Carlo Ludovico Ragghianti
| Carlo Ludovico Ragghianti | |
|---|---|
| Sottosegretario alla Pubblica istruzione | |
| Durata mandato | 21 giugno 1945 – 10 dicembre 1945 |
| Monarca | Vittorio Emanuele III |
| Presidente | Ferruccio Parri |
| Gruppo parlamentare | Partito d'Azione |
| Dati generali | |
| Partito politico | Partito d'Azione |
Carlo Ludovico Ragghianti (Lucca, 18 marzo 1910 – Firenze, 3 agosto 1987) è stato uno storico dell'arte, critico d'arte, politico, critico cinematografico, antifascista e partigiano italiano.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]I natali, la formazione e la prima attività
[modifica | modifica wikitesto]Carlo Ludovico Ragghianti nacque a Lucca il 18 marzo 1910 da Francesco, geometra, e da Maria Cesari, secondo figlio della coppia dopo la sorella Erminia.[1][2]
A Lucca, città appartata ma nobilitata da un patrimonio culturale straordinario che definì «per la sua varietà e complessità», nonché da una importante tradizione erudita espressa nelle persone di Eugenio Lazzareschi e Augusto Mancini, svolse gli studi giovanili.[1]
Studiò approfonditamente la letteratura francescana e quella risorgimentale, grazie alla mediazione rispettivamente di Giovanni Semeria e dell’opera “Doveri dell’Uomo” di Giuseppe Mazzini; conobbe e frequentò artisti locali come Arturo Daniele, al quale dedicò la prima pubblicazione del 1928. A causa della sua opposizione al regime, venne bastonato dai fascisti e pertanto suo padre decise il trasferimento di Ragghianti a Firenze, dove, nel 1927, quando stava frequentando la terza classe del liceo, conobbe Eugenio Montale, che gli fece scoprire e leggere le opere di James Joyce. Successivamente, nell'ambiente della Scuola Normale e dell'Università di Pisa, diretta da Giovanni Gentile, si dedicò alla storia dell'arte sotto la guida di Matteo Marangoni, protagonista del metodo figurativo puro della critica d'arte, ed ebbe modo di conoscere il vivace circolo di studiosi che gravitavano attorno a questo istituto; questo periodo lasciò una decisiva impronta nella sua formazione.[1]
La definitiva maturazione etica, intellettuale e politica di Ragghianti ricevette un contributo dalla frequentazione e dal confronto con figure come Aldo Capitini e Delio Cantimori. Lo stesso Giovanni Gentile, che, oltre ad accettare il manifesto antifascismo ed il crocianesimo dell’allievo, ne supportò l’esordio come studioso, – prima accogliendone nei Rendiconti dell’Accademia dei Lincei il saggio su Giorgio Vasari del 1933 e poi assistendo la pubblicazione della Critica dell’Arte – ebbe un ruolo rilevante nella formazione di Ragghianti.[1]
La sua formazione estetica fu segnata dall'incontro con il pensiero di Henri Bergson e di Benedetto Croce e dalla conoscenza della teoria della "pura visibilità"; in seguito approfondì le idee di Konrad Fiedler, di Alois Riegl e di Julius von Schlosser. La sua tesi di laurea sui Carracci conteneva importanti spunti teoretici, tanto da suscitare l'attenzione di Benedetto Croce, che ne pubblicò un estratto sulla rivista "La Critica" (1933). In questo lavoro, Ragghianti unì il riconoscimento dell’autonomia delle arti visive da tutte le altre forme espressive – ricollegandosi al pensiero di Marangoni – alla definizione della personalità artistica e del rapporto linguaggio-espressione proposta da Croce. Il suo studio sul Vasari venne presentato all'Accademia dei Lincei da Giovanni Gentile.[1]
Nei primi mesi del 1933 ottenne un posto presso la scuola di perfezionamento di Roma, e vi si trasferì.[1]
I saggi giovanili sul cinema e sullo spettacolo come forme dell'arte figurativa, Cinematografo e teatro e Cinematografo rigoroso (entrambi pubblicati su CineConvegno nel 1933), lo posero tra i primi studiosi ad occuparsi in tal senso dell'argomento; sulla base di una distinzione tra i linguaggi, questi contributi fondarono una critica dello spettacolo rivolta prevalentemente ai suoi aspetti visivi, ricercandone anche i precedenti storici.[1]
