Storia di New York

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1leftarrow.pngVoce principale: New York.

La storia di New York ebbe inizio nel 1524 con l'arrivo del navigatore italiano Giovanni da Verrazzano nella upper Bay, oggi baia di New York.

Prima dell'insediamento europeo[modifica | modifica sorgente]

Giovanni da Verrazzano.

I primi abitanti dell'area dell'odierna città di New York furono i Lenape, nativi americani stanziati nella zona del basso corso del fiume Hudson che utilizzavano la zona (in particolare l'isola di Manhattan) come zona agricola, di caccia e di pesca, oltre che come area utilizzata per le sepolture.[1] La cultura Lenape sviluppò tecniche piuttosto avanzate di sfruttamento agricolo del territorio; ai tempi dell'arrivo dei primi europei, nel XVI secolo, i Lenape praticavano la coltivazione con il metodo del taglia e brucia, oltre che la pesca e la raccolta dei molluschi.[2] Si stima che, all'arrivo degli europei, circa 15.000 Lenape abitassero queste contrade, divisi in un'ottantina di insediamenti.[3]

Furono proprio degli indigeni Lenape che incontrarono, a bordo delle loro canoe, l'esploratore italiano Giovanni da Verrazzano che nel 1524 entrò, primo europeo, nella baia di New York battezzando il posto con il nome di Nuova Angoulême in onore dell'allora re di Francia Francesco I.[4] Nonostante Verrazzano fosse penetrato all'interno della baia, si ritiene che non abbia proseguito ulteriormente ma abbia invece invertito la rotta all'altezza del sito in cui attualmente sorge il ponte di Verrazzano e fatto poi vela per l'oceano Atlantico. Fu solo con il viaggio di Henry Hudson, un inglese al soldo della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, che l'area venne esplorata accuratamente;[4] Hudson scoprì l'isola di Manhattan nel settembre 1609 e proseguì lungo il corso inferiore del fiume che oggi porta il suo nome, arrivando nell'interno della regione fino al punto nel quale oggi sorge Albany, capitale dello stato di New York.[5]

La colonizzazione olandese[modifica | modifica sorgente]

Illustrazione del 1901 rappresentante Fort Amsterdam.
New Amsterdam nel 1660. Il nord è sulla destra.

L'insediamento europeo iniziò nel 1613 con la fondazione, da parte degli olandesi, di un insediamento per il commercio delle pellicce nella zona oggi detta lower Manhattan, all'estremità meridionale dell'omonima isola; questo insediamento venne successivamente (1625) battezzato Nieuw Amsterdam, in inglese New Amsterdam. Nel 1626 l'area venne acquistata dall'allora direttore generale della colonia, l'olandese Peter Minuit;[6] nello stesso anno cominciò la costruzione di Fort Amsterdam,[7] che sarebbe diventato il quartier generale della colonia olandese e la cui fondazione segna l'inizio della storia della città di New York.

Nel 1638 divenne direttore generale della colonia Willem Kieft, che cinque anni più tardi (1643) rimase invischiato nella cosiddetta guerra di Kieft, una serie di conflitti con i locali indigeni Lenape per il possesso del territorio dove oggi sorge New York[8] che entro l'agosto del 1645 si risolse a favore degli olandesi.[9] Nel 1647 venne nominato direttore della colonia Peter Stuyvesant; alla colonia venne concesso l'autogoverno nel 1652 e un anno più tardi, il 2 febbraio 1653, alla cittadina di New Amsterdam venne concesso il titolo di città.[10]

Il dominio inglese e la rivoluzione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1664, la città venne conquistata dagli inglesi, i quali la ribattezzarono New York in onore di Giacomo II, Duca di York e Albany;[11] gli olandesi riconquistarono brevemente la città nel 1673, a loro volta ribattezzandola New Orange, prima di cedere definitivamente, nel novembre 1674, l'intera colonia di New Netherland agli inglesi in cambio del territorio che oggi costituisce il Suriname.

Mano a mano che la colonia cresceva e prosperava, cresceva anche il desiderio di una maggiore autonomia dalla madrepatria. Nel contesto della Gloriosa Rivoluzione che stava interessando l'Inghilterra, Jacob Leisler guidò una serie di lotte che lo portarono ad avere il controllo effettivo della città e delle aree circostanti negli anni dal 1689 al 1691, prima del suo arresto e della sua esecuzione.

