Vai al contenuto

Frank Lloyd Wright

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Frank Lloyd Wright (c. 1926)
Firma di Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright (Richland Center, 8 giugno 1867Phoenix, 9 aprile 1959) è stato un architetto statunitense, tra i più importanti del XX secolo[1].

Wright fu uno dei principali protagonisti dell'architettura moderna, mantenendo una posizione autonoma rispetto al Movimento Moderno europeo.[2][3] Progettò case private, edifici pubblici, luoghi di culto, sedi di lavoro, musei e piani urbanistici, legando la propria opera all'architettura organica, agli ambienti interni, ai materiali e al paesaggio naturale.[4][3]

Dalle prime esperienze a Chicago e dalla stagione delle case della prateria, Wright arrivò a opere come la Robie House, la Casa sulla cascata e il Solomon R. Guggenheim Museum, lavorando su ambienti continui, collegamenti fra interno ed esterno ed edifici pensati per il luogo in cui sorgevano.[3][2] Negli anni trenta affiancò al lavoro sulla casa moderna il progetto urbanistico di Broadacre City e le case usoniane, pensate come abitazioni statunitensi più semplici, economiche e adatte alla vita contemporanea.[4]

Nel 2019 otto sue opere sono state iscritte nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO con il nome di Opere architettoniche del XX secolo di Frank Lloyd Wright, per il ruolo avuto dalla sua architettura nello sviluppo dell'architettura moderna in Europa e negli Stati Uniti.[3]

Infanzia e formazione

[modifica | modifica wikitesto]
L'A.D. German Warehouse a Richland Center, città natale di Wright.

Frank Lincoln Wright nacque a Richland Center, nel Wisconsin, l'8 giugno 1867[5][6] (malgrado Wright avesse indicato anche il 1869).[7] Il padre, William Cary Wright (1825-1904), fu predicatore e musicista, mentre la madre, Anna Lloyd Jones (1838/39-1923), era insegnante e apparteneva a una famiglia gallese stabilitasi nell'area di Spring Green, sempre nel Wisconsin.[5][6] Durante l'infanzia di Wright la famiglia si spostò più volte seguendo gli incarichi del padre, fra Rhode Island, Iowa e Massachusetts, prima di stabilirsi a Madison nel 1878.[5]

Anna Lloyd Jones influì sulla formazione del figlio.[8] Secondo una tradizione biografica legata all'autobiografia di Wright, la madre era convinta che il figlio sarebbe cresciuto costruendo "edifici belli"; per stimolarne l'immaginazione, decorò la sua cameretta con incisioni raffiguranti cattedrali inglesi.[8][6] Nel 1876 lo introdusse anche ai giochi fröbeliani, scoperti all'esposizione internazionale organizzata per il centenario di Filadelfia.[9][8][10] Ideati dal pedagogo tedesco Friedrich Fröbel, questi giochi comprendevano blocchi, bastoncini e carte usati per favorire l'apprendimento tramite il gioco, l'osservazione, la composizione e il riconoscimento di forme e rapporti geometrici.[9] Molti anni dopo Wright ricordò "i lisci triangoli di cartone" e "i levigati blocchetti di acero" come un'esperienza rimasta impressa nella sua memoria infantile.[11][9][10]

La separazione dei genitori, che divorziarono nel 1885, aggravò una situazione economica già difficile.[5][6] A quattordici anni Frank cambiò il secondo nome da Lincoln a Lloyd, richiamandosi alla famiglia materna dei Lloyd Jones.[12][6] Dopo avere frequentato la Madison High School, forse senza conseguire il diploma, fu ammesso nel 1886 all'Università del Wisconsin-Madison come studente speciale; seguì corsi a tempo parziale per due semestri e lavorò con Allan D. Conover, professore di ingegneria civile e architetto, senza laurearsi.[5][13] In questi anni si avvicinò anche agli scritti di Eugène Viollet-le-Duc e John Ruskin, tra cui il Dizionario ragionato dell'architettura e Le pietre di Venezia.[14][15][16]

Gli anni di Chicago (1887-1893)

[modifica | modifica wikitesto]
L'Auditorium Building di Chicago.
Joseph Lyman Silsbee.

Nel 1887 Wright si trasferì a Chicago in cerca di lavoro.[5][17] La città era stata quasi interamente distrutta dall'incendio del 1871 e negli anni successivi aveva conosciuto una forte crescita economica, demografica ed edilizia.[5] Wright ricordò in seguito un primo impatto difficile con Chicago, descrivendo quartieri degradati, strade affollate e un ambiente architettonico che giudicava poco soddisfacente.[18][19]

Dopo avere preso contatto con diversi architetti, Wright fu assunto come progettista nello studio di Joseph Lyman Silsbee.[20][17] Nello studio lavoravano anche George W. Maher e George Grant Elmslie.[20] Silsbee aveva già progettato l'All Souls' Church di Chicago per lo zio di Wright, Jenkin Lloyd Jones, e la Unity Chapel nel Wisconsin per la famiglia Wright.[20] Wright fece così la sua prima esperienza professionale in un ambiente legato alla progettazione residenziale e a linguaggi come lo stile Shingle, il neoromanico richardsoniano e il neocoloniale.[20] Pur apprezzando lo stile pittoresco di Silsbee, cercava un ambiente professionale più vicino alla nuova architettura commerciale di Chicago.[21][17]

Adler e Sullivan

[modifica | modifica wikitesto]
Louis Sullivan, il Lieber Meister di Wright.

Dopo avere saputo che lo studio Adler & Sullivan cercava un disegnatore per completare gli interni dell'Auditorium Building di Chicago, Wright sostenne una serie di colloqui ed entrò nello studio.[22][17] La collaborazione con Dankmar Adler e soprattutto con Louis Sullivan fu decisiva per la sua formazione: Wright lavorò ai disegni dell'Auditorium Theater e acquisì da Sullivan conoscenze di progettazione e di teoria architettonica.[22] Nei suoi scritti avrebbe ricordato Sullivan come il proprio Lieber Meister, cioè il "caro maestro".[22]

Con Sullivan, figura decisiva per la sua formazione, Wright costruì un rapporto professionale e personale; nello studio Adler & Sullivan lavorò ai disegni dell'Auditorium Theater e acquisì dal proprio Lieber Meister conoscenze di progettazione e di teoria architettonica.[22] Nel frattempo sposò Catherine Lee "Kitty" Tobin (1871-1959), con nozze celebrate nel 1889.[5] Nello stesso anno ottenne da Sullivan un prestito di 5.000 dollari, grazie al quale poté costruire la propria casa a Oak Park.[22][23]

L'aumento delle spese familiari spinse Wright ad accettare incarichi residenziali indipendenti, svolti al di fuori dello studio Adler & Sullivan e poi ricordati come "case di contrabbando".[22] Queste commissioni gli permisero di lavorare sul tema della casa unifamiliare, ma violavano il contratto legato al prestito di Sullivan.[22] Quando Sullivan ne venne a conoscenza, il rapporto tra i due si interruppe e Wright lasciò lo studio nel 1893.[22][17]

Studio indipendente e case della prateria (1893-1909)

[modifica | modifica wikitesto]
La Fiera Colombiana di Chicago del 1893.

Nel 1893 Wright visitò la Fiera Colombiana di Chicago, organizzata per celebrare il quattrocentenario dell'arrivo di Cristoforo Colombo nel continente americano.[20] L'esposizione rafforzò negli Stati Uniti il gusto neoclassico e Beaux-Arts, che Wright avrebbe in seguito criticato come espressione di un accademismo estraneo alla vita statunitense moderna.[24][25][26] Nella stessa occasione vide lo Ho-o-den, il padiglione giapponese costruito sulla Wooded Island, avvicinandosi all'architettura giapponese.[27][28]

Prospetto della Winslow House.

Nello stesso anno Wright aprì uno studio autonomo nello Schiller Building, in Randolph Street, a Chicago.[5][17] In seguito ampliò la propria residenza di Oak Park e vi trasferì lo studio.[23] Mentre Sullivan lavorava soprattutto a grandi edifici, Wright continuò a occuparsi della casa unifamiliare; in questi progetti tornarono l'esperienza maturata a Chicago, l'interesse per l'arte giapponese e l'educazione geometrica ricevuta con i giochi fröbeliani.[5][9][17]

Tra le prime opere autonome vi furono la Winslow House, che unisce ornamenti di ascendenza sullivaniana a una geometria semplificata e fortemente orizzontale, i Francis Apartments, la Rollin Furbeck House e la Husser House.[5][17] Wright progettò anche case più vicine al gusto tradizionale dei committenti, come la Bagley House, la Moore House I e la Charles E. Roberts House, continuando intanto a sperimentare sulla distribuzione interna e sul rapporto tra abitazione e lotto.[29][17] La casa-studio di Oak Park, progettata per sé e per la propria famiglia, divenne un luogo di lavoro e di sperimentazione, oltre alla residenza nella quale nacquero Catherine nel 1894, David nel 1895 e Frances nel 1898.[23]

L'edificio di Oak Park fu il primo sul quale Wright ebbe pieno controllo artistico.[30] L'abitazione, modificata più volte, gli permise di sperimentare forme geometriche, materiali naturali, ambienti interni meno divisi e una maggiore continuità fra casa, lotto e giardino.[23][30] Con l'aggiunta dello studio nel 1898, Oak Park divenne il centro della sua attività per undici anni; in quel periodo Wright sviluppò il linguaggio poi noto come Prairie School e produsse più di un terzo delle sue opere complessive.[23]