Nel 1935 Ragghianti fondò – insieme a Ranuccio Bianchi Bandinelli, e grazie all'interessamento di Giovanni Gentile – la rivista "Critica d'Arte", alla cui direzione collaborò per poco anche Roberto Longhi: fu la più significativa rivista del periodo, che intese promuovere un rinnovamento estetico e metodologico degli studi storico-artistici, partendo dalla filosofia crociana; il nome di questa rassegna, unica nel suo genere per via della vastità dei temi affrontati - dall’arte figurativa antica a quella contemporanea - fu inoltre un esplicito richiamo a “La Critica” di Croce, conosciuto da Ragghianti personalmente nel 1932. La rivista fu pubblicata dalla casa editrice Sansoni, diretta dal figlio di Gentile, Federico.[1]
Nel febbraio del 1937 conobbe Licia Collobi, allora a Roma con una borsa triennale di perfezionamento all'Istituto di Archeologia e Storia dell'arte. I due si sposarono il 30 novembre 1938 a Firenze ed ebbero quattro figli.[1][2]
L'impegno politico
[modifica | modifica wikitesto]Fervente antifascista fin dai banchi del liceo, a partire dal 1934, grazie anche agli studi che lo portarono a viaggiare molto nel Paese, a Roma Ragghianti assunse un ruolo importante nel ritessere i collegamenti tra i nuclei dell'opposizione liberale, democratica e socialista. Stabilì infatti relazioni politiche con Ugo La Malfa, con Ferruccio Parri e con gli ambienti torinesi gobettiani e di "Giustizia e Libertà" (movimento al quale egli stesso si richiamò), e ne favorì l'incontro con i liberalsocialisti di Aldo Capitini e Guido Calogero.[1]
L’attività antifascista di Ragghianti si intensificò dopo un viaggio nel 1939 a Londra, dove tra l’altro ebbe modo di conoscere la cerchia del Warburg Institute e la direzione della Burlington Magazine; egli si trasferì poi a Modena, avendo ricevuto l’incarico di stilare il catalogo delle opere d’arte delle province di Modena, Verona e Rovigo; grazie a questa mansione poté mantenere sé stesso e la propria famiglia, dato che ogni concorso pubblico gli era precluso poiché non tesserato al Partito fascista. Questa attività burocratica gli permise inoltre di affinare la propria sensibilità e la propria conoscenza riguardo al lavoro dell’amministrazione statale per le belle arti. Nello stesso periodo gli fu affidata dalle Arti grafiche di Bergamo la direzione della rivista Emporium.[1]
In seguito Ragghianti si trasferì a Bologna, città nella quale avvenne una decisiva intensificazione dell’attività politica: egli si adoperò per mettere in contatto varie cellule antifasciste. Lungo questo percorso Ragghianti divenne uno dei fondatori del Partito d'Azione, del quale redisse, nel dicembre del 1941, il primo documento programmatico, i cosiddetti Sette punti, approvati nel luglio del 1942. Frattanto, nel mese di marzo, Ragghianti venne arrestato a Modena, dove il regime gli aveva imposto il soggiorno obbligato dal 1940. L'iniziale condanna al confino fu commutata in ammonizione, ma nell'aprile del 1943 venne nuovamente imprigionato; denunciato al Tribunale speciale, fu liberato il 26 luglio 1943.[1]
Posto alla guida del Comitato militare incaricato di organizzare la Resistenza azionista in Toscana, fu fondatore delle Brigate Rosselli, di cui ebbe il comando fino al giugno del 1944, quando cedette l'incarico a Nello Niccoli, mantenendo però il ruolo di commissario di guerra. In agosto assunse la presidenza del Comitato di Liberazione Nazionale toscano e guidò il governo provvisorio che diresse l'insurrezione contro i nazifascisti a Firenze, liberata l'11 agosto 1944.