Durante il dominio inglese, nel XVIII secolo, New York crebbe in importanza come porto commerciale. La sua popolazione di origine europea aumentava rapidamente, mentre diminuiva la componente rappresentata dagli indigeni Lenape il cui numero era sceso a circa 200 nel 1700 a causa di guerre ed epidemie.[12]

Il XVIII secolo vide altresì un notevole avanzamento culturale della città: nel 1735, il processo a John Peter Zenger, editore e pubblicista tedesco, stabilì il principio della libertà di stampa in Nordamerica; nel 1754, per volere di re Giorgio II di Gran Bretagna venne fondato il King's College, che sarebbe divenuto la Columbia University (al giorno d'oggi, una delle più prestigiose università del mondo).

Vista della baia di New York intorno al 1770.

Nel 1741 la città fu interessata da una violenta ribellione degli schiavi, il cui sfruttamento e la cui tratta erano iniziati già nel 1626.[12] Dopo una serie di incendi, in città si diffuse il panico di una ribellione di afroamericani che, in combutta con alcuni bianchi, intendevano dare alle fiamme la città. Nonostante si trattasse per la maggior parte di affermazione senza fondamento, quell'anno 101 neri e 4 bianchi furono incolpati di incendio doloso; i susseguenti processi portarono a 13 condanne al rogo e 22 condanne all'impiccagione.[13] La rivolta del 1741 non fu la prima del suo genere: già nel 1712 una rivolta analoga era stata repressa con brutalità portando a numerose esecuzioni capitali.[12]

Nel 1765 il governo inglese promulgò lo Stamp Act, una legge per imporre il pagamento di un'imposta di bollo sul trasferimento di alcuni tipi di documenti; questa misura, unitamente ad altre, contribuì a mantenere attiva una certa forma di dissenso, particolarmente fra i cosiddetti sons of Liberty (Figli della Libertà), un'organizzazione segreta di patrioti che furono protagonisti di schermaglie con le truppe britanniche che stazionavano nella colonia. La promulgazione dello Stamp Act provocò la reazione delle colonie: nell'ottobre del 1765, i rappresentanti della maggior parte di esse si riunirono a New York per lo Stamp Act Congress, che risultò nella stesura di un documento nel quale veniva stabilito che l'atto era incostituzionale.

La Federal Hall nel 1790. Essa fu la prima sede del Congresso degli Stati Uniti.

Nel 1775 iniziarono gli eventi della guerra di indipendenza americana. Dopo la pesante sconfitta dell'Esercito continentale americano nella battaglia di Long Island, il suo comandante in capo George Washington si rifugiò a Manhattan, ma con la sconfitta nella battaglia di Fort Washington l'isola venne lasciata completamente in mano britannica. Nel 1776 New York venne pesantemente danneggiata da un incendio, la cui origine rimase sospetta. La città divenne il centro delle operazioni politiche e militari per i rimanenti anni di guerra e rifugio per i Lealisti, fedeli alla corona inglese; nella baia di Wallabout, una piccola baia lungo l'East River, le forze britanniche posizionarono delle navi utilizzate come prigioni, all'interno delle quali trovarono la morte più prigionieri inglesi di quanto ne fossero morti nel corso di tutte le battaglie combattute. Le vicende belliche cittadine ebbero termine il 25 novembre 1783, quando le ultime forze britanniche lasciarono la città.

I primi decenni dopo l'indipendenza e il XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1785, poco dopo la fine della guerra di indipendenza, New York divenne sede del Congresso della Confederazione; subito dopo la sua creazione, prevista dalla Costituzione, il Congresso degli Stati Uniti d'America ebbe come sede la Federal Hall, in Wall Street. Il 13 settembre 1788 New York divenne la prima capitale degli Stati Uniti, ruolo che cedette nel 1790 a Philadelphia; sempre a New York venne eletto, il 30 aprile 1789, il primo presidente degli Stati Uniti, George Washington.[14]

Nei primi decenni dell''800 New York crebbe rapidamente come centro economico: l'approvazione del Commissioners' Plan, nel 1811, portò ad una prima forte espansione della città (che cominciò a coincidere con l'intera isola di Manhattan), con la costruzione di una griglia stradale che produsse il tessuto urbano regolare che caratterizza ancora oggi la città, con strade numerate a distanze fisse; nel 1825, l'apertura del Canale Erie mise in comunicazione diretta il porto di New York sull'Atlantico e il vastissimo retroterra agricolo della regione, fornendo ulteriori spunti per lo sviluppo commerciale di New York. L'immigrazione, diminuita a causa delle guerre in Europa, riprese con vigore.

