è voluto sbarcare poiché non dormire scomodo.» Ma si pensò (e senza dubbio Fëanor lo aveva indovinato) che fosse pensiero di Ambarto quello di far salpare nuovamente le navi per ricongiungersi a Nerdanel; egli infatti fu sconvolto dall'atto del padre.[6]»

(J. R. R. Tolkien, The History of Middle-earth, Libro XII: The Peoples of Middle-earth, "The Shibbleth of Fëanor".)

Non c'è traccia della morte di Amras a Losgar nel Silmarillion, poiché era, questa, un'idea molto tarda di Tolkien, e fu omessa dal figlio Christopher, che ne curò l'edizione, poiché al momento non si era accorto di quanto materiale, in realtà, poteva essere incorporato nel volume. Per questo motivo, ogni volta che troviamo nel testo Amrod ed Amras insieme successivamente al rogo di Losgar, è canonico pensare che in realtà Amrod fosse da solo.

Amrod[modifica | modifica wikitesto]

Amrod è il gemello più grande di Amras, ed entrambi sono figli di Fëanor; dalla madre Nerdanel ereditarono i capelli rossi che li caratterizzano, in contrasto con quelli neri del padre.

Il nome paterno di Amrod in Quenya è Pityafinwë, "Piccolo Finwë", appunto, mentre il nome materno è Ambarussa, "Testa rugginosa", riferito al colore dei suoi capelli. Anche il nome materno del fratello Amras era, originariamente, Ambarussa, e nonostante la madre lo cambiò in seguito alle proteste del padre, i due gemelli continuarono a chiamarsi e ad essere chiamati "Ambarussa".

Amrod divenne, con il fratello, un abile cacciatore, e si spingeva spesso a sud, nella Marca di Maedhros. Sopravvisse a molte delle Guerre dei Gioielli, ma infine venne ucciso nell'attacco alla gente di Eärendil alle Bocche del Sirion.

Nel Silmarillion Amrod appare molto poco, e tutte le volte assieme al fratello Amras, ma in scritti più tardi (raccolti nella History of Middle-earth), Tolkien decise di far morire Amras nell'incendio delle navi che Fëanor appiccò a Losgar. Per questa ragione è canonico considerare più giusta la soluzione più tarda, e considerare Amras come se non fosse più assieme al fratello tutte le volte che ci viene nominato dopo lo sbarco di Fëanor nella Terra di Mezzo.

Amroth[modifica | modifica wikitesto]

Amroth fu un Elfo di Lothlórien. Figlio di Amdír, fu un Signore Sindarin che succedette a suo padre come Signore di Lórien. Egli si stancò della Terra di Mezzo, dopo che i Nani ebbero risvegliato il Flagello di Durin nelle Montagne Nebbiose e viaggiò a sud fino all'Edhellond, un antico porto della sua gente, assieme a Nimrodel, la sua innamorata.

Nimrodel, però, si perse tra gli Ered Nimrais, e Amroth ritardò la sua partenza per Valinor. Come finalmente fece vela verso le Terre Immortali, gli parve di vedere l'amata Nimrodel sulla riva; preso dalla speranza di riaverla con sé si getto in mare e nuotò verso di lei, ma la corrente lo soverchiò, ed egli morì annegato nella Baia di Belfalas, e non tornò più a casa. Nessuno seppe più nulla di lui, né di Nimrodel.

Dol Amroth, nella regione meridionale di Gondor, prende il nome da lui, come molti luoghi in Lórien. I principi di quel luogo, vassalli di Gondor, erano mezzelfi, discendenti di un Dunedain e di una delle compagne di Nimrodel, Mithrellas.

Nelle prime versioni del legendarium, Tolkien scrisse che Amroth era figlio di Galadriel e Celeborn, fratello di Celebrían, ed era nato presso Annúminas tra il 350 e il 400 della Seconda Era, ma quest'idea fu quasi subito accantonata.

Anairë[modifica | modifica wikitesto]

Anairë è la moglie di Fingolfin. Si sa poco o nulla di lei, se non che non lasciò mai Aman e che era amica di Eärwen, moglie di Finarfin. Anairë e Fingolfin ebbero tre figli, chiamati Fingon, Turgon e Aredhel (un quarto figlio, Argon, viene citato in alcuni scritti sparsi di Tolkien, non però nel Silmarillion). Presumibilmente Anairë vive tuttora in Aman.

Anairë non appare nel Silmarillion, nel quale si afferma che Fingolfin avesse tre figli ma nessuna moglie era citata nella genealogia. Viene nominata solamente nella raccolta The History of Middle-earth.

Il nome Anairë significa Santissima in Quenya (Airë="santo/a", An-=prefisso superlativo). Siccome non giunse mai nella Terra di Mezzo, ella non possiede alcuna traduzione in Sindarin.

Angrod[modifica | modifica wikitesto]

Noldorin, figlio di Finarfin e Eärwen, occupa insieme al fratello Aegnor i versanti settentrionali del Dorthonion; ambasciatore di Finrod Felagund presso Thingol, muore nella Dagor Bragollach. Nelle ultime versioni, è il padre di Orodreth.

Annael[modifica | modifica wikitesto]

Sindarin del Mithrim, padre adottivo di Tuor (un uomo).

Aranwë[modifica | modifica wikitesto]

Noldorin di Gondolin, padre di Voronwë.

Aredhel[modifica | modifica wikitesto]

Aredhel ("nobile donna degli elfi"), detta Ar-Feinel, 1362 A.A. - 345 P.E., precedentemente chiamata Isfin. Noldorin, figlia di Fingolfin, sposa di Eöl, madre di Maeglin, muore a Gondolin per mano del marito cercando di proteggere il figlio.

Argon[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Fingolfin e Anairë. Fratello di Fingon, Turgon e Aredhel. Cade comabattendo nella Battaglia di Lammoth.

Arwen[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Arwen.

Detta Undómiel, 241 T.E. - 122 Q.E. Mezzelfa, figlia di Elrond e Celebrían, sposa di Aragorn (un uomo), madre di Eldarion e di alcune figlie di cui non si fa nome.

Arminas[modifica | modifica wikitesto]

Noldorin, del popolo di Angrod, insieme a Gelmir (2) guida Tuor (un uomo) verso Gondolin (solo nei Racconti perduti) e in seguito si reca nel Nargothrond per avvertire Orodreth del pericolo che lo minacciava.

Beleg[modifica | modifica wikitesto]

Beleg

Beleg è un Elfo Sindarin vissuto nel Beleriand durante la Prima Era dei Figli di Ilúvatar, e viene spesso ricordato con i nomi di Beleg Cúthalion e Beleg Arcoforte.

Il nome Beleg significava "forte", ed egli sempre cingeva un possente arco a cui aveva dato il nome di Belthronding, ed una freccia chiamata Dailir. L'epessë Cúthalion in Sindarin veniva tradotto appunto Arcoforte, data la sua straordinaria abilità con arco e frecce.

Beleg servì Thingol, Re del Doriath, ed era, assieme a Mablung, il più grande dei capitani del regno, essendo un cacciatore instancabile. Partecipò infatti alla caccia del grande lupo Carcharoth.

Beleg guidava la difesa dei confini del reame del Doriath, a capo di un ristretto numero di elfi, in quanto Capitano dei Guardiani delle Marche del regno. Avendo egli grande autorità, quando una legione di Orchi penetrò nel Brethil, Beleg si ritrovò a comandare i guerrieri dei Sindar ed anche Halmir e gli arcieri degli Haladin nella battaglia che vi fu. Egli inoltre guidò le prime linee nella battaglia contro le truppe degli Orchi di Boldog nella Marca Settentrionale. Successivamente sconfisse anche degli Orchi che stavano per invadere il Dimbar.

Si diceva che Beleg non avesse rivali nella caccia, nell'inseguimento ed in ogni altra abilità che concernesse boschi e foreste. Era maestro nell'uso di arco, spada, ascia e lancia, avendo un'abilità quasi magica nell'adoperare qualsiasi tipo di arma. Il suo arco, Belthronding, era fatto di tasso nero, mentre la corda era ricavata da tendini di orso, e solo Beleg sarebbe stato in grado di tenderlo. Possedeva inoltre una freccia, chiamata Dailir, che riusciva sempre a ritrovare dovunque fosse stata scagliata. Beleg cingeva inoltre la magica spada Anglachel, che oltre ad avere parola propria veniva affilata con una magica canzone. Si diceva inoltre che Beleg fosse un abile guaritore.

Più tardi Beleg divenne grande amico di Túrin Turambar, quando questi venne nel Doriath, accudito come un figlio da Re Thingol, essendo fuggito dalla terra natìa del Dor-lómin, ove imperversavano le perseguitazioni degli Orientali. Quando Túrin lasciò il Doriath, Beleg ebbe il permesso da parte del re di seguirlo in esilio, cingendo Anglachel, la Spada Nera forgiata da Eöl e data come tributo a Thingol. Dopo un lungo inseguimento, Beleg trovò Túrin ad Amon Rhûd, e venne torturato dai fuorilegge finché lo stesso Túrin, loro capo, non tornò e lo liberò. In quel torno di tempo Beleg e Túrin, che ora vestiva l'Elmo-di-Drago del Dor-lómin, divennero abili capitani negli scontri con le forze di Morgoth, e la terra ove dimoravano era detta Dor Cúarthol, Terra di Arco ed Elmo.

Quando Túrin fu infine catturato dagli Orchi, Beleg si lanciò all'inseguimento e, trovato Gwindor (prigioniero fuggito dalle grinfie di Morgoth) nella Taur-nu-fuin, i due sbaragliarono la schiera nemica liberando Turambar. Túrin viene così trasportato in segreto fuori dal campo, esausto dormiva ancora con i polsi e i piedi legati. Beleg recuperò la spada per recidergli immediatamente i legami. Prima tagliò quelli intorno ai polsi, e poi mentre cercava di liberargli le caviglie, a causa dell'oscurità mancò il colpo e ferí il piede di Túrin. Egli si destò impaurito e istintivamente, tradito anche dall'oscurità, vide una figura curva su di sé, con la spada alla mano, e sentendo l'acuto dolore al piede pensò che si trattasse di un orco pronto ad ucciderlo. Túrin accorgendosi di avere le mani libere, afferrò la spada Anglachel e trafisse la gola a Beleg. Fu questa la fine di Beleg, e subito dopo Túrin si sarebbe avventato anche su di Flinding, se non fosse stato che lo gnomo arretrò di scatto, facendo così scivolare il cappuccio mostrando la sua faccia, che venne illuminata dalla luce della lampada. Finding cominciò a pregarlo nella lingua degli Gnomi di trattenere la mano e di non uccidere gli amici. Udendo queste parole Túrin si bloccò e scorse alla luce della lampada il volto bianco di Beleg ai suoi piedi con la gola squarciata. Túrin ne restò disperato, come pietrificato. Flinding cercò di richiamare l'amico, gridandogli che gli orchi sarebbero arrivati presto. Gli orchi infatti erano in agitazione perché le grida di dolore di Túrin erano riuscite a giungere fino a loro. Flinding quindi scosse Túrin cercando di farlo tornare in sé altrimenti sarebbe morto. Túrin allora gli obbedisce, ancora perso per la morte del suo compagno (che aveva deciso di andare a cercarlo, parecchio oltre qualunque regione a lui nota, e che per amore di Túrin aveva continuato ad avanzare, cercandolo). Túrin si chinò su Beleg e gli baciò le labbra. Flinding e Túrin riuscirono a scappare, liberandosi dall'inseguimento. Allora Túrin lasciò scorrere torrenti di lacrime, e pianse amaramente per il suo compagno. Questo dolore gravò su Túrin per tutta la vita, e il segno di quella sofferenza non lo abbandonò mai completamente.

Caranthir[modifica | modifica wikitesto]

Caranthir è un principe degli Elfi Noldorin, ed il quarto figlio di Fëanor e Nerdanel. Dei sette figli di Fëanor egli fu il più scontroso ed il più pronto alla collera; per questo viene spesso ricordato come "Caranthir lo Scuro". Il suo nome Quenya era Morifinwë (ossia "Lo Scuro Finwë"), mentre il nome datogli dalla madre era Carnistir (ossia "Viso Rosso").

Come tutti i Figli di Fëanor, anche Caranthir era avvinto dal giuramento del padre di recuperare i Silmaril, i tre preziosi gioielli sottratti da Morgoth, il Signore Oscuro. Tale giuramento indusse i sette fratelli ad abbandonare le Terre Imperiture di Aman per raggiungere la Terra di Mezzo al seguito del padre. Qui i fratelli fondarono i propri reami in esilio e mossero guerra a Morgoth, ma a causa del giuramento di recuperare i Silmaril si ritrovarono ben presto a dover affrontare ed uccidere anche gente della propria stirpe, portando così la rovina sulla loro casata.