Sottosegretario alla Pubblica istruzione – con delega alle Belle arti e allo Spettacolo – nel governo Parri (1945), prese provvedimenti incisivi per la ricostruzione del patrimonio artistico nazionale, per la tutela dei monumenti e per la restituzione dei beni culturali e delle opere d’arte; avviò inoltre altri importanti interventi. Si spese per preservare l’autonomia del sottosegretariato e per il rafforzamento dei presidi di tutela territoriale rispetto al governo centrale; a seguito di accuse mosse contro Ragghianti dall’Ufficio recuperi opere d’arte in merito alla questione della restituzione, egli attraversò indenne un’indagine promossa dallo stesso Ferruccio Parri e dal ministro Manlio Brosio, ma rassegnò comunque le dimissioni nel dicembre 1945, prima della fine del governo.[1]
Durante il primo congresso nazionale del Partito d'Azione, nel febbraio del 1946, fece parte della minoranza che lasciò il partito, e seguì Parri ed Ugo La Malfa nel Movimento della democrazia repubblicana. Dopo le elezioni dell'aprile del 1948 proseguì il proprio impegno politico soprattutto in ambito culturale.
L'impegno culturale nel dopoguerra
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Dopo la crisi e lo scioglimento del Partito d'Azione, Ragghianti tornò alla vita universitaria e fu nominato professore di ruolo di storia dell’arte moderna a Pisa, dove succedette al suo maestro Matteo Marangoni ed insegnò dal 1948 al 1972, e di estetica e metodo critico presso la Scuola normale; combinò quindi il lavoro accademico all’organizzazione di iniziative culturali, grazie anche alla fondazione dello Studio Italiano di storia dell’arte, avvenuta in seguito alla riorganizzazione dell’Istituto di studi sul Rinascimento, di cui era stato nominato commissario nel 1945.[1]
Nel 1948 promosse il primo Convegno internazionale di arti figurative ed assieme a Max Ascoli fondò la Commissione Assistenza Distribuzione Materiali Artigianato (CADMA) per il sostegno all’artigianato artistico italiano; con l’editore Sansoni riavviò la rivista Critica d’Arte, tra il 1949 ed il 1950, ed inoltre avviò importanti collaborazioni - sempre nell’ambito della storia dell’arte e della critica d’arte – con altre case editrici come la Einaudi e la Neri Pozza.[1]
Per oltre quarant’anni organizzò presso Palazzo Strozzi, a Firenze, centro della sua attività culturale, mostre d’arte spazianti nei vari campi delle arti visive, dall’oggettistica alla fotografia ed all’architettura, rivolgendosi particolarmente all’arte contemporanea.[1]
Con la costante e infaticabile collaborazione della moglie Licia Collobi e il sostegno di Adriano Olivetti fondò nel 1952 – e diresse fino al 1965 – la rivista di cultura e divulgazione artistica "seleArte". Arrivando a oltre cinquantamila copie distribuite in Italia e all'estero, il periodico diventò un punto di riferimento nell'orientare il grande pubblico verso l'interesse per l'arte, suscitando una capillare attenzione per i molteplici fenomeni del mondo figurativo; questa rivista tascabile, caratterizzata da un approccio agile e supportata da una ricca presenza di fotografie, divenne una valida piattaforma dalla quale Ragghianti promosse importanti denunce contro l’incuria del patrimonio culturale. Negli stessi anni nacque la maggior parte dei suoi 21 critofilm (realizzati tra il 1948 e il 1964), in particolare i diciotto della "seleArte cinematografica", nati con il supporto di Olivetti. Con essi Ragghianti fece del mezzo cinematografico un efficace strumento di indagine critica e di divulgazione, cercando di ricostruire e restituire i percorsi visivi e formali delle opere degli artisti trattati.[1]
La sua partecipazione alla vita politica si espresse anche attraverso una rivista ("Criterio", 1957-1958) ispirata ai valori delle componenti democratiche e progressiste della Resistenza, ma consistette soprattutto in memorabili campagne d'opinione, come quelle per la laicità della scuola pubblica, per l'autonomia dell'università e per un'efficace tutela del patrimonio artistico e architettonico delle città italiane. Nel 1966, dopo la disastrosa alluvione di Firenze, fu l'anima delle iniziative internazionali volte al risarcimento dei danni subìti dal patrimonio culturale.