La grande carestia che colpì l'Irlanda negli anni tra il 1845 e il 1849 provocò un ingente flusso di immigranti irlandesi, tanto che questi, entro il 1850, costituivano il 25% della popolazione totale della città.[15] Negli anni '40 e '50 dell'Ottocento vennero creati il dipartimento di polizia e il dipartimento per la gestione del sistema scolastico pubblico della città.

New York in una xilografia del 1876.
La Tammany Hall nel 1914.

La seconda metà del XIX secolo vide l'inizio dell'ascesa della Tammany Hall, un'organizzazione politica interna al Partito Democratico che era stata fondata alla fine del XVIII secolo (prendendo poi il nome dalla sua sede, per l'appunto la Tammany Hall, situata sulla East 14th Street) e che aveva incrementato la propria influenza fornendo assistenza alle grandi masse di immigrati poveri, specialmente irlandesi, che arrivarono a New York. A partire dal 1855, con l'elezione a sindaco di Fernando Wood,[16] la Tammany Hall acquisì sempre più potere all'interno della città mantenendolo fino alla metà del XX secolo.

Nel 1857, la spinta di alcuni membri dell'aristocrazia mercantile cittadina portò alla progettazione di Central Park, un grande parco urbano di 341 ettari che sorge nella parte centrale di Manhattan; iniziato nel 1859 e completato nel 1873, divenne uno dei maggiori parchi urbani al mondo e uno dei simboli della città di New York.

Durante la guerra civile, che contrappose gli Stati Uniti del nord e del sud fra il 1861 e il 1865, i forti legami commerciali con gli stati del sud, la sua crescente popolazione immigrata e il malcontento popolare per la coscrizione obbligatoria provocarono divisioni nella popolazione di New York; questo malcontento culminò con i disordini del 1863[17] la cui violenza indusse il presidente Abraham Lincoln ad inviare truppe di volontari e reggimenti di milizie armate. Terminata la guerra civile, il tasso di immigrazione dall'Europa crebbe rapidamente e New York divenne la prima meta di milioni di persone in cerca di fortuna negli Stati Uniti; questo suo ruolo di "porta di accesso" venne riconosciuto con la donazione da parte della Francia della Statua della Libertà, che venne inaugurata nel 1886.

La Greater New York e l'inizio del XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Un'immagine di Mulberry Street (Lower East Side), intorno al 1900.

Nel 1898 venne formata la moderna città di New York, tramite l'accorpamento (consolidation) di Manhattan con la città, fino ad allora indipendente, di Brooklyn e con alcune aree esterne;[18] ogni forma di governo locale venne abolita e i loro poteri attribuiti al neonato organismo municipale, che venne chiamato Greater New York. Nel periodo fra il 1898 e il 1914 vennero create le cinque contee che oggi costituiscono la municipalità di New York (Kings, New York, Bronx, Queens e Richmond).

L'ampliamento della città rese necessari consistenti investimenti per l'incremento della mobilità urbana fra i vari borough che vennero a costituirla: il ponte di Williamsburg venne costruito nel 1903, seguito pochi anni dopo, nel 1909, dal ponte di Manhattan; la metropolitana, inizialmente gestita dalla Interborough Rapid Transit Company, venne inaugurata nel 1904; nel 1913, invece, venne inaugurato il Grand Central Terminal, all'epoca una delle maggiori stazioni ferroviarie del mondo.

Nei primi anni del XX secolo si verificarono inoltre alcuni disastrosi incendi: nel giugno del 1904 più di 1.000 persone, per la grande maggioranza immigrati tedeschi, perirono nell'incendio dell'imbarcazione a vapore General Slocum;[19] nel marzo del 1911, nell'incendio di uno stabilimento tessile (la Triangle Shirtwaist Factory, a Greenwich Village) persero la vita 146 lavoratori.[20] Queste tragedie ebbero come risultato un notevole miglioramento nell'organizzazione dei servizi antincendio, oltre che nella definizione di precise norme per la costruzione degli edifici e l'allestimento dei luoghi di lavoro.

Manhattan vista dal Rockefeller Center, 1932.