Caranthir era presente sia al Fratricidio di Alqualondë, sia all'incendio delle navi dei Teleri a Losgar. Durante la riconciliazione dei Noldor sulle rive del Lago Mithrim, Caranthir pronunciò aspre parole contro il cugino Angrod, ma venne rimproverato dal fratello maggiore Maedhros, il quale nell'occasione aveva ceduto il titolo di Alto Re dei Noldor in favore di Fingolfin. In generale, Caranthir ebbe sempre poca stima nei confronti dei suoi cugini figli di Finarfin. Successivamente egli si stabilì nel Beleriand Orientale con i suoi fratelli, e costruì fortezze sulle pendici occidentali del monte Rerir. Il regno di Caranthir era nel Thargelion, terra spesso chiamata Dor Caranthir (ossia appunto "terra di Caranthir"), ed egli prese dimora sulle rive del Lago Helevorn. Dopo la Dagor Bragollach si stanziò più a sud, nei pressi dell'Amon Ereb con suo fratello Amrod.

Caranthir controllava i traffici dei Nani tra le regioni interne del Beleriand e le dimore di questi nelle Montagne Azzurre, traendone molto vantaggio. Ma, dato il suo carattere, egli era sempre in discordia con i Nani, i quali cominciarono a diffidare dei Noldor. Caranthir trasse in salvo Haleth, Signora della Seconda Casa degli Uomini, e parte delle sue genti, gli Haladin, quando vennero attaccate dagli Orchi. Vedendo il valore di tali Uomini, Caranthir volle offrire loro terre da abitare nel nord della contrada, ma questi rifiutarono e continuarno sulla loro strada verso occidente. La gente di Ulfang il Nero invece giurò fedeltà a Caranthir, e venne loro concesso di abitare il Thrgelion. Ma in anni successivi, durante la quinta battaglia del Beleriand, Uldor figlio di Ulfang tradì i Noldor e Morgoth ne ebbe vantaggio.

Caranthir morì assieme ai fratelli Celegorm e Curufin nel loro assalto al Doriath, ove Dior erede di Thingol governava e custodiva il Silmaril riconquistato da Beren e Lúthien suoi genitori.

Celeborn[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Celeborn.

Sindarin del Doriath, parente di Elwë, sposo di Galadriel, padre di Celebrían, signore di Lórien, rimase nella Terra di Mezzo dopo la fine della Terza Era.

Celebrían[modifica | modifica wikitesto]

Celebrían è la figlia di Galadriel e Celeborn del Lórien, nonché la moglie di Elrond.

Nel 2509 T.E. Celebrían stava viaggiando verso Lórien, quando venne attaccata dagli Orchi al Passo Cornorosso; la sua scorta fu dispersa e lei venne rapita e portata via. I suoi figli gemelli Elladan e Elrohir la inseguirono e la trassero in salvo, ma quando riuscirono a raggiungerla Celebrían aveva già sofferto terribili torture ed era stata ferita con un'arma avvelenata. Fu riportata a Gran Burrone, ed Elrond riuscì a guarire il suo corpo perfettamente. Ella però perse ogni interesse ed amore per la Terra di Mezzo, e per questo l'anno seguente prese la decisione di partire e, dopo aver salutato il marito ed i tre figli, si recò ai Porti Grigi, veleggiando verso Valinor.

Celebrimbor[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Celebrimbor.

Noldorin, figlio di Curufin, rimane nel Nargothrond quando suo padre ne viene espulso, il più grande dei fabbri elfici della Seconda Era, artefice dei tre anelli degli elfi, ucciso da Sauron.

Celegorm[modifica | modifica wikitesto]

È un principe dei Noldor, terzo figlio di Fëanor e Nerdanel.

Celegorm era la forma Sindarin del nome Quenya datogli dalla madre, Tyelkormo. Il nome datogli dal padre era invece Turkafinwë.

Celegorm era un grande cacciatore, e in Valinor fu grande amico del Vala Oromë, il quale gli diede in dono Huan, il possente Cane di Valinor. Da Oromë egli apprese anche molte cose al riguardo di uccelli ed altre bestie, non ultimo il loro linguaggio.

Come tutti i suoi fratelli, Celegorm era avvinto dal giuramento di suo padre Fëanor di recuperare i Silmaril, rubati da Morgoth, il Signore Oscuro. A causa di tale giuramento, lui ed i suoi fratelli seguirono Fëanor nella Terra di Mezzo, ove fondarono i propri regni e organizzarono guerre per il recupero dei tre gioielli, dapprima contro Morgoth e successivamente contro altri Elfi, portando così la loro casata alla rovina.

Celegorm aveva preso parte nel Fratricidio di Alqualondë, e una volta giunto con le sue genti nella Terra di Mezzo aveva teso un'imboscata alle truppe degli Orchi che giungevano dai porti di Círdan per attaccare la compagnie di Fëanor durante la Dagor-nuin-Giliath. Dopo la riconciliazione con i Noldor al seguito di Fingolfin, avvenuta presso il lago Mithrim (durante la quale Maedhros, figlio maggiore di Fëanor, abdicò in favore di Fingolfin stesso, cedendogli il titolo di Alto Re dei Noldor), Celegorm e tutti i suoi fratelli si stabilirono nel Beleriand Orientale. Celegorm, Curufin e suo figlio Celebrimbor presero dimora nell'Himlad, e fortificarono il passo di Aglon. Nell'anno 402 P.E. un esercito di Orchi tentò di conquistare il passaggio sull'Aglon, ma venne respinto dalle forze unite del Dorthonion e dell'Himring.

Nella Dagor Bragollach il passo di Aglon venne infine forzato nonostante la fiera resistenza opposta alle forze di Morgoth. Celegorm, Curufin e Celebrimbor, con le rimanenti genti dell'Himlad, marciarono quindi verso Minas Tirith, ove trassero in salvo Orodreth, il quale comandava una schiera inviata dal Nargothrond da Finrod suo fratello a contrastare Sauron a Tol Sirion. Minas Tirith infine cadde nelle mani del nemico, ma Celegorm ed i suoi compagni la scamparono e vennero invitati da Orodreth a dimorare nel Nargothrond.

Celegorm e Curufin abitarono per un certo periodo nel Nargothrond aiutando Re Finrod Felagund, e conquistandosi l'affetto di parte delle genti del regno. Ma l'arrivo di Beren e la sua richiesta di aiuto a Finrod per il recupero del Silmaril riaccese nell'animo dei figli di Fëanor l'ardore e la volontà di perseguire il giuramento che erano tenuti a rispettare. Così Celegorm e Curufin agirono contro il loro cugino Finrod, e permisero solo ad una esigua schiera di seguire il loro re nell'impresa. Essi inoltre rapirono e imprigionarono Lúthien, figlia di Thingol Re del Doriath, che si aggirava in cerca dell'amato Beren. Celegorm infatti, affascinato da quella che era la più bella dei Figli di Ilúvatar, avrebbe voluto chiedere la mano di lei a Thingol. Fu il cane Huan ad aiutare Lúthien nella sua evasione a dispetto del padrone, e la seguì nella sua impresa di recupero del Silmaril assieme a Beren. E quando i superstiti fra i prigionieri compagni di Beren, liberati da Huan e Lúthien, ritornarono nel Nargothrond e furono quindi svelate le male azioni di Celegorm e Curufin, questi vennero cacciati dal regno da Orodreth, che governava in vece di Finrod. I due reincontrarono ben presto Beren e Lúthien di ritorno dalla loro impresa e li attaccarono ma alla fine vennero messi in fuga. Tali azioni indussero Orodreth e Thingol a non concedere più aiuti all'Unione di Maedhros.

La peggiore malefatta compiuta da Celegorm e Curufin fu però l'aver partecipato al Secondo Fratricidio, assalendo il regno del Doriath e il suo Re Dior (che governava in Menegroth dopo la morte di Thingol), reo di possedere il Silmaril che Beren e Lúthien, suoi genitori, avevano strappato dalla corona ferrea di Morgoth. In quella battaglia Curufin perse la vita, inoltre Celegorm e Dior si uccisero a vicenda.

Círdan[modifica | modifica wikitesto]

«Quando arrivarono al cancello, Círdan il Timoniere si fece avanti ad accoglierli. Era molto alto, aveva la barba lunga e grigia, ed era anziano, ma i suoi occhi erano sfavillanti come stelle; li guardò, s'inchinò, e disse "Tutto è pronto".»

(J. R. R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Il ritorno del re[7])

Círdan, soprannominato il Timoniere (The Shipwright in lingua originale), è un personaggio di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien.

All'interno del corpus dello scrittore, Círdan è un Elfo Telerin, grande marinaio, carpentiere, signore delle Falas e membro del Bianco Consiglio[8]. Fu il custode del Grande Anello Narya finché non lo affidò a Gandalf, quando questi arrivò dall'Ovest, avendo capito il suo importante ruolo futuro[9]. È uno degli elfi che più si opposero al male e vissero più a lungo nella Terra di Mezzo.

Círdan (/ˈkiːrdan/) significa "costruttore di navi" (ship-maker) in Sindarin. Il suo nome originale era probabilmente Nowë (pronuncia: /ˈnɔwe/). Non è un nome Sindarin, probabilmente è una forma arcaica, più facilmente Telerin comune. Il suo significato è incerto, potrebbe essere messo in relazione col termine nowo, che significa "pensiero, idea di forma, immagine" (think, form idea, imagine).[10]

Durante la Prima Era fu Signore delle Falas e degli Elfi che vi dimoravano, i Falathrim, unici in quei tempi a conoscere l'arte della costruzione delle navi che ebbero in dono dai Valar. Ebbe dimora nei porti di Brithombar e di Eglarest. Riconosceva l'autorità di Elu Thingol come Alto Re del Beleriand (fu Círdan a dare le perle trovate nelle acque delle Falas a Thingol il quale con queste ripagò i Nani della costruzione di Menegroth)[11]. Le sue città erano uno dei luoghi più popolati dagli Elfi assieme a Menegroth, poiché il resto di loro preferiva vagare sulla terra o insediarsi in piccole comunità distanti fra loro[12]. Durante l'invasione del Beleriand degli Orchi di Morgoth, Círdan venne tagliato fuori da Thingol: infatti gli Orchi si erano divisi in due schiere, calando d'ambo i lati di Menegroth, da Oriente e da Occidente. La prima schiera venne sconfitta nella Prima battaglia del Beleriand dallo stesso Thingol, l'altra invece fu vittoriosa e costrinse Círdan a ritirarsi al limite del mare, spadroneggiando ovunque tranne che nei porti murati delle Falas[13]. Essi vennero sconfitti solo più tardi, dopo l'arrivo dei Noldor, quando lasciarono l'assedio delle città per aiutare i loro compagni a Nord, già sconfitti nella Dagor-nuin-Giliath. Dopo questi eventi, vediamo una continua presenza di Círdan nella storia del Beleriand, seppur non in primo piano, come nella delegazione di Falathrim che partecipò alla Festa della Riconciliazone (festa data da Fingolfin re dei Noldor, a cui parteciparono moltissime stirpi elfiche). Lui come le sue città rimasero indipendenti anche dal dominio successivo di Finrod Felagund che aveva esteso il suo regno su tutti i territori estesi dal Sirion al Mare, anche se fu un grande alleato di Finrod[14].

In seguito Morgoth volle diffondere racconti del Fratricidio di Alqualondë in cui la verità di per sé orribile era moltiplicata e unita a menzogne, al fine di gettare discordia tra i Noldor e i Sindar, che non sapevano ancora nulla di tutto ciò e che ancora non conoscevano la perfidia di Morgoth. Quando Círdan li udì, ne rimase molto turbato e, a ragione, credette che fossero state divulgate con intenti perfidi, vere o false che fossero; ma, errando, le attribuì alla gelosia fra le Casate dei Noldor, litigiose tra loro. Perciò inviò messaggeri a Thingol per avvisarlo. Il Re Elu Thingol, dopo aver ascoltato la versione di Finrod e Angrod (entrambi non avevano partecipato al Fratricidio, anzi avevano seguito Fëanor patendo il freddo sullo Helcaraxë per colpa di quest'ultimo) che erano alla sua corte e che si difesero dalle accusa, decretò che nessun elfo Sindar dovesse parlare il linguaggio dei Noldor[15].