Nel 1903 Darwin D. Martin, dirigente della Larkin Company, un'azienda di vendita per corrispondenza con sede a Buffalo, nello Stato di New York, propose Wright come progettista sia della nuova sede amministrativa dell'azienda sia della propria residenza privata.[31][32] Il Larkin Administration Building, completato nel 1906, fu il primo grande incarico commerciale di Wright: un edificio di sei piani in mattoni rossi scuri, con un atrio centrale aperto, alto circa ventitré metri e illuminato da lucernari, organizzato verso l'interno per isolare gli ambienti di lavoro dal fumo e dalle linee ferroviarie circostanti.[31][33][34] Wright progettò ogni aspetto degli interni, introducendo soluzioni allora insolite come aria condizionata, riscaldamento radiante, porte in vetro, arredi metallici integrati e servizi igienici sospesi; nell'autobiografia definì l'edificio "una genuina espressione di potere direttamente applicato allo scopo".[31][19] Non mancarono all'epoca le reazioni negative: il critico Russell Sturgis, su Architectural Record, giudicò l'edificio "un mostro di goffaggine".[31] L'edificio, accolto con attenzione in Europa, fu demolito nel 1950.[31][33]

La Darwin D. Martin House, costruita tra il 1903 e il 1905 nel quartiere Parkside di Buffalo, è considerata la più grande e più elaborata casa Prairie della costa orientale degli Stati Uniti.[35][36] Wright la definì "una sinfonia domestica" e "una composizione pressoché perfetta": il complesso comprendeva sei strutture collegate, tra cui la residenza principale, la Barton House per il cognato George Barton e la sorella Delta di Martin, un lungo pergolato con annessa serra, una rimessa e un cottage per il giardiniere.[35][36] Elemento distintivo del complesso sono le quasi quattrocento finestre con vetri artistici, che Wright definì "schermi di luce", progettate per mettere in relazione visiva gli spazi interni con il paesaggio esterno.[35] Pergolato, rimessa e garage, demoliti nel 1962, furono ricostruiti tra il 2004 e il 2007.[35]

Le prairie houses, o "case della prateria", furono commissionate soprattutto dalla borghesia di Chicago e costruite per lo più nelle aree suburbane della città.[3] Queste abitazioni cercavano una maggiore continuità con il lotto e con il paesaggio suburbano, usando linee orizzontali, tetti poco inclinati e aggettanti, ambienti interni continui, forte presenza del camino e materiali come legno e pietra.[3] La distribuzione interna si sviluppava spesso attorno al focolare, a cui Wright assegnava un ruolo compositivo e simbolico, mentre gli ambienti si espandevano secondo schemi più fluidi rispetto alla casa vittoriana tradizionale.[5]

Queste ricerche, già presenti nella Hickox House e nella Bradley House, appaiono in modo più compiuto nella Thomas House, nella Willits House, nella Coonley House di Riverside e nella Robie House di Chicago.[37][17] La Robie House, progettata come due grandi rettangoli sfalsati, divenne uno degli esempi più rappresentativi dello stile Prairie per il volume lungo e orizzontale, il tetto a sbalzo, le finestre continue e la pianta aperta raccolta attorno al focolare.[38][39] Nel riconoscere le Opere architettoniche del XX secolo di Frank Lloyd Wright come patrimonio mondiale, l'UNESCO ha incluso la Robie House fra gli edifici che esprimono l'architettura organica di Wright, basata su pianta aperta, continuità fra interno ed esterno e uso innovativo dei materiali.[3]

Nel 1905, dopo che un incendio aveva distrutto la Unity Church di Oak Park nel giugno di quell'anno, la congregazione unitariana, di cui Wright era membro, gli affidò la progettazione della nuova sede.[40][41] La Unity Temple, costruita tra il 1906 e il 1908 e consacrata nel settembre 1909, fu il primo grande edificio pubblico commissionato a Wright.[42][41][43] Per contenere i costi entro un budget di circa 45.000 dollari, pari a un terzo del costo tipico di una chiesa neogotica nel quartiere, Wright scelse il cemento armato gettato in opera, materiale fino ad allora riservato a strutture industriali; la realizzazione superò comunque il budget di oltre un terzo.[42][41] L'edificio, chiuso verso la trafficata Lake Street e privo di ingresso principale sulla facciata, organizza gli ambienti attorno a un volume massiccio illuminato da lucernari e fasce alte di finestre.[42] La Unity Temple è inclusa fra le otto opere di Wright iscritte nel sito seriale UNESCO del 2019.[3][41]

La crisi personale, il viaggio in Europa e Taliesin (1909-1911)

[modifica | modifica wikitesto]

Mamah Borthwick Cheney

[modifica | modifica wikitesto]
Ritratto di Mamah Borthwick Cheney
Ritratto fotografico di Wright scattato nel 1954

Nel primo decennio del Novecento Wright e Catherine Lee "Kitty" Tobin avevano sei figli.[5] In quegli stessi anni Wright conobbe Mamah Borthwick Cheney, moglie dell'ingegnere Edwin Cheney, per il quale aveva progettato nel 1903 una casa a Oak Park.[44] La casa Cheney, pur apparendo come un bungalow a un solo piano, nascondeva l'altezza effettiva dell'edificio dietro un muro in mattoni romani, schermando la terrazza e rafforzando l'impressione di riservatezza dell'abitazione.[44] Il progetto mostra anche un ampio uso delle finestre, collocate sopra il muro perimetrale e dotate nella parte superiore di vetri iridescenti legati a motivi di ascendenza giapponese.[44]

Taliesin, presso Spring Green.

Nel 1909, con il cantiere della Robie House ancora aperto, Wright e Mamah lasciarono le rispettive famiglie e partirono per l'Europa.[5] La partenza attirò critiche pubbliche negli Stati Uniti, mentre Wright si allontanava dalla vita familiare e professionale costruita a Oak Park.[45][46] In Europa l'architetto lavorò per l'editore berlinese Ernst Wasmuth, che intendeva pubblicare una raccolta di tavole e disegni delle sue opere.[47][48][49]

L'opera, intitolata Ausgeführte Bauten und Entwürfe von Frank Lloyd Wright, fu pubblicata da Wasmuth in due volumi nel 1910 e nel 1911, raccogliendo tavole dedicate ai progetti e agli edifici realizzati da Wright fino a quel momento.[48][49] La pubblicazione fece circolare in Europa i disegni e i progetti di Wright, presentando in modo ordinato la produzione precedente al viaggio.[50] Negli Stati Uniti la relazione con Mamah e l'abbandono della famiglia alimentarono critiche pubbliche e attenzione giornalistica, che Wright avrebbe poi ricordato come una forma di persecuzione personale.[51]

Crisi e l'"esilio" del 1909-1910

[modifica | modifica wikitesto]
Villa Medici a Fiesole.
«Stanco, andavo perdendo la capacità di lavorare e persino l'interesse per il mio lavoro.»

Nell'autobiografia Wright descrisse gli anni 1909-1910 come una crisi di lavoro e di vita, collegando la partenza alla stanchezza prodotta dall'intensità dell'attività professionale e dalla pressione domestica.[52] Nelle stesse pagine presentò il viaggio in Europa anche come occasione per preparare i materiali destinati alla monografia di Wasmuth, indicando la Germania come una via d'uscita dal blocco in cui si trovava.[53][48][49] Prima di partire affidò clienti, progetti e disegnatori a Hermann V. von Holst, cercando di provvedere alla famiglia per l'anno successivo.[54]

Terminato il soggiorno legato al lavoro editoriale berlinese, Wright proseguì il viaggio in Italia.[51] L'autobiografia colloca il soggiorno italiano a Fiesole, "sopra Firenze", in una villa color crema su via Verdi, dove Wright cercò riparo accanto a Mamah Borthwick Cheney.[51] Le carte e le fotografie di Taylor A. Woolley conservate all'Università dello Utah documentano il soggiorno fiesolano con immagini dello studio di Wright a Fiesole, fotografie di progetti e materiali collegati alla produzione del portfolio Wasmuth.[55][56]

Nel racconto autobiografico il soggiorno fiesolano è presentato come "esilio" volontario, accostando il paesaggio toscano alla rottura con la vita di Oak Park.[51] Wright ricordò le passeggiate verso Fiesole, il giardino della villa, la piccola porta sulla via Verdi, le cene preparate nella casa e le escursioni sulle colline verso Vallombrosa.[51] In quelle pagine il soggiorno italiano è legato anche al lavoro di progetto: Wright continuò infatti a disegnare, immaginando una casa-studio con un giardino mediterraneo recintato e aperto sui colli fiorentini.[57][55]

La casa-studio italiana rimase un progetto, ma l'idea di una casa-studio come rifugio personale e professionale tornò al rientro negli Stati Uniti.[58] Nell'autobiografia Wright lega il ritorno alla valle del Wisconsin da cui proveniva la famiglia materna, dove la madre Anna Lloyd Jones aveva acquistato il terreno sul quale sarebbe sorto Taliesin.[58] La casa, iniziata nel 1911, riuniva abitazione, studio e luogo di lavoro, riprendendo il modello della casa-studio di Oak Park ma collocandolo nel paesaggio rurale di Spring Green.[59]

Il nome Taliesin, tratto dalla tradizione gallese, significa "ciglio splendente" o "fronte splendente"; Wright lo scelse per indicare una casa posta non sulla sommità della collina, ma come parte del suo profilo.[60][45][59] L'edificio fu costruito sotto il crinale, "sul ciglio" della collina, usando materiali locali e sviluppando in un paesaggio diverso alcuni temi già presenti nelle residenze Prairie: tetti aggettanti, camini ampi, pianta aperta e fasce di finestre.[59][45]

Dal ritorno negli Stati Uniti agli anni venti

[modifica | modifica wikitesto]
Taliesin nel Wisconsin.