La varietà di interessi di Ragghianti si manifestò nei suoi studi, dai libri ai moltissimi contributi – finalizzati a creare una diffusa coscienza delle dimensioni e dell'articolazione dell'universo figurativo – pubblicati in buona misura su "seleArte" e su "Critica d'Arte", che Ragghianti continuò a dirigere fino alla morte.
L'insegnamento
[modifica | modifica wikitesto]Nell'istituto universitario pisano da lui diretto Ragghianti, insieme con un folto gruppo di collaboratori, creò un modello originale di formazione di esperti nelle arti figurative, coniugando la riflessione teorica, l'indagine sulle raccolte museali, i campi più tradizionali della disciplina e altri ambiti solitamente trascurati, come l'urbanistica, le arti industriali, lo spettacolo, il cinema e le forme artistiche di civiltà lontane nel tempo e nello spazio.
In seguito alle contestazioni studentesche del Sessantotto avviò un progressivo distacco dal mondo accademico. Parallelamente fondò l'Università Internazionale dell'Arte (U.I.A.) di Firenze, un'istituzione mirante alla creazione di alte professionalità nel campo dello studio e della tutela dei beni culturali.
La produzione scientifica
[modifica | modifica wikitesto]Nella produzione di Ragghianti, multiforme ma accomunata dall'originale metodo da lui elaborato, emersero alcuni filoni principali, tra i quali le riflessioni di filosofia dell'arte, tese a ricostruire il progressivo chiarirsi storico dei problemi nelle sfaccettature che essi assumono nel confronto continuo con le altrui riflessioni e con l'esercizio critico militante. I contributi in tal senso furono successivamente raccolti in libri come L'arte e la critica (1951), Il pungolo dell'arte (1956), Diario critico (1957), Arte, fare e vedere (1974 e 1986), Arte essere vivente (1984), La critica della forma (1986) e la monumentale opera in tre volumi Arti della visione (1975, 1976, 1979), sintesi delle sue ricerche sul cinema, sullo spettacolo teatrale e sulla filosofia dell'arte.
All'ambito della teoria e della metodologia dell'arte si riferirono i libri Commenti di critica d'arte (1946) e Profilo della critica d'arte in Italia (1948), mentre il catalogo Arte moderna in Italia 1915-1935 (1967) costituì una ricostruzione storico-filologica di un periodo fino allora trascurato, e Impressionismo (1944, seconda edizione 1947), Giacomo Manzù, scultore (1957) e Mondrian e l'arte del XX secolo (Premio Viareggio 1962[3]) furono esempi di interpretazione dell'arte contemporanea.
Ragghianti affrontò molti temi differenti, portando ovunque prospettive nuove suscitate dalla sua originale apertura metodologica. Così, in Pittori di Pompei (1963) vennero affrontati i problemi del rapporto tra originali e copie nell'arte classica e dell'autonomia dell'arte romana rispetto a quella greca, mentre in L'uomo cosciente. Arte e conoscenza nella paleostoria (1981) il problema della valutazione dei manufatti artistici preistorici fu connesso a quello del sorgere della coscienza umana. L'imponente serie di studi di sistemazione critica e filologica confluì in opere come Pittura del Dugento a Firenze (1957), Medioevo europeo (1978), nei volumi de L'arte in Italia (1968-1969), nei libri Filippo Brunelleschi. Un uomo un universo (1977) e Periplo del Greco (1987), o nelle più brevi o incompiute monografie su Michelangelo, su Caravaggio e su molti altri artisti, volte a ricostruire il contributo con cui gli artisti partecipano alla costruzione della storia. Su questo piano, una realizzazione esemplare fu il già citato Mondrian e l'arte del XX secolo (1962), che indagò il nesso fra tradizione e innovazione nelle avanguardie storiche d'inizio Novecento.
