Battaglia dei cinque eserciti

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Battaglia dei cinque eserciti
parte della Guerra tra nani e orchi
Battaglia cinque eserciti.png
L'inizio della battaglia nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson
Data23 novembre 2941 T.E.
LuogoPendici della Montagna Solitaria
CausaUccisione del Grande Orco da parte dì Gandalf
EsitoSconfitta degli orchi nel nord delle Terre Selvagge
Modifiche territorialiI nani riconquistano Erebor e ricreano il Regno sotto la Montagna
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Oltre 500 guerrieri nani

1000 fanti ed arcieri elfici
200 soldati umani

Aquile[1]
Vasto esercito preponderante rispetto alle altre forze, dunque almeno 10000 unità
Perdite
Piuttosto ingenti, almeno 500Oltre tre quarti degli orchi del nord, almeno 8500
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La battaglia dei cinque eserciti è un avvenimento di Arda, l'universo immaginario fantasy ideato dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien, per il romanzo Lo Hobbit.

La battaglia prende nome dai cinque eserciti che vi presero parte, quelli di uomini, elfi, nani, orchi e mannari. Alla battaglia presero inoltre parte le Aquile e Beorn.

Creazione[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia dei cinque eserciti non era originariamente prevista. Infatti, nelle prime bozze de Lo Hobbit, Thorin sopravviveva e diventava Re sotto la Montagna dopo essersi riappacificato con gli uomini e gli elfi[2]. Tolkien decise solo in seguito di creare la battaglia[3].

Schieramenti[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo all'esercito degli elfi comandati da re Thranduil, Tolkien si limita a dire che è formato da guerrieri che brandiscono lance e spade[4] e da migliaia[5] di arcieri.

La stessa composizione è indicata per gli uomini di Pontelagolungo comandati da Bard l'Arciere. Hanno a disposizione arcieri[6] e soldati «armati di lunghe spade»[5]. Tolkien specifica che l'esercito di Bard è formato da «tutti gli uomini d'arme che erano ancora in vigore»[7].

Un po' più preciso Tolkien parla dello schieramento dei nani comandati da Dáin II Piediferro:

«Dáin era arrivato. [...] Ogni nano del suo popolo era rivestito di un usbergo di maglia d’acciaio che gli arrivava fino alle ginocchia, e le gambe erano coperte da schinieri fatti di una lega metallica e flessibile, il cui segreto era prerogativa del popolo di Dáin. [...] In battaglia brandivano delle doppie piccozze; ma ciascuno di loro aveva al fianco anche una spada corta e larga, e uno scudo rotondo gli pendeva dietro la schiena. [...] Portavano scarpe ferrate, di ferro erano i loro elmi, e i loro volti erano spietati.»

(J. R. R. Tolkien, Lo Hobbit[8].)

L'esercito formato da orchi e mannari capeggiato da Bolg è anticipato dall'arrivo di alcuni pipistrelli:

«Presto il temporale passò, rombando, verso sud-est; ma la nube di pipistrelli, volando più bassa, giunse sopra lo schienale della Montagna e volteggiò su di loro togliendo la vista della luce e riempiendoli di terrore.»

(J. R. R. Tolkien, Lo Hobbit[9].)

Tolkien specifica che gli stendardi degli orchi sono «rossi e neri»[9] e che questo esercito è il più temibile e vasto dei cinque. Di questo schieramento fa parte anche la guardia del corpo di Bolg, formato da «grandi orchi dalle scimitarre d'acciaio»[10].

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia dei cinque eserciti si svolge ai piedi della Montagna Solitaria. Dopo la morte del drago Smaug, Thorin Scudodiquercia e la sua compagnia si impossessano del suo tesoro. Gli elfi di Thranduil e gli uomini di Pontelagolungo comandati da Bard raggiungono la Montagna Solitaria per reclamare parte del tesoro come risarcimento dei danni causati dal drago e come ricompensa per averlo ucciso. Thorin, che non intende dividere il suo oro con nessuno, invoca, grazie ai corvi imperiali, l'aiuto di suo cugino Dáin II Piediferro e del suo esercito[11]. Dáin giunge con il suo esercito e si appresta a combattere contro gli elfi e gli uomini, ma Gandalf interrompe l'imminente battaglia:

«"Fermi!" gridò Gandalf, che subitamente apparve, isolato, in piedi e con le braccia levate, fra i nani che avanzavano e le schiere che li aspettavano. "Fermi!" egli gridò con voce tonante, e il suo bastone fiammeggiò con un bagliore simile a quello del fulmine. "Il terrore è calato su tutti voi! Ahimé! È arrivato più presto di quanto immaginavo. Gli orchi sono su di voi! Sta arrivando Bolg dal nord, o Dáin! Il cui padre ammazzasti a Moria. Ecco! I pipistrelli sono sopra al suo esercito come una marea di cavallette. Ed essi montano i lupi, e i mannari sono al loro seguito!"»

(J. R. R. Tolkien, Lo Hobbit[12].)

Gli orchi, infatti, allettati dalla possibilità di impossessarsi del tesoro e di vendicarsi dei nani, raggiungono la Montagna Solitaria, sbucando da passaggi sotterranei dal Monte Gundabad[13]. A capo degli orchi c'è Bolg, figlio di Azog, ucciso da Dáin durante la battaglia di Azanulbizar[12].

Elfi, uomini e nani, dunque, decidono di allearsi contro gli orchi. Ha così inizio la battaglia dei cinque eserciti.

«Così cominciò una battaglia che nessuno si era aspettato; e fu chiamata la battaglia dei cinque eserciti, e fu tremenda. Da un lato c'erano gli orchi e i lupi selvaggi, e dall'altro c'erano elfi, uomini e nani.»

(J. R. R. Tolkien, Lo Hobbit[12])

Uniti per sconfiggere il nemico comune, gli elfi, gli uomini e i nani decidono di attirare gli orchi tra i contrafforti della Montagna e di poter occupare i grandi speroni a sud e ad est.[14] I primi ad attaccare sono gli elfi, prima con lance e spade e in seguito con una pioggia di frecce. I nani e gli uomini attaccano per secondi, costringendo gli orchi alla fuga[5]. La battaglia sembra già conclusa, ma un nuovo contingente di orchi si abbatte su elfi, uomini e nani, riaprendo le sorti dello scontro[5][10]. In seguito arriva anche una schiera di mannari, a cui segue la guardia del corpo di Bolg, «grandi orchi dalle scimitarre d'acciaio»[10].

«Improvvisamente ci fu un grido fortissimo, e dalla Porta venne uno squillo di tromba. Avevano tutti dimenticato Thorin! Parte del muro, scalzato da leve, crollò e cadde nella pozza. Il Re sotto la Montagna balzò fuori, e i suoi compagni lo seguirono. Cappuccio e mantello erano spariti; erano tutti rivestiti di abbaglianti armature, e dai loro occhi divampava una luce rossa. Nella penombra il grande nano brillava come oro in un fuoco morente. Dall'alto, gli orchi fecero rotolare su di loro dei macigni, ma essi resistettero, superarono le cascate, e si precipitarono a dar battaglia. Lupi e cavalieri caddero o fuggirono davanti a loro. Thorin assestava con la sua ascia colpi possenti, e sembrava invulnerabile. "A me! A me! Elfi e uomini! A me! o miei consanguinei" egli gridò, e la sua voce squillava come un corno nella vallata. Tutti i nani di Dáin si precipitarono in suo aiuto, senza badare allo schieramento.»

(J. R. R. Tolkien, Lo Hobbit[10])

Improvvisamente, da Erebor, esce allo scoperto Thorin Scudodiquercia, seguito dalla sua compagnia. Questi riescono ad infrangere le schiere avversarie ma non avendo una buona copertura sono accerchiati da tantissimi orchi e quando arrivano da Bolg e dalle sue imponenti guardie, Thorin si trova praticamente da solo contro di lui e viene ferito gravemente[15].