Taliesin, Midway Gardens e il primo incendio (1911-1914)

[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il ritorno negli Stati Uniti Wright riprese l'attività professionale a Taliesin; nel 1913 ricevette la commissione per Midway Gardens, un complesso per intrattenimento, ristorazione e spettacoli a Chicago.[5][61] Midway Gardens riprendeva il modello del giardino per concerti di tipo europeo, con spazi per pranzare, bere e assistere a spettacoli durante tutto l'anno; fu poi demolito nel 1929.[61] Il complesso occupava un doppio isolato urbano e comprendeva spazi aperti e coperti, arcate, balconi a sbalzo, ornamentazione geometrica e sculture di Alfonso Iannelli.[61] Nel 1916 Wright ricevette anche l'incarico per il nuovo Imperial Hotel di Tokyo, che lo avrebbe impegnato per diversi anni in Giappone.[5][62]

Il 15 agosto 1914, mentre Wright si trovava a Chicago per seguire i lavori di Midway Gardens, Taliesin fu colpita da un incendio doloso appiccato da un domestico della casa.[63] Nell'attacco morirono Mamah Borthwick Cheney, i suoi due figli e altre quattro persone presenti nella proprietà.[5][63]

Nell'autobiografia Wright raccontò di avere appreso gradualmente l'accaduto durante il viaggio di ritorno in treno, dopo aver ricevuto inizialmente solo la notizia dell'incendio di Taliesin.[64] Nelle stesse pagine scrisse di avere accompagnato la bara di Mamah Borthwick Cheney al cimitero presso la Unity Chapel, ricordando di avere riempito personalmente la fossa e di avere poi lasciato il luogo senza monumento.[64] Wright descrisse i giorni successivi come un periodo di isolamento nella parte non distrutta di Taliesin, scrivendo che il lavoro e la ricostruzione furono il modo in cui affrontò la perdita.[64][65] La parte abitativa di Taliesin era distrutta, ma Wright annunciò subito la ricostruzione della casa.[63] La nuova fase dell'edificio, spesso indicata come Taliesin II, aggiunse una loggia pavimentata in pietra e mantenne il carattere aperto e sperimentale della prima costruzione.[63][45]

Imperial Hotel e California (1915-1924)

[modifica | modifica wikitesto]
L'Imperial Hotel di Tokyo prima della demolizione.

Terminata la ricostruzione, Wright si allontanò per lunghi periodi dal Wisconsin per seguire l'Imperial Hotel e le commissioni californiane.[5] Il progetto dell'Imperial Hotel richiese diversi viaggi in Giappone; la costruzione iniziò nel 1919, con aperture parziali nel 1920 e nel 1922, mentre l'inaugurazione avvenne il 1º settembre 1923.[62] Nello stesso giorno dell'inaugurazione il Grande terremoto del Kantō del 1923 colpì la regione, ma l'edificio progettato da Wright resistette ai danni maggiori e fu usato anche come sede temporanea per compagnie, giornali, agenzie di stampa e ambasciate colpite dal disastro.[62]

L'Imperial Hotel combinava elementi giapponesi e occidentali, usando cemento, pietra di Ōya e un ampio apparato decorativo.[66] La struttura fu demolita nel 1968, ma la hall d'ingresso venne salvata e ricostruita nel museo all'aperto Meiji Mura, presso Nagoya.[66][62] Il Frank Lloyd Wright Building Conservancy collega la demolizione agli effetti dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, alla costruzione della metropolitana sotto l'edificio, alla manutenzione rinviata e alla necessità di aumentare il numero delle camere.[67] Secondo Domus, già nel 1936 era stato elaborato un piano di demolizione, motivato dal deperimento dei materiali e dall'uso trascurato degli spazi; la decisione finale fu poi legata alla costruzione di un albergo più moderno in vista dell'Expo di Osaka del 1970.[68] Con l'Imperial Hotel il rapporto di Wright con il Giappone passò dal collezionismo e dall'interesse per l'arte giapponese a un incarico professionale seguito sul posto: dopo il primo viaggio del 1905 e quello del 1913, tra il 1917 e il 1922 l'architetto trascorse quasi tre anni in Giappone per il progetto del nuovo albergo.[69][62][66]

La Ennis House nel quartiere Los Feliz, Los Angeles, California.

Negli stessi anni Wright lavorò anche a Los Angeles, soprattutto per Aline Barnsdall, ereditiera del settore petrolifero e promotrice di attività artistiche.[5][70] La Hollyhock House, progettata per Barnsdall a Olive Hill e costruita tra il 1919 e il 1921, fu una struttura di transizione fra lo stile Prairie dei decenni precedenti e le case californiane in textile block degli anni venti.[71][70] Barnsdall aveva immaginato un complesso con residenze, teatri e negozi destinati a una comunità teatrale d'avanguardia, ma divergenze finanziarie e artistiche limitarono la realizzazione alla Hollyhock House e a due residenze secondarie.[71] La casa, poi inclusa nel sito seriale UNESCO dedicato alle opere di Wright, fu donata da Barnsdall alla città di Los Angeles insieme a parte della proprietà, dopo che la committente decise di non completare la colonia artistica prevista.[71][3]

Dopo il rientro dal Giappone, le commissioni diminuirono, ma Wright continuò a sperimentare con le quattro case californiane in "textile block", costruite fra il 1923 e il 1924: Millard House, Storer House, Freeman House ed Ennis House.[5] In queste abitazioni mise a punto un metodo basato su blocchi di calcestruzzo stampati e collegati con barre d'acciaio, cercando di trasformare un materiale economico e moderno in un elemento decorativo e costruttivo.[72] La Ennis House, costruita nel 1924 per Charles e Mabel Ennis, fu l'ultima e la più grande delle quattro case in textile block dell'area di Los Angeles.[72] La sua forma monumentale e l'uso di motivi geometrici collegati al Revival Maya distinguono la Ennis House dalle precedenti case della prateria, pur mantenendo l'interesse di Wright per unità compositiva, ornamento e costruzione.[72]

Taliesin III, Olgivanna e pubblicazioni (1925-1929)

[modifica | modifica wikitesto]
Interno di Taliesin III.

Nel 1922 Catherine Lee Tobin concesse il divorzio a Wright; l'anno successivo egli sposò Miriam Noel, ma il matrimonio si rivelò instabile e si concluse con il divorzio nel 1927.[5] Nel 1925 un secondo incendio, provocato da un problema elettrico, distrusse nuovamente gli ambienti abitativi di Taliesin.[63] Wright avviò subito la ricostruzione, soggiornando temporaneamente a Tan-y-deri, la casa progettata per la sorella Jane Porter nella proprietà di Taliesin.[63] La terza fase della casa, nota come Taliesin III, ampliò ulteriormente gli spazi e aprì maggiormente il complesso verso il lago e le colline circostanti.[63]

Nel 1928 Wright sposò Olga Lazovich, detta Olgivanna, che sarebbe rimasta accanto a lui fino alla morte.[5] Negli anni immediatamente precedenti e successivi alla ricostruzione di Taliesin III, con poche nuove commissioni costruite, Wright si dedicò anche alla scrittura, alla pubblicazione e alle conferenze, raggiungendo un pubblico più ampio di quello dei committenti.[5] Nel 1925 la rivista olandese Wendingen dedicò a Wright una serie di numeri monografici, poi raccolti in volume; nel 1926 uscì in Germania Frank Lloyd Wright: Aus dem Lebenswerke eines Architekten.[73][74]

Frank Lloyd Wright tra gli anni venti e trenta.

Conferenze, scritti e Taliesin Fellowship (1930-1932)

[modifica | modifica wikitesto]
Il teatro Hillside nel complesso di Taliesin.

Nel 1930 Wright tenne le Kahn Lectures all'Università di Princeton, pubblicate nel 1931 con il titolo Modern Architecture: Being the Kahn Lectures for 1930.[75] Nel 1932 pubblicò An Autobiography.[76]

Sempre nel 1932 Wright e Olgivanna fondarono la Taliesin Fellowship, una comunità di apprendisti e famiglie che vivevano, lavoravano e studiavano con loro a Taliesin, nel Wisconsin, spostandosi più tardi anche a Taliesin West, in Arizona.[77] La Fellowship univa studio, lavoro manuale e vita comunitaria secondo il principio del "learning by doing": gli apprendisti partecipavano alla progettazione, alla costruzione, alla manutenzione degli edifici, alla vita domestica, alla musica, al teatro e alle attività agricole.[77] Nei primi anni, con poche commissioni disponibili, gli apprendisti furono impegnati anche nel recupero degli edifici di Taliesin, nella manutenzione della proprietà e nei lavori necessari alla comunità.[77]

Broadacre City e case usoniane (1932-1936)

[modifica | modifica wikitesto]
Disegni per Broadacre City.
Lo stesso argomento in dettaglio: Broadacre City e Usonia § Le case usoniane.