Memorabili, nel far conoscere alla cultura italiana fenomeni che essa ignorava o sottovalutava, furono alcune grandi mostre organizzate da Ragghianti, soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta a Firenze: a titolo d'esempio, quelle dedicate a grandi maestri dell'architettura del Novecento (su Frank Lloyd Wright nel 1951, su Le Corbusier nel 1963, su Alvar Aalto nel 1965).
La dedizione al dovere sociale della cultura fu un'altra parte essenziale della personalità di Ragghianti, cui si dovettero contributi e interventi concernenti le riforme degli enti di cultura pubblica e dell'università, le leggi sulla tutela dei beni artistici, la radiotelevisione, la scuola, l'educazione artistica, l'urbanistica, l'introduzione dell'insegnamento della storia del cinema. Di tali questioni si occupò anche come esponente o presidente di enti e associazioni quali la Società Italiana per l'Archeologia e la Storia dell'arte e l'ADESSPI (Associazione Difesa e Sviluppo della Scuola Pubblica Italiana), di cui diresse dal 1959 al 1962 l'organo di stampa "Scuola e Costituzione". Uno dei concreti risultati conseguiti fu l'istituzione della scuola media unica obbligatoria.
La creazione di istituzioni d'arte e cultura
[modifica | modifica wikitesto]Ragghianti fondò e promosse molte istituzioni di cultura: l'Istituto Italiano di Storia dell'Arte e la Raccolta nazionale di Disegni e Stampe di Pisa; la Strozzina a Firenze, galleria d'arte di interesse pubblico (1949-1966); il nucleo fondamentale del museo d'arte contemporanea di Firenze (iniziato con l'acquisizione della collezione di Alberto della Ragione e con le donazioni degli artisti chiamati ad integrare il patrimonio della città danneggiato dall'alluvione); la già ricordata Università Internazionale dell'Arte (1969); fino alla nascita del Centro Studi sull'Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, cui lasciò la propria biblioteca, fototeca e archivio.
Omaggi
[modifica | modifica wikitesto]- Gli sono state intitolate due vie: una a Firenze e una a Pisa, in località Ospedaletto.
Curiosità
[modifica | modifica wikitesto]- Fu membro della giuria alla 16ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Opere
[modifica | modifica wikitesto]- Carlo Ludovico Ragghianti, Arte Essere Vivente dal diario critico 1982, Firenze, Edizioni Pananti, 1984, SBN CFI0052095.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 RAGGHIANTI, Carlo Ludovico - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 6 settembre 2025.
- 1 2 Carlo Ludovico Ragghianti, su Fondazione Ragghianti. URL consultato il 6 settembre 2025.
- ↑ Premio letterario Viareggio-Rèpaci, su premioletterarioviareggiorepaci.it. URL consultato il 9 agosto 2019 (archiviato dall'url originale il 19 luglio 2014).
- ↑ Quirinale, onorificenze, Carlo Ludovico Ragghianti, su Quirinale.it.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Marco Scotini (a cura di), Carlo Ludovico Ragghianti e il carattere cinematografico della visione, Milano/Lucca, Charta/Fondazione Ragghianti, 2000, ISBN 978-88-8158-236-5.
- Raffaele Bruno (a cura di), Ragghianti critico e politico, FrancoAngeli, Milano, 2004, ISBN 88-464-6277-7.