Quando, dopo sette anni dalla Dagor Bragollach, Re Fingon si trovò in seria difficoltà per un rinnovato attacco nello Hithlum (terra a Nord-Ovest del Beleriand) da parte degli Orchi di Morgoth, Círdan risalì il Fiordo di Dengrist con numerosissime navi e mise in fuga i nemici, salvando con i suoi Falathrim il Re e conseguendo una bella vittoria, dato che gli Elfi inseguirono gli Orchi fino ai Monti di Ferro. Dopo la Nírnaeth Arnoediad, i Porti di Círdan furono uno dei pochi luoghi al riparo dalle forze di Morgoth, assieme al Doriath e al Nargothrond. Dietro le mura dei Porti trovarono rifugio numerosi esuli che scappavano dalle terre invase dai servi di Morgoth e i Falathrim percorrevano la costa assillando il nemico con rapidi sbarchi. Ma dopo un anno dalla Battaglia delle Innumerevoli Lacrime, prima dell'inverno, grandi forze vennero inviate da Morgoth dallo Hithlum e dal Nevrast, la quali dopo essere scese lungo i fiumi Brithon e Nenning devastando le Falas, assediarono i Porti. Grazie ai numerosi fabbri e minatori, i servi di Morgoth riuscirono alla fine a vincere la resistenza e distrussero le mura e la torre di Barad Nimras, uccidendo o riducendo in schiavitù la gran parte della gente di Círdan. Círdan e i sopravvissuti fuggirono nell'Isola di Balar che diventerà rifugio anche per tutti quelli che vi approdarono e dalla quale potevano tenere sotto controllo le Bocche del Sirion. Lì tenevano molte navi leggere e veloci nascoste nelle cale e nelle acque fitte di canne e si dedicavano alla raccolta di perle. Lì lo raggiunsero più tardi i messaggeri di Re Turgon che chiedevano il suo aiuto: Círdan accettò la richiesta e costruì sette navi veloci per fare vela verso Occidente. Di nessuna di quelle navi si seppe più nulla, tranne che di una poiché un marinaio (che era Voronwë, uno dei messi di Turgon) venne salvato da Ulmo e non affondò con la nave.[16]. Divenne il custode dei Porti Grigi nel Golfo di Lhûn, ricoprendo questo incarico nella Seconda e Terza Era[17].

Quando Sauron forgiò l'Unico Anello per controllare sotto il suo volere tutti gli Anelli del Potere, Galadriel suggerì di nascondere i Tre Anelli degli Elfi. Celebrimbor, che aveva progettato gli Anelli del Potere, seguì il consiglio di Galadriel e affidò Narya e Vilya a Gil-galad nel Lindon. Successivamente, Gil-galad affidò Narya, l'Anello di Fuoco dal colore rosso, proprio a Círdan.[18][19]

Insieme a Gil-galad e Elrond, Círdan fece parte dell'Ultima Alleanza tra gli Elfi e gli Uomini, ricoprendo il ruolo di luogotenente di Gil-galad e affrontando l'esercito di Sauron nella Battaglia di Dagorlad, che segnò la fine della Seconda Era. Infatti, in essa Sauron venne sconfitto, o almeno così si credette, e l'Anello Dominante perduto, grazie all'impresa di Isildur, che lo tagliò dal dito del Nemico. Tuttavia, esso non fu distrutto. Isildur, infatti, si rifiutò di consegnarlo a Elrond e a Círdan che gli stavano accanto. Essi gli consigliarono di gettarlo immediatamente nella lava del Monte Fato, ma Isildur si rifiutò[20][21][22].

All'arrivo di Mithrandir ai Porti Grigi, Círdan, «che vedeva più lontano di chiunque altro sulla Terra di Mezzo»[23], riconobbe in lui il più possente fra gli Istari, nonostante fosse più minuto e apparentemente il più vecchio, e gli donò l'anello Narya con queste parole[9]:

«"Prendi ora questo Anello", disse "perché le tue fatiche e le tue preoccupazioni saranno gravi, ma in tutte esso ti sosterrà e ti difenderà dalla prostrazione. Questo infatti è l'Anello del fuoco e chissà che con esso tu non riesca a riaccendere i cuori al valore di un tempo, in un mondo che va raggelandosi. Quanto a me, peraltro, il mio cuore è con il Mare e io dimorerò presso le rive grigie, a guardia dei Porti, finché l'ultima nave non sarà salpata. Quel giorno io attenderò te."»

Círdan offrì il suo aiuto ai Dunedain nelle loro lotte contro Sauron, in particolare nel Regno di Arnor, che era costantemente in guerra contro Angmar. Successivamente entrò a far parte del Bianco Consiglio con l'obbiettivo di fermare e distruggere il redivivo Sauron, nel frattempo insediatosi a Dol Guldur[8]. Non partecipò al Consiglio di Elrond, poiché non poteva lasciare i Porti Grigi, ma inviò l'elfo Galdor come suo rappresentante[24].

Nel capitolo conclusivo de Il Signore degli Anelli appare invecchiato e barbuto, caso strano per un elfo, anche se conserva la propria immortalità. Prepara l'imbarcazione che porterà gli ultimi elfi e i portatori dell'Anello (Bilbo e Frodo) verso Valinor[7].

Nella trilogia de Il Signore degli Anelli diretta da Peter Jackson, il ruolo di Círdan è interpretato da Michael Elsworth, il quale non ha mai un ruolo parlato[25][26]. Compare per la prima volta nel prologo de Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, al momento della donazione dei Tre Anelli degli Elfi. La sua seconda e ultima apparizione è nel finale de Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re, quando assiste alla partenza di Galadriel, Celeborn, Elrond, Gandalf, Bilbo e Frodo verso Valinor.

Ci sono alcune differenze tra film e romanzo che coinvolgono il personaggio:

  • Círdan è presente nel momento in cui Isildur decide di tenere con sé l'Unico, mentre nel film è assente.
  • Círdan è il luogotenente di Gil-galad nella Battaglia di Dagorlad, mentre nel film questo ruolo è ricoperto da Elrond (che nel romanzo è invece l'araldo di Gil-galad).
  • Círdan è un membro del Bianco Consiglio, ma nella trilogia de Lo Hobbit non ne fa parte.

Curufin[modifica | modifica wikitesto]

È un principe dei Noldor, il quinto dei sette figli di Fëanor e Nerdanel. Curufin è il padre di Celebrimbor, il più grande dei fabbri dell'Eregion durante la Seconda Era e forgiatore dei Tre Anelli del Potere degli Elfi. Il suo nome in Quenya significa "Abile (figlio di) Finwë", e nella forma Curufinwë sarebbe stato in realtà il primo nome di Fëanor suo padre.

Come tutti gli altri figli di Fëanor, Curufin era legato al giuramento di suo padre di recuperare i Silmaril rubati da Morgoth, il Signore Oscuro. A causa di tale giuramento, lui ed i suoi fratelli seguirono Fëanor nella Terra di Mezzo, ove fondarono i propri regni e organizzarono guerre per il recupero dei tre gioielli, dapprima contro Morgoth e successivamente contro altri Elfi, portando così la loro casata alla rovina.

Curufin combatté ad Alqualondë, e partecipò al rogo delle navi a Losgar. Dopo la riconciliazione dei Noldor nel Mithrim e dopo che Maedhros abdicò, accompagnò i suoi fratelli nel Beleriand Orientale. Curufin e suo figlio Celebrimbor, assieme a Celegorm, vissero nell'Himlad, ad est di Himring, la fortezza di suo fratello Maedhros, e a sud dell'Aglon, un passo (fortificato proprio dai fratelli Curufin e Celegorm) tra Himring e il Dorthonion che conduceva nel Doriath, passo che fino alla Dagor Bragollach resse gli attacchi provenienti da Angband. Prima di tale battaglia, nei suoi domini Curufin aveva rintracciato Eöl, l'Elfo Scuro che aveva preso in moglie Aredhel, ma non lo uccise solo in rispetto delle leggi degli Elfi.

Durante la Dagor Bragollach Curufin, Celegorm e Celebrimbor marciarono verso Minas Tirith, costeggiando le Marche settentrionali del Doriath. L'aiuto da loro offerto fu fondamentale per la salvezza di Orodreth e dei suoi, i quali stavano fronteggiando le forze di Sauron su Tol Sirion. I sopravvissuti di quella battaglia vennero accolti da Finrod Felagund nel Nargothrond. Qui sia Celegrom che Curufin conquistarono il favore di parte della gente del regno.

Quando Beren venne a chiedere aiuto a Finrod per il recupero del Silmaril in base al giuramento ed al debito di questi verso Barahir suo padre, Felagund accettò ma fu costretto a partire con una schiera esigua, dato che, avvinti dal Giuramento di Fëanor, Curufin e Celegorm avevano persuaso il più delle genti a rimanere nel Nargothrond. Nell'impresa però Finrod perse la vita, ed a regnare sul Nargothrond rimase Orodreth suo fratello, osteggiato però dai figli di Fëanor e dalla parte delle sue genti che essi avevano tratto dalla loro.

Avvenne in seguito che durante una battuta di caccia, Curufin e Celegorm, assieme a Huan, il cane di quest'ultimo, trovarono Lúthien che vagava alla ricerca di Beren. Con il falso pretesto di aiutarla, i fratelli la portarono nel Nargothrond, dato che Celegorm la desiderava ed avrebbe voluto chiedere la sua mano a Thingol Re del Doriath. Ma Huan aiutò Lúthien nella sua evasione ed assieme a lei andò a liberare Beren e successivamente al recupero del Silmaril. Quando i prigionieri compagni di Beren furono del pari liberati e tornarono nel Nargothrond, nel regno cominciò a diffondersi la voce delle male azioni di Curufin e Celegorm, e quindi Orodreth allontanò i due fratelli prima che venissero uccisi. Celebrimbor però non seguì Curufin suo padre.

Curufin e Celegorm, scacciati quindi dal Nargothrond, incapparono proprio in Beren e Lúthien di ritorno dalla loro impresa. Curufin combatté quindi contro Beren, ma avendola persa si diede alla fuga con Celegorm. Prima però di sfuggire alla loro vista, Curufin scoccò una freccia nel tentativo di uccidere Lúthien ma invece colpì Beren, il quale tuttavia riuscì a salvarsi. Anche a causa di tali azioni, sia Orodreth che Thingol negarono da allora in poi aiuti militari a Maedhros.

Curufin venne infine ucciso assieme a Celegorm nel Secondo Fratricidio, durante l'assalto dei figli di Fëanor al Doriath (retto allora da Dior, dopo la morte di Thingol) per il recupero di quel Silmaril che Beren e Lúthien avevano staccato dalla corona ferrea di Morgoth nella loro famosa impresa.

Daeron[modifica | modifica wikitesto]

Sindarin, menestrello e sapiente di re Elwë del Doriath, inventore delle rune elfiche Cirth, innamorato di Lúthien che tradisce per ben due volte, rivelando a Re Thingol l'amore di lei per Beren ed il suo proposito di fuga dal Doriath. Assieme a Mablung fu messaggero di Re Thingol alla Mereth Aderthad. L'amore per Lúthien gli ispirò canti che lo resero il più rinomato di tutti i menestrelli degli Elfi ad est del mare. Dopo la fuga di Lúthien dal Doriath si mise alla sua ricerca vagando per i boschi fino a raggiungere le sponde orientali della Terra di Mezzo.

Denethor[modifica | modifica wikitesto]

Denethor è un Elfo Nandorin ed è figlio di Lenwë. Il padre, nei primissimi anni dopo il Risveglio degli Elfi a Cuiviénen, aveva abbandonato il Grande Viaggio verso le coste occidentali della Terra di Mezzo e quindi verso Aman, stanziandosi nella grande valle del fiume Anduin ai piedi dei monti Hithaeglir con le sue genti, le quali (conosciute da allora come Nandor) appartenevano inizialmente alla grande stirpe dei Teleri.
Denethor però, avendo sentito parlare delle belle contrade del Beleriand e che queste erano governate dal nobile e potente Thingol, decise di attraversare le Montagne Brumose ed i Monti Azzurri e giungere infine in quelle terre con molti dei Nandor. Le genti di Denethor si stanziarono quindi nella valle del lungo fiume Gelion, nella terra denominata Ossiriand, e vennero dette Laiquendi, ovvero Elfi Verdi.
Denethor divenne quindi loro re, e guidò l'esercito dei Laiquendi durante la Prima Battaglia del Beleriand prima che il primo Sole e la prima Luna sorgessero, quando Morgoth, l'Oscuro Signore, si sentì pronto a sferrare il primo attacco contro gli Elfi del Beleriand. L'esercito di Denethor era però male armato ed aveva scarse difese, cosicché subì molte perdite; lo stesso Denethor, rimasto accerchiato sul colle di Amon Ereb con poche guardie del corpo, venne trucidato dagli Orchi.

I Laiquendi si ritirarono allora nelle foreste dell'Ossiriand settentrionale e non parteciparono più a battaglie aperte, vivendo come un popolo schivo e nascosto, propenso più che altro a preservare le proprie genti. Fu così che gli Elfi Verdi non vollero nominare un altro re, non avendo le pretese di dominio e l'onere di reggere l'assalto del Nemico che gli esuli Noldor si arrogavano.

Dior[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dior Eluchíl.

Mezzelfo, figlio di Beren degli uomini e Lúthien dei sindar, sposo di Nimloth, padre di Eluréd, Elurín e Elwing, successore del nonno Elwë quale re del Doriath, ucciso in Menegroth dai figli di Fëanor. Versioni precedenti del nome: Daimord, Damrod

Eärendil[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Eärendil.