Nel 1932 Wright presentò in The Disappearing City la proposta di Broadacre City, una città decentrata e a bassa densità che trasferiva sul territorio alcuni temi dell'architettura organica, dell'autonomia individuale e della proprietà della terra.[78][79][80] Nel progetto ogni famiglia avrebbe avuto almeno un acro di terra; automobile, radio, telefono, telegrafo e produzione meccanizzata avrebbero reso possibile una comunità diffusa, non concentrata in un unico centro urbano.[81][82] Il modello di Broadacre City, costruito nel 1934-1935 in legno dipinto, cartone e carta, è conservato nelle collezioni del Museum of Modern Art.[79]

Wright collegò Broadacre City alle case usoniane, abitazioni più semplici ed economiche destinate alla società statunitense contemporanea.[83] La Herbert and Katherine Jacobs First House, progettata per Herbert e Katherine Jacobs a Madison, fu il primo esempio costruito di casa usoniana di Wright.[83] La casa, nota anche come "Jacobs I", divenne un modello per le successive abitazioni usoniane e un prototipo domestico vicino all'idea di Broadacre City.[83]

Fallingwater, Johnson Wax e Taliesin West (1935-1939)

[modifica | modifica wikitesto]
Il Johnson Wax Headquarters a Racine.
Lo stesso argomento in dettaglio: Casa sulla cascata e Taliesin West.

Nel 1935 Wright ricevette da Edgar J. Kaufmann l'incarico per progettare la Casa sulla cascata (Fallingwater), residenza per il fine settimana per la famiglia Kaufmann presso Bear Run, nella Pennsylvania sud-occidentale.[84] La casa fu costruita sopra la cascata del torrente, usando pietra locale e altri materiali ricavati dalla proprietà; la casa principale fu completata nel 1937, mentre la casa per gli ospiti e l'ala di servizio furono terminate nel 1939.[84] Fallingwater fu indicata dall'American Institute of Architects come migliore opera dell'architettura statunitense di tutti i tempi.[85]

Le terrazze a sbalzo dell'edificio mostrarono però gravi problemi strutturali.[86] Un'indagine di Robert A. Silman Associates attribuì la deformazione delle terrazze al sovraccarico di calcestruzzo e acciaio dovuto a errori nella progettazione dell'armatura, rendendo necessari puntellamenti, rimozione della pavimentazione e interventi sui travi principali del soggiorno.[86] Tra il 1998 e il 2002 il restauro introdusse un sistema di cavi post-tesi, ancorati ai pilastri in calcestruzzo e collegati ai travi principali, fermando l'ulteriore abbassamento delle terrazze.[86] Il monitoraggio proseguì anche dopo l'intervento, con nuovi strumenti installati nel 2013 per controllare fessurazioni e movimenti delle strutture in calcestruzzo armato.[86]

Nel 1936 Herbert F. Johnson Jr., alla guida della S. C. Johnson & Son, chiamò Wright a progettare la nuova sede amministrativa dell'azienda a Racine, nel Wisconsin.[87] L'Administration Building aprì nel 1939, organizzato attorno alla Great Workroom, un grande ambiente di lavoro sostenuto da colonne dendriformi e illuminato da fasce di tubi in vetro Pyrex.[87] Il progetto introdusse uffici aperti, arredi componibili progettati da Wright e un sistema di climatizzazione allora insolito per gli edifici per uffici statunitensi.[87]

Nel 1937 Wright stabilì nel deserto dell'Arizona il proprio laboratorio invernale, Taliesin West, nei pressi di Scottsdale.[88] Il complesso fu costruito e modificato negli anni da Wright e dagli apprendisti usando pietre del deserto annegate nel calcestruzzo, secondo una tecnica che Wright chiamava desert masonry, per inserire gli edifici nel paesaggio circostante.[88][89] Taliesin West divenne la casa invernale di Wright e della Fellowship, oltre che un luogo di lavoro, formazione, spettacoli, conferenze e vita comune.[88]

Mosca, Architectural Forum e Londra (1937-1939)

[modifica | modifica wikitesto]
La sede del Royal Institute of British Architects a 66 Portland Place, Londra.

Nel giugno 1937 Wright partecipò al Primo Congresso pan-sovietico degli architetti a Mosca, dove presentò le proprie idee sull'architettura e mostrò alcuni lavori recenti, tra cui i disegni per Fallingwater e per il Johnson Administration Building.[90] Nel gennaio 1938 Architectural Forum dedicò un numero monografico ai lavori recenti di Wright, pubblicando progetti come Taliesin III e Fallingwater, oltre a edifici della Taliesin Fellowship e altri lavori degli anni trenta.[91] Nel 1939 Wright tenne a Londra quattro conferenze presso il Royal Institute of British Architects, poi raccolte nel volume An Organic Architecture: The Architecture of Democracy.[92][93]

La Price Tower a Bartlesville.

Dopoguerra e grandi commissioni

[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la seconda guerra mondiale Wright continuò a progettare case ed edifici religiosi, sedi aziendali e complessi pubblici, lavorando fra Taliesin, Taliesin West e i cantieri delle nuove commissioni.[5] Negli anni quaranta e cinquanta proseguì la serie delle case usoniane e lavorò anche a edifici religiosi, sedi aziendali, torri, musei e complessi pubblici.[5]

Tra questi vi furono la First Unitarian Society of Madison, completata nel 1951 e legata alla comunità religiosa di cui Wright era membro, la Price Tower di Bartlesville, unico grattacielo costruito su progetto dell'architetto, e la sinagoga Beth Sholom a Elkins Park, progettata per Rabbi Mortimer J. Cohen e inaugurata dopo la morte di Wright.[94][95][96] La First Unitarian Society riprende elementi vicini alle strutture usoniane, come l'andamento basso, gli ampi aggetti, il camino, il pavimento in calcestruzzo e la grande vetrata lignea sulla facciata meridionale.[94] La Price Tower riprese il tema di una torre sostenuta da un nucleo centrale, con solai a sbalzo e pareti esterne liberate dalla funzione portante.[95] La Beth Sholom fu l'unica sinagoga progettata da Wright e unì una struttura sospesa a un telaio tripode d'acciaio con una copertura traslucida a profilo piramidale.[96]

Guggenheim, mostre e riconoscimento internazionale (1943-1959)

[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Solomon R. Guggenheim Museum.
La rampa interna del Solomon R. Guggenheim Museum.

Nel 1943 Wright ricevette l'incarico per progettare un museo per la collezione di Solomon R. Guggenheim a New York.[97][98] Il progetto del Solomon R. Guggenheim Museum si protrasse per sedici anni e passò attraverso oltre 700 schizzi, numerosi incontri, il cambio della direzione del museo e la morte sia di Solomon R. Guggenheim sia di Wright.[99][98] Il museo aprì al pubblico il 21 ottobre 1959, pochi mesi dopo la morte di Wright.[97][98] La Frank Lloyd Wright Foundation considera l'edificio un precedente decisivo per l'architettura museale del secondo Novecento, perché assegnò alla sede fisica della collezione un ruolo centrale nell'esperienza del visitatore.[99]

Il progetto fu oggetto di una controversia pubblica fin dagli anni della costruzione: nel dicembre 1956 un gruppo di ventuno artisti, tra cui Willem de Kooning, Robert Motherwell e Milton Avery, pubblicò una lettera indirizzata alla direzione del museo, contestando l'uso della luce naturale incanalata dal lucernario a spirale e la rampa inclinata come spazio inadeguato all'esposizione di dipinti rettangolari su tela, sostenendo che l'architettura avrebbe finito per competere con le opere esposte.[99] Il museo fu definito dai critici contemporanei di volta in volta "una lavatrice", "un alveare imitazione" e "una tazza del water gigante".[99] Wright respinse le obiezioni, sostenendo che la rampa continua fosse l'ambiente più adatto alle opere astratte della collezione e che l'interno del museo costituisse esso stesso "la cornice ideale".[99][100]

All'inizio degli anni cinquanta Wright lavorò anche a una grande retrospettiva della propria opera, Frank Lloyd Wright: Sixty Years of Living Architecture, allestita a Palazzo Strozzi a Firenze nel giugno 1951 e poi in altre città europee e statunitensi.[101] La mostra presentava modelli, fotografie, disegni e materiali relativi a sessant'anni di attività; dopo Firenze fu allestita anche in Svizzera, Francia, Germania, Olanda e Messico, ricevendo accoglienze ufficiali, riconoscimenti accademici e numeri speciali di riviste di architettura.[101] Nel 1952 la mostra fu ospitata anche al Kunsthaus di Zurigo con il titolo Frank Lloyd Wright - Sixty Years of Living Architecture.[102]

Marin County Civic Center

[modifica | modifica wikitesto]
Il Veterans Memorial Auditorium del Marin County Civic Center.

Nel 1957 Wright ricevette la commissione per il Marin County Civic Center a San Rafael, in California, il suo più grande progetto pubblico e anche l'ultimo incarico della sua carriera.[103][104] Il progetto riuniva tredici uffici della contea in un unico complesso civico e riprendeva temi già presenti in Broadacre City, distribuendo gli edifici su un intero campus pubblico.[103] Dopo la morte di Wright la costruzione fu portata avanti da William Wesley Peters e Aaron Green; l'Administration Building fu completato nel 1962, mentre le altre parti del complesso furono realizzate negli anni successivi.[103][104]

Morte e sepoltura

[modifica | modifica wikitesto]
Il luogo della sepoltura originaria di Wright presso la Unity Chapel (la lapide riporta il 1869, anno di nascita indicato da Wright ma non confermato dalle verifiche documentarie).[7]

Negli ultimi anni Wright continuò a viaggiare, a tenere conferenze e a seguire direttamente i progetti in corso, recandosi spesso a New York per controllare il cantiere del Guggenheim.[5][100]

Nell'aprile del 1959 fu colpito da una malattia improvvisa che rese necessario il ricovero ospedaliero.[5] Morì a Phoenix il 9 aprile 1959, due mesi prima del novantaduesimo compleanno.[5]

Il corpo fu inizialmente sepolto nel cimitero della famiglia Lloyd Jones presso la Unity Chapel, nel Wisconsin.[63] Nel 1985 i resti furono esumati, cremati e inviati a Scottsdale, in Arizona, dopo la morte di Olgivanna Wright.[105][106]

Pensiero architettonico e urbanistico

[modifica | modifica wikitesto]
Disegno HABS della Dana-Thomas House.

