Battaglia di Fort Washington

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Battaglia di Fort Washington
Mappa britannica del 1777 che descrive la battaglia
Mappa britannica del 1777 che descrive la battaglia
Data 16 novembre 1776
Luogo Washington Heights, New York
Esito Vittoria britannica
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
3.000[1] 8.000[2]
Perdite
59 morti
96 feriti
2.837 prigionieri[3]
84 morti
374 feriti[3]
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La Battaglia di Fort Washington è stata una battaglia combattuta durante la guerra di indipendenza americana tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. La battaglia, svoltasi il 16 novembre 1776 terminò con una netta vittoria britannica e l'intera guarnigione di Fort Washington fu costretta ad arrendersi.

Dopo aver sconfitto l'Esercito Continentale, guidato dal suo comandante in capo George Washington, alla Battaglia di White Plains l'esercito britannico, sotto il comando di William Howe, decise di catturare l'ultima roccaforte americana, Fort Washington a Manhattan. Washington pensò di abbandonare il forte e spostare la sua guarnigione di 3.000 uomini in New Jersey, ma fu convinto dal Generale Nathanael Greene a restare e difenderlo.

Il 16 novembre Howe lanciò l'assalto al forte, attaccando da tre direzioni, nord, est e sud. L'attacco subì un ritardo a causa della marea del fiume Harlem, che impedì a parte delle truppe di sbarcare a terra. Quando l'attacco iniziò le difese americane dei lati sud e ovest caddero rapidamente. Sul lato nord opposero una dura resistenza contro le truppe dell'Assia ma finirono per essere comunque travolte. Trovatosi con il forte circondato sia da terra che dal lato sul fiume, il suo comandante Robert Magaw scelse la resa piuttosto di tentare di resistere oltre. Cinquantanove americani rimasero uccisi e 2.837 vennero fatti prigionieri dai Britannici. Dopo tale sconfitta il grosso dell'esercito statunitense guidato da Washington venne inseguito attraverso il New Jersey fino in Pennsylvania, dove poi si svolsero le battaglie di Trenton e Princeton.

Premesse[modifica | modifica sorgente]

La costruzione e le difese[modifica | modifica sorgente]

Durante la guerra di indipendenza americana Fort Washington era una fortezza dell'esercito americano situata all'estremità settentrionale dell'attuale Manhattan a New York City, che dominava il fiume Hudson dal punto di massima elevazione (circa 800 metri) della penisola[4]. Insieme a Fort Lee (che si trovava in New Jersey proprio dall'altro lato del fiume sopra la scogliera nota come Palisades) avrebbe dovuto proteggere il basso corso dell'Hudson dalle incursioni delle navi da guerra britanniche[5]

Nel giugno 1776 i patrioti americani Henry Knox, Nathanael Greene, William Heath e Israel Putnam esaminarono la zona in cui sarebbe dovuto sorgere Fort Washington, concordando sul fatto che se la costruzione fosse stata ben fortificata sarebbe stata impossibile catturarla[6]. Più tardi, sempre in giugno, il comandante in capo dell'esercito continentale George Washington ispezionò a sua volta la zona, stabilendo che si trattava del punto chiave per la difesa dell'Hudson inferiore. Poco dopo l'ispezione di Washington dei soldati della Pennsylvania iniziarono la costruzione del forte, sotto la supervisione di Rufus Putnam[7].

Per oltre un mese i soldati spostarono grossi massi dalle alture di Manhattan fino alla riva, usandole per rinforzare ed appesantire una serie di pontoni e paratie di legno disposti attraverso il fiume[7]. Lo scopo di questa sorta di cavalli di Frisia era quello di impedire alle imbarcazioni britanniche di risalire l'Hudson aggirando le posizioni americane. Quando tali installazioni furono terminate iniziarono i lavori per la costruzione del forte vero e proprio[8].

A causa dello scarso spessore del terreno che ricopriva la superficie rocciosa, la terra dovette essere trasportata dalla zona pianeggiante ai piedi delle scogliere ma, nonostante questa soluzione, non si riuscì comunque a scavare fossati e trincee adeguati attorno al perimetro del forte. Quando la costruzione fu ultimata aveva la forma di un pentagono con cinque bastioni ai vertici[8]. Le mura del forte furono costruite in terra e disponevano di rivellini con aperture per le armi da fuoco ad ogni angolo. Il forte occupava un'area di tre o quattro acri circa; non essendo stato possibile realizzare fossati il forte era circondato solo da abbattute. Le caserme furono terminate in settembre e quindi tutte le truppe della zona vennero poste sotto il comando del Maggior generale William Heath. Washington stabilì il proprio quartier generale nei paraggi del forte[8].

