Ered Nimrais

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Ered Nimrais
Altri nomi Monti Bianchi
Tipo Catena montuosa
Ideatore John Ronald Reuel Tolkien
Appare in Il Signore degli Anelli
Racconti incompiuti
Caratteristiche immaginarie
Pianeta Arda
Continente Terra di Mezzo
Regione Gondor

Ered Nimrais (Monti dei Corni Bianchi o Monti Bianchi) sono una catena montuosa di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien.

Si trovano nella regione di Gondor, nella Terra di Mezzo sud-occidentale.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Monti dei Corni Bianchi deriva dal profilo acuminato delle cime montuose e dai numerosi ghiacciai perenni. La presenza di nevi perenni, nonostante il clima temperato della regione di Gondor e Rohan, suggerisce l'altezza elevata di questa catena montuosa.

La catena, priva di valichi, si snoda prevalentemente in senso est-ovest, ma esiste anche un settore settentrionale, che è separato dalla catena principale degli Hithaeglir (Montagne Nebbiose) dalla depressione detta Breccia di Rohan.

Molti fiumi sgorgano lungo i Monti Bianchi, fra loro l'Adorn (un affluente dell'Isen), l'Acquaneve e il Rivo Mering (affluente dell'Entalluvio), e nel lato sud, l'Erui, affluente dell'Anduin, il Ringló e il suo affluente Ciril, il quale insieme al Morthond entrano nella Baja di Belfalas nell'Edhellond vicino Dol Amroth; il Lefnui di Anfalas, e i Cinque Fiumi del Lebennin.

I picchi più importanti sono Irensaga ("segaferro") e Starkhorn. Nelle vicinanze dello Starkhorn troviamo un altro monte, il Dwimorberg, il cui versante orientale, nella valle scavata dal fiume Acquaneve, ospita l'entrata del Sentiero dei Morti, un passaggio che si estende al di sotto dei Monti Bianchi, infestato dai Morti di Dunclivo.

I Monti Bianchi costituiscono il confine settentrionale del regno di Gondor e il confine meridionale di Rohan, eccetto che nella regione più orientale. L'Anórien, infatti, permane una provincia di Gondor pur stendendosi a nord delle montagne.

All'estremità orientale della catena, sulle pendici orientali del monte Mindolluin, sorge la città di Minas Tirith. Le Torri di guardia di Gondor sono poste sulle cime dei sette monti della catena: Amon Dîn, Eilenach, Nardol, Erelas, Min-Rimmon, Calenhad e Halifirien.

Popoli degli Ered Nimrais[modifica | modifica wikitesto]

Dunlandiani[modifica | modifica wikitesto]

Nella Seconda Era, le pendici dei Monti Bianchi e le vallate del Calenardhon vennero colonizzate da un popolo di uomini bellicosi (denominati Enedwaith dai Númenoreani) di cui sono tramandate scarse notizie e i resti di grandi fortezze di pietra. Questi uomini scomparvero dalla Terra di Mezzo, prima della venuta dei Dúnedain, ma i Dunlandiani sono ritenuti tra i loro discendenti, assieme ad altre popolazioni.

Al tempo della fondazione di Gondor da parte dei Dúnedain, i Dunlandiani erano da tempo divisi. Una parte consistente era emigrata verso nord, alcuni giungendo a stabilirsi nella terra di Brea, ma in gran parte colonizzando le alture collinari a ridosso delle pendici occidentali delle Montagne Nebbiose tra i fiumi Inondagrigio e Isen. Questa terra viene chiamata Dunland (alte colline) dagli uomini di Rohan. Da sempre ostili ai Rohirrim, che consideravano invasori della loro antica terra (il Calenhardon), i Dunlandiani si allearono, durante la Guerra dell'Anello, con l'istari Saruman, per muovere guerra alla gente di Rohan.

I morti di Dunclivo[modifica | modifica wikitesto]

Non tutti i Dunlandiani emigrarono verso nord. Una parte continuò a vivere in luoghi come Dunclivo e strinse alleanza con la gente di Gondor.

Erano di questa stirpe i morti che infestavano le antiche fortezze scavate nella roccia presso Dunclivo; Dunlandiani che, pur avendo giurato fedeltà a Isildur, avevano tradito in tempo di guerra, rifiutando di battersi contro Sauron. Gli spiriti di questi uomini rimasero maledetti per molti secoli, infestando il luogo, fino a che, negli ultimi anni della Terza Era, Aragorn, legittimo erede di Isildur, convinse i morti a rispettare l'antico giuramento infranto e, servendosi di loro, riuscì a capovolgere le sorti della Battaglia dei Campi del Pelennor.

Drúedain o Woses[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Drúedain.

I Drúedain, chiamati Woses (“Uomini Selvaggi”) dai Rohirrim, sono un popolo silvano che un tempo abitava i boschi e le vallate degli Ered Nimrais. Perseguitati per il loro aspetto grottesco e primitivo, nella Terza Era si sono ormai ritirati nella Foresta Drúadana dell'Anórien e se ne sospetta la sopravvivenza presso l'estremo lembo occidentale dei Monti Bianchi, sul promontorio di Andrast.[1] Bassi, tozzi e schivi, vivono separati dalle altre razze ma durante la Guerra dell'Anello hanno offerto il loro supporto all'esercito di Théoden di Rohan,[2] ottenendo in cambio la cessazione di ogni vessazione e la piena sovranità territoriale.[3]

Uomini Púkel[modifica | modifica wikitesto]

Sono chiamate in questo modo dai Rohirrim le misteriose creature raffigurate nei Púkel, immobili guardiani di pietra delle numerose porte del complesso sotterraneo di Dunclivo. Per quanto nulla di sappia dei costruttori di Dunclivo, la somiglianza fisica fra i Púkel e i Drúedain lascia intuire una qualche sorta di rapporto di parentela.[4]

Dunclivo[modifica | modifica wikitesto]

Un ampio tavolato roccioso sul versante orientale del monte Dwimorberg, raggiungibile solo attraverso uno stretto ed esposto passaggio. Dunharrow ospitava diversi rifugi scavati nella roccia, un esteso e labirintico agglomerato sotterraneo di sale, corridoi e porte, risalente alla Seconda Era. Nella Terza Era, viene utilizzato dai Rohirrim come rifugio in caso di invasione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ John Ronald Reuel Tolkien, Racconti incompiuti, Milano, Bompiani, 2015, pp. 574-575, ISBN 88-452-7403-9.
  2. ^ John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli, Milano, Bompiani, 2013, pp. 898-903, ISBN 978-88-452-9261-3.
  3. ^ John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli, Milano, Bompiani, 2013, p. 1051, ISBN 978-88-452-9261-3.
  4. ^ John Ronald Reuel Tolkien, Racconti incompiuti, Milano, Bompiani, 2015, p. 576, ISBN 88-452-7403-9.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli, Milano, Bompiani, 2013, ISBN 978-88-452-9261-3.
  • John Ronald Reuel Tolkien, Racconti incompiuti, Milano, Bompiani, 2015, ISBN 88-452-7403-9.
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