Mezzelfo, figlio di Tuor degli uomini e Idril Celebrindal dei noldor, sposo di Elwing, padre di Elrond e Elros, salpò per Valinor per implorare aiuto contro Morgoth, naviga per i cieli reggendo un Silmaril. Versioni precedenti del nome: Eärendel, Gon Indor (o Indorildo, Indorion, cioè "nipote di Indor")

Eärwen[modifica | modifica wikitesto]

È un Elfo, una delle figlie di Olwë, moglie di Finarfin e madre di Galadriel, Finrod, Angrod e Aegnor[27]. Abitava in Aman dopo la partenza dei Noldor, e si dice avesse stretto amicizia con Anairë, la moglie di Fingolfin.

Il suo nome significa "Fanciulla del Mare" (dall'elfico "eär", mare e "wen", fanciulla).

Ecthelion[modifica | modifica wikitesto]

Ecthelion uccide Orcobal (illustrazione di Tom Loback)

Ecthelion della Fonte (o Signore della Fontana) è un Noldor vissuto a Gondolin ed uno dei più grandi guerrieri della Prima Era. Le sue vicende sono menzionate ne "La caduta di Gondolin", un racconto contenuto in Racconti perduti. Compare brevemente nella sintesi contenuta ne Il Silmarillion, e alla fine di "Tuor e il suo arrivo a Gondolin", in Racconti incompiuti.

Il nome di Echtelion fu poi riutilizzato più tardi ne Il Signore degli Anelli, per differenti personaggi. Dopo la morte di Tolkien, suo figlio Chirstopher fece pubblicare Il Silmarillion, dove appare un breve accenno a Echtelion e alla Caduta di Gondolin. Il nome "Ecthelion" potrebbe essere tradotto come "lancia", o "punta affilata". Comunque non ha una traduzione del tutto precisa.

Ecthelion, signore del popolo della Fonte, una delle stirpi elfiche di Gondolin, era, insieme a Glorfindel, uno dei due capitani di Re Turgon, nonché guardiano[28] dell'ultimo dei Sette Cancelli che proteggevano la Città Nascosta di Gondolin, la Grande Porta d'Acciaio. Ivi accolse Tuor degli Uomini e Voronwë, consanguineo Noldorin, e li guidò nelle regioni interne del Regno Celato.

Nella Caduta di Gondolin Tolkien scrive di lui come l'elfo con la più bella voce e il più grande talento musicale di tutti gli elfi di Gondolin. In entrambe le versioni recenti egli indossa un elmo adornato con una punta d'argento.

Egli guidava anche una delle falangi delle armate di Gondolin nella disastrosa battaglia delle Nírnaeth Arnoediad (Battaglia delle Innumerevoli Lacrime) e difese il fianco di Turgon durante la sua ritirata dal campo di battaglia.

Egli combatté valorosamente nella difesa della città celata quando fu definitivamente attaccata e conquistata dalle armate di Morgoth.

Durante l'assedio di Gondolin, nella stessa piazza del re, Ecthelion combatté contro Gothmog, Signore dei Balrog, e nello scontro ognuno uccise l'altro. Lo scontro fu tramandato dai Noldor come una grande impresa, perché Gothmog aveva già ucciso, precedentemente, Fëanor (nella Dagor-nuin-Giliath) e Fingon (nella Nírnaeth Arnoediad). Nello scontro con Gothmog si narra che Ecthelion perde anche l'utilizzo del braccio che reggeva l'arma. Disarmato, nell'ultimo disperato tentativo, si scaglia con testa china contro la creatura che torreggiava dinanzi a lui e con tutto il suo peso conficca la punta dell'elmo nel petto di Gothmog, rovinando all'interno della fontana che adornava il cortile della piazza principale della città dinanzi alla torre di Turgon, morendo annegati entrambi.

Nella Caduta di Gondolin il Signore delle Fonti aveva già ucciso tre dei molti Balrog che imperversavano nella città in fiamme prima dello scontro finale, avendo a sua volta perso l'utilizzo del braccio che reggeva lo scudo. Comunque questo è uno degli elementi in contraddizione con le idee successive di Tolkien. Christopher Tolkien commenta che in questo periodo, i Balrog, "erano di certo meno terribili e certamente più vulnerabili di quello che poi in futuro diverranno".[senza fonte]

Tolkien nella Caduta di Gondolin indica che il suo nome venne usato come grido di guerra per gli Eldar, e terrore per gli Orchi.

Edrahil[modifica | modifica wikitesto]

Noldorin del Nargothrond, capo degli Elfi che accompagnarono Finrod Felagund e Beren (un uomo) nella cerca del Silmaril, morto a Tol-in-Gaurhoth nelle segrete di Sauron.

Egalmoth[modifica | modifica wikitesto]

Noldorin di Gondolin, signore dell'Arco Celeste.

Elemmirë[modifica | modifica wikitesto]

Vanyarin, autore dell'Aldudénië, il Lamento per i Due Alberi.

Elenwë[modifica | modifica wikitesto]

Ella fu un elfo vanyarin, moglie di Turgon e madre di Idril, la quale ereditò da lei la chioma dorata tipica della sua stirpe. Il suo nome significa "Stella" in quenya.

Elenwë morì durante l'attaversamento di Helcaraxë, mentre seguiva il marito nell'impresa di Fingolfin.

Elladan e Elrohir[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elladan e Elrohir.

Mezzelfi, figli di Elrond e Celebrían, signori di Gran Burrone.

Elmo[modifica | modifica wikitesto]

Elmo è il fratello minore di Elwë (Thingol) e Olwë.

Elmo è menzionato solamente nei Racconti incompiuti, nel capitolo su Galadriel e Celeborn. Poiché Celeborn è presentato come "discendente di Thingol" nel Silmarillion, Tolkien desiderava sviluppare questo legame familiare. La sua soluzione fu fare di Celeborn il nipote di un nuovo personaggio, Elmo, appunto, un fratello (non importante ai fini della storia) di Thingol, che rimase indietro quando questi scomparve, diventando uno dei Sindar del Doriath. Elmo ebbe un figlio, Galadhon, che generò a sua volta Celeborn e un fratello di nome Galathil, che sarà il padre della Regina Nimloth del Doriath.

Negli scritti più tardi, invece, Celeborn diventa un Elfo Telerin e un parente diretto di Olwë, ma non vi sono ulteriori conferme o pubblicazioni al riguardo.

Elrond[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elrond.

Mezzelfo che ha scelto un destino immortale, figlio di Eärendil e Elwing, padre di Elladan, Elrohir e Arwen, signore di Gran Burrone, portatore dell'anello Vilya ricevuto da Gil-galad, partì per Valinor alla fine della Terza Era.

Elros[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elros.

Elros ("schiuma di stelle"), poi Tar-Minyatur (non elfo, ma uomo). Mezzelfo che ha scelto un destino mortale, figlio di Eärendil e Elwing, primo re di Númenor.

Eluréd ed Elurín[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Eluréd ed Elurín.

Figli di Dior, dispersi a Menegroth dai figli di Fëanor.

Elwë[modifica | modifica wikitesto]

Telerin, fratello di Olwë, perso in Nan Elmoth durante il viaggio verso Valinor, sposo di Melian la Maia, padre di Lúthien, re dei sindar del Doriath, ucciso in Menegroth dai nani. Versioni precedenti del nome: Tintoglin, Tinwë Linto, Tinwelint, Singoldo

Elwing[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elwing.

Telerin, figlia di Dior e Nimloth, sposa di Eärendil Mezzelfo, madre di Elrond e Elros, fuggì dal Doriath con il Silmaril e si recò con lo sposo a Valinor.

Enel[modifica | modifica wikitesto]

Insieme a Imin e Tata, il primo elfo che si risvegliò a Cuiviénen.

Enelyë[modifica | modifica wikitesto]

Sposa di Enel. Versioni precedenti del nome: Arval

Eöl[modifica | modifica wikitesto]

Eöl e Aredhel illustrati da Tom Loback.

«... gli alberi del Nan Elmoth erano i più alti e scuri di tutto il Beleriand, e mai il sole li penetrava: e quivi dimorava Eöl, che era detto l'Elfo Scuro. [...] quivi viveva sprofondato nell'ombra e amava la notte e il crepuscolo stellato.»

(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion, cap. XVI.)

Eöl è un Elfo di nobile stirpe Telerin, legato da antica, seppur non ben definita, parentela con il re Thingol, ma tetro e amante della notte e del crepuscolo stellato: per questo viene chiamato spesso l'Elfo Scuro. Tuttavia, negli scritti precedenti di Tolkien redatti prima della pubblicazione de Il Silmarillion (inclusi in The History of Middle-earth, vol. XI: The War of the Jewels) Eöl è un Elfo Avar, discendente dal secondo clan degli Elfi, i Tatyar, da cui si originarono anche i Noldor.[29]

Benché fosse chiamato l'Elfo Scuro, Eöl non è un elfo del popolo degli Avari ma un elfo Sindar originariamente abitante del Doriath. Il Silmarillion lo descrive come un solitario, amante della notte e del crepuscolo stellato. Evitava i Noldor, ai quali attribuiva la causa del ritorno di Morgoth, per i Nani, invece provava più simpatia di ogni altro tra gli antichi Elfi. Abbandonò il regno del re Thingol quando vi fu posta la Cintura di Melian per proteggerlo dal Nemico, e si trasferì nella foresta di Nan Elmoth, dove esercitava la sua arte di fabbro e vagabondava di notte per i boschi, incontrandosi spesso con i Nani e, unico tra gli Elfi insieme al figlio, recandosi addirittura nelle loro roccaforti di Nogrod e Belegost.

Abilissimo fabbro, inventò il metallo galvorn, dal colore scuro, e con esso forgiò armi e corazze, tra cui le spade gemelle Anglachel e Anguirel; donò la prima, di malavoglia, a Thingol re del Doriath, che poi ne fece dono a Beleg e per il quale essa si rivelò fatale; tenne la seconda finché gli fu rubata dal figlio Maeglin.

La noldorin Aredhel, sorella di Turgon, in fuga da Gondolin e recatasi presso i figli di Fëanor, capitò per caso presso Nan Elmoth, dove fu ammaliata e quasi "intrappolata" da Eöl; egli la condusse a casa sua e ne fece sua moglie. Qui nacque Maeglin "sguardo tagliente"; dapprima i tre trascorrevano bei giorni insieme, poiché Eöl era di animo gentile, nonostante il carattere riservato, amava passeggiare con la moglie sotto il cielo stellato e insegnava al figlio i segreti della metallurgia; divenuto adulto, Maeglin mal sopportava la vita che gli aveva riservato il padre, desiderando conoscere il mondo esterno a Nan Elmoth e soprattutto le meraviglie dei Noldor, così convinse la madre a fuggire insieme a lui; Aredhel lasciò Nan Elmoth e tornò alla città di Gondolin, ma fu seguita di nascosto dal marito.

Catturato dalle guardie di Turgon, fu portato al cospetto del re che gli intimò di rimanere in quella città, dato che ne aveva scoperto la posizione segreta: il re gli diede la scelta tra vivere o morire lì; Eöl allora, in uno scatto d'ira, scagliò un giavellotto contro il figlio perché condividesse la sua sorte, ma colpì invece Aredhel che si era frapposta e fu imprigionato. La moglie, appoggiata dalla nipote Idril figlia del re, ne richiese la grazia, tanto da convincere il re, ma nel corso della sera si ammalò inaspettatamente e morì: il giavellotto era infatti avvelenato. Eöl fu allora condannato a morte e giustiziato, precipitato nell'abisso del Caragdûr, non prima di aver maledetto il figlio.

Erellont[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei tre marinai compagni di Eärendil.

Falathar[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei tre marinai compagni di Eärendil.

Fëanor[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fëanor.

Noldorin, figlio di Finwë e Míriel, padre di Maedhros, Maglor, Celegorm, Caranthir, Curufin, Amrod e Amras, re supremo dei noldor e promotore della loro ribellione, artefice della scrittura fëanoriana nonché dei Silmaril, ucciso in Mithrim durante la Dagor-nuin-Giliath.

Findis[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di Finwë e Indis, sorella di Fingolfin, Finarfin, Irimë e sorellastra di Fëanor.

Finduilas[modifica | modifica wikitesto]

Elfa della Prima Era, figlia di Orodreth, re del Nargothrond, e sorella di Gil-Galad, Finduilas era fidanzata con Gwindor, un principe elfico, che la chiamò Faelivrin ("il luccichio del Sole nelle polle di Irvin"). Ella era infatti molto bella, un'alta principessa dei Noldor nipote di Galadriel.

