Vespero

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Vespero
Mengs, Hesperus als Personifikation des Abends.jpg
Hesperus di Anton Raphael Mengs (1765)
Nome orig.Ἓσπερος
Epiteto"Stella della sera"
SessoMaschio
ProfessioneDivinità della luce

Vespero (in greco antico: Φωσφόρος, Phōsphoros) o Hesperus è un personaggio della mitologia greca dio personificazione della luce e figlio del titano Astreo e della dea Eos[1].

Genealogia[modifica | modifica wikitesto]

Come nel caso del suo corrispondente Phosphoros, il latino Ovidio gli attribuisce la paternità di Dedalione[2] e di Ceice[3][4] ed il grammatico latino Servio Mario Onorato gli attribuisce anche la paternità delle Esperidi[1].
Igino inoltre aggiunge Leuconoe[5] e cambia il nome del padre da Astreo a Cefalo[6].
Va considerato però che questa discendenza viene scritta da latini che ripresero parte della mitologia greca e che tra gli scritti degli autori greci più antichi non risultano le discendenze qui indicate.

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Vespero rappresenta la luce del pianeta Venere che poco prima del tramonto diventa luminoso e spesso rimane visibile fino al sopraggungere della luce delle stelle ed è stato raffigurato come un bambino nudo che trasporta una torcia splendente.

Phosphorus ed Hesperus, ognuno con la sua torcia.

Mentre in una fase iniziale la Stella della Sera (chiamato Hesperus dai greci e che divenne Vespero per i latini) e la Stella del Mattino (chiamata in genere Phosphoros) erano considerati come due oggetti celesti differenti, in seguito i popoli dell'Antica Grecia compresero che i due erano la stessa cosa, pur continuando però a considerarli come due entità distinte.
Fu Pitagora ad identificare nel pianeta Venere sia la stella della sera (Vespero), che quella del mattino (Phosphoros).

Più tardi, nella mitologia romana Phosphoros ed Hesperus vennero identificati come una singola divinità che prese il nome di Vespero (oppure Lucifero), inteso come "Portatore di luce".

Lucifero infine, divenne la personificazione del Demonio a causa dell'influenza del cristianesimo.

Francesco Guccini lo cita nella canzone Bisanzio inserita nell'album Metropolis.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Hesperus su theoi.com (In inglese)
  2. ^ Ovidio, Le Metamorfosi XI. 289 su theoi.com (In inglese)
  3. ^ Ovidio, Le Metamorfosi XI. 266 su su theoi.com (In inglese)
  4. ^ Ovidio era un latino quindi chiama Phosphoros con il nomi latini di "Lucifer" oppure "Vespero"
  5. ^ Igino, Fabulae, CLXI su theoi.com (In inglese)
  6. ^ Igino, Astronomica, II, 42 (Planets) su theoi.com (In inglese)

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