Capitello commemorativo del luogo in cui sorgeva Fort Washington.

A sostegno del forte furono approntati numerosi sistemi difensivi[9]. Batterie di cannoni vennero piazzate sul Jeffery's Hook, un promontorio che si sporgeva nel fiume, sulla collina sopra allo Spuyten Duyvil Creek all'estremità settentrionale di Manhattan, per controllare i ponti King e Dickman sull'Harlem, e sulla Laurel Hill che si trovava ad est del forte e si sviluppava lungo il corso dell'Harlem.[9]. A sud del forte si trovavano tre linee difensive. Le linee, che attraversavano le colline, erano fatte di fossati e trincee; la seconda linea si trovava circa 500 metri a nord della prima e la terza a 400 dalla seconda[9].

Movimenti di truppe[modifica | modifica sorgente]

L'11 ottobre il generale Howe fece spostare l'esercito britannico nella Contea di Westchester. In risposta, Washington vi spostò a sua volta il proprio esercito per non restare intrappolato nel caso i britannici fossero riusciti a chiudere la via per una ritirata dalla parte settentrionale di Manhattan[10]. Washington si lasciò alle spalle una guarnigione di 1.200 uomini a presidio di Fort Washington, sotto il comando del colonnello Robert Magaw[11]. Per tenere sotto controllo la guarnigione del forte, Howe dislocò un piccolo battaglione sotto le alture dell'Harlem, capitanato da Hugh Percy, II duca di Northumberland[12]. .

La mattina del 27 ottobre delle sentinelle comunicarono a Magaw che le truppe di Percy stavano lanciando un attacco, supportate da due fregate che stavano risalendo l'Hudson[13]. Magaw ordinò allora di attaccare le fregate, danneggiandole gravemente. Le fregate non poterono rispondere al fuoco perché non potevano alzare l'angolo di tiro dei loro cannoni fino all'altezza delle posizioni americane. Le navi vennero quindi respinte ma comunque continuò per un certo periodo un duello di artiglieria tra i cannonieri americani e quelli britannici[13].

A causa di questo successo di relativa importanza, Magaw si lasciò prendere dall'entusiasmo e dichiarò che avrebbe potuto sostenere un assedio nel forte fino alla fine di dicembre. Il 2 novembre però, l'attendente di Magaw William Demont disertò passando ai britannici e rivelando loro tutti i dettagli della costruzione del forte[14]. Avute tali informazioni Percy le girò a Howe, che pochi giorni prima aveva sconfitto Washington nella battaglia di White Plains[14][15].

Piani e preparativi per la battaglia[modifica | modifica sorgente]

Dopo la sconfitta a White Plains, Washington aveva preso in considerazione l'idea di abbandonare Fort Washington[16]. Invece Greene, la cui opinione Washington teneva in alta considerazione, credeva che il forte potesse essere tenuto e che tenerlo fosse una priorità vitale. Greene sostenne che tenere il forte avrebbe permesso di tenere aperte le linee di comunicazione attraverso il fiume e avrebbe potuto ritardare l'attacco britannico verso il New Jersey[17]. Magaw e Putnam erano d'accordo con Greene[1]. Così, nonostante il suo istinto gli consigliasse di abbandonare il forte, Washington diede ascolto a Greene e il forte non fu evacuato[18].

Dopo aver ripiegato su Dobbs Ferry, Washington divise l'esercito[17]: settemila uomini rimasero a est dell'Hudson sotto il comando del generale Charles Lee per impedire un'invasione britannica del New England; il generale Heath con tremila uomini rimase di guardia sulle Hudson Highlands per prevenire un'avanzata britannica verso nord, mentre Washington con 2.000 uomini andò ad acquartierarsi a Fort Lee, che raggiunse il 13 ottobre[17].

