Regina di Saba

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Regina di Saba
La regina di Saba in visita a Salomone. Olio su tela di Giovanni Demin, XIX secolo, collezione privata.
La regina di Saba in visita a Salomone. Olio su tela di Giovanni Demin, XIX secolo, collezione privata.

Regina di Saba (... – ...) è un'espressione antonomastica che si riferisce a una specifica sovrana del regno di Saba, citata nella Bibbia (nel primo libro dei Re e nel secondo libro delle Cronache), nel Corano e nel Kebra Nagast. Nei testi biblici e nel Corano non viene mai chiamata per nome, ma solo come Regina di Saba o Regina del Sud; per la tradizione etiope il suo nome era Machedà, mentre alcune fonti arabe la chiamano Bilqis (talvolta trascritto Balkiyis).

Viene ricordata come regina ricchissima; nella Bibbia, fa visita a Salomone per metterne alla prova la grande saggezza. Secondo il Kebra Nagast, che racconta più estesamente delle vicende della regina, il sovrano etiope Menelik I era figlio di Machedà e Salomone. Da un punto di vista storico, la questione se la regina di Saba sia realmente esistita è controversa.[1]

Il racconto biblico[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la Bibbia, la regina della terra di Saba venne a conoscenza della grande saggezza del re d'Israele, Salomone, e si mise in viaggio verso la sua terra portando con sé come doni spezie, oro e pietre preziose (1 Re 10:1-13; 2 Cronache 9:1-12). La regina fu colpita dalla saggezza e dalla ricchezza di Salomone e pronunciò una preghiera al Dio di Salomone, che la ricambiò con molti doni e con "qualsiasi cosa desiderasse", fino a quando la regina non tornò nel suo regno. La regina regalò 4,5 tonnellate d'oro al re d'Israele.

La regina di Saba riappare in Matteo 12:42 e in Luca 11:31: Gesù afferma che lei e gli abitanti di Ninive il giorno del Giudizio Universale sorgeranno per condannare gli ebrei che lo hanno rifiutato, "perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone".

L'imbarcazione della regina di Saba, 1648, dipinto di Claude Lorrain, National Gallery (Londra)

Nel Cantico dei cantici si trovano alcuni riferimenti che sono stati interpretati come prova dell'amore tra Salomone e la Regina di Saba. Infatti, in 1,5 la ragazza dice "Bruna sono ma bella".[prova ?]

Leggende ebraiche posteriori[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico ebreo Giuseppe Flavio enfatizza il suo amore per l'apprendimento. Le dà il nome di Nikaule, supponendo che ci sia una connessione con la regina Nitocri descritta da Erodoto.

Altre leggende ebraiche sostengono che il regalo che promise Salomone (qualsiasi cosa desideri) sia concretamente una relazione amorosa, e grandi sforzi sono stati fatti studiando gli enigmi che la regina propone al re per testare la sua saggezza.

Il racconto coranico[modifica | modifica wikitesto]

Neanche il Corano menziona il nome della Regina di Saba, malgrado alcune fonti arabe la chiamino Bilqis. La storia è simile a quella della Bibbia. Cambia il punto di partenza: è Salomone che viene a conoscenza del regno di Saba perché il suo popolo venera il Sole. Dopo aver minacciato una guerra, il re d'Israele riceve la regina di Saba che adotta la religione ebraica.

Le leggende islamiche riportano che il marito di Bilqis era Yasir Yan'am e lei era la sorella di Shams, il Sole. Loro padre era al-Hadhad, che aveva salvato la madre, un jinn.

Recentemente, alcuni studiosi arabi hanno ipotizzato che Saba non si trovi in Yemen, come sostengono alcune fonti, ma nel nord ovest dell'Arabia Saudita, in una colonia commerciale fondata dai regni arabi del sud. Gli scavi archeologici hanno confermato l'esistenza di queste colonie, che possedevano le stesse caratteristiche della madrepatria, ma ancora non è stato scoperto nulla su Bilqis.