Tra Ottocento e Novecento

[modifica | modifica wikitesto]
Finestra progettata da Wright nella Robie House.

Nella storia dell'architettura moderna Wright occupò una posizione difficile da classificare: contribuì al rinnovamento del Novecento partendo da idee maturate nell'Ottocento, mantenendo una posizione autonoma rispetto allo stile internazionale (International Style).[2][107][3] Nel 1932 il Museum of Modern Art incluse alcune sue opere nella mostra Modern Architecture: International Exhibition; gli organizzatori riconoscevano il valore dei suoi lavori precedenti, guardando però all'Europa come al centro dell'innovazione architettonica, mentre Wright respinse l'inquadramento nello stile internazionale.[2]

Nel 1957 Philip Johnson, in un discorso dedicato a Wright, ricordò di averlo definito "il più grande architetto americano del XIX secolo".[108][107] Il giudizio richiamava la coesistenza, nell'opera di Wright, fra contributo all'architettura moderna e lessico legato alla cultura romantica e idealista dell'Ottocento.[107]

Nei suoi scritti Wright continuò a usare termini come "organico", "individualismo", "democrazia" e "natura", cercando un ordine comune fra architettura, arti, scienza e mondo naturale.[107] La sua partecipazione alla modernità architettonica seguì una strada diversa dallo stile internazionale, riconoscibile nella pianta aperta, nella continuità fra interno ed esterno, nell'uso innovativo di materiali e tecnologie moderne e nel legame con ambienti naturali o suburbani.[3] La retorica morale con cui difese l'architettura organica entrò però in tensione con alcuni aspetti della sua pratica professionale, dalle difficoltà climatiche e costruttive di vari edifici ai costi spesso superiori alle previsioni iniziali.[109]

Ingresso dello studio di Wright a Oak Park.

Wright riconobbe esplicitamente tre riferimenti principali: i doni fröbeliani dell'infanzia, Louis Sullivan e la xilografia giapponese.[69] Nella sua formazione entrarono anche il Trascendentalismo statunitense, l'Unitarianismo della famiglia materna e il Romanticismo ottocentesco.[110][111]

Questi riferimenti agirono su aspetti diversi del suo lavoro: dai doni fröbeliani derivò l'attenzione per forme semplici, griglie e composizione geometrica; da Sullivan assorbì l'idea di un'architettura statunitense autonoma e il legame fra forma e funzione; nella xilografia giapponese trovò un esempio di composizione ordinata, forme semplificate e riduzione del superfluo.[9][22][69] Il trascendentalismo, tramite autori come Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau e Walt Whitman, contribuì invece al modo in cui Wright mise in relazione natura, individuo, democrazia e architettura organica.[111][110]

Ralph Waldo Emerson

[modifica | modifica wikitesto]
Ralph Waldo Emerson.

Il pensiero di Ralph Waldo Emerson arrivò a Wright dall'ambiente familiare dei Lloyd Jones, legato all'Unitarianesimo e al Trascendentalismo.[110][111] Nel contesto familiare di Wright la natura rimandava a un ordine più ampio, nel quale entravano materiali, forme, persone e vita spirituale.[110] Wright cercò quindi nel progetto un ordine fra materiali, forme e spazio, evitando l'imitazione letterale della natura.[110]

Emerson contò anche per il legame fra libertà personale e architettura statunitense.[111] Wright collegò l'architettura organica a un'idea di democrazia fondata sull'individuo, sulla natura e su una cultura americana non dipendente dai modelli europei.[111][110]

Friedrich Fröbel

[modifica | modifica wikitesto]
Giochi fröbeliani.

Il rapporto con Friedrich Fröbel risale all'infanzia di Wright e ai "doni" del Kindergarten, introdotti da Anna Lloyd Jones.[9][112] Blocchi, sfere, bastoncini e carte abituavano il bambino a lavorare con forme elementari, proporzioni e simmetrie.[9] Wright ricordò quei materiali come una presenza decisiva nella propria memoria visiva, legata a triangoli, quadrati, cerchi, cubi e altre forme elementari.[9][10]

I giochi fröbeliani aiutano a comprendere l'uso wrightiano di griglie, moduli compositivi e forme geometriche.[112] Per Wright furono una prima educazione alla composizione dello spazio mediante elementi semplici, ordinati fra loro secondo rapporti riconoscibili.[112][10][9]

Tigre nella neve di Katsushika Hokusai.

Il rapporto con il Giappone accompagnò Wright in più fasi della carriera, dal collezionismo di stampe al lavoro per l'Imperial Hotel di Tokyo.[69] Wright attribuì alla xilografia giapponese un ruolo importante per la sua attenzione alla sintesi formale e alla riduzione del superfluo.[69] Il suo interesse comprese anche architettura, artigianato, paesaggio, collezionismo e lavoro diretto in Giappone per progetti come l'Imperial Hotel.[69]

Un momento importante fu la visita allo Ho-o-den alla Fiera Colombiana di Chicago del 1893.[69][28] Wright approfondì la cultura figurativa giapponese con il collezionismo di stampe, l'attività di commerciante e l'osservazione del modo in cui la xilografia giapponese organizzava linee, vuoti e forme naturali.[69]

Wright riprese riferimenti giapponesi nel controllo della vista, nell'uso di schermi, aggetti e piani orizzontali, oltre che nella continuità fra interno ed esterno.[69] Questi riferimenti entrarono soprattutto nel controllo della vista, nell'uso di schermi e aggetti e nella continuità fra interno ed esterno.[69]

Le case della prateria

[modifica | modifica wikitesto]
La Robie House a Chicago.
Lo stesso argomento in dettaglio: Prairie School.

Nel lavoro sulle prairie houses, o "case della prateria", Wright sviluppò le ricerche avviate negli anni di Oak Park sulla casa unifamiliare statunitense.[5][17] Queste abitazioni rispondevano al paesaggio aperto del Midwest con linee orizzontali, tetti bassi e aggettanti, finestre disposte in fasce continue e volumi allungati, sostituendo la verticalità della casa vittoriana con un impianto più disteso.[3][38][39] La Robie House sviluppò questo linguaggio con due grandi rettangoli sfalsati, un volume lungo e basso, tetti a sbalzo e una forte orizzontalità.[38][39]

Negli interni Wright ridusse le pareti divisorie rigide, superando la sequenza di stanze chiuse e separate che caratterizzava molta edilizia domestica ottocentesca.[113] Gli ambienti principali comunicavano fra loro con variazioni di quota, soffitti ribassati, nicchie, aggetti, arredi fissi e passaggi visivi.[113]

Il focolare assunse un ruolo centrale nella distribuzione delle case della prateria, funzionando come nucleo attorno al quale organizzare gli ambienti della vita domestica.[38][113] Il lavoro sulla continuità degli ambienti, sul legame con il luogo e sulla costruzione di un insieme unitario anticipò aspetti che Wright avrebbe poi riunito nella definizione di architettura organica.[3][113]

Nelle case della prateria Wright integrò l'ornamento nel disegno complessivo dell'edificio.[113] Finestre, vetri piombati, arredi, murature, tessiture dei materiali e proporzioni delle parti contribuivano a costruire un linguaggio unitario, collegando il dettaglio alla forma generale dell'abitazione.[113][114] Nella Prairie house struttura, ambienti, arredi, decorazione e paesaggio facevano parte dello stesso progetto.[113][114]

L'architettura organica

[modifica | modifica wikitesto]
La Casa sulla cascata.
Lo stesso argomento in dettaglio: Architettura organica.

Wright usò l'espressione "architettura organica" almeno dal 1914, in un articolo pubblicato su Architectural Record, continuando poi a precisarne il significato nei decenni successivi.[113] Per Wright l'architettura organica indicava un modo di progettare in cui edificio, luogo, materiali, ambienti interni e uso umano dovevano dipendere l'uno dall'altro.[113][115]

Nel pensiero di Wright l'edificio doveva rispondere al luogo in cui sorgeva.[113] Nell'architettura organica il luogo doveva essere valorizzato dall'edificio, mentre la forma dell'edificio derivava in parte dalle caratteristiche del luogo stesso.[113] Questo legame poteva nascere per somiglianza, come nelle case della prateria e nel paesaggio orizzontale del Midwest, oppure per contrasto, come nel caso della Casa sulla cascata e del vallone boscoso di Bear Run.[113]

Wright impiegò i materiali secondo le loro qualità, senza mascherarli per farli sembrare altro.[113] Cercò quindi di valorizzare aspetto, consistenza e modo d'uso dei materiali, usando spesso pochi elementi principali sia all'interno sia all'esterno degli edifici.[113] Anche arredi, illuminazione, decorazione e sistemi tecnici entravano nel progetto come parti della costruzione, invece di essere aggiunti in un secondo momento.[113][115]

Wright organizzò gli ambienti come sequenze da percorrere.[113] Per lui la realtà di un edificio non consisteva soltanto nei muri e nel tetto, ma negli ambienti da vivere.[113] Stanze, passaggi, variazioni di altezza, terrazze, alcove e aperture visive servivano a costruire un'esperienza dello spazio più continua.[113]

Il rapporto tra la Casa sulla cascata e il torrente sottostante.