Howe decise che la cosa migliore da fare era attaccare Fort Washington[19]. Il suo piano era di lanciarsi sul forte, ora presidiato da 3.000 uomini dopo che erano arrivati dei rinforzi, da tre lati contemporaneamente, mentre sul quarto lato ci sarebbe stato un finto attacco come diversivo[16]. I soldati dell'Assia guidati da Wilhelm von Knyphausen avrebbero attaccato il forte da nord, Percy avrebbe guidato una brigata dell'Assia e vari battaglioni britannici da sud, Lord Cornwallis con il 33º reggimento di fanteria e il generale Edward Mathew con la fanteria leggera avrebbero attaccato da est[19]. Il diversivo fu affidato al 42º reggimento Highlanders, che avrebbe dovuto prendere la riva sul lato orientale di Manhattan, a sud del forte[19]. Prima di partire all'attacco, tuttavia, Howe tentò di spingere gli americani ad arrendersi senza che fosse sparato un colpo; il 15 novembre inviò il tenente colonnello James Patterson con la bandiera di tregua a portare il messaggio che se il forte non si fosse arreso l'intera guarnigione sarebbe stata uccisa. Magaw rispose che avrebbero difeso il forte fino "all'estremo".[20]

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

L'inizio dei combattimenti[modifica | modifica sorgente]

Incisione che ritrae la battaglia di Fort Washington.

Il 16 novembre, prima dell'alba, le truppe britanniche e dell'Assia si misero in marcia[21]. Knyphausen e i suoi soldati furono traghettati dall'altro lato dell'Harlem su delle chiatte e presero terra a Manhattan; i traghettatori discesero quindi il fiume per far attraversare anche le truppe di Mathew, ma a causa della marea non riuscirono ad avvicinarsi alla riva a sufficienza perché i soldati potessero salire a bordo[21]. Gli uomini di Knyphausen furono così costretti a interrompere l'avanzata e ad aspettare che Mathew potesse attraversare a sua volta. Verso le sette del mattino i cannoni del'Assia aprirono il fuoco contro le batterie americane su Laurel Hill, e la fregata britannica Pearl iniziò a sua volta a sparare contro i trinceramenti[22]. A sud del forte anche Percy usò l'artiglieria contro il forte stesso, mirando contro le batterie di Magaw che avevano danneggiato le navi britanniche qualche settimana prima[23].

Verso mezzogiorno Knyphausen e i mercenari dell'Assia ricominciarono ad avanzare[23]. Non appena la marea fu sufficientemente alta Matthew, accompagnato da Howe e dalle sue truppe, traghettò sull'altra sponda dell'Harlem sbarcando sulla riva di Manhattan sotto il fitto fuoco dell'artiglieria americana[24]. I soldati britannici risalirono la collina mettendo in fuga gli americani, giungendo infine ad una ridotta presidiata da alcune compagnie di volontari della Pennsylvania. Dopo un breve combattimento gli americani si ritirarono verso il forte[25].

A nord del forte, l'ala destra dell'esercito dell'Assia, comandata da Johann Rall risalì la ripida collina a sud dello Spuyten Duyvil Creek senza quasi incontrare resistenza da parte degli statunitensi[25] I soldati dell'Assia iniziarono quindi ad issare la loro artiglieria. A questo punto, il grosso dell'esercito dell'Assia (4.000 uomini guidati da Knyphausen) iniziò ad avanzare lungo la Post Road che si stendeva tra Laurel Hill e la Rall Hill[25]. I soldati dell'Assia attraversarono una zona paludosa e, quando arrivarono sul lato boscoso della collina nei pressi del forte, si trovarono sotto il fuoco di 250 fucilieri del Maryland and Virginia Rifle Regiment guidati dal tenente colonnello Moses Rawlings. Gli uomini di Rawlings si nascondevano dietro rocce e alberi spostandosi da una postazione all'altra per sparere a quelli dell'Assia che tentavano di avanzare sul terreno accidentato[26].I fucilieri riuscirono così a respingere sia la prima che la seconda carica dei mercenari tedeschi[26]

All'incirca alla stessa ora, a sud, Percy iniziò la sua avanzata con circa 3.000 uomini[2][26]; egli organizzò l'avanzata disponendosi su due colonne: la brigata dell'Assia a sinistra, quella guidata da lui stesso sulla destra. A circa 200 metri dalle linee statunitensi Percy fermò l'avanzata, aspettando che Lord Sterling mettesse in atto l'azione diversiva che gli era stata affidata[26]. Ad affrontare Percy c'erano Alexander Graydon e la sua compagnia. Il superiore di Graydon era Lambert Cadwalader, il secondo in comando di Magaw, che aveva l'incarico di tenere le tre linee di difesa a sud di Fort Washington[27]. Saputo dello sbarco di truppe sulla spiaggia alle sue spalle, Cadwalader inviò 50 uomini a contrastarlo che si lanciarono contro Sterling e il reggimento di 800 uomini che partecipavano al diversivo[27]. Il luogo in cui era approdato Sterling si rivelò la meno difesa delle zone presidiate dagli statunitensi e, quando Cadwalader venne a sapere quanti soldati vi erano sbarcati, mandò altri 100 uomini in rinforzo dei 50 mandati in precedenza.