Racconto etiope, il libro Kebra Nagast[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la testimonianza di questo antico documento sacro, la famiglia imperiale etiope discende direttamente dall'incontro amoroso tra il Re Salomone e la Regina di Saba, chiamata Machedà secondo la tradizione africana. Il libro epico etiope dei Re, il Kebra Nagast, contiene la storia di Machedà e dei suoi discendenti: riporta di come Salomone abbia incontrato la Regina (evento documentato anche nella Bibbia, 1 Re 10, 2 Cr 9) e abbia avuto un figlio da lei, il primogenito, incoronato Re con il titolo di Menelik I, primo imperatore d'Etiopia. La testimonianza del Kebra Nagast riporta di come Menelik abbia trafugato l'Arca dell'Alleanza da Gerusalemme all'Etiopia, ove probabilmente si trova tuttora.

È stato provato che le antiche comunità etiopi erano formate da una popolazione semita, emigrata attraverso il Mar Rosso dall'Arabia meridionale, mescolatesi con i locali abitanti non semiti. Inoltre, l'antico regno etiope di Axum ha governato anche una parte dell'Arabia meridionale che comprendeva lo Yemen fino alla nascita dell'Islam nel VII secolo. Per di più, l'amarico e il tigrino, le due principali lingue dell'Etiopia, sono lingue semitiche.

Come prova della relazione tra Arabia ed Etiopia si hanno anche molti reperti archeologici e alcune iscrizioni nell'antico alfabeto della penisola arabica meridionale.

Persistenza nell'età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Boccaccio, nell'opera De mulieribus claris, e la scrittrice Christine de Pisan, nell'opera Il Libro delle Città del 1404, proseguono con la tradizione avviata da Josephus, attribuendo alla regina il nome Nicaula. La Regina di Saba appare frequentemente nelle carte nautiche medievali di tradizione maiorchina o più in generale iberica.

Ritrovamenti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 maggio 2008 è stato diffuso un comunicato dell'Università di Amburgo secondo cui un'équipe tedesca, guidata dall'archeologo Helmut Zeigert, avrebbe scoperto i resti del palazzo della leggendaria "regina di Saba".[2][3]

Le rovine ritrovate presso Dungur (Etiopia) e collocate sotto i ruderi del palazzo di un re cristiano, erano quelle di un palazzo databile intorno al X secolo a.C.[4]

I pareri del mondo accademico sono, tuttavia discordanti.

In particolare il professor Dr. Siegbert Uhlig, capo dell'unità di ricerca degli studi etiopi, ha affermato: "Ziegert non ha discusso le sue ipotesi con alcun collega che avesse lavorato nel campo degli studi etiopi o in quello dell'archeologia africana. Zeigert non è un membro dell'Unità di Ricerca. I membri ed il capo dell'Unità di Ricerca degli Studi Etiopi dell'Università di Amburgo considerano l'identificazione pubblicata non scientificamente provata".[5]

Secondo Ricardo Eichmann, direttore del Dipartimento dell'Oriente dell'Istituto Archeologico Germanico di Berlino, attivo nella ricerca storica di fonti attendibili circa la regina di Saba, fino ad oggi non ci sono prove della sua reale esistenza.[6]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Opere liriche[modifica | modifica wikitesto]

Balletti[modifica | modifica wikitesto]

Film[modifica | modifica wikitesto]

Libri[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ V. Ritrovamenti archeologici.
  2. ^ Axum, scoperta la reggia della regina di Saba, il Giornale.it, 9 maggio 2008. URL consultato il 16 giugno 2009.
  3. ^ (EN) German Archaeologist on Trail of Ark of the Covenant, Fox news, 13 maggio 2009. URL consultato il 16 giugno 2009.
  4. ^ (EN) Helmut Ziegert, Palace of the Queen of Sheba - Press Information (PDF), 2008. URL consultato il 16 giugno 2009.
  5. ^ (EN) Did Helmut Ziegert discover the Queen of Sheba's palace?, Forschungsstelle Äthiopistik - Research Unit Ethiopian Studies. URL consultato il 16 giugno 2009.
  6. ^ (EN) Nora Boustany, Putting the Queen of Sheba to the Test, The Washington Post, 5 settembre 2003. URL consultato il 16 giugno 2009.
  7. ^ a b c d e (EN) Regina di Saba in Internet Movie Database, IMDb.com Inc.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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