Nei primi decenni del secolo New York accentuò ulteriormente il suo carattere di centro mondiale per la cultura, l'industria, l'economia e le comunicazioni. Nel 1925, e per un certo periodo di tempo, New York divenne la città più popolata del mondo, sorpassando Londra;[21] Lo sviluppo della città veniva esibito anche attraverso la costruzione di numerosissimi grattacieli, la cui costruzione, iniziata nel 1911 con il Woolworth Building, proseguì nei decenni seguenti rendendo i grattacieli uno degli elementi caratteristici dello skyline di New York.[22] Questi rapidi cambiamenti portavano però come conseguenze negative un forte aumento della criminalità (favorito anche dalla normativa proibizionistica di quegli anni) e della povertà di larghe fasce della popolazione.

A partire dagli anni '20 New York vide inoltre l'afflusso di immigrati di colore provenienti dagli stati del Sud (parte della grande migrazione afroamericana, quando più di un milione di neri[23] lasciarono le loro dimore nel sud per andare a lavorare nelle città industriali del nord). Questo movimento di popolazione si inserì nel clima del rinascimento di Harlem, un importante movimento artistico e culturale sorto ad opera delle comunità afroamericane degli Stati Uniti che ebbe il suo centro propulsore nel quartiere newyorchese di Harlem.

Questa situazione cambiò drasticamente negli anni venti e trenta a causa della coincidenza di tre importanti avvenimenti: lo scoppio della prima guerra mondiale, che ridusse di molto per gli anni successivi i traffici commerciali sulle rotte fino a quel momento molto frequentate; l'emanazione di alcuni atti legislativi volti a ridurre l'immigrazione, che fece contrarre le quote di persone che espatriavano dall'Europa alla volta degli Stati Uniti; la grande depressione dei primi anni '30, provocata dai crolli delle borse del 1929, che fece cessare bruscamente la richiesta di nuovi posti di lavoro. La popolazione di New York, dopo molti anni di crescita tumultuosa, si era relativamente stabilizzata; questa relativa "tranquillità" rese possibili alcuni importanti miglioramenti nelle condizioni di vita della maggior parte dei suoi abitanti. Le organizzazioni sindacali chiesero ed ottennero nuove protezioni e diritti per la classi lavoratrici, fino ad allora poco tutelate; durante il mandato di Fiorello La Guardia, sindaco repubblicano e riformatore eletto nel 1934, la città subì una significativa risistemazione: la rete infrastrutturale cittadina venne ridisegnata e ampliata, le aree verdi furono ingrandite e riorganizzate e molte aree precedentemente disagiate e malfamate vennero risanate, sotto la direzione di Robert Moses.

La sede dell'ONU, a Manhattan, uno dei simboli dell'importanza mondiale assunta dalla città di New York.

Questi anni videro anche la definitiva scomparsa della Tammany Hall, l'organizzazione politica del Partito Democratico che aveva pesantemente influito sulla vita politica newyorchese fin dalla metà dell''800.

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

New York emerse dalla guerra come "capitale del mondo", con la borsa di Wall Street che guidava la crescita economica americana; l'ONU, nel 1951, spostò la sua sede dal quartiere di Flushing, nel Queens, a Manhattan.[24] Il ritorno dei numerosissimi reduci di guerra e l'arrivo di nuove ondate di immigrati diedero fiato ad un nuovo sviluppo economico cittadino.

Negli anni sessanta la visione urbanistica di Robert Moses, vincente negli anni '30 e '40, cominciò a perdere attrattiva a favore delle visioni anti rinnovamento urbano di Jane Jacobs, esplicate nel suo Vita e morte delle grandi città. Saggio sulle metropoli americane, del 1961, nel quale venivano fortemente criticate le opere di riorganizzazione cittadina che portavano, a suo dire, alla costruzione di spazi urbani considerati "innaturali".

Il venerdì 27 giugno 1969 un'irruzione della polizia in un locale gay nel Greenwich Village, lo Stonewall Inn, scatenò una serie di violenti scontri fra i clienti del locale e poliziotti; questi scontri, passati alla storia con il nome di moti di Stonewall, vengono generalmente considerati simbolicamente il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo.

Come molte grandi città americane, a partire dagli anni '60 anche New York cominciò ad essere interessata da rivolte a sfondo razziale, guerre fra bande e declino industriale. Attivisti di strada e gruppi organizzati rappresentativi di minoranze come le Pantere nere[25] (afroamericani) e gli Young Lords[26] (portoricani) cominciarono lotte, a volte anche con metodi violenti, chiedendo maggiori servizi pubblici in zone povere e disagiate della città.