Gli inglesi dopo lo sbarco si sparpagliarono, cercando un sentiero attraverso il terreno accidentato su cui erano arrivati[27]. Gli statunitensi fissarono una postazione sulla vetta del colle e iniziarono a sparare contro le truppe britanniche che stavano ancora attraversando il fiume, uccidendo o ferendo 80 uomini[28]. I britannici però caricarono la postazione statunitense riuscendo a disperdere i difensori[28].

Quando sentì la sparatoria, Percy ordinò alle sue truppe di continuare l'avanzata[28]. Il fuoco dell'artiglieria inglese costrinse Graydon ad abbandonare la prima linea di difesa, ripiegando sulla seconda, dove si trovavano Washington, Greene, Putnam e Hugh Mercer. Ai quattro venne consigliato di abbandonare Manhattan, cosa che fecero immediatamente attraversando il fiume su una barca a vela e dirigendosi a Fort Lee[28]. Magaw si rese conto che Cadwalader correva il rischio di restare circondato e gli inviò l'ordine di ritirarsi verso il forte. Le forze di Cadwalader vennero inseguite da quelle di Percy e, nello stesso momento, anche gli uomini che cercavano di contrastare lo sbarco di Sterling furono costretti a ritirarsi verso il forte[29]. Sterling, che era sbarcato alle spalle di Cadwalader, si fermò, credendo che nei trinceramenti ci fossero ancora i difensori. Alcuni statunitensi in ritirata, inoltre, lo impegnarono in combattimento, dando così al resto delle truppe americane il tempo di fuggire[29].

La resa del forte[modifica | modifica sorgente]

Quando le linee esterne di Magaw a sud e a est del forte collassarono, iniziò una ritirata generale degli statunitensi verso il forte, che veniva ritenuto un luogo sicuro[30]. A sud la terza linea difensiva non era mai stata completata, così Cadwalader non poté fare altro che rientrare al forte. A nord i fucilieri di Rawlings resistevano ancora, ma con molta fatica[30], sia perché il loro numero era diminuito, sia perché a causa dell'uso eccessivo varie delle loro armi avevano finito per incepparsi: alcuni uomini si erano ridotti a scagliare massi giù dalla collina nel tentativo di ostacolare l'attacco dei soldati dell'Assia. La batteria di cannoni del forte venne distrutta dai colpi della Pearl[30]. A quel punto il fuoco dei fucilieri era quasi cessato, e i soldati dell'Assia risalirono lentamente la collina impegnando gli statunitensi in combattimenti corpo a corpo. Dopo aver sopraffatto gli statunitensi i mercenari raggiunsero la vetta della collina, fecero irruzione nella ridotta con un assalto alla baionetta e la catturarono rapidamente[31].

Washington, che stava osservando la battaglia dall'altra riva del fiume, mandò un messaggio a Magaw, chiedendogli di resistere fino al calar della notte, pensando che le truppe potessero essere evacuate con il favore dell'oscurità[31]. A quel punto i soldati dell'Assia avevano conquistato l'area tra il forte e il fiume Hudson. Knyphausen concesse a Johann Rall l'onore di andare a chiedere la resa degli statunitensi; Rall inviò a sua volta il capitano Hohenstein, che parlava inglese e francese, con la bandiera della tregua a chiedere la resa del forte[32]. Hohenstein si incontrò con Cadwalader che gli chiese che a Magaw fossero concesse quattro ore per consultarsi con i suoi ufficiali. Hohenstein respinse la richiesta e concesse agli americani solo mezz'ora per decidere. Mentre Magaw stava parlando con gli ufficiali, subito prima che il forte fosse completamente circondato, arrivò il messaggero, il capitano John Gooch,con la richiesta di Washington di resistere fino al tramonto[32] Magaw tentò di negoziare condizioni migliori per i suoi uomini, ai quali sarebbe stato concesso di portare con sé solo i propri effetti personali, ma senza successo. Alle tre del pomeriggio Magaw annunciò la propria decisione di arrendersi e alle quattro la bandiera statunitense del forte venne ammainata e sostituita con quella britannica[33][34]. Prima della resa John Gooch riuscì a uscire dal forte e, nonostante le grandi difficoltà, a tornare a Fort Lee[33].