Nella teoria di Wright la natura non andava imitata alla lettera.[113] Wright riferiva l'architettura organica ai materiali naturali, al luogo e alle persone che avrebbero abitato l'edificio, richiamando forme e proporzioni osservate nella natura.[113] La Casa sulla cascata, progettata per la famiglia Kaufmann a Bear Run, collocò la casa sopra la cascata, usando la pietra locale e organizzando gli ambienti in relazione diretta con il torrente e con il paesaggio circostante.[84][3]

Nell'architettura organica Wright usò anche tecniche e materiali moderni, come cemento armato, acciaio, vetro, sistemi meccanici e arredi progettati appositamente.[113][3] Questa sperimentazione rese però complessa la conservazione di molte opere: il calcestruzzo, considerato nei primi decenni del Novecento un materiale durevole, è soggetto a deterioramento, mentre la posizione delle armature, l'infiltrazione dell'umidità e la corrosione dell'acciaio possono produrre fessurazioni, distacchi e perdita di materiale.[116] Nelle opere inserite nel sito seriale del 2019 ricorrono pianta aperta, continuità fra interno ed esterno, nuovi usi di materiali e tecnologie e soluzioni pensate per ambienti suburbani o naturali.[3]

Città, territorio e abitazione usoniana

[modifica | modifica wikitesto]
Taliesin West nel deserto dell'Arizona.
Lo stesso argomento in dettaglio: Broadacre City e Usonia § Le case usoniane.

Per Wright la casa era legata anche alla città e al territorio.[117] Broadacre City comprendeva forma dell'insediamento, proprietà della terra, distribuzione dei servizi, lavoro agricolo e attività produttive, riunendoli in un programma sociale più ampio.[118][119][117] La città non doveva più essere un sistema concentrato in un centro unico, ma una rete di abitazioni, servizi, attrezzature e spazi produttivi organizzati sul territorio.[81][120]

Il Museum of Modern Art ha messo in evidenza la tensione fra densità e dispersione nel pensiero urbano di Wright, accostando Broadacre City ai suoi progetti per la città verticale.[117] Il modello di Broadacre City univa una delle prime ipotesi di svincolo autostradale aereo a un vasto dominio agrario, presentando un piano complessivo per l'urbanizzazione del paesaggio statunitense.[117] In una lettura critica più recente, Joseph M. Watson ha interpretato Broadacre City non come un'anomalia isolata dell'urbanistica novecentesca, ma come un progetto fondato su tendenze suburbane già esistenti, che Wright cercò di intensificare; lo stesso studio segnala anche il peso di privilegio e pregiudizio nella visione sociale del piano.[121]

Le case usoniane svilupparono alcuni temi di Broadacre City e delle precedenti case della prateria.[122][83] La casa usoniana derivò dallo stile Prairie dei primi anni del secolo, condividendone orizzontalità, pianta aperta, focolare centrale, tetti bassi o piani, fasce continue di finestre e rapporto ravvicinato con il luogo.[122] Allo stesso tempo rispondeva alle esigenze della piccola casa statunitense degli anni trenta, quaranta e cinquanta, con soluzioni più economiche, compatte e ripetibili.[122]

La Herbert and Katherine Jacobs First House, costruita nel 1937 a Madison, fu la prima casa usoniana realizzata da Wright, diventando un modello per le abitazioni successive.[83][122] Le case usoniane erano spesso organizzate su una griglia geometrica, con soggiorno e pranzo unificati, cucina compatta, camere ridotte, gallerie distributive, tetti bassi, assenza di soffitta e basamento tradizionale e carport al posto del garage chiuso.[122] Con queste soluzioni Wright cercò di ridurre i costi, rendendo gli spazi più continui e mantenendo un rapporto diretto fra abitazione, terreno e vita quotidiana.[122]

Nel 2014 il Museum of Modern Art dedicò a questo tema la mostra Frank Lloyd Wright and the City: Density vs. Dispersal, mettendo a confronto Broadacre City con i progetti di Wright per la città verticale.[117] La mostra presentava disegni, film e modelli architettonici, tra cui il modello di Broadacre City, accostando la città dispersa ai progetti di Wright per edifici verticali.[117]

Critiche e controversie

[modifica | modifica wikitesto]
Il Solomon R. Guggenheim Museum, al centro delle critiche sul rapporto fra architettura e opere esposte.
Le terrazze a sbalzo della Casa sulla cascata, oggetto di problemi statici.

Le critiche principali rivolte a Wright riguardarono la distanza fra la sua autorappresentazione e la pratica professionale, il rapporto spesso conflittuale con committenti e collaboratori, la funzionalità di alcuni edifici, i problemi tecnici legati alla sperimentazione costruttiva e la dimensione dispersa della sua proposta urbanistica.[123][86][99][117]

William Cronon ha individuato nella costruzione pubblica del "genio" una parte essenziale della figura di Wright: secondo lo storico, la leggenda personale dell'architetto fu una creazione non meno elaborata della sua architettura, utile a sostenere l'idea di una originalità assoluta e a mettere in secondo piano le influenze ricevute.[107] Ad esempio, Wright mentiva sulla propria età, per rendersi più giovane di due anni,[7] come facevano le stelle della lirica e del cinema. La stessa tendenza a controllare la propria immagine emergeva nel rapporto con clienti e apprendisti: Wright difendeva l'individualismo e l'architettura pensata per chi l'avrebbe abitata, ma tendeva a imporre ai committenti la propria idea della casa e chiedeva agli allievi della Taliesin Fellowship di sviluppare una personalità autonoma senza concedere molto spazio a posizioni artistiche divergenti dalla sua.[123]

Le obiezioni funzionali furono particolarmente evidenti nel caso del Solomon R. Guggenheim Museum.[99] Nel 1956 ventuno artisti firmarono una lettera di protesta contro il progetto, sostenendo che la luce naturale proveniente dal lucernario a spirale, la rampa inclinata e la forma non rettangolare delle pareti avrebbero reso difficile esporre dipinti su tela e avrebbero posto l'architettura in competizione con le opere.[99][124] La polemica proseguì dopo l'apertura del museo, quando alcuni critici definirono l'edificio "una lavatrice", "un alveare imitazione" e "una tazza del water gigante".[99]

Anche alcune soluzioni tecniche divennero oggetto di critica. Cronon ricordò la frequenza dei problemi di infiltrazione nei tetti di Wright come un caso emblematico della distanza fra la sua retorica dell'architettura organica e le difficoltà materiali degli edifici, citando fra gli esempi la First Unitarian Society of Madison e l'episodio del tetto di Wingspread durante una cena di Herbert F. Johnson.[107] Il caso della Casa sulla cascata mostrò in modo particolarmente evidente questi limiti: le terrazze a sbalzo subirono un abbassamento progressivo e richiesero, fra il 1998 e il 2002, un intervento strutturale con cavi post-tesi per fermare la deformazione.[86]

La sperimentazione sui materiali, centrale nell'opera di Wright, ha avuto conseguenze anche sulla conservazione degli edifici.[116] Il calcestruzzo, usato in molte sue opere e fondamentale in edifici come la Unity Temple e il Guggenheim Museum, fu considerato nei primi decenni del Novecento un materiale durevole, ma è soggetto a deterioramento; infiltrazioni, corrosione delle armature e fessurazioni hanno reso complessi gli interventi conservativi su diverse opere dell'architetto.[116] I problemi tecnici riguardarono quindi anche il modo in cui Wright spinse materiali moderni e strutture a sbalzo verso limiti difficili da mantenere nel tempo.[107][116]

Le critiche urbanistiche si concentrarono soprattutto su Broadacre City.[117] Il progetto proponeva una comunità dispersa, fondata su lotti individuali di almeno un acro, mobilità automobilistica, comunicazioni moderne e bassa densità insediativa.[81][82] Questa impostazione trasferiva sul territorio l'ideale wrightiano di autonomia individuale, ma comportava anche un modello di crescita estensiva, dipendente da strade, automobile e infrastrutture tecniche.[117][118] Per questo Broadacre City è rimasta una delle parti più discusse della sua eredità urbanistica, soprattutto nel confronto con i modelli di città compatta e con i problemi della dispersione suburbana.[117]

Influenza culturale

[modifica | modifica wikitesto]
Disegno prospettico dell'Imperial Hotel di Tokyo.

L'influenza di Wright superò l'ambito statunitense già nella prima metà del Novecento: l'UNESCO riconosce alle sue opere un ruolo nello sviluppo dell'architettura moderna in Europa e nei maestri del Movimento Moderno.[3] Le opere comprese nel sito seriale Opere architettoniche del XX secolo di Frank Lloyd Wright sono indicate dall'UNESCO come esempi di architettura organica per la pianta aperta, la continuità fra interno ed esterno, l'uso innovativo di materiali e tecniche e il legame diretto con il luogo.[3] Il riconoscimento comprende otto edifici: Unity Temple, la Robie House, Taliesin (edificio), Hollyhock House, la Casa sulla cascata, Herbert and Katherine Jacobs First House, Taliesin West e il Solomon R. Guggenheim Museum.[3] L'influenza dell'opera di Wright si estende ad architetti attivi in Giappone, America Latina e Australia.[3]

La conoscenza di Wright in Europa fu favorita dal portfolio Wasmuth del 1910-1911, che presentò in forma sistematica case ed edifici commerciali progettati fino ad allora.[50] La raccolta ricevette in Europa più attenzione e apprezzamento che negli Stati Uniti, contribuendo alla circolazione dell'opera di Wright negli ambienti del modernismo europeo.[50] Fra i giovani architetti che ebbero modo di studiare il portfolio in quegli anni vi furono Walter Gropius, Ludwig Mies van der Rohe e Le Corbusier, all'epoca collaboratori dello studio berlinese di Peter Behrens.[125] In Olanda Hendrik Petrus Berlage divenne il principale promotore dell'opera di Wright nel Nord Europa; tramite il membro fondatore del gruppo De Stijl Robert van 't Hoff, che aveva visitato di persona alcuni edifici di Wright negli Stati Uniti, le case Prairie raggiunsero anche gli ambienti dell'avanguardia olandese.[125]