Nel 472 P.E., Gwindor fu catturato da Morgoth durante la Battaglia delle Innumerevoli Lacrime, ma tornò nel 490 con un compagno, un Uomo, che chiamava se stesso Agarwaen figlio di Úmarth ("L'Insanguinato figlio di Malasorte"), ma che era in realtà Túrin figlio di Húrin. Nonostante provasse ancora qualcosa per Gwindor, Finduilas si innamorò di Túrin, ma questi la rifiutò per rispetto dell'amico.

Nella presa di Nargothrond da parte di Glaurung, Gwindor fu fatto schiavo e Túrin venne incantato dal drago, così che non potesse udire i pianti di Finduilas mentre veniva trascinata via, prigioniera dagli Orchi che la portavano ad Angband. Glaurung lo ingannò e lo spinse a cercare la madre e la sorella nel Dor-lómin, abbandonando la fanciulla alla sua sorte.

Quando Túrin scoprì che i suoi erano già al sicuro nel Doriath, tornò in fretta verso sud. Si imbatté così in un gruppo di Haladin del Brethil i quali gli riferirono che Finduilas era morta: poco dopo essere stata presa, infatti, i suoi carcerieri furono attaccati dagli Uomini al Guado del Teiglin; gli Orchi, vistisi assaliti, sgozzarono tutti i loro prigionieri e inchiodarono Finduilas ad un albero con una lancia. Gli Haladin ne seppellirono il corpo in un tumulo che chiamarono Haudh-en-Elleth, "Collina della Fanciulla Elfica".

Fingolfin[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fingolfin.

Noldorin, figlio di Finwë e Indis, padre di Fingon, Turgon e Aredhel, re supremo dei noldor in Hithlum, ucciso da Morgoth in duello.

Fingon[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fingon.

Noldorin, figlio di Fingolfin, padre di Gil-galad, re supremo dei noldor, ucciso da Gothmog durante la Nírnaeth Arnoediad.

Finrod Felagund[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Finrod Felagund.

Noldorin, figlio di Finarfin e Eärwen, fondatore e re di Nargothrond e di Minas Tirith, fu salvato da Barahir (un uomo) durante la Dagor Bragollach e gli diede un anello e gli fece un giuramento, per tener fede al quale seguì Beren nella sua cerca e morì nelle segrete di Sauron a Tol-in-Gaurhoth. Versioni precedenti del nome: Inglor

Finwë[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Finwë.

Noldorin, padre di Fëanor (con la prima sposa Míriel) e di Fingolfin e Finarfin (con la seconda sposa Indis), re supremo dei noldor durante il viaggio da Cuiviénen e quindi in Aman, ucciso da Morgoth a Formenos. Versioni precedenti del nome: Fingolma, Golfinweg, Finwë Nólemë

Finarfin[modifica | modifica wikitesto]

Finarfin compare ne Il Silmarillion. È un Elfo Noldor, terzo figlio di Finwë, il minore dei fratellastri di Fëanor e quello dal carattere più pacifico; restò in Aman dopo l'Esilio dei Noldor e regnò in Tirion su quel che rimaneva del suo popolo. Unici tra i principi Noldorin, egli e i suoi discendenti avevano capelli dorati, retaggio di sua madre Indis, che era un'Elfa Vanyar. Partecipò alla Guerra d'Ira e in seguito ritornò in Valinor, dove presumibilmente regnerà su Tirion per il resto della storia di Arda. È anche padre di Galadriel, Finrod Felagund, Aegnor, Angrod e Orodreth.

Il suo nome Quenya è Arafinwë, che significa "Finwë Nobile": ciò riprende chiaramente il nome del padre.

Galadhon[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Galadhon.

Galadhon è un personaggio inventato da J. R. R. Tolkien, che compare nei Racconti incompiuti. Il suo nome deriva dal Sindarin galadh, albero. Si dice sia figlio di Elmo, il più giovane fratello di Thingol; Galadhon è quindi nipote di Thingol e cugino di Lúthien. Il suo personaggio è stato essenzialmente creato per spiegare come Celeborn fosse imparentato con Thingol; secondo i Racconti, Celeborn era figlio di Galadhon e quindi nipote di Thingol. Si narra che Galadhon avesse anche un altro figlio di nome Galathil, a sua volta padre di Nimloth, la quale avrebbe poi sposato Dior, suo cugino di secondo grado. In scritti posteriori Tolkien modificò le origini di Celeborn, descrivendolo come un Elfo di Valinor della stirpe dei teleri unitosi agli esiliati.

Galadriel[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Galadriel.

Noldorin, figlia di Finarfin e Eärwen, sposa di Celeborn, madre di Celebrían, regina di Lothlórien e portatrice dell'anello Nenya, tornò in Valinor alla fine della Terza Era.

Galdor[modifica | modifica wikitesto]

Noldorin di Gondolin, signore dell'Albero.

Galdor[modifica | modifica wikitesto]

Elfo dei Porti Grigi, venuto a Gran Burrone per assistere al Consiglio di Elrond su incarico di Círdan.

Galion[modifica | modifica wikitesto]

Elfo silvano di Bosco Atro, maggiordomo di re Thranduil al tempo della cattura dei nani diretti a Erebor, propone al capo delle guardie di assaggiare il vino e si ubriaca con lui.

Gelmir[modifica | modifica wikitesto]

Elfo di Nargothrond, figlio di Guilin, catturato durante la Dagor Bragollach e messo a morte di fronte ai difensori di Eithel Sirion prima della Nírnaeth Arnoediad.

Gelmir[modifica | modifica wikitesto]

Noldorin, del popolo di Angrod, insieme ad Arminas guida Tuor (un uomo) verso Gondolin (solo nei Racconti perduti) e in seguito si reca nel Nargothrond per avvertire Orodreth del pericolo che lo minacciava.

Gil-galad[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gil-galad.

Noldorin, figlio di Orodreth (o di Fingon secondo altre versioni), re supremo dei noldor, capo dell'Ultima Alleanza tra gli elfi e gli uomini, assieme a Elendil fu ucciso in duello da Sauron nell'atto di uccidere quest'ultimo, al termine dell'assedio di Barad-dûr.

Gildor[modifica | modifica wikitesto]

Gildor Inglorion è un Noldor, che incontra Frodo in viaggio nella Contea, ospitandolo nel proprio campo nella notte e mettendolo in guardia dai Cavalieri Neri. Successivamente informa Tom Bombadil e Aragorn, già messo in avviso da Gandalf, dei particolari del viaggio di Frodo. Gildor risiede a Gran Burrone o nel Lindon, presso i Porti Grigi, e parte poi per Aman lo stesso giorno di Frodo, Bilbo, Elrond, Gandalf e Galadriel, nel 3021 T.E.

La presentazione che Gildor fa di sé a Frodo e agli Hobbit ha suscitato l'interesse di un vasto pubblico. Molti fan di Tolkien hanno suggerito, ma ciò non ha alcuna conferma, che Gildor possa essere il figlio di Finrod Felagund e Amarië (almeno in versioni abortite della storia), e che seguì il padre nell'esilio. Gildor si dichiara appartenente alla Casa di Finrod: come scrive Christopher Tolkien in una nota nei Racconti incompiuti, il primo nome di Finarfin era Finrod (e tale appariva nel contesto del Signore degli Anelli): solo successivamente, nella versione riveduta e corretta Finrod è il nome del figlio di Finarfin, fratello di Galadriel. Nella prima versione (e qua potrebbe esserci una svista di Tolkien, che spesso lavorava a memoria), sempre riferita nei Racconti incompiuti, Finrod si chiama Inglor: tale versione potrebbe essere sottintesa nel capitolo III de La Compagnia dell'Anello in cui Gildor dice di chiamarsi anche Inglorion; questo nome è un patronimico (come Thranduilion nel caso di Legolas) e significa chiaramente "figlio di Inglor". In tal caso " Gildor Inglorion della Casa di Finrod" andrebbe letto come "Gildor figlio di Finrod della Casa di Finarfin". Tale versione sarebbe chiaramente poi cambiata nella mente di Tolkien: altrimenti non si spiegherebbe l'assenza di Gildor nel Silmarillion e il perché il Nargothrond passi a Orodreth (fratello o nipote di Finrod) e non al figlio stesso di Felagund; e appare strano che tale figlio fosse giunto dopo il padre (o dopo la sua morte e il suo probabile ritorno da Mandos, sempre che non sia nato dopo questo fatto) nella Terra di Mezzo, visto che l'unico Elfo che tornò, dopo la Prima Era, fu il rinato Glorfindel (a meno che non sia stato inviato proprio come accompagnatore di quest'ultimo). Gildor sarebbe quindi un nobile elfo, figlio di un Inglor, ma non parente di Finarfin: "della Casa di Finrod" potrebbe significare "servitore", "consigliere" o "maestro d'armi" del Nargothrond, un ruolo come quello di Gwindor presso Orodreth o di Germin e Arminas che si dichiarano a Tuor come appartenenti alla Gente di Angrod o Voronwë che si presenta ai suoi compatrioti di Gondolin come "della Casa di Fingolfin".

Glirhuin[modifica | modifica wikitesto]

Elfo del Brethil, arpista.

Glorfindel[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Glorfindel.

Elfo di Gondolin, signore del Fiore d'Oro, morto in combattimento con un Balrog dopo la caduta di Gondolin. Tornato nella Terra di Mezzo durante la Terza Era, aiuta Frodo durante il suo viaggio a Gran Burrone.

Guilin[modifica | modifica wikitesto]

Elfo di Nargothrond, padre di Gelmir e Gwindor.

Gwindor[modifica | modifica wikitesto]

Principe del reame nascosto di Nargothrond, ed insieme a suo fratello Gelmir combatté nella Dagor Bragollach, la battaglia della Fiamma Improvvisa. Dopo la sconfitta degli eldar nella Bragollach Gelmir venne catturato dagli orchi e portato prigioniero in Angband. Anni dopo, poco prima dell'inizio della Nírnaeth Arnoediad, la battaglia delle Innumerevoli Lacrime, ci fu un'ambasciata degli orchi, i quali recavano con essi Gelmir, quasi cieco dopo tutti quegli anni di prigionia. Gli orchi avvertirono che molti altri noldor erano stati impriogionati ad Angband, e promisero che quando sarebbero tornati li avrebbero uccisi tutti; successivamente staccarono mani, piedi e testa di Gelmir, lasciandolo lì morente. Proprio in quel punto dell'esercito dei noldor stava Gwindor, il quale con tutta la rabbia che aveva in corpo con i suoi consaguinei dal Nargothrond attaccò l'ambasciata e si diresse fino ai cancelli di Angband: lì la sua compagnia fu massacrata ed egli tratto prigioniero in Angband. Successivamente riuscì ad evaderne ed in seguito condusse Túrin Turambar nel Nargothrond. Perì nella battaglia di Tumhalad.

Versioni precedenti del nome: Flinding

Heorrenda[modifica | modifica wikitesto]

Mezzelfo, figlio di Ælfwine/Eriol e Naimi.

Haldir[modifica | modifica wikitesto]

«Quando Frodo mise infine piede sul flet, trovò Legolas seduto con altri tre elfi. I loro abiti erano grigio-argento, e salvo quando si muovevano improvvisamente, era impossibile distinguerli dai tronchi. Si alzarono in piedi, e uno di essi scoperse un piccolo lume che sprigionava un esile raggio argenteo. Lo tenne in alto, guardando alla sua luce il volto di Frodo, quindi quello di Sam. Nascose nuovamente la fiamma, pronunziando parole di benvenuto nella sua lingua elfica. [...] "Haldir è il mio nome."»

(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli)

Haldir è un personaggio di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien. Compare solo nel romanzo Il Signore degli Anelli, più precisamente negli ultimi capitoli de La Compagnia dell'Anello.

Haldir è un Elfo Nandorin, Capitano dei Galadhrim, ed insieme a i suoi due fratelli Rúmil e Orophin, Guardiano delle frontiere di Lórien al servizio della Bianca Dama Galadriel, sposa di Celeborn signore di Lothlórien.

Haldir fa la sua prima apparizione quando accoglie la Compagnia dell'Anello, appena entrata nel reame di Lórien. Non si fida del gruppo, ad eccezione di Aragorn (conosciuto a Lórien) e Legolas (lontano parente di Celeborn), soprattutto a causa della presenza di Gimli il Nano.[30] Compare negli altri capitoli ambientati a Lórien; poi non se ne parla più, ma si suppone che abbia combattuto nella Guerra dell'Anello contro le forze di Dol Guldur al servizio di Sauron.

«Porto notizie da Elrond di Gran Burrone. Un'alleanza esisteva una volta fra Elfi e Uomini. Molto tempo fa abbiamo combattuto e siamo morti insieme. Siamo qui per onorare questa lealtà.»

