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Lettere (1914-1973)

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Lettere (1914-1973)
Titolo originaleThe Letters of J. R. R. Tolkien
Altro titoloLa realtà in trasparenza
AutoreJ. R. R. Tolkien
1ª ed. originale1981
1ª ed. italiana1990
Genereepistolario
Lingua originaleinglese

Lettere (1914-1973) è un epistolario che raccoglie 508 lettere scritte dall'autore inglese J. R. R. Tolkien tra il 1914 (quando aveva 22 anni) e il 1973, anno della sua morte. Fu pubblicato per la prima volta in Italia nel 1990 con il titolo La realtà in trasparenza. Nel 2018 è stato ripubblicato con una nuova traduzione e l'attuale titolo.[1][2][3]

La prima edizione dell'opera conteneva 354 lettere, ma nel 2023 è stata pubblicata in lingua inglese una nuova edizione ampliata, con l'aggiunta di altre 154 lettere, portando il totale a 508.[Nota 1] A tutto il 2025 però l'edizione italiana del libro non contiene ancora le nuove aggiunte.

Si tratta di una selezione delle lettere di J.R.R. Tolkien operata dal figlio Christopher, in collaborazione col biografo Humphrey Carpenter. Ricche di informazioni, spiegazioni e aneddoti sulla creazione dell'ambientazione dei suoi romanzi, le lettere di Tolkien offrono altresì uno spaccato della vita intima e familiare dello scrittore e dei suoi personali convincimenti e ideali. È considerata dagli esegeti tolkieniani un testo fondamentale per comprendere l'autore inglese.

Le lettere si possono suddividere in quattro categorie principali:

  1. Lettere personali alla moglie Edith, al figlio Christopher o agli altri figli
  2. Lettere sulla carriera di Tolkien come professore di lingua anglosassone
  3. Lettere all'editore Allen & Unwin
  4. Lettere riguardanti le proprie opere letterarie

Alcuni temi dell'opera

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Tra i principali temi trattati vi sono le due principali opere pubblicate da Tolkien in vita (Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli), la storia della Terra di Mezzo precedente ai due romanzi (allora ancora inedita), oltre che temi più generali quali il mito, la morte, la religione, l'attualità e altri ancora.

Le lettere ripercorrono la storia della pubblicazione dello Hobbit, soffermandosi anche sugli aspetti tecnici, per esempio i disegni delle mappe e delle illustrazioni, cui Tolkien attribuiva molta importanza. Una versione dell'opera, sia pure ancora incompleta, era già pronta nel 1932, quando fu letta dallo scrittore C.S. Lewis, amico di Tolkien. La scrittura di gran parte del testo avvenne a partire dal 1925, anno in cui Tolkien assunse l'incarico di professore di lingua anglosassone a Oxford, per i successivi sette anni. A quel periodo risalgono anche la stesura di due favole: Mr. Bliss e Il cacciatore di draghi, oltre che la cura del testo di un antico poema inglese, Sir Gawain e il Cavaliere Verde.[4]

Il Signore degli Anelli

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Tolkien comincia a scrivere Il Signore degli Anelli su richiesta dell'editore di poter pubblicare un seguito dello Hobbit. I primi capitoli risultano difficoltosi e la stessa trama della storia non è ancora ben delineata. A queste difficoltà si aggiungono una situazione economica non priva di problemi.[5]

In data 19 dicembre 1937, Tolkien scrive all'editore Allen & Unwin che il primo capitolo è stato concluso:

«Ho scritto il primo capitolo di una nuova storia sugli Hobbit: Una festa a lungo attesa. Buon Natale.»