- Marilena Pasquali e Stefano Bulgarelli (a cura di), Tre Voci - Carlo L. Ragghianti, Cesare Gnudi, Giorgio Morandi. Scritti e documenti 1943-1967, Pistoia, Gli Ori, 2010, ISBN 978-88-7336-427-6.
- Emanuele Pellegrini, Carlo Ludovico Ragghianti. Storico dell'arte e uomo politico, Pisa, Edizioni ETS, 2018, ISBN 978-88-467-5302-1.
- Silvia Massa e Elena Pontelli (a cura di), “Mostre permanenti”. Carlo Ludovico Ragghianti in un secolo di esposizioni, Lucca, Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’arte, 2018, ISBN 978-88-89324-45-5.
- Paolo Bolpagni e Mattia Patti (a cura di), Carlo Ludovico Ragghianti e l'arte in Italia tra le due guerre. Nuove ricerche intorno e a partire dalla mostra del 1967 «Arte moderna in Italia 1915-1935», Lucca, Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull'arte, 2020, ISBN 978-88-8932-449-3.
- Lorenzo Mingardi, Contro l'analfabetismo architettonico. Carlo Ludovico Ragghianti nel dibattito culturale degli anni Cinquanta, Lucca, Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull'arte, 2020, ISBN 9788889324530
- Lorenzo Mingardi, Carlo Ludovico Ragghianti “architetto”. Dal dibattito al museo, in «Op. cit.», n. 165, 2019, pp. 41–50. ISSN 00303305
- Andrea Becherucci, Le delusioni della speranza. Carlo Ludovico Ragghianti militante di un'Italia nuova, Biblion Edizioni 2021
- Lorenzo Mingardi, An Olivetti Cultural Product for Art and Architecture. The Critofilms of Carlo Ludovico Ragghianti, in D. Fornari, D. Turrini (a cura di), Olivetti Identities. Spaces and Languages 1933-1983, Triest, Zurigo 2021, pp. 250–261, ISBN 9783038630609
- Lorenzo Mingardi, Architecture as a living being. The theoretical work of Carlo Ludovico Ragghianti, in S. Guerrero, J. M. Warmburg (a cura di), Lo costruido y lo pensado. Correspondencias europeas y transatlánticas en la historiografía de la arquitectura, AhAU (Associación de historiadores de la Arquitectura y el Urbanismo), Madrid 2022, pp. 342–353. ISBN 9788409411634
- M.L. Testi Cristiani, R. Varese, M.L. Zanobini (a cura di), Un uomo un universo. Antologia degli scritti di Carlo Ludovico Ragghianti, Le Lettere, 2000, ISBN 978-8871665214.
Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su Carlo Ludovico Ragghianti
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Carlo Ludovico Ragghianti
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Ragghianti, Carlo Ludovico, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- RAGGHIANTI, Carlo Ludovico, in Enciclopedia Italiana, III Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961.
- Ragghianti, Carlo Ludovico, su sapere.it, De Agostini.
- Emanuele Pellegrini, RAGGHIANTI, Carlo Ludovico, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 86, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2016.
- Carlo Ludovico Ragghianti, su siusa.archivi.beniculturali.it, Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche.
- Carlo Ludovico Ragghianti, su BeWeb, Conferenza Episcopale Italiana.
- Carlo Ludovico Ragghianti, in Donne e Uomini della Resistenza, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.
- Carlo Ludovico Ragghianti, in Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna.
- (EN) Carlo Ludovico Ragghianti, su Dictionary of Art Historians, Lee Sorensen.
- (EN) Opere di Carlo Ludovico Ragghianti, su Open Library, Internet Archive.
- Carlo Ludovico Ragghianti, su storia.camera.it, Camera dei deputati.
- Carlo Ludovico Ragghianti, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
- (EN) Carlo Ludovico Ragghianti, su IMDb, IMDb.com.
- Fondazione Centro Studi sull'Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, su Fondazione Centro Studi sull'arte Licia e Carlo L. Ragghianti. URL consultato il 25/01/2019.
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