'hours...'

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hours...
Artista David Bowie
Tipo album Studio
Pubblicazione 4 ottobre 1999
Durata 57 min : 35 s
Dischi 1
Tracce 11
Genere Art rock[1]
Rock sperimentale[1]
Etichetta Virgin
Produttore David Bowie e Reeves Gabrels
David Bowie - cronologia
Album precedente
(1997)
Album successivo
(2002)
Singoli
  1. Thursday's Child
    Pubblicato: 9 settembre 1999
  2. The Pretty Things Are Going to Hell
    Pubblicato: 14 ottobre 1999 (solo in Australia e Giappone)
  3. Survive
    Pubblicato: 24 gennaio 2000
  4. Seven
    Pubblicato: 17 luglio 2000

'hours...' è il ventunesimo album di David Bowie e fu pubblicato dalla Virgin Records nel 1999. È stato ristampato nel 2004 con l'aggiunta di diverse tracce bonus, e nel gennaio 2005 in versione doppio CD con ulteriori brani aggiuntivi. È stato il primo album di un artista di fama a essere disponibile per il download digitale da internet. La pubblicazione in rete precedette l'uscita del CD di circa due settimane.[2]

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

'Hours...' è un disco molto più convenzionale rispetto ai frenetici Earthling e 1.Outside, gli album che l'hanno preceduto, recuperando atmosfere pop rock più intimiste e riflessive. Se la musica di Bowie era sempre stata caratterizzata da artificio, intelligenza e sintesi, 'hours... segna una svolta ed è un punto di partenza rilassato e naturale. Questo cambiamento di tono rispetto agli ultimi suoi lavori è stato definito su Allmusic rinfrescante.[1]

Nella rivista Rolling Stone è stato invece definito effervescente e malinconico al tempo stesso, rappresentando una sintesi della carriera di Bowie, in cui l'ascoltatore può trovare tracce di album precedenti quali Hunky Dory, Ziggy Stardust, Aladdin Sane, Heroes, Low e quelli realizzati con i Tin Machine. Sempre secondo la rivista americana, l'introspezione che caratterizza 'hours...' testimonia la serenità derivante dalla maturità, longevità artistica e fama di leggenda raggiunte dall'autore.[3]

Per promuovere l'album venne indetto un "Cyber Song Contest" sul sito ufficiale di Bowie, www.BowieNet, con cui il vincitore avrebbe potuto aggiungere il testo ad una versione strumentale del brano What's Really Happening e comparire tra gli autori nelle note di copertina. Tra gli 80 000 testi arrivati risultò vincente quello del ventenne Alex Grant, giudicato da Bowie impertinente e facile da cantare.[4] Grant si aggiudicò anche un viaggio ai Looking Glass Studios di Philip Glass il 24 maggio 1999, con la possibilità di osservare Bowie al lavoro in studio di registrazione. Contribuì alla canzone anche cantando nel coro di sottofondo, insieme ad un amico che lo aveva accompagnato.[5]

La copertina[modifica | modifica wikitesto]

La copertina dell'album, disegnata da Rex Ray elaborando fotografie di Tim Bret Day e Frank Ockenfels, mostra una sorta di "Pietà michelangiolesca" dove un Bowie con capelli corti appare esanime a terra con la testa sulle ginocchia di un caritatevole altro Bowie dai capelli lunghi, come in una sorta di passaggio tra vecchia e nuova incarnazione musicale dell'artista. Il primo rappresenta il morente Bowie del precedente album Earthling, mentre il secondo, con la sua aria innocente e indefinibile ed il suo aspetto molto più giovane e vagamente effemminato, potrebbe rappresentare il Bowie di inizio carriera e al tempo stesso un nuovo Bowie sconosciuto ed alieno.[6] Nelle prime stampe dell'album, la copertina era stata sottoposta ad un complicato processo di stampa che donava all'immagine un effetto tridimensionale.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

L'album ebbe un notevole successo in Europa, in particolare raggiunse la Top 10 nelle classifiche nazionali con la 2ª posizione in Svezia e Austria, la 4ª in Germania e Norvegia, la 5ª nel Regno Unito, la 7ª in Francia e la 9ª in Italia.[7] Negli Stati Uniti invece fu il primo album di studio di Bowie a fallire l'entrata nella US Top 40 dai tempi di Ziggy Stardust (1972), raggiungendo la 47ª posizione.[8] Discrete furono le vendite di Thursday's Child, il primo dei singoli estratti dall'album, che raggiunse la 16ª posizione della UK Singles Chart.[9]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazione originale[modifica | modifica wikitesto]

  • Tutti i brani sono opera di David Bowie/Reeves Gabrels tranne What's Really Happening? (David Bowie/Reeves Gabrels/Alex Grant).
  1. Thursday's Child – 5:24
  2. Something in the Air – 5:46
  3. Survive – 4:11
  4. If I'm Dreaming My Life – 7:04
  5. Seven – 4:04
  6. What's Really Happening? – 4:10
  7. The Pretty Things Are Going to Hell – 4:40
  8. New Angels of Promise – 4:35
  9. Brilliant Adventure – 1:54
  10. The Dreamers – 5:14
  11. We All Go Through (bonus track giapponese)

Ristampa del 2004[modifica | modifica wikitesto]

Disco uno[modifica | modifica wikitesto]

  1. Thursday's Child – 5:24
  2. Something in the Air – 5:46
  3. Survive – 4:11
  4. If I'm Dreaming My Life – 7:04
  5. Seven – 4:04
  6. What's Really Happening? – 4:10
  7. The Pretty Things Are Going to Hell – 4:40
  8. New Angels of Promise – 4:35
  9. Brilliant Adventure – 1:54
  10. The Dreamers – 5:14

