Beleg

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Beleg
Universo Arda
Lingua orig. Inglese
Soprannome Arcoforte
Autore John Ronald Reuel Tolkien
Specie Elfo
Sesso Maschio
Etnia Sindar

Beleg è un personaggio di Arda, l'universo immaginario creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. È un Elfo Sindarin vissuto nel Beleriand durante la Prima Era dei Figli di Ilúvatar, e viene spesso ricordato con i nomi di Beleg Cúthalion e Beleg Arcoforte.

Il nome Beleg significava "forte", ed egli sempre cingeva un possente arco a cui aveva dato il nome di Belthronding, ed una freccia chiamata Dailir. L'epessë Cúthalion in Sindarin veniva tradotto appunto Arcoforte, data la sua straordinaria abilità con arco e frecce.

Beleg servì Thingol, Re del Doriath, ed era, assieme a Mablung, il più grande dei capitani del regno, essendo un cacciatore instancabile. Partecipò infatti alla caccia del grande lupo Carcharoth.

Al servizio del Doriath[modifica | modifica wikitesto]

Beleg guidava la difesa dei confini del reame del Doriath, a capo di un ristretto numero di elfi, in quanto Capitano dei Guardiani delle Marche del regno. Avendo egli grande autorità, quando una legione di Orchi penetrò nel Brethil, Beleg si ritrovò a comandare i guerrieri dei Sindar ed anche Halmir e gli arcieri degli Haladin nella battaglia che vi fu. Egli inoltre guidò le prime linee nella battaglia contro le truppe degli Orchi di Boldog nella Marca Settentrionale. Successivamente sconfisse anche degli Orchi che stavano per invadere il Dimbar.

Si diceva che Beleg non avesse rivali nella caccia, nell'inseguimento ed in ogni altra abilità che concernesse boschi e foreste. Era maestro nell'uso di arco, spada, ascia e lancia, avendo un'abilità quasi magica nell'adoperare qualsiasi tipo di arma. Il suo arco, Belthronding , era fatto di tasso nero, mentre la corda era ricavata da tendini di orso, e solo Beleg sarebbe stato in grado di tenderlo. Possedeva inoltre una freccia, chiamata Dailir, che riusciva sempre a ritrovare dovunque fosse stata scagliata. Beleg cingeva inoltre la magica spada Anglachel, che oltre ad avere parola propria veniva affilata con una magica canzone. Si diceva inoltre che Beleg fosse un abile guaritore.

Con Túrin[modifica | modifica wikitesto]

Più tardi Beleg divenne grande amico di Túrin Turambar, quando questi venne nel Doriath, accudito come un figlio da Re Thingol, essendo fuggito dalla terra natìa del Dor-lómin, ove imperversavano le perseguitazioni degli Orientali. Quando Túrin lasciò il Doriath, Beleg ebbe il permesso da parte del re di seguirlo in esilio, cingendo Anglachel, la Spada Nera forgiata da Eöl e data come tributo a Thingol. Dopo un lungo inseguimento, Beleg trovò Túrin ad Amon Rhûd, e venne torturato dai fuorilegge finché lo stesso Túrin, loro capo, non tornò e lo liberò. In quel torno di tempo Beleg e Túrin, che ora vestiva l'Elmo-di-Drago del Dor-lómin, divennero abili capitani negli scontri contro le forze di Morgoth, e la terra ove dimoravano era detta Dor Cúarthol, Terra di Arco ed Elmo.

Quando Túrin fu infine catturato dagli Orchi, Beleg si lanciò all'inseguimento e, trovato Gwindor (prigioniero fuggito dalle grinfie di Morgoth) nella Taur-nu-fuin, i due sbaragliarono la schiera nemica liberando Turambar. Túrin viene così trasportato in segreto fuori dal campo, esausto dormiva ancora con i polsi e i piedi legati. Beleg recuperò la spada per recidergli immediatamente i legami. Prima tagliò quelli intorno ai polsi, e poi mentre cercava di liberargli le caviglie, a causa dell'oscurità mancò il colpo e ferí il piede di Túrin. Egli si destò impaurito e istintivamente, tradito anche dall'oscurità, vide una figura curva su di sé, con la spada alla mano, e sentendo l'acuto dolore al piede pensò che si trattasse di un orco pronto ad ucciderlo. Túrin accorgendosi di avere le mani libere, afferrò la spada Anglachel e trafisse la gola a Beleg. Fu questa la fine di Beleg, e subito dopo Túrin si sarebbe avventato anche su di Flinding, se non fosse stato che lo gnomo arretrò di scatto, facendo così scivolare il cappuccio mostrando la sua faccia, che venne illuminata dalla luce della lampada. Finding cominciò a pregarlo nella lingua degli Gnomi di trattenere la mano e di non uccidere gli amici. Udendo queste parole Túrin si bloccò e scorse alla luce della lampada il volto bianco di Beleg ai suoi piedi con la gola squarciata. Túrin ne restò disperato, come pietrificato. Flinding cercò di richiamare l'amico, gridandogli che gli orchi sarebbero arrivati presto. Gli orchi infatti erano in agitazione perché le grida di dolore di Túrin erano riuscite a giungere fino a loro. Flinding quindi scosse Túrin cercando di farlo tornare in sé altrimenti sarebbe morto. Túrin allora gli obbedisce, ancora perso per la morte del suo compagno (che aveva deciso di andare a cercarlo, parecchio oltre qualunque regione a lui nota, e che per amore di Túrin aveva continuato ad avanzare, cercandolo). Túrin si chinò su Belen e gli baciò le labbra. Flinding e Túrin riuscirono a scappare, liberandosi dall'inseguimento. Allora Túrin lasciò scorrere torrenti di lacrime, e pianse amaramente per il suo compagno. Questo dolore gravò su Tùrin per tutta la vita , e il segno di quella sofferenza non lo abbandonò mai completamente.

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