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Quando i soldati dell'Assia entrarono nel forte gli ufficiali statunitensi tentarono di blandire il loro comandante, capitano von Malmburg,[33] invitandolo nelle loro casematte e offrendogli punch, vino e fette di torta e complimentandosi con lui per la sua gentilezza. Tuttavia, quando lasciarono il forte alle truppe americane venne tolto il bagaglio[3] e alcuni vennero picchiati dai tedeschi; l'intervento degli ufficiali riuscì però ad impedire un potenziale massacro[35]. I britannici catturarono trentaquattro cannoni e due cannoni d'Otwizer oltre a molte tende, coperte, attrezzi e munizioni[36].

Il bilancio della battaglia da parte britannica e tedesca fu di 84 morti e 374 feriti, mentre da parte statunitense ci furono 59 morti, 96 feriti e 2.838 prigionieri[3]. Dei prigionieri, solo 800 riuscirono a sopravvivere e vennero rilasciati in uno scambio organizzato di prigionieri un anno e mezzo dopo[37].

Tre giorni dopo la caduta di Fort Washington anche Fort Lee venne abbandonato[38]. Washington e il suo esercito si ritirarono attraverso il New Jersey in Pennsylvania, superando il fiume Delaware. La notte di Natale, Washington attraversò il Delaware e sconfisse la guarnigione dell'Assia guidata da Rall nella battaglia di Trenton. Dopo aver battuto nuovamente i britannici nella battaglia di Assunpink, Washington li sconfisse ancora a Princeton, riuscendo così a risollevare il morale dell'esercito statunitense e delle colonie, piuttosto abbattuto dopo la caduta di Fort Washington[39].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Lengel p.165
  2. ^ a b McCullough p.241
  3. ^ a b c d Ketchum p.130
  4. ^ Ketchum p.103
  5. ^ McCullough p.129
  6. ^ Ketchum p.104
  7. ^ a b Ketchum p.105
  8. ^ a b c Ketchum p.106
  9. ^ a b c Ketchum p.108
  10. ^ Lengel p.160
  11. ^ Lengel p.161
  12. ^ Ketchum p.109
  13. ^ a b Ketchum p.110
  14. ^ a b Ketchum p.112
  15. ^ Lengel p.163
  16. ^ a b Lengel p.164
  17. ^ a b c McCullough p.236
  18. ^ McCullough p.237
  19. ^ a b c Ketchum p.113
  20. ^ McCullough p.239
  21. ^ a b Ketchum p.116
  22. ^ Ketchum p.117
  23. ^ a b Ketchum p.118
  24. ^ Ketchum p.119
  25. ^ a b c Ketchum p.120
  26. ^ a b c d Ketchum p.122
  27. ^ a b c Ketchum p.123
  28. ^ a b c d Ketchum p.124
  29. ^ a b Ketchum p.125
  30. ^ a b c Ketchum p.126
  31. ^ a b Ketchum p.127
  32. ^ a b Ketchum p.128
  33. ^ a b c Ketchum p.129
  34. ^ Lengel p.167
  35. ^ Lengel p.168
  36. ^ McCullough p.243
  37. ^ Ketchum p.131
  38. ^ McCullough p.246
  39. ^ McCullough p.290

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • David Hackett Fischer, Washington's Crossing, Oxford University Press, 2006. ISBN 0-19-518121-2.
  • Richard Ketchum, The Winter Soldiers: The Battles for Trenton and Princeton, Holt Paperbacks; 1st Owl books ed edition, 1999. ISBN 0-8050-6098-7.
  • Edward Lengel, General George Washington, New York, Random House Paperbacks, 2005. ISBN 0-8129-6950-2.
  • David McCullough, 1776, New York, Simon and Schuster Paperback, 2006. ISBN 0-7432-2672-0.
  • Russell Weigley, The Age of Battles: The Quest For Decisive Warfare from Breitenfeld to Waterloo, Indiana University Press, 1991. ISBN 0-7126-5856-4.

Coordinate: 40°51′10.8″N 73°56′16.8″W / 40.853°N 73.938°W40.853; -73.938