(Haldir al suo arrivo al Fosso di Helm ne Il Signore degli Anelli - Le due torri)

Nella trilogia de Il Signore degli Anelli diretta da Peter Jackson, il ruolo di Haldir è interpretato da Craig Parker, con la voce italiana di Christian Iansante. La storia del personaggio è ampliata e modificata rispetto al romanzo: appare anche ne Il Signore degli Anelli - Le due torri, dove, su incarico di Elrond e Galadriel, guida un piccolo esercito di Elfi in aiuto dei Rohirrim assediati al Fosso di Helm dalle forze di Saruman, venendo ucciso dagli Uruk-hai. Se si segue il modello di Peter Jackson, Haldir seguì la sorte di ogni altro elfo della terra di mezzo dopo la sua morte, ovvero finì nelle Aule di Mandos per attendere la reincarnazione.

Durante la prima era, Haldir fu anche il nome di un Uomo appartenente alla Casa di Haleth. Figlio di Halmir del Brethil, sposò Glòredhel, figlia di Hador del Dor-lómin. Rimase ucciso durante la Nírnaeth Arnoediad.[31][32] È curioso notare come l'Haldir di Peter Jackson segua quasi la stessa sorte dell'Haldir del Brethil di Tolkien.

Idril[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio tra Idril e Tuor

Idril è un'Elfa Noldor. Detta anche Celebrindal cioè Piè d'argento, fu l'unica figlia di Turgon ed Elenwë nella città nascosta di Gondolin, nel Beleriand.

Sposò Tuor, figlio di Huor, della razza degli Uomini, che riuscì a giungere a Gondolin per aiuto del Vala Ulmo, Signore dei Mari e degli Oceani, il quale, avendo cari i Noldor anche nel loro esilio da Aman, inviò loro proprio Tuor per metterli in guardia dal tradimento che serpeggiava tra le loro mura.

Questi però non gli prestarono ascolto, e alla fine la città fu attaccata dalle forze di Morgoth e bruciata interamente. Intanto Idril e Tuor si erano sposati dando alla luce Eärendil. Con questo Idril fuggì da Gondolin raggiungendo le Bocche di Sirion; da queste partì con Tuor per l'Ovest.

Imin[modifica | modifica wikitesto]

Insieme a Tata e Enel, il primo Elfo che si risvegliò a Cuiviénen.

Iminyë[modifica | modifica wikitesto]

Sposa di Imin.

Indis[modifica | modifica wikitesto]

La sua figura è brevemente descritta nel Silmarillion, e troviamo qualche pagina relativa alla sua storia nella History of Middle-earth, anche se il suo personaggio appare sempre marginale.

Parente stretta di Ingwë, apparteneva alla stirpe degli Elfi Vanyar. Diventò la seconda moglie di Finwë, Alto Re dei Noldor, quando la prima, Míriel, dando alla luce il figlio Fëanor, morì, lasciando i giardini di Lórien. Finwë ed Indis ebbero due figli, Fingolfin e Finarfin, e due figlie, Findis e Irimë.

Dopo che il marito fu ucciso da Melkor, che poi prese i Silmaril, ella tornò probabilmente a vivere, assieme alla figlia Findis, tra la sua gente. Non è chiaro chi, se lei stessa o sua madre, fosse una sorella di Ingwë, Alto Re dei Vanyar, mentre sappiamo che Indis è la nonna di Galadriel.

Ingil[modifica | modifica wikitesto]

Vanyarin, figlio di Inwë (Ingwë). Versioni precedenti del nome: Ingilmo

Ingwë[modifica | modifica wikitesto]

Nel mondo immaginario di Arda in cui sono ambientate le opere di J. R. R. Tolkien, Ingwë è un antico re elfico. Secondo quanto narrato nel Silmarillion, Ingwë era uno dei tre re che partirono dal lago stellato di Cuiviénen, nella Terra di Mezzo, dove si erano destati gli elfi, per dirigersi verso le terre beate di Aman, dove avrebbero potuto ammirare la magnificenza dei Valar. Gli altri due re che intrapresero il viaggio erano Elwë e Finwë. Ingwë era il capo dei vanyar; a differenza dei noldor essi non tornarono più nella Terra di Mezzo se non per combattere Morgoth nella Guerra dell'Ira. Ingwë e la sua schiera divennero gli elfi prediletti dai Valar, che fecero di Ingwë il re di tutti gli elfi, facendolo governare sul Taniquetil ai piedi di Manwë. Quando i Valar, dopo la supplica di Eärendil, si decisero a muovere guerra contro Morgoth, i vanyar costituivano la maggior parte del loro esercito. Dopo la sconfitta del Nemico i vanyar tornarono tutti in Aman. Versioni precedenti del nome: Githil, Inwithiel, Gimgithil, Ing, Inwë, Isil

Irimë[modifica | modifica wikitesto]

Irimë è la sorella di Fingolfin, Finarfin, Findis e la sorellastra di Fëanor. Figlia di Finwë e Indis.

Legolas Verdefoglia[modifica | modifica wikitesto]

Noldorin di Gondolin. Versioni precedenti del nome: Laiqalassë

Legolas[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Legolas.

Sindarin di Bosco Atro, figlio di Thranduil, membro della Compagnia dell'Anello, partì per Valinor alla morte di re Aragorn (un uomo), all'inizio della Quarta Era.

Lenwë[modifica | modifica wikitesto]

Lenwë è un Elfo Telerin che prese parte al Grande Viaggio delle tre stirpi degli Eldar verso le coste occidentali della Terra di Mezzo e quindi attraverso il Grande Mare fino alle Terre Imperiture di Aman, nei primissimi anni dopo il Risveglio degli Elfi a Cuiviénen.

Durante la grande marcia degli Elfi verso l'occidente, Lenwë e le genti a lui più legate costituivano la retroguardia della grande schiera dei Teleri. Quando gli Eldar giunsero alle sponde del fiume Anduin e alla grande vallata che questo formava appena ad est delle Montagne Nebbiose, Lenwë e parte dei Teleri decisero di stanziarsi in quelle contrade, abbandonando di fatto il Grande Viaggio; tali genti presero il nome di Nandor, o Elfi Silvani.

In tempi successivi, Denethor, figlio di Lenwë, condusse gran parte dei Nandor oltre le Montagne Nebbiose ed i Monti Azzurri, prendendo dimora nelle distese dell'Ossiriand nel Beleriand orientale, ed essi furono da allora noti come Laiquendi o Elfi Verdi.

Nelle opere di Tolkien non si trovano riferimenti al destino toccato a quelli fra i Nandor che rimasero con Lenwë nelle valli settentrionali dell'Anduin. Si può presumere però che i Nandor al seguito di Lenwë divennero parte delle genti elfiche successivamente definite come Elfi Silvani.

Lindir[modifica | modifica wikitesto]

Elfo di Gran Burrone.

Lúthien[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lúthien .

Sindarin del Doriath, figlia di Elwë e Melian la Maia, sposa di Beren (un uomo), madre di Dior, scelse di diventare mortale.

Mablung[modifica | modifica wikitesto]

Mablung fu un Sindar al servizio di Thingol, re del Doriath, durante la Prima Era dei Figli di Ilúvatar. Assieme a Beleg Arcoforte fu il massimo dei Capitani dei Sindar, e partecipò alla Caccia del grande lupo Carcharoth. Viene ricordato col nome di Mablung dalla Mano Pesante ("mano pesante" è appunto la traduzione del suo nome — o meglio epessë — dal Sindarin).

Mablung divenne Capitano dei Guardiani del Doriath dopo che Beleg Arcoforte partì dal regno di Thingol in cerca di Túrin. Quando Morwen Eledhwen madre di quest'ultimo, che a quel tempo abitava appunto nel Doriath, seppe della Caduta di Nargothrond e che suo figlio dimorava proprio in quel regno, volle andare a cercarlo. Re Thingol decise di mandare Mablung al seguito della donna per proteggerla dai pericoli che avrebbe potuto incontrare; accadde però che, ad insaputa sia di Mablung che di Morwen, Nienor, figlia di quest'ultima, li seguisse di nascosto. Mablung tuttavia non fu in grado di proteggere le due dagli incantesimi di Glaurung il Drago, ed egli stesso, recatosi nel Nargothrond a constatarne la rovina, si trovò faccia a faccia con l'immonda creatura di Morgoth, ma non ne venne ucciso. Ritrovò anzi Nienor, ma ben presto la perse di nuovo, poiché questa, in balìa dell'incantesimo di Glaurung, fuggì a perdifiato per la foresta dopo che il gruppo guidato da Mablung era stato attaccato da una schiera di Orchi. Sconfitto, Mablung tornò nel Doriath, ma spese gli anni successivi alla ricerca di Morwen e Nienor. Infine, saputo che Glaurung si dirigeva verso il Brethil, vi giunse trovando nient'altri che Túrin Turambar e gli svelò della scomparsa di Nienor dal Doriath. Ciò contribuì a render chiaro a Túrin fino a dove la sua amara sorte l'aveva infine condotto: la sua sposa Níniel, tra l'altro incinta, era appunto l'amata sorella da tempo perduta.

Mablung morì infine durante il Sacco del Doriath, quando i Nani di Nogrod, uccidendo Re Thingol nelle sue aule di Menegroth, rientrarono in possesso della splendida collana Nauglamír con incastonato il Silmaril conquistato da Beren e Lúthien.

Maedhros[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Maedhros .

Noldorin, figlio di Fëanor, catturato a Thangorodrim e salvato da Fingon, signore del colle di Himring e promotore dell'Unione di Maedhros, si gettò nelle viscere della terra con un Silmaril alla fine della Prima Era. Versioni precedenti del nome: Maidros

Maeglin[modifica | modifica wikitesto]

Noldorin, figlio di Eöl e Aredhel, nato nel Nan Elmoth, fuggi poi seguendo la madre a Gondolin, dove assistette all'esecuzione a morte del padre. Lì divenne stimato e potente presso il popolo (anche grazie alle conoscenze in metallurgia, apprese dai nani) e si innamorò, non ricambiato, della cugina Idril. Combatté nella Nirnaeth Arnoediad a fianco di Turgon ed Ecthelion, ma venne catturato dagli orchi e condotto in Angband, dove fu sottoposto ad atroci torture, in seguito alle quali tradì Gondolin rivelandone la collocazione e consegnando la città a Morgoth e venne ucciso da Tuor (un uomo) durante il sacco della città. Versioni precedenti del nome: Meglin

Maglor[modifica | modifica wikitesto]

Maglor

Fu il secondo figlio di Fëanor e Nerdanel. Era poeta e cantore di massimo prestigio tra i Noldor e si dice che abbia ereditato dalla madre il suo temperamento placido e pacato.

Maglor è una traduzione Sindarin dal nome Quenya Macalaurë — riferimento alla sua abilità nel suonare l'arpa, e probabilmente alle sue capacità canore (era difatti conosciuto anche come "il Possente Cantore"). Il significato che sta dietro al nome paterno di Maglor, Canafinwë, è incerto, ma contiene probabilmente il prefisso kana/o (comandante) + Finwë.

Come gli altri figli di Fëanor, Maglor era legato ad un giuramento che gli imponeva di recuperare i Silmaril di suo padre, rubati da Morgoth, l'Oscuro Signore, e di perseguire chiunque (Vala, Elfo o Uomo ancora non nato) avesse tentato di impadronirsene. Tale giuramento portò i fratelli alla Terra di Mezzo durante la Prima Era, dove condussero guerre contro le armate di Morgoth, combatterono contro altri popoli Elfici appartenenti alla Terra di Mezzo e infine attirarono addirittura sciagure su loro stessi.

Maglor divenne la guida dei Fëanoriani dopo che Fëanor morì e Maedhros fu imprigionato da Morgoth sul Thangorodrim. Non sappiamo se egli avesse mai tentato di salvare suo fratello maggiore. Fatto sta che sotto la sua reggenza, i Noldor allestirono un accampamento fortificato sulla costa nord-occidentale del Lago Mitrhim. Sembra che Maglor non scelse né di confrontarsi, né tantomeno di riconciliarsi con la Casa di Fingolfin. I suoi compagni lasciarono l'accampamento e si ritirarono presso la costa meridionale dopo che Fingolfin giunse nello Hithlum con la sua armata.

Maglor si recò ad Est e fu famoso per aver difeso il Varco di Maglor grazie alle forze della cavalleria. Le sue relazioni con gli altri principi dei Noldor sembrano rispecchiare quelle di Maedhros. Maglor, inoltre, era presente alla "Festa di Riconciliazione" di Fingolfin nell'anno 20 della Prima Era. Finrod, appena prima di incontrare gli Edain per la prima volta, era intento a cacciare con Maedhros e Maglor. Il Varco di Maglor, la Marca di Maedhros e il Dor Caranthir (Thargelion) paiono essere gli unici luoghi che hanno preso i nomi dei loro signori.