Nel febbraio 1938, tale capitolo viene spedito all'attenzione di Rayner Unwin, figlio di Stanley. Così come era stato per Lo Hobbit, Tolkien chiede infatti a un bambino di fargli da critico, essendo tale opera destinata all'infanzia (almeno inizialmente).[6] Sei mesi dopo, tra momenti di creatività e altri momenti di stasi, Tolkien comunica all'editore di essere giunto al terzo capitolo, ma Rayner Unwin critica il testo asserendo che contiene troppo "linguaggio Hobbit", una valutazione che Tolkien riconosce essergli stata fatta anche da C.S. Lewis, e che quindi non può che considerare corretta.[7]

Nell'estate 1939 è documentato per la prima volta il titolo Il Signore degli Anelli, e alla fine di agosto è concluso il capitolo VII che «prosegue verso obiettivi imprevisti». È inoltre ormai chiaro che tale nuova opera è destinata agli adulti molto più che ai bambini, e che «in alcuni punti mi sembra molto migliore del precedente».[8] Entro la fine dell'anno, ormai alle soglie dello scoppio della Seconda guerra mondiale, Tolkien arriva al termine del capitolo XVI.[9]

Passano alcuni anni, e quando ormai la conclusione del conflitto mondiale non è lontana, Tolkien è ancora nel pieno del suo romanzo, perché

«sono necessarie molte riletture e ricerche. Ed è molto faticoso e difficile mettersi in movimento.»

Periodicamente, anzi, l'autore non nasconde fatica e frustrazione, come nell'agosto 1944:

«Sono assolutamente a corto di ispirazione per quanto riguarda l'Anello e sono fermo allo stesso punto di questa primavera, con tutta l'inerzia da superare. Che sollievo sarebbe riuscire a finirlo.»

Saranno tuttavia necessari ancora circa dieci anni (e una modifica nell'opera Lo Hobbit)[Nota 2] perché almeno la prima parte del romanzo possa vedere la pubblicazione, nel luglio 1954.[Nota 3][10]

Il Silmarillion

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La lettera 131 a Milton Waldman, del 1951, è un lungo e dettagliato racconto dell'intera storia del mondo da lui creato, narrata nel Silmarillion. Quest'ultimo ai tempi era ancora inedito e Tolkien avrebbe voluto pubblicarlo insieme al Signore degli Anelli, senza tuttavia riuscirci. Tale lettera è stata inserita come introduzione in alcune edizioni del Silmarillion.[11]

Le vicende storiche

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Nel 1938, in occasione della pubblicazione in Germania dello Hobbit, l'editore tedesco chiede a Tolkien se sia arisch, ossia di razza ariana. Questa è l'indignata risposta dell'autore:[Nota 4]

«Temo di non aver capito chiaramente che cosa intendete per arisch. Io non sono di origine ariana, cioè indo-iraniana [...] Ma se Voi volevate scoprire se sono di origine ebrea, posso solo rispondere che purtroppo non sembra che tra i miei antenati ci siano membri di quel popolo così dotato. [...] Non posso tuttavia trattenermi dall'osservare che se indagini così impertinenti e irrilevanti dovessero diventare la regola nelle questioni di letteratura, allora manca poco al giorno in cui un nome germanico non sarà più motivo di orgoglio.»

Nel 1941 Tolkien scrive al figlio Michael una lettera in cui tratta, tra l'altro, del suo amore per la letteratura. Da qui egli si lancia in un'invettiva contro Adolf Hitler, considerato distruttore dello stesso spirito germanico:

«Ho trascorso gran parte della mia vita, fin quando avevo la tua età [21 anni], a studiare germanistica. C'è molta più forza e veridicità nell'ideale "germanico" di quanto gente ignorante non immagini. [...] [Hitler] sta rovinando, pervertendo, distruggendo e rendendo per sempre maledetto quel nobile spirito nordico, supremo contributo all'Europa, che io ho sempre amato, e cercato di presentare in una giusta luce.»

La religiosità

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Riguardo alla religiosità propria e nelle proprie opere, Tolkien scrive:

«Il Signore degli Anelli è fondamentalmente un'opera religiosa e cattolica; all'inizio non ne ero consapevole, lo sono diventato durante la correzione. Questo spiega perché non ho inserito, anzi ho tagliato, praticamente qualsiasi allusione a cose tipo "la religione", oppure culti o pratiche, nel mio mondo immaginario. Perché l'elemento religioso è radicato nella storia e nel simbolismo.»

L'autore inoltre, sempre in riferimento al Signore degli Anelli, fa un riferimento alla divina provvidenza, laddove scrive che

«A quel punto prese il sopravvento l'altro potere: lo Scrittore della Storia (e non alludo a me stesso) "l'unica persona sempre presente che non è mai assente e mai viene nominata" (come ha detto un critico).»