In Italia Bruno Zevi ebbe un ruolo centrale nella diffusione dell'architettura organica e dell'opera di Wright: nel 1945 pubblicò Verso un'architettura organica e nel 1947 un volume dedicato all'architetto statunitense.[126] Lo stesso Zevi tornò più volte su Wright nelle proprie pubblicazioni, con nuovi volumi e ristampe dedicate all'architetto e alla sua idea di architettura organica.[126]

Le case usoniane portarono alcuni temi della casa unifamiliare di Wright in abitazioni più semplici ed economiche, progettate per la società statunitense del secondo dopoguerra.[5] La Herbert and Katherine Jacobs First House, completata nel 1937, fu il primo esempio costruito di casa usoniana, aprendo una serie di abitazioni basate su semplificazione costruttiva, continuità degli ambienti e legame diretto con il terreno.[83] Anche Broadacre City rimase un riferimento nel dibattito sulla città decentrata e a bassa densità, nel quale Wright trasferì sul territorio i principi dell'architettura organica e dell'autonomia individuale.[79][117]

Nel 2012 l'archivio di Wright fu acquisito congiuntamente dal Museum of Modern Art e dalla Avery Architectural and Fine Arts Library della Università Columbia, comprendendo disegni, modelli, fotografie, manoscritti, corrispondenza e materiali di progetto.[127] Nel 2017 il MoMA organizzò la mostra Frank Lloyd Wright at 150: Unpacking the Archive, esponendo circa 450 opere e documenti dagli anni novanta dell'Ottocento agli anni cinquanta del Novecento.[1] La mostra fu organizzata come un'antologia di nuclei documentari e non come una retrospettiva monografica completa, con l'obiettivo di sottoporre l'opera di Wright a nuove letture critiche e a confronto storiografico.[1] Ha presentato l'archivio di Wright come materiale per nuove ricerche, affiancando al riconoscimento della sua influenza l'analisi della sua immagine pubblica, dei problemi tecnici e funzionali di alcune opere e delle implicazioni urbanistiche di progetti come Broadacre City.[1]

L'eredità principale di Wright è rimasta legata soprattutto al modo di progettare la casa moderna e al rapporto fra edificio e luogo. Nelle sue opere gli ambienti interni diventano più aperti e continui, la distinzione fra interno ed esterno si riduce, arredi e materiali entrano nel progetto architettonico e il sito diventa parte della composizione. Questi aspetti confluirono nella sua idea di architettura organica, che cercava di far dipendere la forma dell'edificio dal luogo, dai materiali e dal modo in cui gli spazi sarebbero stati abitati.[3][113]

Il Fontana Boathouse a Buffalo, costruito da un progetto di Wright.

(elenco parziale)