Dall'inizio degli anni settanta New York si era guadagnata la fama di città violenta, ostaggio del crimine e senza futuro. Nel 1975 la città arrivò molto vicino alla bancarotta,[27] evitandola solo grazie ad un prestito federale e una ristrutturazione del debito da parte della Municipal Assistance Corporation;[28] il consiglio comunale venne inoltre obbligato ad accettare una maggiore ingerenza da parte degli enti di controllo dello Stato di New York. Nel 1977, la città fu colpita da un imponente blackout; nello stesso anno, la città fu terrorizzata dalle gesta del serial killer David Berkowitz, conosciuto come son of Sam (il figlio di Sam).

Questi eventi segnarono il culmine della lunga fase di declino in cui si era infilata New York; lo scontento popolare risultò nell'elezione a sindaco (avvenuta nel 1978) di Ed Koch, che aveva promesso un radicale repulisti della città.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Ed Koch, sindaco di New York dal 1978 al 1989.

I tre mandati del sindaco Ed Koch, che mantenne la carica per quasi tutti gli anni '80, videro una certa crescita della città, dopo il forte declino sofferto nei decenni precedenti. Il boom di Wall Street alimentava una certa speculazione immobiliare e la disoccupazione diminuì sensibilmente; la reputazione della città restava comunque quella di una città vittima del crimine e del disordine, che era in effetti una presenza comune nella vita dei suoi abitanti.

Gli anni '80 furono un decennio di frequenti tensioni razziali, con numerosi casi di reati violenti a sfondo razzista: fra i più efferati, si possono ricordare i casi di Willie Turks nel 1982, quello di Michael Griffith nel 1986, quello di Yusef Hawkins nel 1989 e, sempre nel 1989, il caso di Trisha Meili (nota come Central Park Jogger). Sempre nello stesso decennio assunse nuova importanza il problema degli homeless; a partire dal 1986 vennero gradualmente eliminate alcune discriminazioni di cui avevano sofferto gli omosessuali newyorchesi, principalmente riguardo alle politiche abitative e del lavoro.

Nel 1989 Ed Koch, al suo terzo mandato consecutivo, perse le primarie del Partito Democratico a favore di David Dinkins, che nelle successive elezioni municipali sconfisse il candidato repubblicano Rudolph Giuliani diventando il primo sindaco afroamericano nella storia di New York. Durante i quattro anni della sua amministrazione il livello di criminalità cominciò a diminuire; tuttavia, nello stesso periodo le rivolte e gli scontri a sfondo razziale continuarono (ad esempio, i disordini di Crown Heights del 1991) e l'economia si mantenne piuttosto depressa (nel gennaio 1993[29][30] il tasso di disoccupazione cittadino raggiunse il più alto livello dopo la fine della Grande Depressione), tanto da portare ad un veloce calo della popolarità di Dinkins che, nel 1994, alla fine del primo mandato, perse le elezioni a favore di Rudolph Giuliani.

La Statua della Libertà e, sullo sfondo, le Torri Gemelle in fiamme subito dopo gli attentati dell'11 settembre.

Giuliani rimase al potere a New York per otto anni, dal 1994 alla fine del 2001. Durante questo periodo l'economia cittadina si riprese dalla crisi a ritmi piuttosto rapidi, seguendo l'andamento dell'economia sia nazionale che internazionale, accompagnata però dalla crescita e dallo scoppio della bolla della new economy, una bolla speculativa legata alla nascita e allo sviluppo di società legate a Internet. Il tratto più distintivo dell'operato di Giuliani come sindaco fu però quello di una lotta senza quartiere alla microcriminalità che continuava ad affliggere la metropoli newyorchese; alfiere della tolleranza zero, Giuliani ottenne una drastica diminuzione degli atti criminosi a prezzo però di frequenti frizioni con alcuni gruppi etnici della città, che accusavano la polizia di eccessiva brutalità.

Verso la fine dei due mandati dell'amministrazione Giuliani, l'11 settembre 2001 la città di New York venne colpita dagli attentati più violenti e sanguinosi della sua storia, quando due aerei, dirottati da alcuni terroristi legati all'organizzazione islamica Al-Qaida, si schiantarono su ciascuna delle due Torri Gemelle; l'attentato, che ebbe una possente risonanza in tutto il mondo, fece quasi 3.000 vittime e diede l'inizio ad una serie di violente reazioni americane contro gli Stati accusati di ospitare le basi operative dei terroristi. Un altro grave incidente aereo, due mesi più tardi, fece ripiombare New York nell'incubo del terrorismo, anche se poi venne accertato che le cause non erano da ricollegarsi ad atti terroristici.