Disco due[modifica | modifica wikitesto]

  1. Thursday's Child (Rock Mix) – 4:29
  2. Thursday's Child (Omikron: The Nomad Soul Slower Version) – 5:35
  3. Something in the Air (American Psycho Remix) – 6:03
  4. Survive (Marius De Vries Mix) – 4:18
  5. Seven (Demo) – 4:07
  6. Seven (Marius De Vries Mix) – 4:13
  7. Seven (Beck Mix #1) – 3:46
  8. Seven (Beck Mix #2) – 5:14
  9. The Pretty Things Are Going to Hell (Edit) – 4:00
  10. The Pretty Things Are Going to Hell (Stigmata Film Version) – 4:49
  11. The Pretty Things Are Going to Hell (Stigmata Film Only Version) – 4:00
  12. New Angels of Promise (Omikron: The Nomad Soul Version) – 4:38
  13. The Dreamers (Omikron: The Nomad Soul Longer Version) – 5:43
  14. 1917 – 3:29
  15. We Shall Go to Town – 3:55
  16. We All Go Through – 4:11
  17. No One Calls – 3:50

Crediti[modifica | modifica wikitesto]

Classifiche di vendita[modifica | modifica wikitesto]

Classifiche del 1999 Posizione
Australia Australia - ARIA Charts[10] 33ª
Austria Austria - Ö3 Austria Top 40[11]
Belgio Belgio - Ultratop (Fiandre)[12] 12ª
Belgio Belgio - Ultratop (Vallonia)[13] 12ª
Canada Canada - RPM[14] 21ª
Paesi Bassi Paesi Bassi - MegaCharts[15] 31ª
Finlandia Finlandia - Finnish Charts[16] 39ª
Francia Francia - SNEP[17]
Germania Germania - Media Control[18]
Italia Italia - Hit Parade Italia[19]
Giappone Giappone - Oricon 14ª
Nuova Zelanda Nuova Zelanda - RIANZ[20] 21ª
Norvegia Norvegia - VG-lista[21]
Svezia Svezia - Sverigetopplistan[22]
Svizzera Svizzera - Swiss Music Charts[23] 18ª
Regno Unito Regno Unito - UK Albums Chart[24]
Stati Uniti Stati Uniti - Billboard 200[8] 47ª

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Stephen Thomas Erlewine, 'hours...', su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 13 maggio 2017.
  2. ^ (EN) The Flux in Pop Music Has a Distinctly Download Beat to It, nytimes.com, 22 settembre 1999.
  3. ^ (EN) David Bowie: Hours: Music Reviews, Rolling Stone. URL consultato il 30 giugno 2016 (archiviato dall'url originale il 22 giugno 2008).
  4. ^ (EN) 15 Years Ago: David Bowie Records The First Cyber Song, ultimateclassicrock.com. URL consultato il 13 maggio 2017.
  5. ^ (EN) It Really Happened!, davidbowie.com. URL consultato il 13 maggio 2017.
  6. ^ (EN) Nicholas P. Greco, David Bowie in Darkness: A Study of 1. Outside and the Late Career, McFarland, 2015, pp. 192-194, ISBN 0786494107.
  7. ^ Vedi le note della sezione Classifiche di vendita
  8. ^ a b (EN) The week of October 23, 1999, Billboard 200. URL consultato il 14 maggio 2017.
  9. ^ (EN) Official Singles Chart Top 100, 26 September 1999 - 02 October 1999, officialcharts.com. URL consultato il 14 maggio 2017.
  10. ^ (EN) David Bowie – Hours..., Australian Recording Industry Association. URL consultato il 14 maggio 2017.
  11. ^ (DE) David Bowie – Hours..., su austriancharts.at. URL consultato il 14 maggio 2017.
  12. ^ (NL) David Bowie – Hours..., su ultratop.be/nl. URL consultato il 14 maggio 2017.
  13. ^ (FR) David Bowie – Hours..., su ultratop.be/fr. URL consultato il 14 maggio 2017.
  14. ^ (EN) Top Albums/CDs - Volume 69, No. 26, RPM. URL consultato il 14 maggio 2017.
  15. ^ (NL) David Bowie – Hours..., su dutchcharts.nl, MegaCharts. URL consultato il 14 maggio 2017.
  16. ^ (EN) David Bowie – Hours..., su finnishcharts.com. URL consultato il 14 maggio 2017.
  17. ^ (FR) David Bowie – Hours..., SNEP. URL consultato il 14 maggio 2017.
  18. ^ (DE) Album Search: David Bowie – Hours..., Media Control. URL consultato il 14 maggio 2017.
  19. ^ Gli album più venduti del 1999, su hitparadeitalia.it. URL consultato il 14 maggio 2017.
  20. ^ (EN) David Bowie – Hours..., Recording Industry Association of New Zealand. URL consultato il 14 maggio 2017.
  21. ^ (EN) David Bowie – Hours..., su norwegiancharts.com. URL consultato il 14 maggio 2017.
  22. ^ (EN) David Bowie – Hours..., su swedishcharts.com. URL consultato il 14 maggio 2017.
  23. ^ (DE) David Bowie – Hours..., su hitparade.ch. URL consultato il 14 maggio 2017.
  24. ^ (EN) David Bowie > Artists > Official Charts, UK Albums Chart. URL consultato il 14 maggio 2017 (archiviato dall'url originale il 3 novembre 2013).

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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