Scritti e pubblicazioni principali

[modifica | modifica wikitesto]
Disegno della Dana-Thomas House, collegato alla circolazione dei progetti di Wright.
La Ennis House a Los Angeles.
La sinagoga Beth Sholom a Elkins Park.
Lo stesso argomento in dettaglio: Opere di Frank Lloyd Wright.
  1. 1 2 3 4 (EN) Frank Lloyd Wright at 150: Unpacking the Archive, su moma.org, The Museum of Modern Art, 2017. URL consultato il 10 maggio 2026.
  2. 1 2 3 4 (EN) Frank Lloyd Wright: Architect, su moma.org, The Museum of Modern Art, 1994. URL consultato il 10 maggio 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 (EN) The 20th-Century Architecture of Frank Lloyd Wright, su whc.unesco.org, UNESCO, 2019. URL consultato il 10 maggio 2026.
  4. 1 2 (EN) Frank Lloyd Wright's Work, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  5. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 (EN) About Frank Lloyd Wright, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  6. 1 2 3 4 5 (EN) Frank Lloyd Wright, su fallingwater.org, Fallingwater. URL consultato il 9 maggio 2026.
  7. 1 2 3 Hines, 1967, pp. 109-110
  8. 1 2 3 (EN) Frank Lloyd Wright, su savewright.org, Frank Lloyd Wright Building Conservancy. URL consultato il 9 maggio 2026.
  9. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Meagan Vanderhill, Learning By Doing Part 1 - Froebel's Gifts, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation, 27 giugno 2019. URL consultato il 9 maggio 2026.
  10. 1 2 3 4 Wright, 1946, p. 17
  11. Bardeschi, 1970, p. 16
  12. Secrest, 1998, p. 82
  13. (EN) Busted: Frank Lloyd Wright "Failed to Appear in Class", su ls.wisc.edu, University of Wisconsin-Madison, College of Letters & Science, 25 gennaio 2012. URL consultato il 9 maggio 2026.
  14. Bardeschi, 1970, p. 18
  15. Wright, 1946, p. 51
  16. (EN) Paul V. Turner, Authors read by Wright, su library.franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation Library. URL consultato il 9 maggio 2026.
  17. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 (EN) The Buildings of Wright's Chicago Years, su flwright.org, Frank Lloyd Wright Trust. URL consultato il 9 maggio 2026.
  18. Bardeschi, 1970, p. 20
  19. 1 2 Wright, 1946, pp. 60-65
  20. 1 2 3 4 5 (EN) Wright's Early Career (PDF), su flwright.org, Frank Lloyd Wright Trust, p. 1. URL consultato il 9 maggio 2026.
  21. Bardeschi, 1970, p. 20
  22. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Wright's Early Career (PDF), su flwright.org, Frank Lloyd Wright Trust, p. 2. URL consultato il 9 maggio 2026.
  23. 1 2 3 4 5 6 (EN) Oak Park Home & Studio, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 9 maggio 2026.
  24. Bardeschi, 1970, p. 24
  25. (EN) Kimberly Kutz Elliott, The World's Columbian Exposition: Introduction, su smarthistory.org, Smarthistory, 9 luglio 2021. URL consultato il 9 maggio 2026.
  26. (EN) Kimberly Kutz Elliott, The World's Columbian Exposition: The White City and fairgrounds, su smarthistory.org, Smarthistory, 9 luglio 2021. URL consultato il 9 maggio 2026.
  27. Nute, 1997, pp. 40-47
  28. 1 2 (EN) Ho-o-Den (Phoenix Palace), su ndl.go.jp, National Diet Library. URL consultato il 9 maggio 2026.
  29. Miotto, 2010, capitolo Oak Park, il mondo, la prateria
  30. 1 2 (EN) Frank Lloyd Wright Home and Studio, su flwright.org, Frank Lloyd Wright Trust. URL consultato il 9 maggio 2026.
  31. 1 2 3 4 5 6 (EN) Larkin Company Administration Building, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  32. (EN) Our Story, su martinhouse.org, Frank Lloyd Wright's Martin House. URL consultato il 10 maggio 2026.
  33. 1 2 3 (EN) Larkin Company Administration Building, su flwright.org, Frank Lloyd Wright Trust. URL consultato il 10 maggio 2026.
  34. (EN) Timeline, su martinhouse.org, Frank Lloyd Wright's Martin House. URL consultato il 10 maggio 2026.
  35. 1 2 3 4 5 (EN) Martin House Complex, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  36. 1 2 3 (EN) Darwin Martin House, su flwright.org, Frank Lloyd Wright Trust. URL consultato il 10 maggio 2026.
  37. Miotto, 2010, capitolo Le case della prateria
  38. 1 2 3 4 5 (EN) Robie House, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 9 maggio 2026.
  39. 1 2 3 4 (EN) Elizabeth A. Milnarik, Frederick C. Robie House, su sah-archipedia.org, SAH Archipedia. URL consultato il 9 maggio 2026.
  40. (EN) Unity Temple, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  41. 1 2 3 4 5 (EN) History of Unity Temple, su flwunitytemple.org, Unity Temple Restoration Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  42. 1 2 3 4 (EN) Unity Temple, su flwright.org, Frank Lloyd Wright Trust. URL consultato il 10 maggio 2026.
  43. (EN) History of Unity Temple, su unitytemplefilm.com, Unity Temple: Frank Lloyd Wright's Modern Masterpiece. URL consultato il 10 maggio 2026.
  44. 1 2 3 (EN) Mamah Borthwick and Edwin H. Cheney House, su flwright.org, Frank Lloyd Wright Trust. URL consultato il 10 maggio 2026.
  45. 1 2 3 4 (EN) Taliesin, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  46. Wright, 1946, pp. 146-149
  47. Wright, 1946, p. 147
  48. 1 2 3 (EN) Wasmuth Portfolio - Volume 1, su collections.lib.utah.edu, University of Utah, J. Willard Marriott Library. URL consultato il 10 maggio 2026.
  49. 1 2 3 (EN) Wasmuth Portfolio - Volume 2, su collections.lib.utah.edu, University of Utah, J. Willard Marriott Library. URL consultato il 10 maggio 2026.
  50. 1 2 3 (EN) Wasmuth Portfolio, su openbook.lib.utah.edu, University of Utah, J. Willard Marriott Library, 8 maggio 2018. URL consultato il 10 maggio 2026.
  51. 1 2 3 4 5 Wright, 1946, pp. 148-149
  52. Wright, 1946, p. 146
  53. Wright, 1946, pp. 146-147
  54. Wright, 1946, p. 149
  55. 1 2 (EN) Taylor Woolley photograph collection, su archiveswest.orbiscascade.org, University of Utah Libraries, Special Collections. URL consultato il 10 maggio 2026.
  56. (EN) Taylor A. Woolley papers, 1836-1980, su archiveswest.orbiscascade.org, University of Utah Libraries, Special Collections. URL consultato il 9 maggio 2026.
  57. Wright, 1946, pp. 148-151
  58. 1 2 Wright, 1946, pp. 150-151
  59. 1 2 3 4 (EN) Frank Lloyd Wright House, Studio, and Farm, "Taliesin", su flwright.org, Frank Lloyd Wright Trust. URL consultato il 10 maggio 2026.
  60. Wright, 1946, p. 151
  61. 1 2 3 4 (EN) Midway Gardens, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  62. 1 2 3 4 5 6 (EN) The Wright Building, su imperialhotel.co.jp, Imperial Hotel Tokyo. URL consultato il 10 maggio 2026.
  63. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Taliesin History, su taliesinpreservation.org, Taliesin Preservation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  64. 1 2 3 Wright, 1946, pp. 165-167
  65. Wright, 1946, pp. 167-171
  66. 1 2 3 4 (EN) Imperial Hotel Lobby (Reconstruction), su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  67. (EN) Imperial Hotel Entrance Hall and Lobby, su savewright.org, Frank Lloyd Wright Building Conservancy. URL consultato il 10 maggio 2026.
  68. La demolizione dell'Imperial Hotel, su domusweb.it, Domus, 22 dicembre 2000. URL consultato il 10 maggio 2026.
  69. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 (EN) Margo Stipe, Frank Lloyd Wright and Japan, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation, 1º gennaio 2017. URL consultato il 9 maggio 2026.
  70. 1 2 3 (EN) Brigid Boyle, Barnsdall House, su sah-archipedia.org, SAH Archipedia. URL consultato il 10 maggio 2026.
  71. 1 2 3 (EN) Hollyhock House, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  72. 1 2 3 4 (EN) Ennis House, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  73. Wendingen, 1925
  74. De Fries, 1926
  75. Wright, 1931
  76. (EN) An autobiography, su library.franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation Library. URL consultato il 10 maggio 2026.
  77. 1 2 3 (EN) The Taliesin Fellowship, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation, 1º gennaio 2017. URL consultato il 10 maggio 2026.
  78. Wright, 1932b
  79. 1 2 3 (EN) Frank Lloyd Wright. Broadacre City Project (Model in four sections). 1934-1935, su moma.org, The Museum of Modern Art. URL consultato il 10 maggio 2026.
  80. (EN) Jennifer Gray, Reading Broadacre, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation, 1º ottobre 2018. URL consultato il 10 maggio 2026.
  81. 1 2 3 Wright, 1935, p. 345
  82. 1 2 Wright, 1935, p. 346
  83. 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Herbert Jacobs House, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  84. 1 2 3 4 (EN) What is Fallingwater?, su fallingwater.org, Fallingwater. URL consultato il 10 maggio 2026.
  85. (EN) Fallingwater, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  86. 1 2 3 4 5 6 (EN) Preservation History, su fallingwater.org, Fallingwater. URL consultato il 10 maggio 2026.
  87. 1 2 3 4 (EN) Designed to Inspire: SC Johnson's Frank Lloyd Wright-designed Administration Building, su scjohnson.com, SC Johnson. URL consultato il 10 maggio 2026.
  88. 1 2 3 4 (EN) About Taliesin West, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  89. (EN) Rebuilding Desert Masonry, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation, 16 marzo 2017. URL consultato il 10 maggio 2026.
  90. Spencer, 2017, pp. 144-160
  91. Architectural Forum, 1938, pp. 1-73
  92. Wright, 1939
  93. (EN) Lund Humphries Landmarks: An Organic Architecture by Frank Lloyd Wright (1939), su lundhumphries.com, Lund Humphries, 29 gennaio 2014. URL consultato il 10 maggio 2026.
  94. 1 2 3 (EN) Unitarian Meeting House, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  95. 1 2 3 (EN) Price Tower, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  96. 1 2 3 (EN) Beth Sholom Synagogue Preservation Foundation, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  97. 1 2 3 (EN) History, su guggenheim.org, Solomon R. Guggenheim Museum. URL consultato il 10 maggio 2026.
  98. 1 2 3 4 (EN) The Frank Lloyd Wright Building Timeline, su guggenheim.org, Solomon R. Guggenheim Museum. URL consultato il 10 maggio 2026.
  99. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Solomon R. Guggenheim Museum, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  100. 1 2 (EN) Frank Lloyd Wright and the Guggenheim New York, su guggenheim.org, Solomon R. Guggenheim Museum. URL consultato il 10 maggio 2026.
  101. 1 2 (EN) Sixty Years of Living Architecture: The Work of Frank Lloyd Wright (PDF), su archive.org, Internet Archive. URL consultato il 9 maggio 2026.
  102. Frank Lloyd Wright, su digilab.kunsthaus.ch, Kunsthaus Zürich. URL consultato il 9 maggio 2026.
  103. 1 2 3 4 (EN) Marin County Civic Center, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 10 maggio 2026.
  104. 1 2 3 (EN) History of Frank Lloyd Wright in Marin, su marincounty.gov, County of Marin. URL consultato il 10 maggio 2026.
  105. (EN) Frank Lloyd Wright Exhumed, Cremated, su latimes.com, Los Angeles Times, 26 marzo 1985. URL consultato il 10 maggio 2026.
  106. (EN) Wright's Grave Site Moved, su washingtonpost.com, The Washington Post, 9 aprile 1985. URL consultato il 10 maggio 2026.
  107. 1 2 3 4 5 6 7 Cronon, 1994, p. 9
  108. (EN) Philip Johnson, Philip Johnson: 100 Years, Frank Lloyd Wright, and Us, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation, 30 aprile 2020. URL consultato il 10 maggio 2026.
  109. Cronon, 1994, pp. 19-20
  110. 1 2 3 4 5 6 Cronon, 1994, pp. 13-15
  111. 1 2 3 4 5 (EN) Naomi Tanabe Uechi, For You O Democracy, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation, 1º gennaio 2017. URL consultato il 9 maggio 2026.
  112. 1 2 3 Cronon, 1994, p. 15
  113. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 (EN) Wright - Organic Architecture (PDF), su flwright.org, Frank Lloyd Wright Trust. URL consultato il 10 maggio 2026.
  114. 1 2 (EN) Frank Lloyd Wright Room, su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 10 maggio 2026.
  115. 1 2 (EN) Living Room from the Francis W. Little House: Windows and paneling, su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 10 maggio 2026.
  116. 1 2 3 4 (EN) Concrete 101, su savewright.org, Frank Lloyd Wright Building Conservancy, 2 agosto 2023. URL consultato il 10 maggio 2026.
  117. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 (EN) Frank Lloyd Wright and the City: Density vs. Dispersal, su moma.org, The Museum of Modern Art, 2014. URL consultato il 10 maggio 2026.
  118. 1 2 Stankiewicz, 2015, p. 30
  119. Stankiewicz, 2015, p. 34
  120. Wright, 1935, p. 347
  121. (EN) Joseph M. Watson, The Suburbanity of Frank Lloyd Wright's Broadacre City, in Journal of Urban History, vol. 45, n. 5, 2019, pp. 1006-1029, DOI:10.1177/0096144218797923.
  122. 1 2 3 4 5 6 (EN) Chery Peterson, Iowa Usonian Houses by Frank Lloyd Wright, 1945-1960, in National Register of Historic Places Multiple Property Documentation Form, 1988, pp. sezione F-II, p. 2.
  123. 1 2 Cronon, 1994, pp. 8-9
  124. (EN) Artists' protest letter to James Johnson Sweeney, New York, N.Y., 1956, su aaa.si.edu, Archives of American Art, Smithsonian Institution. URL consultato il 10 maggio 2026.
  125. 1 2 Bardeschi, 1970, p. 24
  126. 1 2 Pubblicazioni di Bruno Zevi, su fondazionebrunozevi.it, Fondazione Bruno Zevi. URL consultato il 9 maggio 2026.
  127. (EN) Frank Lloyd Wright at Avery, su library.columbia.edu, Columbia University Libraries. URL consultato il 9 maggio 2026.
  128. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 (EN) All Wright Buildings, su savewright.org, Frank Lloyd Wright Building Conservancy. URL consultato il 10 maggio 2026.
Fonti
Approfondimenti
  • (EN) Donald Leslie Johnson, Frank Lloyd Wright in Moscow: June 1937, in Journal of the Society of Architectural Historians, vol. 46, n. 1, 1987, pp. 65-79, DOI:10.2307/990146.
  • Carlo Nardi, La crisi del profeta. Frank Lloyd Wright, collana Quodlibet Studio. Città e paesaggio. Saggi, Macerata, Quodlibet, 2024, ISBN 9788822921246.
  • Terence Riley e Peter Reed (a cura di), Frank Lloyd Wright: architetto 1867-1959, Milano, Electa, 1994, ISBN 9788843547708.
  • Bruno Zevi, Verso un'architettura organica: saggio sullo sviluppo del pensiero architettonico negli ultimi cinquant'anni, collana Saggi, n. 54, Torino, Einaudi, 1945.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN) 27148716 · ISNI (EN) 0000 0001 2100 0710 · SBN CFIV094609 · BAV 495/7744 · Europeana agent/base/146814 · ULAN (EN) 500020307 · LCCN (EN) n79032932 · GND (DE) 11863531X · BNE (ES) XX1141709 (data) · BNF (FR) cb12388569w (data) · J9U (EN, HE) 987007269963005171 · NSK (HR) 981005672915809366 · NDL (EN, JA) 00461480 · CONOR.SI (SL) 44629347