Trachypithecus

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Trachypithecus
Trachypithecus francoisi 3398.jpg
Trachypithecus francoisi
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Euarchontoglires
(clade) Euarchonta
Ordine Primates
Sottordine Haplorrhini
Infraordine Simiiformes
Parvordine Catarrhini
Superfamiglia Cercopithecoidea
Famiglia Cercopithecidae
Sottofamiglia Colobinae
Tribù Presbytini
Genere Trachypithecus
Reichenbach, 1862
Specie
  • vedi testo

I presbiti del genere Trachypithecus, noti anche con il nome indonesiano di lutung, sono un gruppo di scimmie del Vecchio Mondo. Il loro areale è suddiviso in due parti: una comprendente gran parte dell'Asia sud-orientale (India nord-orientale, Cina meridionale, Borneo, Thailandia, Giava e Bali), l'altra l'estremità meridionale dell'India e lo Sri Lanka. In India non vi si trovano molte specie. Queste scimmie, note in inglese come lutung, sono chiamate in italiano sia presbiti che langur.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

I presbiti hanno una corporatura piuttosto snella ed una coda lunga. Il mantello varia a seconda delle specie dal nero e dal grigio al giallo-arancio. Molte specie sono piuttosto variopinte, anche se tutte hanno il ventre più chiaro e i peli della testa che formano una sorta di cappuccio. Rispetto ai piedi le braccia sono molto corte, come del resto i pollici. Le piante delle mani e dei piedi sono prive di pelo, sì che non sia d'impaccio quando queste scimmie si aggirano tra i rami. Raggiungono una lunghezza di 40-80 cm ed un peso di 5-15 kg; i maschi sono generalmente più grandi delle femmine. Una sorta di rigonfiamento sugli occhi ed altre caratteristiche, soprattutto della testa, li differenziano dai surili.

Habitat[modifica | modifica sorgente]

I presbiti vivono nelle foreste, soprattutto in quelle pluviali, ma si possono incontrare anche nelle foreste montane più recondite. Trascorrono la maggior parte della giornata sugli alberi, muovendosi tra i rami utilizzando tutte le zampe, anche se ogni tanto saltano da un ramo all'altro. Sono animali diurni, ma sono più attivi di primo mattino e nel pomeriggio.

Struttura sociale[modifica | modifica sorgente]

Vivono in gruppi composti da 5 a 20 esemplari, la maggior parte dei quali è formata dagli harem di un singolo maschio e di alcune femmine. Quando raggiungono la maturità, i giovani maschi devono lasciare il gruppo originario e si uniscono ad altri scapoli. Quando un nuovo maschio si impossessa di un harem, sconfigge e scaccia via il vecchio possessore, uccidendone spesso i piccoli. I presbiti sono territoriali e difendono i propri confini dall'intrusione di altri conspecifici emettendo forti grida, ma, se non riescono non proprio intento, possono sorgere delle dispute. I vari membri di un gruppo si tengono uniti tra loro grazie ad un repertorio sonoro, ma in questo gioca un ruolo importante anche lo spulciamento rituale.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

I presbiti sono erbivori e si nutrono soprattutto di foglie, frutta e boccioli. Per digerire le foglie più coriacee hanno sviluppato uno stomaco multicamerato.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Dopo un periodo di gestazione di sette mesi, nasce generalmente un unico piccolo, solo raramente due. I neonati hanno di solito un mantello giallo dorato. La madre affida il piccolo nelle mani delle altre femmine (le «zie») dell'harem. Quando la madre si nutre, esse si prendono cura del piccino, giocano con lui e lo coccolano. Se la madre muore, esso viene adottato da un'altra femmina. I presbiti sono svezzati in poco meno di un anno e raggiungono la completa maturità a 4 o 5 anni. Si stima che vivano circa 20 anni.

Specie[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Colin Groves, Trachypithecus in D.E. Wilson e D.M. Reeder (a cura di), Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, pp. pp. 175-178. ISBN 0-8018-8221-4.

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