Narya

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«E quando si voltò e venne loro incontro, Frodo vide che Gandalf portava ora visibile al dito il Terzo Anello, Narya il Grande, e la pietra era rossa come fuoco.»

(Il ritorno del re - J. R. R. Tolkien)
Narya scritto in quenya

Narya (l'Anello di Fuoco o Anello Rosso) è uno degli Anelli del Potere descritti da J.R.R. Tolkien nelle opere letterarie ambientate nell'universo immaginario fantasy di Arda. Si tratta di uno dei tre anelli creati dagli elfi noldorin dell'Eregion. Il nome Narya trae origine da nàr che in lingua quenya significa fuoco[1].

Narya fu forgiato da Celebrimbor e dalla corporazione degli artigiani (Gwaith-i-Mírdain) di Eregion durante la Seconda Era, insieme agli altri due Anelli Elfici, Nenya e Vilya. Poiché Sauron non aveva avuto alcun ruolo nella loro creazione, i Tre Anelli non ne avevano subito l'influenza malvagia (restarono però in qualche modo ugualmente legati al potere dell'Unico Anello di Sauron), di conseguenza coloro che li portavano non potevano essere assoggettati alla volontà dell'Oscuro Signore[2].

Narya ha il potere di ispirare negli altri la resistenza alla tirannia, alla dominazione e alla disperazione, così come (in comune con gli altri due anelli) nell'avere il potere di nascondere il possessore dai remoti osservatori (eccetto da colui che possiede l'Unico) e nel donare resistenza al logorio del tempo[3].

Durante la guerra contro Sauron nella Seconda Era Celebrimbor affidò l'anello a Gil-galad. Quest'ultimo lo affidò poi a Círdan il Marinaio, signore dei Porti Grigi nell'estremo occidente[4][nb 1]. Nella Terza Era Círdan riconobbe la vera natura di Gandalf come un Maia di Valinor, e gli donò l'anello affinché potesse aiutarlo nel suo lavoro:

«"Prendi ora questo Anello", disse "perché le tue fatiche e le tue preoccupazioni saranno gravi, ma in tutte esso ti sosterrà e ti difenderà dalla prostrazione. Questo infatti è l'Anello del fuoco e chissà che con esso tu non riesca a riaccendere i cuori al valore di un tempo, in un mondo che va raggelandosi. Quanto a me, peraltro, il mio cuore è con il Mare e io dimorerò presso le rive grigie, a guardia dei Porti, finché l'ultima nave non sarà salpata. Quel giorno io attenderò te."»

(Círdan a Gandalf[3].)

Dopo la distruzione dell'Unico Anello e la sconfitta di Sauron, il potere di Narya scomparve del tutto insieme a quello degli altri Anelli del Potere. Gandalf portò Narya con sé sulla nave che dai Porti Grigi l'avrebbe condotto ad Ovest, accompagnato dai portatori degli altri due anelli.

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

La prima apparizione cinematografica di Narya è nella trilogia de Il Signore degli Anelli, durante il prologo iniziale del primo film, Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, al momento della donazione dei Tre Anelli ai signori degli Elfi (l'anello è appunto portato da Cirdan). Compare di sfuggita anche nel finale de Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re, quando Gandalf si appresta a partire per Valinor.

Narya compare anche nell'edizione estesa dell'ultimo film della trilogia cinematografica de Lo Hobbit, Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate. A Dol Guldur, il guardiano delle segrete nota che Gandalf ha con sé Narya e, dopo avergli chiesto informazioni sugli altri due Anelli elfici, cerca di tagliargli la mano per prendersi l'Anello. Tuttavia, arriva Galadriel, che, dopo averlo minacciato, lo disintegra sfruttando il potere di Nenya.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «A questo punto, si dice che Gil-galad diede Narya, l'Anello Rosso, a Círdan, Signore dei Porti, ma più avanti si trova una nota a margine da cui risulta che lo tenne per sé finché non partì per la Guerra dell'Ultima AlleanzaJ.R.R. Tolkien, p. 324
  1. ^ J.R.R. Tolkien, p. 450.
  2. ^ Vedi Anelli del Potere per un trattazione più approfondita del legame fra l'Unico e i vari anelli minori.
  3. ^ a b J.R.R. Tolkien, p. 363.
  4. ^ J.R.R. Tolkien, p. 324.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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