Pardofelis temminckii

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Gatto dorato asiatico[1]
Catopuma temminckii.jpg
Pardofelis temminckii
Stato di conservazione
Status iucn3.1 NT it.svg
Prossimo alla minaccia (nt)[2]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Sottordine Feliformia
Famiglia Felidae
Sottofamiglia Felinae
Genere Catopuma
Specie P. temminckii
Nomenclatura binomiale
Pardofelis temminckii
(Vigors e Horsfield, 1827)
Sinonimi

Catopuma temminckii

Sottospecie
  • Pardofelis temminckii temminckii
  • Pardofelis temminckii dominicanorum
  • Pardofelis temminckii tristis

Il gatto dorato asiatico (Pardofelis temminckii Vigors e Horsfield, 1827, classificato in passato nei generi Pardofelis, Profelis e Felis), noto anche come gatto dorato di Temminck, è un gatto selvatico di medie dimensioni (90 centimetri di lunghezza più 50 centimetri di coda) dal peso che si aggira tra i 12 e i 16 chili. In cattività può vivere fino a 20 anni, ma in natura la durata media della sua vita è senza dubbio più breve. Nonostante il colore del mantello sia solitamente rosso volpe o bruno dorato, ne esistono anche varianti nere o grigie. Di norma il colore è uniforme, tranne alcune macchioline sul ventre e talvolta piccole chiazze poco visibili sul resto del mantello. Tuttavia, in Cina si trova una variante ricoperta da una serie di macchie simili a quelle del leopardo che ricorda moltissimo il gatto leopardo. Questa pelliccia maculata è un carattere recessivo.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Il gatto dorato asiatico è diffuso in tutta l'Asia sud-orientale, dal Tibet e dal Nepal fino alla Cina meridionale, all'India e a Sumatra. Predilige habitat forestali intervallati da aree rocciose e si trova nelle foreste pluviali tropicali e in quelle sempreverdi subtropicali e decidue, ma talvolta vive anche su terreni più aperti. È possibile incontrarlo dalle pianure fino ad altitudini di 3000 metri sull'Himalaya.

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Non sappiamo granché sulle abitudini di questo predatore piuttosto elusivo e la maggior parte delle nostre conoscenze al riguardo è stata tratta da esemplari in cattività. Sulla base di alcune osservazioni compiute in passato si riteneva che fosse una creatura principalmente notturna, ma un recente studio effettuato su due esemplari ha dimostrato che l'attività non segue alcun andamento ritmico preciso[3]. È un animale in prevalenza solitario, ma è in grado di emettere una vasta gamma di vocalizzi, come sibili, sputi, miagolii, fusa, grugniti e brontolii. In cattività sono stati inoltre osservati animali che marcavano il proprio territorio strofinando la testa contro vari oggetti, emettendo spruzzi di urina e graffiando alberi e tronchi.

Carnivoro, caccia generalmente al suolo, sovente in coppia, anche se è capace di arrampicarsi sugli alberi. Si ciba prevalentemente di capre, montoni, lucertole ed uccelli.

È sessualmente maturo tra i 18 ed i 24 mesi. La femmina, dopo circa 80 giorni di gestazione, partorisce 1-2 piccoli.

Un gatto dorato asiatico.

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

In alcune regioni della Thailandia il gatto dorato asiatico viene chiamato Seua fai («tigre di fuoco»). Secondo una leggenda locale bruciare una pelliccia di questo gatto farebbe fuggire via le tigri. Si otterrebbe lo stesso effetto anche mangiandone la carne. I Karen credono invece che sia sufficiente portarsi appresso un solo pelo. Molti popoli indigeni sostengono che questo gatto sia molto feroce, ma in cattività si è dimostrato molto docile e tranquillo.

Sottospecie e conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Il numero esatto dei gatti dorati asiatici che vivono in natura è sconosciuto; tuttavia, questa specie è classificata nell'«Appendice I» dalla CITES e tra le «specie quasi in pericolo» dalla IUCN. Viene cacciata per la pelliccia, ma soprattutto per le ossa, utilizzate nella medicina tradizionale cinese. Comunque, la causa maggiore di rischio per questo animale è la distruzione dell'habitat. Sono molto pochi gli esemplari che vivono negli zoo e non si riproducono bene in cattività.

Ne esistono tre sottospecie[1]:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Pardofelis temminckii in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  2. ^ (EN) Nowell, K., Breitenmoser-Wursten, C., Breitenmoser, U. (Cat Red List Authority) & Hoffmann, M. (Global Mammal Assessment Team) 2008, Pardofelis temminckii in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.3, IUCN, 2014.
  3. ^ Grassman, Lon, SPATIAL ECOLOGY AND CONSERVATION OF THE FELID COMMUNITY IN PHU KHIEO WILDLIFE SANCTUARY, THAILAND, 2001.

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