Fortunatamente arrivano le aquile[16]. che liberano dagli Orchi i combattenti sulla montagna[17]. Questi vanno in soccorso di Thorin, ma con scarsi risultati per l'esito della battaglia che è ancora tutto in favore degli orchi. Solo l'arrivo di Beorn sotto forma di orso, arrivato «nessuno sapeva come o da dove», sovverte le sorti dello scontro. In preda ad una cieca furia, il mutapelle abbatte nemici su nemici, salva Thorin e uccide Bolg[18]. Gli orchi si disperdono e la battaglia è vinta ma molti sono i lutti, fra cui lo stesso Thorin che si riconcilia con Bilbo sul letto di morte ed i suoi nipoti Fíli e Kíli, morti nell'intento di proteggere lo zio[19].

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Le conseguenze principali di questa battaglia sono il risorgere del Re sotto la Montagna e del Regno di Dale e l'uccisione di gran parte degli orchi intervenuti nella battaglia.

La morte di un così gran numero di orchi e del drago alato Smaug evita che questi possa portare aiuto a Sauron, che è stato attaccato su decisione del Bianco Consiglio per liberare Dol Guldur. Tale attacco viene appunto accuratamente pianificato da Gandalf in modo che Sauron e Smaug non possano aiutarsi a vicenda, come altrimenti avrebbero di sicuro fatto.

Più in generale la vittoria per le Razze Libere della Terra di Mezzo nella battaglia dei cinque eserciti rende più sicura la zona durante la Guerra dell'Anello (la Montagna Solitaria diventa il luogo in cui si fortificarono i nani e gli uomini di Dale, assediati dalle forze di Mordor), e consente loro di fronteggiare meno nemici durante la Guerra dell'Anello. Anche il mutatore di pelle Beorn trae giovamento dalla riduzione del numero di orchi successivo alla battaglia e sembra che sia riuscito a radunare sotto la sua guida un consistente numero di uomini, chiamati Beorniani. Il territorio da lui dominato si estende da Bosco Atro fino alle montagne nebbiose.

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia dei cinque eserciti compare in tutti gli adattamenti cinematografici, radiofonici e televisivi de Lo Hobbit. Nel film animato The Hobbit prodotto da Rankin/Bass ci sono solo due differenze:

  • Nel film, non compaiono i mannari, che nel libro hanno un ruolo cruciale, e sono le Aquile a rappresentare il quinto esercito.

La battaglia dei cinque eserciti è al centro della trama nel terzo e conclusivo capitolo dell'omonima trilogia cinematografica de Lo Hobbit, diretto da Peter Jackson. Le differenze tra romanzo e film sono significative:

  • Nel film, gli orchi sono inviati a Erebor da Sauron, mentre nel libro raggiungono la Montagna Solitaria per conquistare il tesoro e vendicarsi dei nani.
  • Nel film, ci sono due eserciti distinti degli orchi: il primo è guidato in battaglia da Azog, che nel libro è stato ucciso da Dáin nella battaglia di Azanulbizar, mentre Bolg guida l'esercito proveniente dal Monte Gundabad.
  • Nel romanzo nessuno è al corrente dell'arrivo degli orchi (a parte Gandalf), mentre nel film Gandalf, Legolas e Tauriel (questi ultimi due assenti nel libro) ne sono al corrente e cercano di mettere in guardia le forze del bene, ma con scarso successo.
  • Rispetto al libro, all'armata degli orchi sono aggiunti i Troll, che svolgono svariate mansioni, da catapulte ad arieti di sfondamento, e i Mangiaterra, enormi vermi che scavano gallerie sotterranee divorando il terreno. Gli orchi riescono a passare inosservati proprio grazie alle gallerie sotterranee costruite dai Mangiaterra.
  • Nella versione estesa, prima dell'arrivo degli orchi, si ha un vero e proprio scontro fisico tra elfi e nani, mentre nel libro non si arriva a questo, Thranduil stesso che nel film fa iniziare lo scontro sottolinea nel libro il suo disinteresse per una guerra con i nani per il possesso del tesoro.
  • Nel libro si combatte nella valle e, marginalmente, a Collecorvo, mentre nel film si combatte anche nelle rovine di Dale e Collecorvo è il punto da cui Azog comanda le truppe.
  • Nella versione estesa, Thorin viene scortato a Collecorvo da Balin, Dwalin, Fíli e Kíli, che sono a bordo di un carro. Nel libro, non si fa alcun cenno ai carri né all'arrivo di questi a Collecorvo.
  • Nel film, contrariamente al romanzo, Fíli e Kíli non muoiono per difendere lo zio ferito a morte, ma vengono uccisi rispettivamente da Azog e da Bolg. Thorin, invece, muore ucciso da Azog, dopo essere riuscito a ferire a morte per primo l'orco.
  • Nel film, contrariamente al romanzo, le Aquile raggiungono il campo di battaglia perché chiamate da Radagast il Bruno (assente nel romanzo).
  • Nel romanzo, Beorn salva Thorin e uccide Bolg. Nel film, invece, il suo ruolo è minore: giunge a dorso di una delle Aquile insieme a Radagast, per poi trasformarsi in orso e uccidere diversi orchi. Ad uccidere Bolg, invece, è Legolas.
  • Nel romanzo Bilbo infilatosi l'anello assiste alla battaglia da una torre di guardia, finché colpito da un masso alla testa non perde i sensi e si risveglia a battaglia finita, mentre nel film va prima a Dale con Gandalf, dirigendosi poi a Collecorvo per avvisare i nani che vi si trovavano dell'arrivo di un secondo esercito degli orchi.
  • Nel film, per enfatizzare la storia d'amore tra Kili e Tauriel e l'arroganza e impassibilità di Thranduil, quest' ultimo, venuto a conoscenza dell'ammontare delle sue perdite decide di ritirarsi, Tauriel tenterà invano di opporsi alla decisione del suo re, minacciandolo e venendo a sua volta umiliata, decide quindi di recarvisi sola con Legolas.
  • Una volta uscito dalla Montagna, Thorin secondo il romanzo viene affiancato da Uomini, Elfi e Nani, nell'adattamento cinematografico solo Dain e i rimanenti Nani lo aiutano (gli Elfi e gli uomini sono tutti a Dale).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Forse, approssimativamente, 2000 soldati
  2. ^ Rateliff,  pp. 375-376.
  3. ^ Rateliff,  pp. 713-715.
  4. ^ «Lance e spade brillavano nella penombra con un gelido bagliore di fiamma, tanto mortale era l'ira delle mani che le reggevano». J.R.R. Tolkien, Capitolo 17 - ... e scoppia il temporale, pp. 318
  5. ^ a b c d J.R.R. Tolkien, Capitolo 17 - ... e scoppia il temporale, p. 318.
  6. ^ J.R.R. Tolkien, Capitolo 17 - ... e scoppia il temporale, p. 314.
  7. ^ J.R.R. Tolkien, Capitolo 14 - Acqua e fuoco, p. 289.
  8. ^ J.R.R. Tolkien, Capitolo 17 - ... e scoppia il temporale, p. 313.
  9. ^ a b J.R.R. Tolkien, Capitolo 17 - ... e scoppia il temporale, p. 317.
  10. ^ a b c d J.R.R. Tolkien, Capitolo 17 - ... e scoppia il temporale, p. 319.
  11. ^ J.R.R. Tolkien, Capitolo 15 - Le nuvole si addensano, p. 293.
  12. ^ a b c J.R.R. Tolkien, Capitolo 17 - ... e scoppia il temporale, p. 316.
  13. ^ L'ultima propagine delle Montagne Nebbiose prima delle Montagne Grigie dove è la capitale degli orchi del nord, nella versione italiana è anche Monte Guerrinferno
  14. ^ J.R.R. Tolkien, Capitolo 17 - ... e scoppia il temporale, pp. 316-317.
  15. ^ J.R.R. Tolkien, Capitolo 17 - ... e scoppia il temporale, p. 320.
  16. ^ J.R.R. Tolkien, Capitolo 17 - ... e scoppia il temporale, p. 321.
  17. ^ J.R.R. Tolkien, Capitolo 18 - Il viaggio di ritorno, p. 325.
  18. ^ J.R.R. Tolkien, Capitolo 18 - Il viaggio di ritorno, p. 326.
  19. ^ J.R.R. Tolkien, Capitolo 18 - Il viaggio di ritorno, p. 327.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) John D. Rateliff, The History of the Hobbit, Part 1: Mr. Baggins, Houghton Mifflin Harcourt, 2007, ISBN 978-0-618-96847-3.
  • J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit, Adelphi, 1989, ISBN 88-459-0688-4.
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