Una breccia venne aperta nel Varco di Maglor durante la Dagor Aglareb; Maglor e Maedhros contrattaccarono Morgoth nell'anno 402 della Prima Era aiutati da Angrod e Aegnor. Nella Dagor Bragollach, le forze di Angband (la fortezza dell'"Oscuro Nemico del Mondo"), coadiuvate dal Drago Glaurung, devastarono il Varco stesso, e Maglor si ritirò nella cittadella di Maedhros.

Maglor uccise Uldor il Maledetto dopo che questi tradì l'Unione di Maedhros. Egli, inoltre, salvò ed allevò i figli di Eärendil in seguito al saccheggio delle Bocche del Sirion ad opera dei Fëanoriani, che diede vita al terzo fratricidio. Il Silmarillion narra di come un legame d'affetto, quantunque debole, sia nato tra Maglor, Elros ed Elrond.

Dopo la Guerra dell'Ira, egli ed il suo ultimo fratello sopravvissuto (Maedhros) rubarono i due restanti Silmaril da Morgoth, sebbene inizialmente Maglor avesse tentato di dissuadere il fratello maggiore dal compiere un atto simile. Ma a causa delle terribili azioni commesse dai fratelli, le due Gemme arsero le loro mani. Incapace di sopportare una tale sofferenza, Maglor gettò il suo Silmaril nelle acque del mare. In seguito vagò senza meta lungo le coste del mondo, intonando lamenti sulla perdita del Gioiello, finché il suo nome non venne dimenticato. Fu egli a comporre il poema "La Caduta dei Noldor", del quale è conosciuto solo il nome. Non si conosce la sua fine.

Tolkien si riferisce a Maglor come uno dei figli di Fëanor che probabilmente si sposarono, ma non possediamo alcuna informazione in merito a sua moglie o ad eventuali bambini.

Mahtan[modifica | modifica wikitesto]

Mahtan è padre di Nerdanel, la moglie di Fëanor. Il suo nome probabilmente deriva da un'antica radice mahta-, che significa "maneggiare" nel senso particolare riferito all'abilità artistica.

Esperto fabbro di Valinor, Mahtan apprese le arti di lavorare i metalli e le pietre dal Vala Aulë in persona, e per questo Mahtan venne chiamato Aulendur, o "Servo di Aulë". Egli usava portare un cechietto di rame attorno alla testa (come farà poi suo nipote Maedhros), ed era famoso a causa della sua passione smisurata verso i metalli. Mahtan a sua volta insegnò le sue arti a Fëanor, il più grande tra tutti gli artigiani elfici, il quale, con il profondo rammarico di Mahtan, usò la sua conoscenza per forgiare le prime armi ed armature a Valinor.

Mahtan aveva la barba, cosa alquanto inusuale per un Elfo, specialmente uno giovane come lui. Infatti Tolkien ci dice che agli Elfi poteva crescere la barba a partire dal "terzo ciclo" della loro vita, mentre Mahtan costituiva un'eccezione, in quanto gli crebbe solo al secondo. Non è chiaro a cosa, esattamente, questi "cicli" si riferiscano.

Il suo epessë era Rusco (parola quenya per "volpe"), in riferimento al colore rossiccio dei suoi capelli, che la figlia ed i nipoti Maedhros, Amrod e Amras erediteranno.

Míriel[modifica | modifica wikitesto]

Detta la Ricamatrice, fu la prima moglie di Finwë, Re dei Noldor; da lui ebbe un figlio, Curufinwë, che ella soprannominò Fëanor, che significa "Spirito di Fuoco". Míriel è descritta con i capelli color dell'argento, un colore inusuale per i Noldor; infatti, nonostante ella sia un Elfo Noldorin, il colore dei capelli e la bellissima voce che aveva erano caratteristiche tipiche della Casa di Elwë, e dei Teleri in generale, il che farebbe pensare ad una sua appartenenza a questo clan precedente al matrimonio con un Noldor, oppure all'appartenenza di uno dei suoi genitori alla Casa di Elwë.

Dopo aver dato la nascita a Fëanor, ella desiderò di morire, poiché il bambino aveva preso da lei così tanto spirito vitale che sembrò averla totalmente prosciugata. Quindi, sebbene per un Elfo fosse fino ad allora impossibile morire, poiché la sua vita era stata creata per durare in eterno, Ilúvatar assecondò il suo desiderio, e la sua anima (il feä) si staccò dal corpo, entrando per prima nelle Aule di Mandos, ancora vuote: Míriel, infatti, fu la prima tra i Figli di Ilúvatar a lasciare Arda. Questo evento scioccò i Valar e tutta Valinor, e spinse Finwë alla decisione di risposarsi, e il popolo dei Noldor a ribellarsi contro i Valar.

Morwë[modifica | modifica wikitesto]

Elfo tatyar che, come narrato nel Cuivienyarna, rimase a guidare i tatyar che declinarono l'invito di Oromë, divenendo capostipiti di parte degli Avari (coloro dei tatyar che partirono divennero poi i noldor).

Nellas[modifica | modifica wikitesto]

Sindarin del Doriath, fa da testimone al processo di Túrin (un uomo).

Nerdanel[modifica | modifica wikitesto]

Costei era figlia del fabbro Mahtan e moglie di Fëanor.

Nerdanel diede a Fëanor sette figli: Maedhros, Maglor, Celegorm, Caranthir, Curufin, Amrod e Amras (vedi Figli di Fëanor). Ella, al contrario del marito, era di indole pacifica, e cercava di moderare la tempra fiera ed orgogliosa del compagno con la sua saggezza; per un periodo di tempo, infatti, fu lei l'unica capace di influenzarlo. Chiamata "la Saggia", Nerdanel rifiutò di seguire il marito nella sua impresa nella Terra di Mezzo, e di lei si persero le tracce; probabilmente rimase a vivere ad Aman.

Nerdanel era un'ottima scultrice; delle sue statue si diceva che fossero così realistiche che le persone le scambiavano per vere.

La famiglia di Nerdanel è interessante perché costituisce l'unico esempio attestato di Elfi con i capelli rossi. Il padre di Nerdanel, infatti, e tre dei suoi figli (Maedhros, Amrod, ed Amras) sono descritti a loro volta aventi una chioma rossiccia, elemento caratteristico "della stirpe di Nerdanel".

Nimloth[modifica | modifica wikitesto]

Nimloth era una fanciulla elfa del Doriath. Nel 497 della Prima Era sposò Dior, l'erede di Thingol, e per un certo tempo visse con lui presso Lanthir Lamath. Qui diede alla luce i suoi figli, Elwing, Eluréd e Elurín. Nel 504, dopo l'uccisione di re Thingol, fece ritorno al Doriath con suo marito e ne divenne regina. Il suo regno, ad ogni modo, fu breve, perché i figli di Fëanor assaltarono Menegroth e uccisero lei e Dior.

A Nimloth sono intitolati i Nimloth Colles su Titano.[33]

Nimrodel[modifica | modifica wikitesto]

Sindarin, amata di Amroth, scomparve durante la Terza Era.

Nuin[modifica | modifica wikitesto]

Detto Padre del Linguaggio, Avarin che scopre i primi uomini, appena risvegliatisi, nei Racconti ritrovati.

Nurwë[modifica | modifica wikitesto]

Elfo Nelyarin che, come narrato nel Cuivienyarna, rimase a guidare quelli dei nelyar che declinarono l'invito di Oromë, divenendo capostipiti di parte degli avari (coloro cei nelyar che partirono divennero poi i teleri, i nandor ed i sindar).

Olwë[modifica | modifica wikitesto]

È il Re dei Teleri di Aman, e fratello più giovane di Elwë (Thingol), Signore dei Sindar. Nei Racconti incompiuti si nomina un terzo fratello, Elmo, che però sembra un'aggiunta posteriore utile solo a spiegare la parentela di Celeborn con Thingol.

Elwë e Olwë erano entrambi Signori del terzo clan degli Elfi, i Teleri, e insieme condussero il loro popolo dal Cuiviénen nell'Ovest. Ma durante una lunga attesa nel Beleriand, Elwë scomparve. Dopo anni di ricerca, Olwë divenne impaziente, e partì con la gran parte dei Teleri in direzione di Valinor, a causa dell'insistenza del Vala Ulmo.

Olwë divenne Signore dell'isola di Tol Eressëa, sulla quale i Teleri costruirono molte città, e crebbero in numero. Quando finalmente giunsero in Eldamar alcuni secoli più tardi, Olwë fu fatto Re di Alqualondë. Sua figlia, Eärwen sposò Finarfin, figlio di Finwë e più tardi Re dei Noldor in Valinor, e così i loro figli, quando questi tornarono nella Terra di Mezzo, poterono rivendicare una parentela con Thingol.
Oltre a Eärwen, Olwë ebbe molti figli.

Orodreth[modifica | modifica wikitesto]

Orodreth Difende Tol Sirion (illustrazione di Tom Loback)

Era un Elfo della Prima Era, figlio di Finarfin e fratello di Finrod Felagund, e Signore del Nargothrond.

Il suo nome in Quenya era Artaresto. Orodreth era nato a Valinor da Angrod e Eldalôtë, una dama Noldorin il cui nome in Sindarin divenne Edhellos. Assieme alla figlia di Turgon Idril e al figlio di Curufin Celebrimbor, era uno dei tre membri della famiglia reale Noldorin nella terza generazione di esiliati. Mentre lui e suo padre tennero il Dorthonion, suo figlio, Gil-galad, fu mandato al più sicuro Nargothrond con il suo prozio Finrod.

Orodhret tenne la torre di Minas Tirith sull'isola di Tol Sirion nella valle del Sirion fino a che Sauron conquistò l'isola e la ribattezzò Tol-in-Gaurhoth. Orodreth allora si rifugiò a sud nel Nargothrond. Senza l'aiuto di Celegorm e Curufin, che avevano improvvisamente attaccato le forze di Sauron con tutte le truppe che poterono radunare, Orodreth sarebbe potuto cadere.

Quando Beren venne al Nargothrond, Finrod lo accompagnò nella sua cerca del Silmaril. Ma anche Celegorm e Curufin i Figli di Fëanor erano al Nargothrond, e costrinsero Finrod ad abbandonare la sua corona. Orodreth la prese, governando come reggente, ma i Figli di Fëanor detenevano il vero potere.

Quando arrivò la notizia che Finrod era stato ucciso, i Figli di Fëanor furono cacciati dal Nargothrond, e Orodreth ne divenne Re.

Quando Túrin Turambar arrivò al Nargothrond gradualmente ne divenne de facto il Sire, benché Orodreth ne rimase Signore nel nome.

Orodreth ebbe due figli: Gil-galad e Finduilas. Alla fine morì combattendo gli eserciti di Morgoth e il Drago Glaurung alla Battaglia di Tumhalad.

Oropher[modifica | modifica wikitesto]

Oropher era il re degli Elfi Silvani di Boscoverde il Grande (divenuto poi Bosco Atro), ed era il padre di Thranduil. Faceva parte di un gruppo di Sindar che si spostò da sud fino ad insediarsi a Bosco Atro, che all'epoca non era stato ancora contaminato da Sauron; ma quando il potere di questi aumentò, Oropher decise di portare il suo popolo oltre i Campi Iridati, volendosi inoltre affrancare dalla potenza e dalle usurpazioni dei Nani di Moria, anche irritato dalle interferenze di Celeborn e Galadriel di Lórien; decise pertanto di spostarsi verso nord: alla fine della Seconda Era dimorava nelle foreste di Emyn Duir.

Sebbene desiderasse che il suo popolo stesse il più lontano possibile dalle faccende dei Sindar e dei Noldor (come in fondo da quelle di chiunque altro), capì che non ci sarebbe stata pace fino a quando Sauron non fosse stato sopraffatto. Inviò quindi un contingente del suo popolo, fattosi assai numeroso, a combattere a fianco degli elfi di Lórien, guidati da Malgalad (noto in altre versioni di Amdir).

Oropher però non volle sottostare agli ordini supremi di Gil-galad, cosicché le perdite nella Battaglia di Dagorlad furono enormi. Inoltre gli Elfi Silvani erano male equipaggiati in fatto di corazze e armi rispetto agli Alti elfi dell'Ovest.

Al termine della battaglia vinta dall'Alleanza si contarono, tra le file degli Elfi Silvani, innumerevoli perdite: la metà delle forze di Malgalad rimase tagliata fuori dal grosso dell'esercito, finendo nelle Paludi Morte. Lo stesso Oropher rimase ucciso al primo attacco, guidando la carica dei suoi elfi prima che Gil-galad avesse dato l'ordine di avanzare.

Orophin[modifica | modifica wikitesto]

Sindarin di Lórien, fratello di Haldir e Rúmil.

Pengolodh[modifica | modifica wikitesto]

Pengolodh (in Sindarin o Quendingoldo in Quenya) era un Elfo, nato a Nevrast da un nobile Noldorin ed una Elfa di lingua Sindarin, quando Turgon fondò Gondolin a Tumladen, vi si trasferì con la sua gente. Era considerato il più saggio dei Noldor.