L'eucatastrofe

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Una lettera del 1944 a Christopher Tolkien contiene il racconto del miracolo accaduto a un bambino gravemente malato che, andato a Lourdes, non aveva avuto alcun miglioramento, ma che, mentre tornava a casa, aveva mostrato segni di guarigione. Riguardo a questo, l'autore scrive:

«Ma la storia del ragazzino con la sua conclusione in apparenza triste e poi l'improvviso inaspettato lieto fine mi ha profondamente commosso [...]. E all'improvviso mi sono reso conto di cosa si trattasse: proprio quello che avevo cercato di scrivere e spiegare nel saggio sulle fiabe che vorrei tanto che tu avessi letto e che anzi ti manderò. Per questa situazione ho coniato la parola "eucatastrofe": l'improvviso lieto fine di una storia che ti trafigge con una gioia da farti venire le lacrime agli occhi (che io argomentavo essere il sommo risultato che una fiaba possa produrre). [...] La Resurrezione è la più grande "eucatastrofe" possibile nella più grande Fiaba [...]. Naturalmente non voglio dire che i Vangeli raccontano solo fiabe; ma sostengo con forza che raccontano una fiaba: la più grande.»

La Sesta e la Settima Era

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Secondo Tolkien, le vicende narrate nelle sue opere accadono in un'epoca mitica o immaginaria ma comunque ambientata sul pianeta Terra.[12] In alcuni scritti l'autore afferma che le tre Ere del suo mondo (e la Quarta che comincia alla fine del Signore degli Anelli) si ricollegano alla vera storia umana e farebbero dunque parte del nostro passato, arrivando a specificare che al giorno d'oggi ci troviamo forse alla fine della Sesta Era oppure nella Settima.[13]

Edizioni italiane

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  1. Le nuove lettere sono state inserite nell'epistolario in modo da non modificare la numerazione originale, aggiungendo una lettera "a" alle lettere interpolate. Per esempio, una lettera inserita tra la n°100 e la n°101, è stata numerata 100a.
  2. Nel capitolo V della prima edizione dello Hobbit, intitolato "Indovinelli nell'oscurità", Gollum desidera donare l'anello a Bilbo per essere stato battuto nella contesa a colpi di enigmi, tuttavia è dispiaciuto poiché non riesce più a trovarlo. Allora accompagna Bilbo fuori dalla caverna e i due si salutano amichevolmente. Non essendo più tale versione compatibile col nuovo romanzo, Tolkien afferma che
    «il modo adatto per aggirare la difficoltà sarebbe di aggiustare leggermente la storia originaria.»
  3. I progressi verso la pubblicazione possono essere seguiti nelle lettere 134-154.
  4. Tolkien in realtà scrisse due possibili risposte, dicendo al proprio editore Allen & Unwin di scegliere quale delle due inviare. La risposta riportata è l'unica oggi nota, il che fa pensare che l'altra sia stata quella effettivamente mandata in Germania.

Bibliografiche

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  1. Le Lettere di Tolkien finiscono fuori catalogo, su Tutto sul mondo di J.R.R. Tolkien e dintorni - Tolkien Society of Italy, 3 luglio 2013. URL consultato il 26 gennaio 2026.
  2. Tolkieniano Collection, Il 3 gennaio 2018 la nuova edizione delle "Lettere" di J.R.R. Tolkien, su tolkieniano.blogspot.it. URL consultato il 26 gennaio 2026.
  3. Dal 3 gennaio 2018 le lettere di Tolkien, su Associazione italiana studi tolkieniani, 5 settembre 2017. URL consultato il 26 gennaio 2026.
  4. Tolkien, p. 19; lettere 9-15.
  5. Lettere 21-40.
  6. Tolkien, pp. 34-35; lettera 21.
  7. Lettere 24, 26, 28, 33.
  8. Lettera 33.
  9. Lettera 37.
  10. Tolkien, p. 207; lettera 148.
  11. Tolkien, pp. 163-184.
  12. Lettere 165, 183, 294.
  13. Tolkien, p. 320; lettera 211.

Collegamenti esterni

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