Nessun evento particolarmente significativo ha interessato la città nei restanti anni del XXI secolo, che videro nel 2002 l'elezione a sindaco di Michael Bloomberg; la città in questi anni ha continuato a guadagnare popolazione, attestandosi a quasi 8,2 milioni di abitanti secondo i dati del censimento 2010.[31] Fra gli eventi più significativi che hanno interessato la città in questo scorcio di XXI secolo sono il grande blackout del 2003, che ha interessato il nordest degli Stati Uniti, e la corsa alle Olimpiadi del 2012, in una competizione poi vinta dalla città di Londra. La sera del 29 ottobre 2012 New York venne colpita dall'uragano Sandy, che provocò inondazioni di strade, gallerie e numerose linee della metropolitana a Lower Manhattan e altre zone della città togliendo la fornitura di elettricità in molte sue parti e nei sobborghi.[32]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Thelma Wills. Black and white Manhattan: The history of racial formation in colonial New York. Oxford University Press, New York, 2004. ISBN 0-19-516537-3.
  2. ^ Mark Kurlansky. The Big Oyster: History on the Half Shell. Ballantine Books, New York, 2006.
  3. ^ Edwin G. Burrows, Mike Wallace. Gotham: A History of New York City to 1898. Oxford University Press, New York, 1999.
  4. ^ a b Rebecca B. Rankin. New York: the World's Capital City, Its Development and Contributions to Progress. Harper, 1948.
  5. ^ (EN) America's Library.
  6. ^ Miller, Christopher L., George R. Hamell, A New Perspective on Indian-White Contact: Cultural Symbols and Colonial Trade in The Journal of American History, vol. 73, n. 2, settembre 1986, p. 311. DOI:10.2307/1908224. URL consultato il 21 marzo 2007.
  7. ^ (EN) http://www.nycgovparks.org/sub_your_park/historical_signs/hs_historical_sign.php?id=7712
  8. ^ Military History Online - Governor Kieft's Personal War
  9. ^ Edward Robb Ellis. The Epic of New York City. Old Town Books, 1966, pagg. 37-40.
  10. ^ Edward Robb Ellis. The Epic of New York City. Old Town Books, 1966. Pag. 57.
  11. ^ Eric Homberger. The Historical Atlas of New York City: A Visual Celebration of 400 Years of New York City's History. Owl Books, 2005. ISBN 0-8050-7842-8
  12. ^ a b c "Gotham Center for New York City History" Timeline 1700-1800
  13. ^ Samuel Eliot Morison. The Oxford History of the American People. Mentor, New York City, 1972. ISBN 0-451-62600-1
  14. ^ usnews.com: The People's Vote: President George Washington's First Inaugural Speech (1789)
  15. ^ Ronald H. Bayor. The New York Irish. Johns Hopkins University Press, 1997. ISBN 0-8018-5764-3
  16. ^ Jerome Mushkat Mushkat. Fernando Wood: A Political Biography. Kent State University Press, 1990. ISBN 0-87338-413-X
  17. ^ Adrian Cook. The Armies of the Streets: The New York City Draft Riots of 1863. 1974.
  18. ^ NYC 100 - Photos
  19. ^ As 9/11 Draws Near, a Debate Rises: How Much Tribute Is Enough? - New York Times
  20. ^ Cornell University - ILR School - The Triangle Factory Fire
  21. ^ City Mayors: The world's largest cities (1 to 100)
  22. ^ Study for Woolworth Building, New York in World Digital Library, 10 dicembre 1910. URL consultato il 25 luglio 2013.
  23. ^ Prologue: Special Issue on Federal Records and African American History
  24. ^ Program Transcript . New York: The Center of the World . WGBH American Experience | PBS
  25. ^ Black Panther Party (American organization) - Britannica Online Encyclopedia
  26. ^ The Young Lords' Legacy of Puerto Rican Activism - NYTimes.com
  27. ^ Fiscal crisis in 1975 taught New York hard lessons of chopping, freezing that are handy now - New York Daily News
  28. ^ What Happens When City Hall Goes Bankrupt? : NPR
  29. ^ U.S. jobless rate hits 7.2%, a 16-year high - The New York Times
  30. ^ Unemployment Rate Rises to 7.2%, Highest Since 1993: Gothamist
  31. ^ (EN) Popolazione di New York secondo i dati del censimento 2010.
  32. ^ Superstorm Sandy causes at least 9 U.S. deaths as it slams East Coast CNN