Pengolodh fuggì durante il sacco della città con Tuor ed Idril, seguendoli fin alla Porti di Sirion. Li Annali del Beleriand sono attribuiti a lui, così come la cura degli Annali di Aman (iniziati da Rúmil).

Fu durante il suo soggiorno alle Bocche del Sirion che Pengolodh fece la maggior parte del suo lavoro. Sulla base di informazioni ottenute dai profughi del Doriath, copiò molti documenti scritti in Cirth, probabilmente soggiorno per un breve periodo nel Lindon dopo la Guerra d'Ira, permettendo ai Dúnedain di copiare il suo lavoro.

Più tardi, nella Seconda Era, abitava nel Regno di Ereinion retto da Gil-galad. Pengolodh fu anche uno dei pochi Elfi ammessi in Khazad-dûm, dove imparò addirittura il khuzdul. Partecipò alla guerra contro Sauron e dopo la caduta dell'Eregion, Pengolodh lasciò la Terra di Mezzo per Tol Eressëa, fu l'ultimo dei saggi a lasciare la Terra di Mezzo.

Penlod[modifica | modifica wikitesto]

Noldorin di Gondolin, signore del Pilastro e della Torre di Neve.

Rog[modifica | modifica wikitesto]

Noldorin di Gondolin, signore del Martello d'Ira.

Rúmil[modifica | modifica wikitesto]

Noldorin di Tirion, autore dell'Ainulindalë e inventore delle Sarati

Rúmil di Lórien[modifica | modifica wikitesto]

Sindarin di Lórien, fratello di Haldir e Orophin.

Saeros[modifica | modifica wikitesto]

Nandorin, consigliere di re Thingol, accidentalmente ucciso da Túrin (un uomo) per averlo insultato. Versioni precedenti del nome: Orgof

Slagant[modifica | modifica wikitesto]

Noldorin di Gondolin, signore dell'Arpa.

Tata[modifica | modifica wikitesto]

Insieme a Imin e Enel, il primo elfo che si risvegliò a Cuiviénen.

Tatië[modifica | modifica wikitesto]

Sposa di Tata.

Thranduil[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Thranduil.

Sindarin, figlio di Oropher, padre di Legolas re di Bosco Atro poi Boscoverde il Grande. Nella trasposizione cinematografica dello Hobbit di Peter Jackson, Thranduil è interpretato da Lee Pace. Versioni precedenti del nome: Tynwfiel

Turgon[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Turgon.

Noldorin, figlio di Fingolfin, padre di Idril Celebrindal, signore prima di Vinyamar nel Nevrast, poi di Gondolin, morto nel sacco della città. Versioni precedenti del nome: Turondo

Voronwë[modifica | modifica wikitesto]

Ulmo salva Voronwë

Il suo nome in Quenya significa fermo, deciso reso in Sindarin con Bronwë. Il suo nome appare ne Il Silmarillion anche come epesse "titolo onorifico". Voronwë come elfo era relativamente giovane essendo nato nella Terra di Mezzo invece che in Valinor. Suo padre era un Noldo quindi parlante Quenya ma sua madre era un'elfa del Falas parlante Sindarin e parente di Círdan. Voronwë si considerava appartenente alla casata di Fingolfin. Voronwë è stato tra coloro che sono stati inviati da Turgon alla Baia di Balar, dopo la Battaglia delle Innumerevoli Lacrime. Il suo incarico era quello di chiedere aiuto a Círdan nella costruzione delle navi in modo tale che essi sarebbero stati in grado di raggiungere Valinor pregare in cerca di un aiuto dei signori dell'Occidente. Ma girovagò incantato per molto tempo in lande desolate. In seguito Voronwë, salì sulla nave costruita da Círdan e navigò verso l'Occidente. Tuttavia durante il viaggio una grande tempesta fece affondare la nave. Voronwë fu l'unico sopravvissuto, salvato dallo stesso Ulmo, signore del mare e gettato sulle coste vicino a Vinyamar, ove era nato. Venne accolto da Tuor e secondo il volere di Ulmo, lasciò insieme a quest'ultimo la città e si diresse a Gondolin. Dopo aver viaggiato per più di un mese, arrivarono nella città nascosta. Dopo questi avvenimenti non si sa più nulla di Voronwë, ma l'autore lascia presupporre che rimase a Gondolin, sopravvivendo alla sua caduta navigando in seguito verso occidente con Tuor.

Il capo delle guardie[modifica | modifica wikitesto]

Elfo silvano di Bosco Atro, capo delle guardie di re Thranduil al tempo della cattura dei nani diretti a Erebor, si ubriaca col maggiordomo Galion e viene derubato da Bilbo Baggins (uno hobbit) delle chiavi delle celle.

Gnomi[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli Elfi presenti nei Racconti ritrovati e nei Racconti perduti (in questo caso si parla di gnomi), si ricordano Ainairos (gnomo di Alqaluntë), Auredhir (figlio di Dior e Nimloth nei Racconti perduti), Ausir ( fanciullo presente a Mar Vanwa Tyaliéva (la Casetta del Gioco Perduto), Beren (gnomo nei Racconti perduti), Bruithwir (figlio di Maidros, padre di Fëanor nei Racconti ritrovati, Cuorpiccino (detto il Guardiano del Gong o Ilverin o Elfrith, figlio di Voronwë, abitante a Mar Vanwa Tyaliéva), Dairon (figlio di Thingol e Melian la Maia nei Racconti perduti]], menestrello. Corrisponde a Daeron, che però non è fratello di Tinúviel), Daurin (ucciso da Melko nell'assalto ai Due Alberi), Duilin padre di Flinding (nome di Gwindor nei Racconti perduti), Duilin (gnomo di Gondolin, signore della stirpe della Rondine), Egnor (detto Damrod lo Gnomo, Rog dagli orchi, padre di Beren nei Racconti perduti e poi Barahir, un uomo), Eltas (ospite a Mar Vanwa Tyaliéva), Evranin (nutrice di Elwing che nei Racconti perduti la fa fuggire da Menegroth con l'aiuto di Gereth), Evromord (guardiano della porta di Mar Vanwa Tyaliéva dopo Rúmil), Galweg (gnomo dei Rodothlim, padre di Failivrin nei Racconti perduti), Gamil Zirak (fabbro e maestro del nano Telchar), Gereth (che con l'aiuto di Evranin, fa fuggire Elwing da Menegroth nei Racconti perduti), Gilfanon (detto Gilfanon a Davrobel, gnomo di Tavrobel, abitante della Casa dei Cento Comignoli, ospite a Mar Vanwa Tyaliéva durante la permanenza di Eriol), Gimli (prigioniero di Tevildo Vardo Meoita), Hendor (gnomo di Gondolin, servitore di Idril, porta Eärendel (Eärendil) fuori dalla Torre durante la caduta della città), Ivárë (menestrello), Lindo (gnomo di Tol Eressëa, padrone di Mar Vanwa Tyaliéva), Mablon (detto l'Ilkorin, cade durante la Nírnaeth Arnoediad, affrontando i Balrog per coprire la ritirata di Turgon), Maidros (padre di Bruithwir), Meleth (gnoma di Gondolin, nutrice di Eärendel), Meril-i-Turinqi (gnoma di Tol Eressëa, figlia di Inwë, signora dell'isola nei Racconti ritrovati), Naimi (detta Éadgifu, gnoma di Tol Eressëa, sposa di Ælfwine/Eriol, madre di Heorrenda), Narthseg (gnomo del Doriath, tradisce Artanor presso i nani), Rimion (padre di Egnor), Rúmil (detto il Saggio, guardiano della porta di Mar Vanwa Tyaliéva), Tareg (detto l'Ilkorin, capitano di una schiera di elfi nei Racconti ritrovati), Tulkastor (padre di Vairë), Ufedhin (gnomo del Doriath, alleato dei nani, tradisce Tinwelint), Uolë Kúvion (detto l'Uomo della Luna), Vairë (gnoma di Tol Eressëa, figlia di Tulkastor, sposa di Lindo), Valwë (padre di Lindo) e Vëannë (detta Melinir da Eriol, gnoma bambina di Mar Vanwa Tyaliéva).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Silmarillion, Quenta Silmarillion, cap. III, p. 73, Bompiani, Milano, 2000.
  2. ^ a b Cuivienyarna - The Legend of the Awakening of the Quendi
  3. ^ Soronel - Libri di Tolkien - Cuivienyarna
  4. ^ J.R.R. Tolkien, Racconti incompiuti, Prima edizione, Milano, Bompiani, Ottobre 2013, p. 391.
  5. ^ J.R.R. Tolkien, Racconti incompiuti, Prima edizione, Milano, Bompiani, Ottobre 2013, p. 365, 369.
  6. ^ Traduzione amatoriale del testo inglese, inedito in Italia.
  7. ^ a b J.R.R. Tolkien, p. 355.
  8. ^ a b J.R.R. Tolkien, p. 359.
  9. ^ a b J.R.R. Tolkien, p. 363.
  10. ^ J. R. R. Tolkien. Christopher Tolkien (a cura di) The Peoples of Middle-earth. (in inglese) Boston, Houghton Mifflin, 1996. ISBN 0-395-82760-4
  11. ^ J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion, pp. 174 e 177, Bompiani, 2013
  12. ^ J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion, p. 183, Bompiani, 2013
  13. ^ J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion, p. 184, Bompiani, 2013
  14. ^ J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion, pp. 200, 212, 224, Bompiani, 2013
  15. ^ J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion, pp. 239-242 Bompiani, 2013
  16. ^ J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion, pp. 356 sg., Bompiani, 2013
  17. ^ J.R.R. Tolkien, p. 561.
  18. ^ J.R.R. Tolkien, p. 324.
  19. ^ «A questo punto, si dice che Gil-galad diede Narya, l'Anello Rosso, a Círdan, Signore dei Porti, ma più avanti si trova una nota a margine da cui risulta che lo tenne per sé finché non partì per la Guerra dell'Ultima AlleanzaJ.R.R. Tolkien, p. 324
  20. ^ «Isildur, infatti, si rifiutò di consegnarlo a Elrond e a Círdan che gli stavano accanto. Essi gli consigliarono di gettarlo immediatamente nel fuoco dell'Orodruin dove era stato forgiato, affinché potesse essere annientato e il potere di Sauron diminuito per sempre così che lui restasse soltanto un'ombra malvagia nel deserto. Ma Isildur rifiutò dicendo: "Voglio tenerlo come guidrigildo per la morte di mio padre e di mio fratello. Non sono stato forse io a infergere il colpo mortale al Nemico?". E l'Anello, che egli tenne, sembrò a Isildur straordinariamente bello a vedersi tanto da non poter tollerare che andasse distrutto.» J.R.R. Tolkien, p. 352
  21. ^ J.R.R. Tolkien, p. 352.
  22. ^ J.R.R. Tolkien, p. 329.
  23. ^ J.R.R. Tolkien, p. 427.
  24. ^ J.R.R. Tolkien, p. 325.
  25. ^ (EN) WHICH CHARACTERS FROM THE LORD OF THE RINGS MOVIES WILL APPEAR IN THE HOBBIT?, in periannath.com, 22 aprile 2009. URL consultato il 30 dicembre 2014.
  26. ^ (EN) Springsouth Actors Agency, in springsouth.co.nz. URL consultato il 30 dicembre 2014.
  27. ^ Nell'albero genealogico di Elwë nel Silmarillion, Eärwen è data come unica figli di Olwë, ma a pagina 60 si dice che ella aveva dei fratelli, dai nomi però sconosciuti. È probabile che Eärwen abbia fratelli e sorelle non registrati, e che Olwë avesse in realtà molti figli, e non uno solo.
  28. ^ ; egli era il comandante in capo della Casata delle Fontane, una delle dodici casate di nobili della città. Questo ruolo è ricoperto solo nei Racconti incompiuti (che contiene l'ultima, ma incompleta versione - si interrompe con l'arrivo di Tuor in città - del racconto della Caduta di Gondolin) e nella breve sintesi operata nel Silmarillion. Nella versione estesa più vecchia, presente nei Racconti perduti, il capo della guardia che accoglie Tuor non viene chiamato per nome, né correlato ad Ecthelion.
  29. ^ J. R. R. Tolkien, The History of Middle-earth (a cura di Christopher Tolkien), vol. XI: The War of the Jewels (Quendi and Eldar), pp. 409, 422.
  30. ^ J.R.R. Tolkien, Capitolo VI (libro II) - Lothlórien, pp. 448-449.
  31. ^ J.R.R Tolkien, Il Silmarillion, Quenta Silmarillion, Della rovina del Beleriand e della morte di Fingolfin, pag. 198.
  32. ^ J.R.R Tolkien, Il Silmarillion, Indice dei nomi, pag. 409.
  33. ^ (EN) Nimloth Colles, su Gazetteer of Planetary Nomenclature. URL consultato il 28 settembre 2015.

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